Flai Cgil Basilicata e Matera: “Giustizia per Paul Neeraj, il bracciante morto a Salerno. Servono più controlli anche in Basilicata e nelle sue aree a rischio, come il Matapontino e il Vulture Melfese”.
“La morte di Paul Neeraj, bracciante di 36 anni, avvenuta a Salerno, non è una fatalità. Come Flai Cgil Basilicata e Matera sentiamo il dovere di intervenire con forza, perché quanto accaduto non riguarda solo un territorio, ma parla anche alla realtà della Basilicata e della provincia di Matera, alle aree con una forte presenza di lavoro agricolo e lavoratori migranti, come il metapontino e l’area nord del Vulture/Melfese, dove troppo spesso registriamo situazioni di precarietà, lavoro grigio e vulnerabilità, soprattutto tra i lavoratori migranti”. Lo affermano i segretari generali Vincenzo Pellegrino e Simone Randò.
“Quanto accaduto – proseguono – è l’ennesima, drammatica conseguenza di un sistema di sfruttamento che continua a colpire il lavoro agricolo nel nostro Paese. Un lavoratore lasciato senza tutele, esposto – secondo quanto emerge – a sostanze pericolose, senza adeguati dispositivi di protezione, fino ad essere abbandonato davanti a un ospedale in condizioni disperate. Un essere umano trattato come un mezzo, da utilizzare e poi scartare. Denunciamo con determinazione che il caporalato e lo sfruttamento restano una piaga ancora diffusa. La sicurezza sul lavoro viene troppo spesso sacrificata e
molti lavoratori continuano a vivere in condizioni di ricatto e invisibilità.
Per questo chiediamo con forza verità e giustizia per Paul Neeraj, l’accertamento di tutte le responsabiltà, controlli straordinari anche nel territorio lucano, piena applicazione dei contratti e delle norme su salute e sicurezza, un rafforzamento concreto della lotta al caporalato.Non possiamo accettare che nel 2026 si muoia ancora così, lavorando nei campi. Come Flai Cgil Basilicata e Matera continueremo a essere presidio di diritti, denunciando ogni forma di sfruttamento e affiancando le lavoratrici e i lavoratori più fragili. Il lavoro – concludono – deve essere dignità e sicurezza, non morte”.

