“Il Bugiardino”. Di seguito il 16° intervento del nuovo ciclo di appuntamenti con il dottor Nicola D’Imperio per “Medicina Live”, il nostro studio medico virtuale all’interno di SassiLive.
Continuando l’argomento sulla deontologia medica e sul moderno fenomeno della “medicina difensiva” voglio oggi trattare uno strumento di “medicina difensiva” questa volta spesso usato a tali fini non dal medico ma dalle case farmaceutiche. Appena la gente acquista un farmaco, la prima cosa che fa è andare a leggere e cercare di interpretare il cosiddetto “Bugiardino” che sarebbe il foglietto illustrativo con le indicazioni, le controindicazioni e gli effetti collaterali dei farmaci. Deve il suo nomignolo, che la dice lunga, un po’ ironico, scherzoso, con allusione alla sua scarsa attendibilità, al fatto che, specie negli anni ottanta, col boom dei farmaci, le aziende farmaceutiche tendevano a celare alcune informazioni sugli effetti collaterali e quindi dicevano delle piccole bugie sui fogli informativi. Secondo l’Accademia della Crusca si chiama così in riferimento alle locandine dei quotidiani, chiamate in Toscana bugiardini, esposte nelle edicole, che sintetizzavano gli avvenimenti sostanziali trattati dal giornale. Forse le bugie non c’entrano nulla, il suo nome probabilmente viene da un sintetico testo di medicina, scritto da Andrea Bugiardini, su cui alcuni studenti di Medicina svogliati, che non volevano leggersi e studiarsi trattati di migliaia di pagine, si illudevano di preparare gli esami e che, sistematicamente, non venivano superati. Qualunque sia l’origine del termine, pian piano fu chiamato Bugiardino il foglietto illustrativo dei farmaci che sintetizzava le caratteristiche dei farmaci, le indicazioni, le controindicazioni e gli effetti collaterali. Ma le piccole bugie le case farmaceutiche continuano a dirle anche oggi, in epoca di ulteriore boom dei farmaci e della “medicina difensiva”, perché elencano le controindicazioni e gli effetti collaterali, mettendo sullo stesso piano quelle che hanno un’alta incidenza (o prevalenza) e quelle per cui è bassissima. Le aziende farmaceutiche continuano a scrivere queste informazioni non corrette, questa volta non celando alcuni effetti collaterali come accadeva negli anni ottanta, ma mettendo in evidenza anche effetti collaterali rarissimi ed equiparandoli a quelli veramente più importanti per stare dalla parte dei bottoni, in maniera che, in caso di contestazioni, possano sempre rispondere: “ma io te lo avevo segnalato!”. Quindi per difendersi, per mettere le mani avanti, come si suol dire, per “medicina difensiva”! L’ironico termine di “Bugiardino” è ancora appropriato in quanto i foglietti informativi dei farmaci spesso confondono la gente, riportano tantissime informazioni e alla fine non danno ai cittadini le notizie essenziali sugli effetti benefici, quelli collaterali e l’importante rapporto rischi/benefici; sembrano fatti solo per tutelare le aziende farmaceutiche da eventuali problemi legali. E poi alcuni sono troppo complicati! Basterebbero poche notizie sui benefici e sugli effetti collaterali più frequenti senza allarmare e senza confondere. Il bugiardino è, nonostante tutto, il documento d’identità del farmaco, è corretto chiamarlo “foglietto illustrativo” e deve contenere la composizione del farmaco, compresi gli eccipienti, cioè le sostanze che servono per legare il composto o per renderlo tollerabile per il palato, le indicazioni terapeutiche, le modalità di somministrazione e i dosaggi per kg di peso corporeo, i rischi e le controindicazioni, l’interazione con gli altri farmaci, come va conservato, e, infine, deve essere approvato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) secondo regole ben precise e dovrebbe essere aggiornato periodicamente. Ma, se ben si osservano i bugiardini dei farmaci, ognuno mette in evidenza quello che crede, non esiste una linea guida su come si fa un foglietto illustrativo, oppure, se esiste, questa non viene rispettata.
Insomma, per concludere queste righe sul “bugiardino”, o foglietto illustrativo sul farmaco, questo, invece che aiutare il paziente a capire, a conoscere cosa sta assumendo, spesso gli incute inutili timori o, al contrario, gli nasconde informazioni molto più utili. Insomma, quello che dovrebbe essere uno strumento semplice d’informazione diventa, spesso, solo uno strumento di “medicina difensiva” dei produttori di farmaci.

