Depotenziamento ospedale di Matera, “Matera Civica”: “Il problema viene da lontano ma adesso è inutile dividersi”

28 Novembre, 2020 16:14 |
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Matera Civica in una nota esprime alcune riflessioni a seguito della delibera Asm che prevede lo smantellameno dei servizi sanitari dell’Ospedale di Matera. Di seguito la nota integrale.

Matera Civica si unisce alla mobilitazione generale di tutta la comunità per fermare lo smantellameno dei servizi sanitari dell’Ospedale. La sanità non può essere vissuta come un servizio precario, ovvero che un giorno potrebbe non esserci più. Stiamo vivendo, infatti, l’angoscia di non poter accedere ai servizi necessari utili a garantire le cure per ogni patologia.

Ma poi, perché proprio quello di Matera?

Negli ultimi cinque anni la città ha accolto e quindi dovuto fronteggiare esigenze sanitarie di oltre mezzo milione di persone all’anno, più di tutta la popolazione regionale. Dati ufficiali APT Basilicata.

E’ sicuramente il caso di evidenziare che tutto ha avuto inizio con l’approvazione del Decreto Ministeriale della salute n. 70 del 2015 (DM 70) a firma della ministra Lorenzin (attuale responsabile della sanità del Pd). Si tratta di un provvedimento che aggiorna il quadro normativo in materia di standard, in modo uniforme per l’intero territorio nazionale, qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi delle strutture sanitarie dedicate all’assistenza ospedaliera.

Secondo quanto stabilito dal DM 70, che ricordiamo è stato approvato d’intesa con la Conferenza Stato Regioni, le Regioni provvedono ad adottare provvedimenti generali di programmazione di riduzione della dotazione dei posti letto ospedalieri a carico del Servizio sanitario regionale garantendo, entro il triennio successivo, il progressivo adeguamento agli standard.

I parametri che concorrono alla definizione dei posti letto sono tanti, a partire dalla popolazione residente, il numero dei posti letto per mille abitanti che a loro volta può essere incrementato o decrementato a secondo alcuni parametri e coefficienti, volumi di attività, esiti delle cure, rispetto di standard per disciplina o specialità clinica, ecc..

La giunta Pittella più volte è intervenuta sull’argomento, l’ultimo provvedimento, adottato nel 2018 (DGR 494/2018, a firma anche dei nostri ex assessori Pd), concedeva alle aziende sanitarie l’ennesima proroga, al 31/12/2020, per l’adeguamento degli ospedali ai parametri fissati dal DM 70.

Pertanto, non essendo stata adottata ulteriore deroga alla fase transitoria da parte della Regione e, soprattutto, dal ministro Speranza, l’ASM si è trovata costretta ad adottare un provvedimento che impone all’unità operativa preposta a porre in essere tutti gli atti conseguenti al fine di adempiere agli obblighi di legge. La deroga è un atto dovuto da parte del Ministro e le ragioni non mancano a partire dalla necessità di adeguare il DM 70 al nuovo quadro emergenziale dovuto alla pandemia.

Alcune regioni, con obbligo di rientro, hanno posto la questione al Governo, ma finora non è stato adottato nessun provvedimento in tal senso. In questo momento non serve sollevare conflitti pretestuosi. Piuttosto, bisognerebbe sollecitare il Governo ad agire, cosa che 5Stelle e Pd possono fare.

La lettera del sindaco al Presidente del Consiglio contiene alcune inesattezze e dimentica di chiedere al Presidente Conte (e al ministro Speranza) la deroga e l’aggiornamento del DM 70. Inoltre, anche a livello regionale il regime delle proroghe lascia il tempo che trova se non si scioglie il nodo del decreto del 2015. Non è questo, secondo Matera Civica, il momento di dividersi.

La campagna elettorale per fortuna è chiusa.
Basta con i gli hashtag e i twitter, adesso è tempo di lavoro. I problemi si affrontano con competenza e possibilmente uniti.

Bisogna infine aggiungere che, storicamente, la riforma di cui oggi vediamo gli effetti nefasti è stata pensata ed elaborata tenendo conto di un contesto politico e socio economico che non esiste più.

Lo scenario politico in cui nasce questa proposta è quello riferibile anche alla riforma del titolo V della Costituzione in senso federalistico, un’idea che alla luce di quello che è accaduto va rivista nei suoi fondamenti. Il contesto analizzato da cui emerge, che già a suo tempo era alquanto discutibile, oggi appare del tutto fuori luogo e non più rispondente alle esigenze attuali e future della sanità lucana.

S’invitano, quindi, il presidente della Regione e il Sindaco di farsi carico della richiesta da inoltrare al governo e al ministro Speranza di proroga nelle more della revisione dei livelli minimi di assistenza (LEA) in materia di ospedali, anticipando che Matera Civica si impegna a seguire le questioni che riguardano la sanità sul nostro territorio informando i cittadini in modo corretto.

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2 commenti

  1. 2 mesi  

    Mingo

    Finalmente qualcuno che mette un po’ di ordine alla questione. Credo che sia chiaro il da farsi. Caro Bennardi, cge già in una mia nota precedente avevo criticato ka sua missiva al Presidente Conte, se non per motivi di appartenenza e, xaro Presidente Bardi è il momento di unire le vs forze e lottare insieme per il bene della regione e della comunità materana, lasciando da parte le vs appartenenze politiche. Sarà sulla base di questo che sarete giudicati al momento opportuno.

  2. 2 mesi  

    Vero è che c’èil DM70 che detta parametri che andrebbe ro rispettati, ma nessuno ha ancora sottolineato che la spesa farmaceutica è fuori controllo in Basilicata rispetto alla popolazione residente e rispetto alle prestazioni erogare alla stessa popolazione. Il DM 71 fu adottato perchè le Regioni con la spesa fuori controllo, tra cui la BASILICATA, che non riducevano le spese inutili per tenere in piedi strutture ospedaliere al sol fine di assicurare la permanenza di primariati, di posti per medici e spese per attrezzature e collaterali, a danno della funzionalità effettiva del sistema sanità. Per capirci tenere aperto un ospedale con reparto di neonatalogia con primario ed annessi e connessi nel cui bacino di utenza si verificano 10 nascite all’anno e magari 5 di queste preferiscono rivolgersi ad altro ospedale, rappresenta un costo per la sanità e neanche consente al personale di conservare l’esperienza professionale e quella manualità necessaria. Quindi ripensiamo il sistema si, ma facciano anche in modo che la sanità funzioni e pesi sul nostro bilancio (sostenuto dalla tasse che noi paghiamo) il giusto, liberando risorse economiche (quelle poche che ci sono) per altri obiettivi di sviluppo e crescita.