L’autonomia comincia spesso da gesti semplici: attraversare la città, prendere parte a un laboratorio, riconoscere un luogo, sentirsi attesi, provare a fare da sé. È da questi passaggi concreti che ha preso avvio “Si può fare. A Potenza”, il progetto promosso da Associazione Italiana Persone con sindrome di Down (AIPD) APS Potenza, in qualità di capofila, insieme ad Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo (ANGSA) Basilicata APS e APS Le Monadi, per accompagnare ragazzi e giovani con disabilità verso una maggiore autonomia personale, sociale e, in prospettiva, lavorativa.
Il progetto potentino nasce da una convinzione semplice: le persone con disabilità hanno bisogno di occasioni vere, di fiducia e di contesti in cui potersi mettere alla prova.
In questi primi mesi le organizzazioni coinvolte hanno lavorato sul coinvolgimento dei partecipanti, sull’ascolto delle famiglie e sui primi passi di autonomia urbana. Muoversi in città, vivere esperienze fuori dai contesti abituali, partecipare ad attività condivise sono azioni quotidiane che possono diventare passaggi importanti verso una vita più libera e consapevole.
Il progetto entra ora nel vivo con laboratori esperienziali già avviati, tra cui ceramica, giardinaggio e cucina, pensati come spazi concreti in cui imparare facendo, stare insieme, misurarsi con piccole responsabilità e scoprire capacità nuove. Accanto a queste attività prenderanno forma i percorsi educativi, le esperienze di autonomia urbana, i tirocini di inclusione sociale e lavorativa e le azioni pubbliche di sensibilizzazione, con l’obiettivo di accompagnare i ragazzi in un cammino reale, fatto di competenze, relazioni e fiducia.
Il progetto, finanziato dalla Regione Basilicata ai sensi degli artt. 72 e 73 del D.Lgs. 117/2017, nell’ambito dell’Accordo di Programma 2022–2024 con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nasce dall’incontro tra competenze diverse e complementari. AIPD Potenza, capofila, porta la propria esperienza nei percorsi di autonomia, vita indipendente e inclusione delle persone con sindrome di Down e disabilità intellettiva; ANGSA Basilicata APS contribuisce con il suo lavoro accanto alle persone con autismo e alle loro famiglie; APS Le Monadi cura la dimensione culturale e narrativa, trasformando le esperienze del progetto in racconto, comunicazione sociale e relazione con la città.
A questa alleanza si affianca una rete territoriale più ampia, con Legacoop Basilicata, la Cooperativa Sociale Ricco Dentro e il ristorante etico Assurd, Universo Salute Basilicata – Opera Don Uva e il CNR IRIB di Messina: realtà che rafforzano il percorso sul piano educativo, lavorativo, scientifico e comunitario, rendendo “Si può fare. A Potenza” un progetto condiviso e radicato nel territorio.
“Si può fare. A Potenza” guarda anche al futuro. I laboratori e i tirocini vogliono aprire possibilità concrete: maggiore autonomia, prime esperienze in contesti lavorativi, nuove relazioni con il territorio e, nel tempo, anche percorsi cooperativi e forme più stabili di inclusione. L’ambizione è semplice e grande insieme: fare in modo che ogni ragazzo possa sentirsi meno spettatore e più protagonista della propria vita.
Una parte importante del progetto sarà dedicata alla città. Attraverso l’Empatia Lab e le Stazioni dell’Inclusione, alcuni luoghi urbani potranno diventare spazi di incontro, ascolto e racconto. Le scale mobili, simbolo di Potenza, diventano così anche il segno di una città che prova a collegare persone, storie e opportunità.
In questo percorso prenderà forma anche un podcast, pensato come spazio di racconto, ascolto e incontro. Un modo per entrare negli schermi senza restarne prigionieri, usando il digitale per riportare le persone alla presenza autentica. Perché una persona con disabilità non chiede distanza, chiede presenza; non chiede attenzione distratta, chiede relazione vera.
In fondo, il senso del progetto è tutto nel suo nome: Si può fare. A Potenza. Si può costruire un futuro in cui la disabilità sia riconosciuta come presenza viva, capace di interrogare la comunità e renderla più umana. Un futuro in cui l’autonomia non sia una parola promessa, ma una strada percorribile, passo dopo passo, insieme.



