Al Palasaponara di Salandra, il “tempio” del Cmb, formazione lucana in corsa per la conquista dello Scudetto di calcio a 5 femminile, il tifo non si misura soltanto nei cori o negli applausi. Ha il profumo del pranzo della domenica, il calore delle case aperte e il sapore delle relazioni autentiche.
Perché attorno alle partite della formazione lucana è nata una storia che va ben oltre lo sport.
Sugli spalti del palazzetto, tra bandiere e incitamenti, ormai ci sono tre volti diventati simbolo di questo affetto tutto lucano: Titina, Vincenza e Anna. Tre donne anziane della comunità salandrese che, quasi senza accorgersene, hanno accolto nella loro quotidianità Federica Belli, Alessia Valendino e Debora Vanin, atlete del Cmb arrivate in Basilicata per inseguire un sogno sportivo e finite per trovare una seconda famiglia.
“Tutto è nato nella maniera più semplice possibile. Un saluto sulle scale, qualche parola davanti al portone, un piatto preparato ‘in più’ e condiviso con chi vive lontano da casa. Piccoli gesti quotidiani che, col tempo, hanno costruito un legame profondo. Durante la settimana, noi ragazze bussiamo spesso alle porte delle tre signore. Si cucina insieme, si preparano ricette tradizionali, si ride e si raccontano storie di vita. In quelle case si intrecciano esperienze diverse, nostalgie, sogni e abitudini lontane, ma unite dalla stessa voglia di sentirsi accolti”.
Per le atlete, abituate ai sacrifici dello sport e alla distanza dalle proprie famiglie, quelle visite sono diventate un rifugio emotivo. Titina tramanda i segreti della cucina di una volta, Vincenza si preoccupa che nessuna mangi troppo poco prima degli allenamenti, mentre Anna riempie il tavolo di dolci, attenzioni e consigli, con la premura tipica delle nonne. Ma il rapporto ha cambiato anche loro. Federica, Alessia e Debora hanno portato energia, sorrisi e nuova vitalità nelle giornate delle tre tifose, trasformandole in sostenitrici appassionate del Cmb. Oggi, al Palasaponara, ogni azione viene vissuta da Titina, Vincenza e Anna con il fiato sospeso: si esulta, si soffre, si applaude. Perché quelle maglie non rappresentano più soltanto una squadra, ma “le loro ragazze”. Ed è forse proprio qui il significato più profondo di questa storia. In un tempo in cui tutto sembra correre veloce e i rapporti rischiano di diventare superficiali, Salandra continua a raccontare il valore delle relazioni vere. Dimostra che una comunità può trasformarsi in famiglia anche senza legami di sangue e che lo sport, oltre ai risultati e alle classifiche, può creare appartenenza, affetto e umanità.
Così, nei giorni delle partite, mentre il Palasaponara si riempie di cori e passione, sugli spalti ci sono anche tre signore che guardano il campo con occhi pieni d’orgoglio.
Esattamente come farebbero delle nonne con le proprie nipoti. In casa Cmb, questa è considerata la vittoria più bella: aver trasformato Salandra in una casa aperta al mondo, dove giovani ragazze arrivate da lontano non si sentono più sole, ma amate.

