I festeggiamenti per la 637^ edizione della Festa in onore di Maria Santissima della Bruna a Matera sono partiti ufficialmente nel tardo pomeriggio con la solenne novena, l’intronizzazione della Madonna della Bruna in Cattedrale e la benedizione del Carro trionfale nella fabbrica del Carro in via Marconi a Matera.
Dopo il giro per le vie cittadine del Capitolo Cattedrale con il Concerto Bandistico “Nunzio Vincenzo Paolicelli” Città di Matera diretto dal Maestro Giuseppe Paolicelli e la Santa Messa in piazza San Francesco d’Assisi con i residenti delle Parrocchie San Giuseppe Artigiano e Maria Santissima Annunziata e i rappresentanti di Associazione Maria SS. della Bruna, Confraternita I Pastori della Bruna, Associazione Cavalieri di Maria SS. della Bruna, Angeli del Carro, Staff Auriga, Unitalsi, Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
L’intronizzazione della Sacra Immagine di Maria Santissima della Bruna nella Basilica Cattedrale con l’Affidamento alla Madonna della Bruna dell’Associazione Maria Santissima della Bruna, della Confraternita I Pastori della Bruna, dell’Associazione Cavalieri di Maria SS. della Bruna, degli Angeli del Carro, dei Pastori dell’Anima ha concluso il programma religioso del primo giorno dedicato alla Novena per la Madonna della Bruna.
Michele Capolupo
Monsignor Benoni Ambarus apre la Novena della Bruna, “Dio si ricorda di noi e mantiene le sue promesse”.
È iniziata questa sera a Matera la Novena di preparazione alla Festa di Maria Santissima della Bruna. A presiedere la celebrazione in Piazza San Francesco d’Assisi, è stato l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Benoni Ambarus, che nell’omelia, prendendo spunto dal racconto evangelico di Zaccaria ed Elisabetta alla vigilia della solennità di San Giovanni Battista, ha invitato i fedeli a vivere questo tempo come un cammino di preparazione spirituale e di rinnovata fiducia in Dio.
«Questa storia è la nostra storia», ha affermato l’arcivescovo riferendosi alla vicenda di Zaccaria, il cui nome significa “Dio ricorda”. «Dio ricorda la tua storia. Dio si ricorda di te. Non si è dimenticato di te e della tua speranza di vita», ha sottolineato.
Mons. Ambarus ha evidenziato come la sterilità vissuta da Zaccaria ed Elisabetta rappresenti l’esperienza di tante situazioni umane segnate dall’attesa, dalla fatica e dall’apparente assenza di frutti. «La promessa di Dio passa proprio attraverso la loro sterilità», ha spiegato, ricordando che la fede autentica nasce dalla scoperta di essere figli amati e accompagnati da Dio.
Richiamando il significato del nome Giovanni, “dono di Dio”, l’arcivescovo ha ribadito che «la vita non si possiede e neppure le persone si possiedono. Tutto è dono». Da qui l’invito a leggere anche le prove e le fragilità come luoghi nei quali il Signore continua a operare.
L’omelia si è poi soffermata sul significato del tempio, luogo in cui Zaccaria riceve l’annuncio dell’angelo. «Il tempio rappresenta ciò che è al centro della vita», ha osservato mons. Ambarus, invitando a non perdere la dimensione spirituale e la relazione con Dio anche nei momenti più difficili.
Rivolgendosi alla comunità materana all’inizio del cammino verso il 2 luglio, l’arcivescovo ha richiamato le sfide del tempo presente: «Viviamo in un’epoca nella quale spesso sperimentiamo una grande sterilità. Sembra che la fede non riesca più a rigenerarsi. Sembra che, a volte, anche come Chiesa facciamo fatica a generare nuova vita». Tuttavia, ha aggiunto, «Dio ricorda la nostra esistenza. Siamo destinati alla vita. Dio porterà a compimento le sue promesse».
«Non scoraggiatevi, anche se nella vostra vita, nelle vostre famiglie o nella nostra società sembra esserci aridità, paura, sterilità», è stato l’invito conclusivo del presule, che ha esortato i fedeli a sostenersi reciprocamente nella preghiera e nella speranza.
Affidando il cammino della Novena all’intercessione della Vergine Maria, mons. Ambarus ha concluso chiedendo che la Madre di Dio aiuti tutti a «tenere lo sguardo e il cuore fissi nel Signore, che mantiene le sue promesse perché si ricorda di noi».
Omelia dì mons. Benoni Ambarus per l’inizio della Novena della Festa della Bruna
Carissimi fratelli e sorelle,
abbiamo iniziato in maniera solenne la novena di preparazione alla festa di Maria Santissima della Bruna. Oggi è anche la vigilia di San Giovanni Battista. Facciamo la novena di una festa e, in qualche modo, come Chiesa, viviamo questo tempo per non dover concentrare tutta l’intensità spirituale nel solo giorno della solennità. Iniziamo lentamente: è come una sorta di riscaldamento dello spirito, per allenarci a contemplare i misteri di Dio e ad accogliere i doni che Egli vuole offrirci attraverso la celebrazione della festa.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci aiuta in questo cammino di preparazione. Dal Vangelo di Luca abbiamo ascoltato una storia che riguarda sì Zaccaria, ma che in realtà parla della vita di ciascuno di noi. Non stiamo semplicemente ricordando qualcosa accaduto tanti anni fa, come se non ci riguardasse. Noi siamo dentro questa storia. Anzi, questa storia è la nostra storia.
Il protagonista è Zaccaria. Già il significato del suo nome ci offre un primo indizio: Zaccaria significa «Dio ricorda». La vicenda accade in un momento preciso della storia, con personaggi reali, ma accade anche oggi. Ci viene detto: Dio ricorda la tua storia. Dio si ricorda di te. Non si è dimenticato di te e della tua speranza di vita.
In questo contesto si inserisce la visione dell’angelo, che annuncia a Zaccaria che Dio non viene meno alle sue promesse. Ha posto davanti alla sua esistenza una promessa di fedeltà e di vita; ha posto davanti alla sua esistenza il suo stesso cuore e gli donerà vita.
Zaccaria ed Elisabetta non hanno figli e sono ormai avanti negli anni. Il Vangelo ci presenta una situazione nella quale due persone hanno atteso a lungo che Dio manifestasse la sua promessa e il suo intervento nella loro vita, senza vederne il compimento. Erano giusti, osservavano tutte le prescrizioni della legge, eppure sembrava che Dio avesse ritardato il suo intervento.
A quel tempo, molto più di oggi, avere un erede era segno di benedizione, di realizzazione, di compimento della propria esistenza. Significava poter vedere la propria vita continuare attraverso i figli. Eppure l’evangelista dice che erano sterili.
La sterilità richiama un’assenza di vita, una vita che non possiamo darci da soli. La vita è un dono ricevuto. E Dio sembra essersi dimenticato di questi due giusti, benché il nome di Zaccaria significhi proprio che Dio ricorda. Osservano la legge, sono credenti, ma non ricevono la vita che attendono. Ormai gli anni sono passati e tutto sembra chiuso.
Eppure la promessa di Dio passa proprio attraverso la loro sterilità. Perché? Perché essi imparano che la vera promessa di Dio non consiste semplicemente nel realizzare tutte le loro aspettative, ma nello scoprire di essere figli, destinatari di un amore che li ha preceduti, che li accompagna e che continuerà ad accompagnarli. Imparano che la fede autentica è una relazione di affetto e di fiducia con Dio.
La seconda lezione della loro sterilità è che la vita non si possiede e neppure le persone si possiedono. Tutto è dono. La vita è relazione con il Padre e con i fratelli.
In questo contesto si inserisce il servizio di Zaccaria nel tempio. Il tempio, ieri come oggi, rappresenta ciò che è al centro della vita. Ancora oggi, in tante nostre città e paesi, la chiesa occupa il centro e il campanile si innalza sopra tutto. Questo ci ricorda che ciò che mettiamo al centro della nostra esistenza ci dona stabilità. Se al centro c’è il nulla, rischiamo di girare a vuoto.
Zaccaria porta la propria sterilità nel tempio, la pone davanti a Dio. Ed è lì che riceve l’annuncio: Dio si ricorda di te. Proprio attraverso la tua sterilità ti donerà la vita. Ma dovrai crescere ancora nella fiducia.
«Tu avrai un figlio e lo chiamerai Giovanni». Anche il nome Giovanni ha un significato: «dono di Dio». Così tutto il racconto si illumina. Zaccaria significa «Dio ricorda», Giovanni significa «dono di Dio» e tutto accade nel tempio. La loro attesa sarà esaudita nei tempi e nei modi di Dio.
Questo figlio preparerà un popolo ben disposto ad accogliere il Signore. E sappiamo che cosa farà Giovanni Battista: annuncerà la giustizia e la fraternità. Vivendo nel deserto, preparerà la via del Signore richiamando tutti a relazioni più giuste e più fraterne.
Questo Vangelo, allora, sembra dire anche a noi due cose.
La prima: viviamo in un’epoca nella quale spesso sperimentiamo una grande sterilità. Sembra che la fede non riesca più a rigenerarsi. Sembra che, a volte, anche come Chiesa facciamo fatica a generare nuova vita. Molte persone cercano un senso e non riescono a trovarlo.
Eppure il Vangelo ci dice che Dio ricorda la nostra esistenza. Siamo destinati alla vita. Dio porterà a compimento le sue promesse.
Noi che iniziamo oggi il cammino verso la grande festa della Bruna riceviamo anzitutto questo annuncio: non scoraggiamoci. Non scoraggiatevi, anche se nella vostra vita, nelle vostre famiglie o nella nostra società sembra esserci aridità, paura, sterilità.
Dio si ricorda di noi. Non ci ha abbandonati. Porterà la vita e manterrà le sue promesse per ciascuno di noi e per il suo popolo. La nostra aridità è il tempo nel quale possiamo imparare ad attendere con maggiore fiducia la fedeltà di Dio.
La seconda cosa che il Vangelo ci insegna è di non perdere il centro della vita. Anche nei momenti di sterilità dobbiamo custodire il tempio, cioè quella dimensione di verticalità e trascendenza che orienta il nostro cammino.
Non abbandoniamo il percorso spirituale. Non lasciamo spegnere nel cuore la nostalgia della pienezza, perché non è un’illusione. Dio verrà a visitarci. Farà rifiorire la nostra vita. Ma abbiamo bisogno di mantenere saldo il centro.
Un cuore che non alza lo sguardo verso l’alto rischia di smarrire la strada. Con tutte le fatiche e le difficoltà della vita, può facilmente perdere la direzione.
Zaccaria, che nel tempio svolge il servizio affidatogli, oggi ci insegna a portare il nostro cuore davanti al Signore. In questo inizio di novena siamo chiamati a sintonizzarci profondamente con Lui, che ha posto davanti a noi una promessa di vita e che ci donerà la vita.
Sosteniamoci reciprocamente in questo cammino. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Potrei scoraggiarmi nella mia aridità e nelle mie sterilità, ma se vedo attorno a me un popolo che prega per me, e se tutti preghiamo gli uni per gli altri, allora sperimenteremo lentamente come Dio mantiene le sue promesse.
Maria, che corse da Elisabetta e che incontreremo ancora nei prossimi giorni del nostro cammino, ci prenda per mano e ci aiuti a tenere lo sguardo e il cuore fissi nel Signore, che mantiene le sue promesse perché si ricorda di noi.
Amen.







