Tempa Rossa, Uilm: Se persino la cassa integrazione o il minimo riconosciuto dallo Stato valgono più del lavoro ad alto rischio il sistema è fuori controllo, silenzio indecoroso di politica e committenza. Di seguito la nota integrale.
Dopo il precedente comunicato con cui denunciavamo che i lavoratori del servizio antincendio (Rescue Team) del Centro Olio di Tempa Rossa vengono pagati meno di 5 euro netti l’ora, la situazione assume oggi contorni ancora più gravi e francamente indecorosi.
A fronte di una denuncia pubblica, documentata e basata su dati oggettivi:
• nessuna presa di posizione della politica, di qualsiasi colore;
• nessuna risposta da parte della committenza;
• nessuna assunzione di responsabilità.
Un silenzio che pesa quanto – se non più – dei numeri che denunciamo.
I numeri:
La paga base mensile prevista dal contratto applicato è pari a:
1.172,30 euro lordi
Divisa per il divisore contrattuale di 173 ore, equivale a:
• 6,77 euro lordi l’ora
Applicando:
• – 9,49% di contributi previdenziali
• – circa 23% di IRPEF
➡ Retribuzione netta oraria: circa 4,72 euro
Parliamo di lavoratori che:
• operano in un impianto industriale a rischio rilevante;
• svolgono servizio antincendio;
• fanno parte delle squadre di emergenza che, in caso di evento grave, restano dentro l’impianto mentre gli altri lavoratori evacuano.
PRIMO PARALLELISMO – La retribuzione minima riconosciuta dallo Stato
Con la circolare INPS n. 6 del 30 gennaio 2026, sulla base della rivalutazione ISTAT (+1,4%), è stata aggiornata la retribuzione minima giornaliera, fissata in 58,13 euro al giorno
È il parametro sotto il quale lo Stato ritiene non adeguata e non dignitosa una retribuzione.
Eppure, la paga reale di questi lavoratori:
• non regge il confronto neanche con questo minimo teorico;
• risulta sproporzionata rispetto alle responsabilità e ai rischi.
SECONDO PARALLELISMO –
CASSA INTEGRAZIONE: GIÀ BASSA, EPPURE PIÙ ALTA DEL LAVORO
È necessario essere chiari: la cassa integrazione è già di per sé insufficiente. Chi finisce in CIG:
• fa fatica a sopravvivere, prima ancora che a vivere;
• subisce una perdita secca di reddito;
• è spesso costretto a rinunce pesanti.
Eppure, con l’ ultima circolare INPS del 28 Gennaio 2026 numero 4 sui massimali di cassa integrazione 2026, un mese intero di ammortizzatore sociale vale:
👉 1.340,56 euro lordi mensili
Il paradosso è tutto qui:
• una tutela pensata per una condizione di difficoltà,
• garantisce più reddito
• del lavoro svolto ogni giorno in uno dei siti industriali più pericolosi del Paese
👉 Non è la cassa integrazione a essere “alta”.
È il lavoro ad alto rischio a essere pagato in modo indegno.
TERZO PARALLELISMO – Il silenzio delle responsabilità
Dopo la nostra denuncia pubblica:
• hanno risposto solo coloro che hanno sottoscritto il contratto che produce queste retribuzioni da fame;
• nessuna replica dal mondo politico;
• nessun segnale dalla committenza;
• nessuna assunzione di responsabilità da parte di chi beneficia di questo sistema.
Un silenzio che fa rabbrividire.
Questa non è più soltanto una vertenza sindacale. È una questione di igiene sociale, industriale e istituzionale. È indegno che:
• in uno dei poli energetici più importanti del Paese,
• chi garantisce la sicurezza collettiva,
• venga pagato meno di chi è fermo per ammortizzatore sociale, e/ o anche al di sotto del minimo stabilito dalla Stato
È indegno che:
• nessuno senta il dovere di intervenire;
• nessuno senta il bisogno di spiegare;
• nessuno senta la responsabilità morale di rispondere.
E sia chiaro un punto, prima che qualcuno provi a giustificare tutto parlando di “ottimizzazione dei costi”.
Il fatto che Tempa Rossa non produca 50.000 barili al giorno non può diventare un alibi per comprimere salari e diritti.
La produzione media è di circa 33.000 barili di petrolio al giorno.
Con un prezzo prudenziale di 65 euro a barile (tra i 60 e i 70 euro), parliamo di:
oltre 2 milioni di euro al giorno
circa 780 milioni di euro l’anno (33.000 × 65 € × 365)
E davanti a questi numeri parlare di “ottimizzazione” sui salari;
giustificare paghe da 4,72 euro netti l’ora;
comprimere il costo di chi garantisce antincendio ed emergenze; non è gestione industriale.
È una vergogna.
A questi numeri vanno aggiunti i ricavi derivanti dal GPL , Gas metano e Zolfo, che aumentano ulteriormente il valore economico complessivo prodotto dal sito.
Numeri che rendono semplicemente indecente qualsiasi tentativo di recuperare marginalità sulle buste paga di chi garantisce sicurezza ed emergenze.
Non vorremmo mai sentire dire: “non si arriva a 50.000 barili, quindi bisogna stringere sui costi delle commesse”.
Qui non manca il valore prodotto. Manca solo la volontà di non farlo pagare ai lavoratori.
UILM non chiede aiuto per sé. Chiede intervento per i lavoratori.
Chiediamo:
• alle istituzioni;
• alla politica tutta;
• agli attori industriali coinvolti;
• agli organismi di vigilanza;
di non voltarsi dall’altra parte.
Chi lavora per garantire la sicurezza di tutti non può essere trattato come un costo da comprimere.
Il silenzio, oggi, è la forma più grave di complicità.
UILM non arretrerà.
Potenza, 08/02/2026
Uilm Basilicata
Riferimenti Inps:
INPS: determinazione del limite minimo di retribuzione giornaliera – anno 2026
https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-
e-messaggi.2026.01.circolare-numero-6-del-30-01-2026_15151.html
INPS: importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale e delle indennità di
disoccupazione 2026
https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-
e-messaggi.2026.01.circolare-numero-4-del-28-01-2026_15147.htm
Uilm Basilicata
Inviato da iPhone

