L’emergenza abitativa in Basilicata assume caratteristiche sempre più complesse e non può essere affrontata soltanto attraverso nuove costruzioni. Il Piano Casa del Governo può rappresentare un’occasione importante, ma, secondo la Uil Basilicata, deve essere adattato alle specificità del territorio tra le quali il recupero del patrimonio edilizio esistente e accompagnato da una revisione delle politiche urbanistiche regionali. Altrimenti il rischio è che un intervento pensato per rispondere all’emergenza abitativa finisca per non incidere sulle cause profonde del problema: spopolamento, fragilità economica, salari insufficienti all’acquisto casa e difficoltà a rendere attrattivi interi territori.
È questa la posizione espressa dal segretario generale della Uil Basilicata, Vincenzo Tortorelli, e dal segretario regionale Feneal Uil, Carmine Lombardi, che chiedono di aprire una nuova stagione di politiche per l’abitare, mettendo insieme istituzioni, sindacati, rappresentanze degli inquilini e dei proprietari e settore delle costruzioni.
La fotografia del patrimonio abitativo regionale mostra, infatti, una situazione apparentemente contraddittoria. La Basilicata dispone complessivamente di circa 9 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica, dei quali circa 6.500 in provincia di Potenza e 2.500 nel Materano. Ma 683 alloggi Erp non sono attualmente assegnabili perché necessitano di interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria.
«Questi numeri – sottolinea Tortorelli – ci dicono che una parte della risposta all’emergenza casa è già dentro il patrimonio pubblico esistente. Prima ancora di consumare nuovo suolo dobbiamo recuperare e rendere disponibili gli alloggi che oggi non possono essere assegnati. È una risposta più rapida, più sostenibile e coerente con le esigenze di una regione che deve contemporaneamente contrastare lo spopolamento e sostenere il diritto a una casa dignitosa».
A rendere ancora più evidente il paradosso è il fenomeno delle abitazioni vuote. In Basilicata sono 94.809 le abitazioni non occupate, pari al 29,4% del totale. In provincia di Potenza sono 66.112, il 30,73%, mentre nel Materano se ne contano 28.697, pari al 26,8%.
In alcuni piccoli comuni il fenomeno assume dimensioni particolarmente rilevanti. A Cirigliano le abitazioni non occupate sono 400 su 579, pari al 69,08%. Ad Armento sono 599 su 896, il 66,9%; ad Aliano 784 su 1.247, il 64%; a Castelgrande 754 su 1.179, il 64%; ad Accettura 984 su 1.789, il 55%. Anche San Martino d’Agri registra una quota molto elevata di abitazioni vuote.
Il fenomeno riguarda però anche i centri maggiori. A Potenza sono 6.842 le abitazioni vuote su 33.830, pari al 20,22%. A Matera risultano non occupate 6.596 abitazioni su 30.459, il 21,66%.
«Il dato sulle case vuote – afferma Lombardi – deve farci riflettere sulla qualità delle politiche urbanistiche e abitative. Non è sufficiente costruire nuove abitazioni se contemporaneamente una quota enorme del patrimonio esistente resta inutilizzata. Serve una strategia di recupero, riqualificazione energetica e messa a disposizione degli immobili, soprattutto nei territori dove lo spopolamento ha lasciato interi patrimoni abitativi inutilizzati».
La nuova emergenza: chi lavora ma non può permettersi una casa
Secondo la Uil, però, l’emergenza casa sta cambiando natura. Non riguarda più soltanto le famiglie in condizioni di povertà assoluta o quelle che hanno diritto all’edilizia residenziale pubblica. Esiste una fascia crescente di popolazione che lavora, percepisce un reddito, ma non riesce comunque a sostenere i costi dell’affitto o dell’acquisto di un’abitazione.
È la cosiddetta fascia intermedia: troppo “ricca” per accedere all’edilizia popolare, ma troppo debole economicamente per competere sul libero mercato.
«È qui – sostiene Tortorelli – che la questione della casa incontra direttamente quella del lavoro. Non possiamo parlare di autonomia, di futuro dei giovani e di qualità dell’occupazione se una persona che lavora non riesce a permettersi un’abitazione. Il problema non è soltanto abitativo: riguarda salari, potere d’acquisto e qualità della vita».
Per la Uil Basilicata la risposta deve quindi essere integrata. «Alla battaglia per salari più adeguati, occupazione stabile e recupero del potere d’acquisto – aggiunge Tortorelli – deve accompagnarsi una nuova politica dell’abitare. Se vogliamo contrastare lo spopolamento, dobbiamo creare le condizioni perché giovani, lavoratori, famiglie e professionalità possano restare in Basilicata e costruire qui il proprio futuro».
Un Patto per l’abitare
La proposta della Uil è la costruzione di un Patto regionale per l’abitare, capace di coinvolgere Regione, Comuni, organizzazioni sindacali, rappresentanze degli inquilini e dei proprietari e mondo delle costruzioni.
«Serve un tavolo permanente – spiega Lombardi – che non si limiti a gestire l’emergenza, ma definisca una vera strategia regionale. Dobbiamo sapere quanti alloggi possono essere recuperati, dove esiste una domanda abitativa insoddisfatta, quali immobili possono essere riqualificati e messi a disposizione della fascia media e quali aree possono essere interessate da interventi di rigenerazione urbana».
Il settore delle costruzioni può avere, secondo la Feneal Uil, un ruolo centrale. «Recuperare il patrimonio esistente significa anche attivare lavoro, edilizia, impiantistica, manutenzione e riqualificazione energetica. Ma dobbiamo evitare – aggiunge Lombardi – che la risposta all’emergenza casa coincida semplicemente con nuovo consumo di suolo. La priorità deve essere la rigenerazione dell’esistente, con interventi di qualità e lavoro regolare e sicuro».
Tra le proposte, inoltre, il finanziamento del fondo di rotazione da destinare a ristrutturazioni e adeguamenti sismici.
Il Piano Casa del Governo
In questo quadro la Uil guarda con interesse all’impostazione del Piano Casa del Governo, che punta su più direttrici. Da una parte il recupero dell’esistente, con circa 60 mila alloggi popolari oggi inutilizzabili, perché degradati, occupati abusivamente o non a norma, che dovrebbero essere ristrutturati e rimessi a disposizione.
Dall’altra, la costruzione di un sistema più organico di housing sociale, attraverso la concentrazione di oltre 3,6 miliardi di euro in un fondo unico gestito da Invimit. Infine, il coinvolgimento dei privati attraverso semplificazioni burocratiche e procedure accelerate, a fronte dell’obbligo di destinare almeno il 70% degli alloggi realizzati all’edilizia convenzionata, quindi a prezzi o canoni calmierati.
«Il principio è condivisibile – commenta Tortorelli – ma ora bisogna verificare come queste risorse e questi strumenti possano essere utilizzati in Basilicata. Non possiamo applicare lo stesso modello a una grande area metropolitana e a un piccolo comune lucano alle prese con lo spopolamento. La politica abitativa deve essere territoriale e deve tenere insieme casa, lavoro, servizi, mobilità e qualità urbana».
Per Lombardi «la vera sfida è trasformare il Piano Casa in un piano di rigenerazione dei territori. In Basilicata abbiamo bisogno di recuperare gli alloggi pubblici, riqualificare il patrimonio privato inutilizzato, sostenere l’housing sociale e creare un’offerta abitativa accessibile ai lavoratori. Ma tutto questo deve essere accompagnato da una nuova programmazione urbanistica regionale».
La Uil chiede dunque alla Regione Basilicata di aprire un confronto con le parti sociali. «Non possiamo continuare ad affrontare separatamente casa, lavoro e spopolamento – concludono Tortorelli e Lombardi –. Sono tre facce della stessa emergenza. Un giovane che non trova un’abitazione accessibile, un lavoratore che destina una quota eccessiva del proprio reddito all’affitto e una famiglia che non riesce ad acquistare casa sono problemi che incidono direttamente sulla tenuta sociale ed economica della regione. Per questo serve un Patto per l’abitare, con obiettivi, risorse e tempi certi. La casa deve tornare a essere una politica di sviluppo e non soltanto una misura emergenziale».

