Di Lorenzo (Matera Si Muove) chiede nuova legge elettorale regionale con collegi uninominali e abolizione listino per dare più voce alle tante “Lucanie”

12 agosto, 2017 14:35 |
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Pasquale Di Lorenzo, già consigliere regionale di Alleanza Nazionale e referente del movimento cittadino Matera Si Muove in una nota chiede l’abolizione del listino dei nominati nei 20 collegi uninominali per unire il territorio regionale  e dar voce alle tante lucanie e non solo alla città di Potenza. Di seguito la nota integrale invaita alla nostra redazione.

Una nuova legge elettorale regionale con collegi uninominali ed abolizione del listino per dare più voce alle tante lucanie
Illustre Direttore,
comprendo che parlare e scrivere di sistemi elettorali può apparire ai più un esercizio astruso e complicato ma le regole del gioco sono quelle che determinano non solo la democraticae civile convivenza di un popolo ma ne  disegnano  di fatto  anche  leforme di governo.
Diciamolo: la legge elettorale regionale attualmente in vigore in Basilicata è ancora  la legge n. 43 del 1995 che con piccolissime modifiche – la riduzione  del numero dai consiglieri – ha funzionato in generale   bene .Se non altro  è stata in grado di assicurare  ampie maggioranze e  governabilità.
Solo successivamente nel 1999con l’approvazione della legge costituzionale 22, ad ogni Regione a statuto ordinario viene riconosciuta la facoltà di dotarsi di una propria legge elettorale, seppure nell’osservanza dei principi stabiliti dalla legislazione statale. Così negli anni a seguire molte  Regioni hanno adottato  una propria  legge elettorale nel mentre altre,tra cui la Basilicata, si sono limitatead emanare  solo norme integrative delle vigenti disposizioni statali (Riduzione del numero dei consiglieri).
Per la verità ,la Regione Basilicata ebbe  già a  deliberare in materia con due leggi: la n. 3 del 19/1/2010” e la n. 19 del 5/2/2010 “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 gennaio 2010, n. 3”, ma entrambe furono impugnate dal Governo, davanti la Corte Costituzionale ,per il fatto che la Regione Basilicata  non avendo approvato un proprio Statuto ,la sua eventuale  legge elettorale regionalepoteva modificare soltanto gli  aspetti di dettaglio la disciplina delle leggi statali vigenti.
Oggi, invece, la Regione Basilicata può quindi modificare o adottare una  la propria legge elettorale avendo approvato il suo Statuto l’11 novembre del 2016 ma stranamente ed inspiegabilmente  sulla questione di  cotanta ed enorme importanza  è calato un silenzio assordante.
Sembrano essere spariti dall’attualità agenda politica regionale anche la pacifica e apparentemente condivisa  proposta di abolizione del” listino dei bloccati  o nominati”  così come il  necessario in ossequio al precetto costituzionale ed alla prescrizione contenuta nell’artico 3 5della legge 215/2012 di  legiferare in modo  da garantire nelle liste un’adeguata rappresentanza di entrambi i sessi.
Ma ciò che ci preme sollecitare  è  la inderogabile necessità di provocare una discussione ariosa  e plurale –  con ed al di là delle forze politiche attualmente presenti in Consiglio – sul tema della legge elettorale che non può  prescindere dal tema esiziale della futura sopravvivenza  della stessa Regione Basilicata  :la necessità di  un “Nuovo Patto di unità Regionale” che deve fondarsi sulla  “rappresentanza-rappresentatività “delle tanteLucanie spesso così differenti e lontane tra loro, e  che a causa dei  sistemi elettorali vigenti  vengono soggiogate ed emarginate  dalle  logiche centrali dei capoluoghi.
Ecco perché proponiamo l’adozione di un sistema di elezione del prossimo Consiglio Regionale basato sulla elezione diretta del Presidente della Giunta ma armonizzato  con la elezione de i20 consiglieri regionali eletti in rispettivi  20  collegi uninominali in cui suddividere le  tante “Lucanie” di Regione.
Un giusto equilibrio e sintesi: l’unita istituzionale e politica  regionale interpretata dalla elezione diretta de l Presidente della Giunta e la “rappresentanza-rappresentatività “ dei tanti territori differenti e distanti tra di loro  interpretati  dagli eletti consiglieri regionali eletti nei  rispettivi collegi uninominali di provenienza.
I 575000 elettori lucani aventi diritto nel 2013 verrebbero così suddivisi grosso modo in  collegi uninominali da 26000/28000 elettori circa. Il che vorrebbe dire sempre con approssimazione che Potenza (58000 elettori ) verrebbe suddivisa in  2 collegi, 2 collegi uninominali anche a Matera con i sui 49900 elettori e con l’accorpamento – per esempio – dei 9000 circa elettori di Montescaglioso. Ed ancora a titolo meramente esemplificativo si potrebbe prevedere  Collegio per esempio di Melfi –Lavello o Melfi-Rionero, quello  di Pisticci -Bernalda o quello di Policoro-Scanzano-Nova siri ecc.ecc.Una Commissione elettorale allargata ai Sindaci sarebbe l’organismo tecnico politico deputato alla miglior identificazione  razionale dei collegi territorialmente omogenei.
Ma a parte la certezza della rappresentanza territoriale dei due capoluoghi di provincia  anche le altre aree  lucane  geograficamente e non solo  distantissime tra di loro avrebbero una  significativa rappresentanza costituzionalmente e quindi politicamente  acquisita.
Ma non è soltanto una questione di rappresentanza  dei territori in termini numerici. Vi è soprattutto l ‘aspetto della “rappresentatività”a “Potenza”, nel Consiglio Regionale , di  quei territori medesimi  e del loro accresciuto “peso politico” attraverso   i  propri consiglieri eletti  e strettamente legati più al territorio del collegio che ai Partiti e /o  ai movimenti  di appartenenza.
Un simile sistema elettorale suddiviso in  collegi  uninominali  riduce  il peso e le influenze dai giochi delle segreterie di partito potentine e non privilegiando scelte che devo necessariamente essere in sintonia con il comune sentire dell’ opinione pubblica dei territori.
Mette al centro le qualità dei candidati che debbono raggiungere in prima battuta il 50% più uno dei voti del collegio o riuscire a coagulare in un eventuale  ballottaggio consensi ancor più ampi nelle comunità. Sarebbe praticamente  impossibile eleggere consiglieri regionali con appena 700 voti come è accaduto ed accade con il sistema ancora vigente.
La valenza politica riformatrice ed innovatrice di questo sistema basato sui  collegi uninominali venisse  integrata  nel  procedimento elettorale, infatti, della previsione di un eventuale ballottaggio tra i primi due candidati che non dovessero raggiungere la soglia del 50% più uno dei voti.Questo indurrebbe e in caso di ballottaggio alle liste ai partiti e movimenti di aggregarsi per fare sintesi e dare una voce  il più possibile unitaria  innanzitutto  al proprio territorio.
Chi potrebbero essere i contrari a tale sistema elettorale? Certamente le segreterie di “Partito  regionali “. Una certa ottusa, datata e  miope visione della “Basilicata-Capoluogo di Regione“. Un diffuso e crescente movimentismo di protesta e di demagogia inalleabile e quindi non interessato al governo dei problemi. Un serie di furbi e furbetti che si nascondono in listini bloccati e coloro i quali con una manciata di preferenze vengono coptati in liste di comodo.

di lorenzo

 

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