Si è concluso il 3 marzo 2026 nell’aula magna dell’Istituto Comprensivo Enrico Fermi di Matera il laboratorio “L’accettazione del rimprovero e la gestione della frustrazione conseguente” organizzato dall’ufficio diocesano per la Pastorale scolastica e rivolto a genitori e docenti di tutti gli Istituti Comprensivi della città di Matera.
La tematica è stata individuata dalla dirigente scolastica, Isabella Abbatino, sulla base dei bisogni emergenti e delle richieste di sostegno da parte di genitori e insegnanti che quotidianamente sono chiamati a gestire manifestazioni di bambini e ragazzi sempre meno tolleranti alle frustrazioni anche davanti a piccoli rimproveri, un’insufficienza, correzioni, un brutto voto, una delusione da parte di un compagno, ecc.
Giunto alla sua terza edizione il laboratorio è stato condotto dalla psicologa, Floriana Rubino, esperta in infanzia e adolescenza che quest’anno ha deciso di lasciare un contributo scritto non solo per i partecipanti, ma anche per coloro che non hanno potuto presenziare loro malgrado.
“La domanda cardine che ha orientato tutto il lavoro laboratoriale è stata: Come faccio ad allenare un bambino alle frustrazioni facendolo sentire comunque amato e compreso?
Spesso, quando un adulto è chiamato a rimproverare o a richiamare un bambino, potrebbe pensare di essere percepito come troppo duro, impositivo, autoritario o punitivo e quindi – proprio per non risultare rigido o, addirittura, cattivo – l’adulto tende ad ammorbidirsi o, persino a cedere davanti alla protesta di un bambino.
Mi sento di rassicurare gli adulti sul fatto che è possibile trovare un equilibrio tra il bisogno dell’adulto di dare delle regole, dei confini, dire NO e quello di accogliere, comprendere ed ascoltare l’esigenza del bambino.
Si può essere adulti amorevoli anche dando le frustrazioni che aiutano a crescere, a diventare autonomi e meno fragili.
Provare un senso di frustrazione significa sentire che il proprio agire è stato vano.
La frustrazione è un’emozione complessa e comune, può essere descritta come una sensazione di delusione o di inappagamento scaturiti da un evento, dalla mancata soddisfazione dei propri bisogni, desideri o aspettative.
La modalità con cui l’adulto gestisce una protesta, un atteggiamento di sfida o un rifiuto di obbedire, ha un diverso impatto sul bambino. Infatti stargli accanto mentre affronta la frustrazione del confine, del limite – sintonizzandosi con il suo vissuto senza cedere, ascoltare con vicinanza e comprensione senza cambiare idea, spiegare con calma e assertività senza alzare la voce e senza minacciare – è una buona modalità di stare in relazione con il bambino, ovvero di rimanere in contatto con la sua emozione (rabbia, tristezza, stress) nata in quel momento come reazione all’evento frustrante.
L’adulto può stare vicino durante la protesta e, per esempio, dirgli «Lo so mi dispiace è difficile questa regola da accettare, ma te l’ho data perché sono convinta/o che quello che faccio è per il tuo bene.»
Dare poche regole, ma fermamente, senza ripensamenti, senza insicurezze, dire NO e porre dei limiti senza sensi di colpa è indispensabile – non solo sul piano educativo – ma anche perché il bambino imparerà a tollerare sempre di più la frustrazione conseguente. In questo modo si sta offrendo al bambino la possibilità di costruire dentro di sé un modello di riconoscimento dei limiti, ovvero la capacità di controllare i propri impulsi e desideri tenendo conto dei dati di realtà. Con il tempo questo meccanismo sarà interiorizzato e gli permetterà, nella fase dell’adolescenza, di muoversi nel mondo con maggiore autostima e fiducia in sè stesso. Imparare ad affrontare le delusioni e le aspettative non soddisfatte è un processo che ha conseguenze importanti sullo sviluppo dell’intera personalità.
È importante anche far rispettare regole di cui noi adulti siamo convinti, poiché in linea con i nostri valori, insomma regole in cui crediamo – in questo modo sapremo essere maggiormente assertivi, fermi, calmi.
Inoltre per poter allenare un bambino alle frustrazioni, facendolo sentire comunque amato e compreso, è utile riflettere su questi tre aspetti riguardanti il comportamento di noi adulti:
1. Essere lungimiranti:
La piccola frustrazione che sta provando adesso il bambino che basi pone, se guardo un po’ più lontano? Ha una valenza per un percorso educativo che ho già in mente?
Esempio: Se ti concedo la terza merendina ora, se guardo un po’ più in là, cosa vedo? Vedo che impari ad usare il cibo per calmarti? Che sei in sovrappeso e poi fai fatica a muoverti, che ti si cariano i denti, che fatichi a perdere peso?
L’adulto può essere percepito come cattivo nel momento presente, ma se amplia il suo orizzonte e allarga la consapevolezza avendo in mente il percorso, non cederà.
Avere in mente quel percorso educativo è responsabilità degli adulti, non possiamo aspettarci che un bambino sappia autoregolarsi, è piccolo e immaturo perciò non potrà farlo.
2. Riuscire a vedere i paletti, i NO, le regole da far rispettare come un gesto d’amore, come un regalo per il futuro piuttosto che come una sofferenza arrecata:
Se l’adulto non entra in questa prospettiva, farà sempre tanta fatica a dare regole e confini poiché resterà ancorato al momento presente in cui oggettivamente si crea una frizione, una tensione con il bambino, senza considerare ciò che lo attende nel lungo periodo.
Pensiamo di stare alimentando il desiderio dei figli facendoli stare nella mancanza senza per forza dare tutto e subito o accontentarli immediatamente per non farli piangere.
3. Decentriamoci da noi stessi ovvero, davanti ad una frustrazione, cerchiamo di osservare la nostra esperienza interna in modo non giudicante:
Distanziarsi dai propri pensieri e dalle emozioni, osservandoli come eventi transitori piuttosto che come verità assolute o realtà indiscusse, ci aiuterà moltissimo. Questa abilità metacognitiva permette di superare, per esempio, il desiderio di approvazione da parte dei nostri figli, di ambire ad essere perfetti, sempre apprezzati dai figli o benvoluti dagli studenti.
Il bambino ha avuto una piccola frustrazione, ha ricevuto una nota, un voto basso poiché non si è impegnato abbastanza, oppure un limite. Possiamo tollerare che ci dica che ci odia, che sono cattiva/o; l’adulto sa perché lo sta facendo, i piccoli lo capiranno nel lungo periodo. Tollerare questo serve a ridurre lo stress percepito quando ci ritroviamo a ripetere sempre le stesse cose e a prevenire l’insorgenza di pensieri ansiosi o disfunzionali (“mi ha urlato che mi odia e quindi sono una cattiva madre” oppure “ho messo una nota e ho fallito come docente”, “adesso mi odierà per sempre e non andremo più d’accordo”…) quando chiediamo il rispetto delle regole oppure diciamo dei NO.
Quello che accade spesso agli adulti – nella nostra cultura performante e concentrata sul fare – è di non riuscire a sentire il bambino nel suo linguaggio. Dire ti odio è una semplice protesta oppure la ribellione è una richiesta di confine, di contenimento.
L’ascolto e la sintonizzazione con il bambino rappresentano un punto fondamentale e irrinunciabile all’interno del quale dovrebbe muoversi ed equilibrarsi ogni genitore e ogni professionista che lavora con il bambino.
Un inciampo comune a molti adulti è quello di considerare solo il bisogno del bambino invece che il bisogno dell’adulto. Siamo così preoccupati di come appariamo agli occhi dei nostri figli che ci dimentichiamo di chiederci: «cosa serve a quel bambino lì in questo momento preciso?» Posso anche apparire cattiva, ma al mio bambino adesso serve questo confine, questa frustrazione o no?
In conclusione, come tutte le emozioni, la frustrazione non deve essere soppressa o eliminata. Non è sufficiente dire ad un bambino di smettere di piangere oppure dirgli di non desiderare più qualcosa. La frustrazione prima di tutto va compresa ed accettata, in altre parole è essenziale riconoscerla per poterla regolare, abbandonando le aspettative sui bambini e cercando di comprendere le loro reazioni.
Inoltre imparare a tollerare un minimo di frustrazione è un elemento fondamentale per gestire al meglio le relazioni amicali e la sfera sociale.
Sappiamo quanto i bambini hanno bisogno dell’approvazione degli adulti, vogliono dimostrare di essere capaci e abili nei compiti che svolgono, in ogni circostanza. Allo stesso tempo per un bambino è difficile accettare di perdere o fallire in un’attività.
Sarebbe utile non iper-proteggere il bambino dalla sofferenza che può emergere dopo una delusione o una frustrazione.
Alcuni genitori, nel tentativo di proteggere il bambino da situazioni potenzialmente frustranti, gli impediscono di provare nuove esperienze e soprattutto di sperimentare il sentimento della sconfitta. Invece è molto importante lasciare che il proprio figlio affronti un compito anche se è probabile che fallisca. Imparare che le aspettative non sempre possono essere soddisfatte aumenta la motivazione e migliora l’autostima.
La frustrazione spesso deriva dal sentirsi poco capaci nello svolgimento di un compito. Proprio per questo ai bambini dovrebbero essere affidate responsabilità adeguate alla loro età.
Un’attività troppo complessa risulta infatti frustrante per il bambino che non possiede ancora le abilità necessarie per svolgerla. L’adulto, affiancando il bambino, può predisporre attività consone per le sue reali competenze, come ad esempio apparecchiare la tavola o piegare il bucato. Anche se inizialmente non andrà tutto a meraviglia, l’obiettivo è quello di far crescere il bambino attraverso esperienze in cui si mette in gioco senza il timore di sbagliare. Dare fiducia ai bambini significa creare una base sicura, ascoltandoli empaticamente senza giudicare e valorizzando i loro sforzi anziché la perfezione.”












