“Una bomba sociale esploderà in Basilicata e nel Mezzogiorno se non si cambia subito rotta. Noi riteniamo non ci sia più tempo. È il momento di affrontare insieme, con serietà, organizzazioni sindacali, governo regionale e governo nazionale la grande vertenza Basilicata e Mezzogiorno, che deve approdare a Palazzo Chigi e nella sede nazionale di Confindustria”. È l’accorato appello lanciato dal segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, alla quattordicesima edizione delle Giornate del lavoro della Cgil lucana ieri a Potenza, in piazza don Bosco. Il sindacato ha posto l’accento sul tema del Mezzogiorno tra Europa e Mediterraneo, illustrando le proprie proposte per il rilancio del Sud, tra diritti sociali, lavoro di qualità e sviluppo sostenibile. Al dibattito, a cui ha preso parte il segretario nazionale Cgil Christian Ferrari, sono intervenuti Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato; Pasquale Tridico, capodelegazione M5s al Parlamento Europeo; Elisabetta Piccolotti, deputata Avs e componente della Commissione Antimafia; Raffaela Paita, senatrice della Repubblica.
Mega ha sottolineato come per la Cgil il Mezzogiorno rappresenti una “grande e urgente vertenza. Una vertenza mai risolta, che affonda le sue radici nella cosiddetta questione meridionale che non è mai sparita del tutto, ha solo cambiato forma”. In proposito ha ricordato alcuni dati. “Nel Mezzogiorno – ha detto – vivono circa 1,2 milioni di lavoratori poveri, circa la metà del totale nazionale. Il salario medio annuo nel Sud si attesta a 18.148 euro, a fronte dei 24.486 euro della media italiana, con un divario del -25,9%. La struttura del mercato del lavoro evidenzia inoltre una forte precarietà: nel Sud il 34,5% dei lavoratori ha un contratto a termine, il 43,6% è impiegato part-time e il 56,5% svolge un’occupazione discontinua. A questo quadro si aggiunge il fenomeno migratorio: tra il 2022 e il 2024 oltre 175 mila giovani hanno lasciato il Mezzogiorno e circa la metà di loro è in possesso di una laurea. Una laurea che il più delle volte è conseguita altrove, fuori regione. E parliamo dell’ 80 per cento degli studenti lucani, secondo un’indagine dell’Ance. Che scelgono un altro Ateneo e in quella stessa regione poi trovano lavoro e mettono su famiglia. Non sono solo numeri – ha precisato – Sono persone, sono storie, che noi lucani conosciamo fin troppo da vicino”.
In questo “Mezzogiorno già così in difficoltà – ha poi sottolineato – la Basilicata riesce ad avere dei primati. Primi per il calo del Pil rispetto al resto del Sud. Primi per spopolamento e fuga dei giovani. La produzione di auto è a zero, crescono i cassa integrati, cala l’export, l’agricoltura arranca, il turismo non decolla, il manifatturiero chiude o delocalizza. E mentre l’economia ristagna, la popolazione continua a calare inesorabilmente”.
Ad allarmare la Cgil sono specialmente i dati su spopolamento e invecchiamento, definiti “devastanti. Perché secondo l’Istat – ha spiegato Mega – continuano a calare i più giovani con meno di 15 anni e quelli in età lavorativa tra i 15 e i 64, mentre cresce la popolazione over 65. E se continua così, ci dice la Svimez, nel 2050 avremo il 22,5 per cento di popolazione in meno, il calo più forte in Italia. Nel giro di 25 anni il Sud perderà 3 milioni e mezzo di abitanti e la Basilicata non arriverà a contare più di 410 mila residenti”. Una desertificazione demografica che per il dirigente della Cgil lucana “si accompagna a una desertificazione industriale. Pensiamo alle grandi vertenze come Stellantis, Ilva, CallMat, Smartpaper, Natuzzi. In Basilicata le multinazionali hanno depredato il territorio senza creare sviluppo e occupazione: mi riferisco a Eni e Total per quanto riguarda le estrazioni petrolifere. Al continuo naturale decalage delle estrazioni devono corrispondere investimenti nel no oil e nelle energie alternative, su cui bisogna accelerare. Serve ora una rincoversione dei siti produttivi della Val d’Agri. Sono in gioco non soltanto l’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente e il futuro delle nuove generazioni, ma la sussistenza stessa della nostra regione, che ha basato la sua spesa corrente sulle royalties del petrolio”.
Da qui l’allarme lanciato dalla Cgil regionale e un ulteriore appello al Governo Bardi sull’autonomia differenziata, “che spaccherà definitivamente il Paese in due – ha sostenuto Mega – Lanciamo nuovamente un appello al governo regionale. Siamo ancora in tempo. Il centrodestra lucano può ancora dare un segno tangibile di orgoglio regionale e meridionale dissociandosi dalla logica divisiva imposta dalla Lega. Si tuteli la nostra scuola pubblica, il diritto alla mobilità,la nostra sanità, già fortemente compromessa da lunghe liste di attesa, ritardi nella medicina di prossimità, emigrazione sanitaria elevatissima, ticket aggiuntivi che a nulla servono se non a fare cassa immediata senza risolvere i problemi reali dei cittadini. I diritti sociali e civili non possono dipendere dal luogo in cui si è nati, si lavora o si vive e, in alcuni casi si sopravvive. È inaccettabile che in Basilicata si è poveri pur lavorando. I salari lucani restano tra i più bassi d’Italia. La retribuzione annua lorda di un lucano è in media di 27.232 euro contro i 31.856 euro della media nazionale, con un divario di 4.624 euro (14,5%). Lavoratori poveri che non riescono nemmeno a pagarsi le cure, ci dice la Caritas. È inaccettabile che i lucani paghino il carburante più alto d’Italia”.
Sull’arrivo a Policoro della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Mega ha poi affermato: “Esprimiamo apprezzamento per la tempestiva visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Policoro, duramente colpita dalla tromba d’aria di tre giorni fa, sperando che alla visita facciano seguito impegni concreti e non sia solo il prosieguo di una campagna elettorale avviata qualche ora prima a Bari. Sarebbe auspicabile che il presidente Bardi si prodigasse a portare la vertenza Basilicata all’attenzione della presidente del Consiglio con la stessa celerità, fermo restando la gravità di quanto avvenuto a Policoro e la necessità di risposte adeguate agli imprenditori agricoli e delle attività balneari, a cui va tutto il nostro sostegno. Fuori da ogni campagna elettorale, il governo Bardi dovrebbe ammettere con onestà intellettuale che la nostra regione sta attraversando una crisi senza precedenti. La Basilicata è una vertenza a cielo aperto e la devastazione economia e sociale, purtroppo, è dilagante e permanente.
E allora è troppo facile dire che non c’è bisogno di andare in Qatar a prendere il petrolio se l’Italia ha la Basilicata, come ha detto la presidente Meloni a Bari. Bisogna evidentemente ricordare a questo governo di destra che la Basilicata ha già dato tantissimo in termini energetici al Paese senza ricevere nulla in cambio, se non devastazione del territorio, una crisi industriale e produttiva galoppante e uno spopolamento inesorabile. La Basilicata non è il bancomat d’Italia. La Basilicata non si svende e ha il diritto di decidere il proprio futuro! Prima di concedere qualsiasi cosa, il Governo Bardi deve decidere con i propri cittadini il futuro di questa regione e portare la vertenza Basilicata a Palazzo Chigi per approdare a un patto sviluppo che non sia solo sfruttamento delle risorse naturali e petrolifere”.
Tra le richieste della Cgil, quindi, “una vera politica industriale per il Sud. Una strategia comune e condivisa per ostacolare lo spopolamento. Salari più alti, la creazione di lavoro stabile e di qualità. Investimenti nella formazione e nell’istruzione, nell’università, ampliando l’offerta formativa in Basilicata distribuendola rispetto alla vocazione dei territori. Un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni. Chiediamo che venga garantito il diritto alla mobilità soprattutto nelle aree interne: un ammodernamento delle infrastrutture e dei mezzi, che siano più veloci, più efficienti, più sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Bisogna accelerare con i lavori di ammodernamento. Basta ai cantieri infiniti”. Ancora, “un rilancio del sistema industriale e produttivo attraverso un intervento pubblico diretto per contrastare la desertificazione industriale e costruire filiere produttive radicate nei territori, a partire dalle rinnovabili. Più controlli e trasparenza negli appalti, al fine di garantire la presenza dello Stato e la tutela dei lavoratori e della loro sicurezza, perché non si può morire di lavoro”. Per Mega “non c’è Italia senza Mezzogiorno. Se non cresce il Sud – ha concluso – nemmeno il resto del Paese crescerà. “L’Italia è una e indivisibile”. È il principio fondamentale sancito dall’Articolo 5 della nostra Costituzione. E noi continueremo a difenderla dai continui attacchi che vogliono farla a brandelli, insieme ai principi antifascisti, di libertà e di democrazia che l’hanno ispirata”.
Nelle parole del segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, in apertura della prima Giornata del lavoro, la totale condanna ai tagli ai fondi strutturali per la coesione e lo sviluppo delle aree più fragili, per destinare le risorse in politiche di riarmo. “È questa – ha detto – una scelta totalmente sbagliata, priva di una visione di sviluppo dell’Europa che provi a guardare al Mediterraneo come possibilità di sviluppo e crescita, e che veda il Mezzogiorno del Paese protagonista e ponte politico e commerciale tra Europa, Mediterraneo e Africa. Auspichiamo un reale protagonismo del Sud, che è stato praticamente espulso dall’agenda politica dei vari Governi che si sono succeduti da almeno tre decenni, e versa in una condizione dove la crescita economica è praticamente stagnante, il mercato del lavoro è sostanzialmente povero e precario e siamo di fronte ad una vera e propria emergenza salariale che è molto al di sotto della media nazionale. Siamo ormai alla fine di questa legislatura. A coloro che si candidano a governare l’Italia chiediamo di mettere al centro della politica economica il Mezzogiorno come grande questione del Paese. Ricordiamoci inoltre, che così come il Sud nell’ultima tornata referendaria sulla Giustizia, ha dato un grande impulso di partecipazione democratica diventando determinante per l’esito della consultazione, allo stesso modo lo sarà nelle prossime e ormai vicine consultazioni politiche”.
All’introduzione di Esposito è seguita la testimonianza di Don Luigi Merola, presidente della fondazione “A voc d’ ‘e creature” e autore del libro “Oltre la devianza: percorsi di rinascita. Il metodo della fondazione A voce d’e creature”. La giornata si è conclusa con il concerto degli Almamegretta. Il prossimo appuntamento è previsto a Policoro l’11 settembre per affrontare il tema del caporalato e dello sfruttamento in agricoltura.












