Giornata mondiale contro il cancro, Espedito Moliterni: “Come ridurre l’insorgenza dei tumori prevenibili. La Basilicata terra felice?”
Il 4 febbraio 2026 è stata celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale contro il cancro. Nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dello IARC (International Agency for Research on Cancer) emerge un dato inequivocabile e, al tempo stesso, interessante per le sue implicazioni sociali, politiche ed economiche: 4 casi di tumore su 10 ( ben il 40%) potrebbero essere prevenuti intervenendo sui fattori ambientali, causa riconosciuta di molte neoplasie maligne.
Questo significa che, ad esempio, in Italia, su 390.000 nuove diagnosi di cancro in un anno, l’incidenza potrebbe ridursi del 40%; in termini numerici, comporterebbe una riduzione di oltre 150.000 nuovi casi di tumore. Numeri importanti che richiedono la massima attenzione e interventi mirati nell’ambito della prevenzione.
Ma quali sono i fattori ambientali che sono causa del 40% dei casi di cancro? Li elenchiamo di seguito in modo schematico:
– Stili di vita ( fumo, alcool, obesità, inattività fisica,dieta ad alto contenuto di zuccheri e a basso contenuto di frutta, legumi ed ortaggi;
– Radiazioni e raggi UV;
– Agenti infettivi ( Papilloma Virus, virus di Epstein Barr, Helicobacter Pylori, Herpes virus 8, Virus epatite B e C);
– Esposizione a Inquinanti Ambientali ( inquinamento aria, acqua, suolo e sottosuolo, elettromagnetico ).
E’ evidente che i nostri comportamenti ( vedi fumo ed alcool) e le nostre abitudini alimentari, unitamente ad efficaci politiche di prevenzione e di educazione sanitaria ed alimentare, già da alcuni anni oggetto di progetti individuati dai Ministeri competenti, possono ridurre in modo significativo l’impatto degli stili di vita sulla genesi dei tumori.
Così come le politiche vaccinali, con particolare riferimento al Papilloma Virus e al Virus dell’epatite B, stanno cominciando a produrre effetti importanti sull’incidenza dei tumori provocati da questi agenti infettivi. Anche le campagne di screening per la ricerca dell’Helicobacter Pylori stanno dando i primi positivi riscontri.
Al contrario, finora si sono dimostrati del tutto insufficienti e parziali gli interventi per ridurre l’incidenza dei tumori provocati dall’esposizione agli inquinanti ambientali. Il contatto con sostanze cancerogene come il benzene, il berillio, il cadmio, i fumi di combustione dei motori e degli impianti termici, la formaldeide, il nichel, l’acido solforico, idrocarburi, alcuni silicati, le diossine è quotidiano, costante e subdolo in quanto queste sostanze sono presenti in ogni matrice ambientale perché legate al traffico veicolare, agli insediamenti produttivi ed industriali, alla combustione degli impianti termici, etc..
A fronte di ciò, quali interventi sono stati realizzati per ridurre l’inquinamento ambientale? Davvero molto scarsi. Eppure, in un recente passato, per invertire la rotta verso un progressivo ed inesorabile declino del nostro ecosistema, si è cominciato a puntare sulla transizione ambientale ed ecologica, vale a dire il passaggio da un sistema produttivo intensivo e non sostenibile ad un modello che invece ha nella sostenibilità ambientale, sociale ed economica il proprio punto di forza.
Tutto ciò avrebbe comportato un cambio di rotta nelle politiche industriali, attraverso la ricerca di nuove fonti energetiche e un minore sfruttamento del suolo, senza trascurare nuove politiche urbanistiche per favorire nelle città uno sviluppo sostenibile.
Al contrario, stiamo assistendo ad una netta inversione di marcia che sembra, se possibile, ancora più dannosa per l’ambiente rispetto agli anni passati.
E la Basilicata? Non si discosta dal quadro generale.
L’incidenza dei tumori è assolutamente sovrapponibile a quella italiana; le differenze non sono significative. Importante è invece quella registrata nei singoli territori regionali; infatti, l’incidenza è più alta nelle città capoluogo, nelle aree urbane a più alta densità, nell’area del Vulture Melfese e Metapontino, mentre è più bassa nell’area del Pollino e nell’alta collina materana e potentina.
I dati parlano chiaro: l’incidenza è più alta dove maggiore è l’inquinamento ambientale, sia di tipo industriale ed agricolo che urbano e veicolare.
E le politiche di prevenzione?
Per quanto riguarda gli interventi di educazione sanitaria relativi alla promozione di stili di vita corretti e le politiche di prevenzione delle malattie infettive tramite vaccinazione, la Basilicata ha finora prodotto risultati importanti.
E per l’inquinamento ambientale?
Un esempio su tutti: il Centro Oli Val d’Agri; in soli sedici anni, 26.000 metri quadrati sono stati inquinati, pari al 15% del suolo e sottosuolo dell’area di quel Centro e nel 2017 si è verificato uno sversamento accidentale di 400 tonnellate di petrolio.
A che punto è la bonifica di quell’area? Il monitoraggio delle matrici ambientali è svolto regolarmente? Sono stati condotti studi sulla catena alimentare di quella zona( ortaggi, coltivazioni, allevamenti)? Sono stati condotti studi epidemiologici sulla popolazione?
Situazione analoga in Val Basento e area industriale di Tito, addirittura divenute, per il grado di inquinamento, SIN ( siti di interesse nazionale).
E che dire dei 46 siti contaminati in tutta la nostra Regione, di cui solo 6 sono stati bonificati?
A queste domande non mi pare che finora ci siano state risposte esaurienti; peraltro, è del tutto molto parziale la comunicazione e la relativa informazione, assolutamente dovute ai cittadini di quelle aree.
Ma le preoccupazioni non pervengono solo dalle aree industriali; anche nelle città si potrebbe far molto per ridurre l’inquinamento ambientale.
Innanzitutto garantendo il rispetto delle destinazioni d’uso delle singole aree cittadine; ad esempio, se una zona è residenziale, in essa non possono essere autorizzati insediamenti produttivi. Inoltre, sarebbe auspicabile, per ogni nuova lottizzazione destinata alla residenzialità, predisporre un piano che riduca al minimo il traffico veicolare; inoltre, sarebbe opportuno ricorrere a fonti alternative per garantire il riscaldamento delle abitazioni oltre che progettare molti spazi verdi. Insomma, garantire uno sviluppo sostenibile delle nostre città, evitando di sfruttare ogni metro quadro di suolo per la cementificazione, ma avendo come obiettivo la realizzazione di quartieri caratterizzati da un ecosistema sostenibile. Così come è altrettanto importante intervenire nelle tante zone cittadine particolarmente esposte all’inquinamento. I sindaci ne tengano conto.
Come si intuisce, siamo molto indietro nella lotta all’inquinamento ambientale che, come è stato dimostrato da autorevoli studiosi, è causa di molti tumori.
Occorre intervenire con urgenza nel territorio per ultimare le numerose bonifiche dei siti inquinati e promuovere il monitoraggio costante delle matrici ambientali e della catena alimentare, se davvero si vuole fare prevenzione.
Non solo. I sindaci, in particolare di quelle comunità a più alta densità abitativa, sono chiamati ad adottare politiche urbanistiche che rispettino la destinazione d’uso delle aree cittadine, promuovendo una residenzialità più tutelata dai fattori inquinanti, attraverso una maggiore attenzione al verde, alla riduzione del traffico veicolare ed all’utilizzo di fonti di energia ecocompatibili.
Ma è importante che i cittadini comincino ad assumere abitudini e comportamenti che riducano al minimo le fonti di inquinamento.
Tutti, amministratori e cittadini, abbiamo il dovere di aderire ad un nuovo paradigma culturale che è il seguente: tutti i componenti della salute sono strettamente correlati all’ambiente esterno ed interno. La tutela dell’ambiente condiziona favorevolmente il nostro stato di salute. Non possono esistere isole felici senza l’impegno di noi tutti e il senso di responsabilità di chi gestisce la cosa pubblica.

