Val d’Agri, Uilm: silenzio assordante e segnali preoccupanti. Di seguito la nota integrale.
I veneziani di Effegi irrompono sulla scena: il lavoratore meridionale poco valorizzato al Sud ma indispensabile per le fermate straordinarie al Nord.
In Val d’Agri da mesi si registra un silenzio che pesa come un macigno sui lavoratori e sulle loro famiglie.
Un silenzio che auspichiamo venga interrotto con la convocazione urgente del tavolo regionale da parte della Regione Basilicata.
Durante l’ultima riunione in Regione, 26 Marzo 2025, l’ing. Zarri, rappresentante di Eni, dichiarò che non vi sarebbero stati problemi e che le estrazioni sarebbero proseguite per molti altri anni. In quella sede si stabilì che, entro pochi mesi, il tavolo sarebbe stato riconvocato per la presentazione di un local report dettagliato sulla situazione complessiva della Val d’Agri.
Quel tavolo non è mai stato riconvocato.
Quel report non è mai stato presentato.
Le estrazioni forse continueranno.
Ma le domande vere sono altre:
Cosa accadrà ai livelli occupazionali?
Quali investimenti industriali sono previsti?
Quale sarà il destino dei lavoratori dell’indotto?
Ad oggi non esistono risposte chiare.
Il caso Effegi: trasferimenti o pressione occupazionale?
Nel frattempo il silenzio viene rotto da fatti gravi.
Parliamo della veneziana Effegi Sistemi Idrodinamici, operante presso il Centro Oli di Viggiano in ATI con la leccese MBM Ambiente.
Il 19 febbraio sono partite quattro lettere di trasferimento definitivo, non trasferta, dalla sede di: Viggiano Strada Interna, Zona Industriale
alla sede di Sannazzaro de’ Burgondi – Via Enrico Mattei, 46 (PV) con decorrenza 23 marzo 2026.
La motivazione: “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” e scelta ricaduta sui lavoratori per “specifiche competenze tecniche”.
Oltre 20 lavoratori, di fatto l’intero cantiere, risultano oggi sotto pressione.
Il contesto è chiaro: i lavoratori, insieme alla UILM Basilicata, avevano espresso contrarietà a un sistema di trasferta con condizioni economiche insufficienti persino a garantire un pasto dignitoso.
Il messaggio che si percepisce è semplice: o accetti trasferte economicamente penalizzanti, oppure ti viene prospettato un trasferimento definitivo a centinaia di chilometri, mettendo a rischio il diritto al lavoro nella propria terra. Chiediamo, da subito, il ritiro immediato di queste lettere di trasferimento per evitare ulteriori tensioni sociali.
Questo non è dialogo industriale. È un clima di pressione.
Si avverte inoltre un pregiudizio di fondo verso il lavoratore meridionale, descritto come:
-poco disponibile
-poco mobile
-poco laborioso
-“troppo legato alla propria terra”
Un’idea vecchia, ingiusta e offensiva.
Chiediamo ad Eni di prendere formalmente le distanze da chi alimenta divisioni e discriminazioni. Chi opera in Val d’Agri dovrebbe conoscerne la realtà, la storia e la dignità del lavoro.
I lavoratori della Val d’Agri operano in siti complessi, spesso in condizioni ambientali delicate, già segnalate agli organi competenti. Garantire continuità operativa richiede competenza e professionalità.
Non si può dipingere come “non disponibile” chi ogni giorno assicura sicurezza e operatività.
Attività in calo o riduzione strategica?
L’azienda Effeggi parla di quattro esuberi.
Ma le attività si sono realmente ridotte?
Oppure si sta procedendo a una riduzione progressiva in prossimità dei cambi di appalto? Vedremo!
Nel frattempo il 3 marzo, presso Confindustria, si terrà un incontro delicato: altri sette lavoratori rischiano di non rientrare nel cambio appalto relativo ai servizi per l’unità SIME – Sicurezza, Salute, Ambiente e Permitting del Distretto Meridionale (46 lavoratori complessivi, di cui 39 con requisiti previsti dal protocollo di salvaguardia cosi come anticipato via email).
Registriamo inoltre situazioni paradossali:
un lavoratore a tempo indeterminato di Tecnoindustrie, con badge sospeso da dicembre, è ancora fuori dal Centro Oli;
-motivazione: mancata maturazione del patto di sito.
Ma il patto di sito si applica nei cambi d’appalto, non per l’accesso ordinario.Auspichiamo che Eni intervenga e faccia rientrare Michele , padre di tre figli .
Interpretazioni unilaterali stanno generando tensioni e rischiano di compromettere la tenuta sociale.
Ci appelliamo all’assessore regionale Francesco Cupparo, affinché venga riaperto il tavolo di trasparenza e si chiarisca definitivamente l’interpretazione del Patto di Sito della Val d’Agri, che all’asse 5 tutela i lavoratori con almeno 12 mesi di attività sulle lavorazioni oggetto di cambio appalto.
Altra stranezza, Sciopero del 24 febbraio in Rina : un diritto bloccato.
Il 24 febbraio era stato proclamato sciopero presso la genovese RINA, in ATI con la pescarese Sivam, subentrata su parte della ex commessa Maersk.
La Commissione di Garanzia è intervenuta bloccando lo sciopero, assimilando l’attività al settore energia/petrolio. Novità Assoluta. Perche?
-RINA non applica il CCNL Energia e Petrolio;
-applica un contratto specifico aziendale: Contratto Rina .
È stato così impedito ai lavoratori di esercitare un diritto costituzionale sulla base di un’interpretazione discutibile.
Abbiamo chiesto l’intervento del Prefetto e chiarimenti formali alla Commissione.
Lo sciopero era stato proclamato anche per un’altra grave anomalia: un lavoratore che segue regolarmente il calendario di 21 turni, nei due giorni di riposo programmato, matura 16 ore di negatività.
In sostanza:
lavora secondo il calendario imposto,
rispetta la turnistica,
ma nei giorni di riposo si ritrova penalizzato economicamente.
Una situazione oggettivamente assurda
La vera compensazione petrolifera è il lavoro.
Le estrazioni hanno prodotto utili e royalties. Ma la vera compensazione petrolifera non sono le entrate regionali.
È il lavoro.
Nei periodi di massima produzione l’occupazione avrebbe dovuto essere proporzionale ai barili estratti. Non è accaduto allora. Non deve accadere oggi.
C’è un filo che lega:
trasferimenti punitivi
interpretazioni restrittive del Patto di Sito
riduzioni silenziose di attività
scioperi bloccati
penalizzazioni organizzative
Un filo che attraversa un silenzio che non può più continuare.
I lavoratori della Val d’Agri non sono lavoratori di serie B. Sono professionisti, competenti, legati alla propria terra.
Chiediamo alla Regione Basilicata la convocazione immediata dei tavoli di confronto con: Eni e TotalEnergies.
Perché chi ha realizzato grandi profitti grazie alle estrazioni petrolifere deve rispetto ai lavoratori lucani e al territorio.

