Al circolo La Scaletta le opere di Grazia Montano

1 Settembre, 2008 15:08 |
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Il 6 settembre 2008, alle ore 19, sarà inaugurata presso il Circolo Culturale “La Scaletta” di Matera (Rioni Sassi, Via Sette Dolori 10) la mostra di Grazia Montano. L’evento culturale sarà presentato da Nicola Rizzi, presidente del circolo, e da Raffaello de Ruggieri, presidente della Fondazione Zétema; interverranno Mario Trufelli, poeta e scrittore, Salvatore Sebaste, direttore della Pinacoteca Comunale di Bernalda, con il coordinamento del giornalista Rai Rocco Brancati. L’esposizione avrà termine il prossimo 13 settembre.


In Italia e massimamente nel Mezzogiorno esiste una situazione di evidente debolezza nei settori della produzione culturale. Debolezza non dovuta alla mancanza di figure di spicco o di individualità dotate di talento, ma alla carenza di una organica e costante politica di sostegno nei settori della creatività culturale; una politica distratta e incapace di “governare” azioni di comunicazione, di valorizzazione, di coordinamento, di integrazione. Questa riconosciuta difficoltà nel fissare la promozione del pensiero creativo non impedisce a molti di affermare che la produzione artistica rappresenti una componente essenziale dell’immagine e della percezione di un popolo. L’arte, infatti, grazie alla immediatezza iconica della sua comunicazione, consente confronti e comprensioni tra culture diverse, ben più rapidi di quelli che passano attraverso il linguaggio scritto o parlato. Inoltre, le avanguardie artistiche, sperimentando forme e linguaggi diversi e innovativi, svolgono anche la funzione di aprire la strada a rappresentazioni o a modificazioni della realtà contemporanea, favorendo nuovi esiti nella produzione materiale e immateriale della cultura, esaltando il ruolo culturale del proprio Paese.

 

In questo scenario lo sperimentalismo formale di Maria Grazia Montano assume il valore della condizione del nostro territorio, anch’esso non sufficientemente valorizzato e, nonostante ciò, pur inserito negli ineludibili processi di globalizzazione e di ibridazione tra le culture ed i mercati del mondo. Il linguaggio estetico dell’artista, infatti, pur nascendo in un contesto tipicamente lucano, abbraccia orizzonti ed intensità dalle forti contaminazioni esterne. Maria Grazia Montano è giunta alla utopia della scrittura artistica dopo un viaggio di sperimentazione artigiana, prima come disegnatrice e stilista di moda, poi come operatrice presso il laboratorio tessile dell’ANIC di Pisticci. Questa esperienza “pratica” ha costruito la sintesi delle componenti materiche del suo lavoro artistico: il colore e le trame di filo. Le sue tele esposte oggi a “La Scaletta” di Matera compendiano lo stadio attuale di questo originale cammino espressivo.

 
Contro la moda dilagante di una smania revivalistica che insegue movimenti artistici di un immediato passato, Maria Grazia Montano non vuole etichettarsi come “neo-concettuale”, “neo-strutturista”, “neo-informale”, ma vuole affermare la sua acquisita e specifica manualità estetica nella creazione dei suoi lavori. Le sue opere, che pure evocano elementi e luoghi di cui è impregnata la nostra terra, escludono ogni illusionismo e ogni rappresentazione, facendo sorgere uno spazio immaginario, una composizione, una superficie che trovano sostanza nella vissuta tessitura cromatica e risalto nello spazio anonimo fuori della cornice. La sua attitudine operativa è caratterizzata dall’enfasi sul linguaggio pittorico, tradotto nella emozione di sperimentati interventi segnici e cromatici. La tela diventa così campo di azione di una pratica del dipingere basata su procedure elementari e coerenti, connotate da una ispirazione all’assoluto e alla purezza immateriale, timbrate da distese di colori, traduzioni avvolgenti di diversi stadi emozionali. La particolarità della immagine è vinta e l’illusione spaziale sostituita da una propria verità, in quel galleggiare di segni posti in una equilibrata e ripetuta griglia cromatica.

 
Montano vive quindi la creatività contemporanea come problema, non come superficiale esercizio decorativo, consapevole che l’arte non può essere solo espressione o narrazione, ma pura forma di costruzione di un paradigma dimostrativo, di un assunto, di un procedimento capace di coniugare teoria e forma, ispirazione e materia. Questa coscienza costruttiva, questa tensione liberatrice, punta a conseguire la riduzione purista della pittura; la sua aspirazione è verso un prodotto puro, lontano da ogni rapporto illusorio con la vita, dove ogni cosa che viene percepita come inessenziale deve essere eliminata. Da questo presupposto l’opera della Montano prende così forma attraverso la utilizzazione di nuovi linguaggi e la elaborazione di procedure costanti, ma differenziate nei sottofondi cromatici per rivelare la diversità dei ritmi e dei luoghi di ispirazione.

 
Coerentemente con questo processo creativo la Montano correda la eleganza editoriale della collana “La Spiga d’Oro” diretta da Jolanda Carella. La sua “tecnica mista”, a commento di “Lunaria” di Mario Trufelli, esprime il ruolo di ponte tra diversi universi linguistici: la pittura e la poesia. Sull’esempio della concezione storica della produzione figurativa contemporanea, la materia cromatica è riportata, prima che alla sua funzione di veicolo di senso, alla sua immediata e improcrastinabile consistenza fisica. Questo tassello cromatico non dà una sensazione di caos, ma esprime quella stessa energia che si percepisce osservando il sistema venoso ed articolato del corpo umano. E’ come se la Montano si appassioni al presente e al suo continuo scorrere, libera, come artista, dal peso e dall’ansia della tradizione.Solo attraverso questa rilettura minimale, ma rigorosa, è possibile fissare i tempi e i modi della capacità e della qualità della rappresentazione artistica della pittrice lucana, che ha già trovato stabile ospitalità nella autorevole organizzazione espositiva della Pinacoteca d’Arte Moderna di Bernalda –  Metaponto, diretta da Salvatore Sebaste.

 
Una rappresentazione artistica che oggi declina morbide composizioni materiche, le quali vincono il limite della loro percepita ripetitività per essere, di contro, prototipi di una soggettiva concezione primaria della pittura, al di qua di ogni significazione simbolica o emulativa. Possiamo dire che le tele di Maria Grazia Montano esprimono criptiche spore capaci di sbocciare con una propria individualità nell’odierno inflazionato campo delle arti visive, come prodotto di un personale meccanismo creativo.

 
 

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