Mentre i sindacati confederali celebrano la pseudo-ripartenza di Stellantis a Melfi, con la produzione che viene progressivamente spostata in Marocco e zero certezze sul futuro, in Basilicata si consuma il silenzioso dramma di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie, abbandonati da un sistema che li ha prima sfruttati e poi gettati via. Le storie di Smart P@per e dei lavoratori dell’indotto Fdm-Las sono due facce della stessa medaglia: la deindustrializzazione programmata di una regione e il tradimento delle promesse fatte da multinazionali e istituzioni.
Alla Smart P@per, l’acquisizione del 2020 da parte del colosso spagnolo Indra fu presentata come un “salto di qualità” e una garanzia per l’occupazione. Oggi, a quattro anni di distanza, la proprietà risponde con un silenzio assordante alle richieste di chiarezza sul futuro dei siti Lucani. Il “centro di competenza in Europa” è oggi un guscio vuoto, dimenticato da una holding (Indra S.r.l.) che investe in Veneto e in Lettonia, ma non nella nostra regione.
La storia dei 110 lavoratori di Fdm-Las è l’emblema di una tragedia annunciata. Licenziati per email dopo 20 anni di servizio, sono stati lasciati in balia di se stessi. La Cassa Integrazione a zero ore sta per scadere (a febbraio 2025), e con essa l’ultimo, misero, salvagente. La beffa finale sono i corsi di riqualificazione.
Tutto questo accade in una regione già storicamente stigmatizzata da spopolamento, disoccupazione giovanile alle stelle e un tessuto produttivo fragile. È il paradosso più amaro: gli stessi politici che in campagna elettorale promettono provvedimenti contro l’emorragia dei cittadini e per la creazione di lavoro sono poi incapaci di trattenere quelle poche grandi aziende che qui operano. Le multinazionali si prendono il malloppo dei fondi pubblici, degli incentivi alla formazione e degli sgravi, e poi, quando conviene ai loro bilanci, scappano via, lasciandosi alle spalle macerie sociali e un deserto occupazionale ancora più profondo.
Una regione che cade a pezzi: con le sue strade rotte, le sue cattedrali nel deserto delle zone industriali – che hanno tolto i terreni migliori all’agricoltura – e che ora, abbandonate, lasciano una comunità senza terra e senza industria. È la regione che estrae il petrolio ed è invasa da pannelli fotovoltaici e eolico, definita la batteria d’Italia ma trattata come la sua discarica energetica. I giovani qui non vedono futuro. E se prima i genitori si sacrificavano per cercare di farli rimanere, oggi sono loro stessi che li invitano a scappare, perché all’orizzonte non si scorge altro che un futuro per vecchi, un lento e inesorabile declino.
Di fronte a questo muro di indifferenza, l’unica risposta possibile è l’unità. I tanti piccoli fuochi delle singole vertenze devono convergere le loro forze per dare vita a un’unica, grande fiamma che nessuno potrà più ignorare. Solo unendosi, come lavoratori di Smart P@per, dell’indotto Stellantis, e di tutte le realtà in lotta per il diritto al lavoro in questa regione, si smettere di urlare nel vuoto e costringere il sistema ad ascoltare.”

