Quel che restava della SP 10 Forenza-Acerenza “sbriciolata come pasta frolla” non è solo materia di intervento di Protezione Civile ma pesa come un macigno sulla testa di chi avrebbe dovuto fare e non ha fatto. E’ ancora una volta Saverio Lamiranda, (Terre di Aristeo), a puntare il dito contro responsabilità istituzionali ben precise ed individuate (Regione e Province in primo luogo) per un “disastro annunciato”. “Ogni nostro grido d’allarme – dice – è stato ignorato perché si doveva intervenire molto prima che i diffusi movimenti franosi delle ultime ore distruggessero quel poco di strada ancora percorribile. Adesso l’isolamento di famiglie, attività produttive ed agricole è totale. Lo abbiamo denunciato e continueremo a farlo: la percorribilità, in sicurezza, delle nostre vie di comunicazione è condizione indispensabile per rimanere e invitare altri a ritornare o arrivare per restare. Lo sviluppo sociale, economico e produttivo di un territorio è subordinato alla possibilità, dei propri abitanti (specialmente quelli permanenti) di poter realizzare, senza pericoli, rapporti sociali e produttivi compatibili con la prospettiva della propria esistenza. Per questo, consentire, migliorare ed agevolare questi “interscambi” fra le distinte Comunità della stessa area è condizione doverosa per le Amministrazioni pubbliche ed oggettiva necessità se si vuole raggiungere il Comune obiettivo di realizzare uno sviluppo caratterizzato “locale”, ma in grado di esistere a livello internazionale. Secondo Lamiranda per il recupero, la rinascita e la crescita delle nostre Comunità, primaria Esigenza rimane la possibilità di collegamenti fra le diverse aree, prima di tutto in sicurezza. L’interazione fra le Comunità stimola, migliora e contribuisce a sviluppare in modo più efficace e meglio rispondente alle proprie esigenze il benessere delle rispettive popolazioni, specialmente quelle giovanili. Le realtà territoriali così piccole come quelle residue, specialmente nelle aree interne popolate in stragrande maggioranza da persone anziane, hanno scarsa capacità di sopravvivere nel proprio territorio di origine in assenza di un radicale e tempestivo adeguamento organizzativo alle nuove dimensione sociale e la ” solidarietà verso i più deboli”, nel nostro caso, non può e non deve trasformarsi in una sorta di “migliore assistenza per il fine vita”.
Apr 03



