Ida Immacolata Riccardo, presidente dell’Associazione Destinazione Matera DMO, interviene sul dibattito relativo al rinnovo delle sub-concessioni nei Sassi di Matera ai sensi della Legge n. 771/86.
“Nel dibattito che si sta sviluppando sulle sub-concessioni nei Sassi si continua a parlare di aumenti dei canoni e di revisione economica delle convenzioni, ma manca completamente il tema centrale: le gravi inadempienze dell’amministrazione comunale nei confronti dei residenti e dei subconcessionari.
Prima di discutere di aumenti, il Comune dovrebbe spiegare come intenda chiedere maggiori somme a cittadini che, in molti casi, hanno pagato regolarmente per anni senza poter fruire pienamente degli immobili a causa dell’assenza di manutenzione pubblica e della mancata risoluzione di problemi strutturali ben noti agli uffici comunali.
Ci sono immobili compromessi dall’umidità provocata dalle erbacce infestanti e dall’abbandono delle aree pubbliche circostanti. Ci sono residenti costretti ad affrontare spese legali e contenziosi senza ottenere risposte concrete. Ci sono famiglie che hanno investito nei Sassi quando nessuno voleva viverci e che oggi si sentono trattate esclusivamente come contribuenti da cui fare cassa.
È necessario ricordare che i Sassi non sono diventati patrimonio riconosciuto e destinazione internazionale grazie alla politica, ma grazie ai cittadini pionieri che hanno recuperato ruderi e immobili fatiscenti con sacrifici enormi, contribuendo alla rinascita della città e restituendo dignità agli antichi rioni.
Oggi, invece, si continua a favorire un modello economico sbilanciato esclusivamente sul turismo e sulle attività commerciali, mentre la residenzialità viene progressivamente marginalizzata.
La Legge n. 771/86 era nata per riportare i residenti nei Sassi, non per trasformarli in un grande contenitore commerciale fatto soltanto di alberghi, ristoranti, mercatini e attività prive di legame con l’identità produttiva locale.
Mancano ancora servizi essenziali per chi vive nei Sassi: farmacia, tabacchi, esercizi di vicinato, manutenzione ordinaria, gestione del verde e interventi strutturali costanti. Questa assenza di servizi e di attenzione pubblica sta generando un progressivo consumo del territorio e dell’autenticità dei rioni storici.
Per questo motivo, il tema non può essere affrontato soltanto sotto il profilo economico. Prima di aumentare i canoni, il Comune deve assumersi la responsabilità delle proprie inadempienze e aprire finalmente un confronto serio con i residenti, costruendo una visione condivisa sul futuro dei Sassi.
Chi ha custodito e recuperato questi luoghi per decenni merita rispetto, ascolto e condizioni dignitose per continuare a viverli.”

