“La Basilicata non ha perso un’occasione,non ha mai costruito le condizioni minime per lo sviluppo. Altro che treni persi, qui non è mai stata costruita nemmeno la stazione”.
È quanto dichiara Gerardo de Grazia, segretario regionale della Confsal Basilicata e della segreteria regionale dei metalmeccanici della Fismic Confsal, intervenendo sul tema del petrolio, delle compensazioni e della transizione energetica. «Il petrolio,prosegue de Grazia, non ha garantito occupazione, non ha creato investimenti, non ha prodotto una rete industriale. Oggi sta crollando l’intero sistema economico regionale e le numerose vertenze aperte lo dimostrano in modo inequivocabile». Secondo la Confsal Basilicata, in cinquant’anni non è stato fatto nulla per attrarre investitori, nulla per costruire filiere produttive, nulla per dare una prospettiva industriale al territorio. «Nessuna strategia, nessuna visione, nessuna programmazione. Nulla di nulla», attacca il segretario regionale.
«Si poteva costruire un vero modello di sviluppo, aggiunge, coinvolgendo l’Università degli Studi della Basilicata, formando i giovani alle professioni dell’energia, dell’indotto petrolifero e delle nuove tecnologie green, attirando aziende e competenze. Invece si è preferito vivere di rendita, consumando risorse senza creare futuro». Il quadro sociale ed economico è ormai evidente: «Territori impoveriti, lavoro sempre più fragile, giovani costretti ad andare via. E mentre la Basilicata affonda, denuncia de Grazia, assistiamo con sdegno al ritorno dei vitalizi e agli aumenti dei compensi della classe politica regionale. Tutto questo è semplicemente vergognoso, soprattutto mentre imprese chiudono e lavoratori rischiano il posto».
La Confsal Basilicata chiede con forza che le risorse derivanti dal petrolio e dalle compensazioni ambientali vengano vincolate a occupazione vera, investimenti produttivi e riconversione industriale, evitando che la transizione energetica si trasformi nell’ennesima operazione di facciata.
Una cosa è certa, così non si può più andare avanti».

