Rinnovabili, Marisol Cestari (Gruppo Cestari): l’integrazione in rete somiglia ad un nuovo collo di bottiglia. Di seguito la nota integrale.
Nel primo semestre 2025 il mercato delle rinnovabili registra un rallentamento specie per il fotovoltaico. In Basilicata la potenza connessa (energia solare) è pari a 37 Mw contro i 70 Mw dello stesso periodo 2024; gli impianti connessi sono 2.004 rispetto ai 5.947 del 2024. Tendenza diversa per l’eolico con 25 Mw contro i 1 Mw dello stesso periodo 2024 ma diminuiscono gli impianti connessi che risultano 4 rispetto ai 13 del 2024.
I dati di fonte Osservatorio FER (Anie) – commenta Marisol Cestari (Gruppo Cestari) e legale rappresentante della CER Moliterno “Energia del Sole” – confermano la necessità di tenere il passo rispetto alle altre regioni anche del Sud in quella che è diventata un’autentica corsa contro il tempo per l’accumulo. Il 30 settembre sarà infatti una data cruciale per le rinnovabili. Si terrà la prima asta per il Macse (Mercato a termine degli stoccaggi), un meccanismo competitivo che assegnerà 10 GWh di nuova capacità di accumulo da realizzare entro il 2028. L’obiettivo è mettere in campo, entro il 2030, 71 GWh di capacità e oltre 9 GW di potenza, sostenuti da 17,7 miliardi di euro. Una partita cruciale non solo per la sicurezza della rete, ma per l’intera indipendenza energetica del Paese. L’integrazione in rete – sottolinea Marisol Cestari – somiglia ad un nuovo collo di bottiglia. Sempre più spesso, i progetti eolici e solari affrontano ritardi dovuti a difficoltà di connessione alla rete e procedure autorizzative lente. Nei mercati del G20 e in quelli emergenti, il potenziamento delle infrastrutture elettriche è una condizione imprescindibile per far crescere la quota di rinnovabili.
Anche la capacità di accumulo sta cambiando le regole del gioco. Dal 2010 a oggi, il costo delle batterie per sistemi su scala industriale è crollato del 93%, raggiungendo nel 2024 i 192 dollari/kWh. Un progresso reso possibile dalla produzione su larga scala, dall’uso di materiali più efficienti e dal perfezionamento dei processi produttivi.
Due gli scogli da superare: la saturazione virtuale della rete e i sovraccarichi. La direzione verso il green sembra intrapresa. Secondo i dati Terna, al 30 giugno l’Italia ha raggiunto circa 80 GigaWatt di fonti rinnovabili installate e nei primi sei mesi del 2025 sono entrati in funzione oltre 3 GW di nuova capacità da fonti verdi. Metà delle risorse viene dal fotovoltaico e rimane fondamentale l’apporto idroelettrico (il 48,55% tra le rinnovabili con potenza superiore ai 10 MW). Una svolta verde che non è arrivata gradualmente. Inoltre il piano di sviluppo decennale 2025–2034 prevede investimenti nelle infrastrutture: la capacità di scambio tra le zone di mercato passerà dagli attuali 16 GW a 39 GW, con un aumento del 40% della capacità di interconnessione con l’estero.
La situazione delle altre regioni del Sud per il fotovoltaico è simile alla Basilicata: Campania 124 Mw (259 Mw, 2024), impianti connessi (7006 contro 18719); Puglia 204 Mw (295 Mw), impianti connessi (7388 contro 18276); Calabria 43 Ww (99 Mw), impianti connessi 3872 contro 9718.
Per l’eolico: Campania 2 Mw (217 Mw), impianti connessi 4 (14); Calabria 1 Mw (45 Mw), impianti 1 contro 7. Diversa la situazione in Puglia con 242 Mw (191 Mw) e impianti 17 (25).
Le Cer – conclude Marisol Cestari – sono una grande possibilità per la transizione energetica e per la decentralizzazione dell’energia, oltre ad essere un perfetto luogo di aggregazione per i piccoli comuni di montagna. Il contributo in conto capitale del Decreto sulle Comunità Energetiche Rinnovabili è la migliore opportunità. L’incentivo è destinato a chi investe in impianti rinnovabili di potenza fino a 1 MW, inseriti in CER e siti in Comuni con meno di 5mila abitanti.

