La storia siamo noi, Nino Vinciguerra ricorda l’anniversario della scomparsa di Monsignor Anselmo Filippo Pecci e Monsignor Vincenzo Cavalla

14 Febbraio, 2020 09:11 |
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Per la rubrica “La storia siamo noi”, il materano Nino Vinciguerra ricorda l’anniversario della scomparsa di Monsignor Anselmo Filippo Pecci e Monsignor Vincenzo Cavalla, entrambi arcivescovi della diocesi di Matera-Irsina. Di seguito la nota integrale.

Il 14 febbraio è una data che accomuna due arcivescovi di Matera. Infatti resero la loro anima a Dio Mons. Anselmo Filippo Pecci e Mons. Vincenzo Cavalla. Il primo, nacque a Tramutola, in provincia di Potenza, il 23 settembre 1868. Frequentò il ginnasio a Marsiconuovo (PZ) il liceo nel seminario della Badia di Cava dei Tirreni e fu ordinato sacerdote il 13 settembre 1891. Pronunziati i voti monastici il 24 dicembre 1895, scelse di chiamarsi, in religione, Anselmo. Si laureò a Napoli in Lettere il 10 luglio 1899 e insegnò latino e greco. A soli 34 anni divenne vescovo di Tricarico. Infatti il 22 gennaio 1903, fu nominato vescovo da papa Leone XIII e il 28 giugno fu consacrato vescovo di Tricarico, nella Badia di Cava da Mons. Benedetto Bonazzi arcivescovo di Benevento. Nel 1906 fu nominato amministratore apostolico di Acerenza e Matera e un anno dopo Pio X lo nominava arcivescovo di Acerenza e Matera dove entrava l’otto dicembre del 1907. L’episcopato di Mons. Pecci fu ricco d’opere d’amore. Nel corso della Grande Guerra si adoperò per l’assistenza alle famiglie dei soldati e dei caduti in guerra, organizzò asili per l’infanzia per un’adeguata educazione dei bambini, fu tra i promotori della fondazione di un moderno ospedale a Matera. Realizzò, sempre a Matera l’opera più grande del suo episcopato la Casa della Carità per il ricovero dei vecchi poveri. Fu sempre una sorgente di luce nuova e la fede che infiammava il suo cuore creava entusiasmo nelle persone che gli stavano vicino.
Dopo mezzo secolo d’attività, l’11 aprile 1945, avvertì il bisogno di ritornare alla sua Badia, alla sua cella per dedicarsi al raccoglimento. Morì il 14 febbraio 1950 e fu traslato a Matera nel 1959, nella Cappella del Presepe in Cattedrale. Il suo successore, Vincenzo Cavalla, nacque a Villafranca d’Asti il 18 aprile 1902. Nacque a Villafranca d’Asti il 18 aprile 1902. Nel 1925 fu ordinato sacerdote. Laureato in Lettere e Filosofia e Sacre Scritture, conosceva 12 lingue (vive e morte, compreso l’aramaico). Per volere di Papa Pio XII, divenne arcivescovo di Matera e Acerenza nel 1946. Mons. Cavalla, che in Basilicata giunse accompagnato da fama di grande bontà, entrò in Acerenza il 1° dicembre mentre il giorno dell’Immacolata (come Pecci) fece il suo ingresso nella città dei Sassi. Impegnato, iperattivo e sempre presente, nel 1949 avviò le pratiche per la fondazione del “Villaggio del fanciullo”, nel 1952 indisse il Congresso Eucaristico, istituì il Convitto Arcivescovile e favorì incontri tra i politici dell’epoca per la formulazione e la realizzazione della legge sul risanamento dei Sassi. Vincenzo Cavalla fu un vescovo che il popolo aveva esaltato per le sue doti di carità e di amore e che cercava di soddisfare le esigenze di chiunque bussasse alla sua porta. Chi lo definì il San Martino dei tempi moderni non si sbagliava. Il 14 febbraio 1954, colto da emorragia cerebrale, Vincenzo Cavalla morì lasciando sgomento il suo popolo che si strinse fortemente intorno al proprio arcivescovo. Anche Cavalla è sepolto nella Cappella del Presepe in Cattedrale, vicino al suo predecessore Anselmo Pecci.
Queste sono figure che bisognerebbe far conoscere maggiormente anche alle nuove generazioni.

Nino Vinciguerra

Foto di Archivio Vinciguerra

 

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