Diritto alla salute, Summa (Spi Cgil): “In Basilicata situazione drammatica. Sono 60 mila i lucani che hanno rinunciato alle cure, il 40% è ricorso al privato. Pronti a una grande mobilitazione con tutto il mondo associativo per rilanciare e potenziare il nostro sistema sanitario regionale”
“Il diritto alla salute non può dipendere dal reddito nè dal codice di avviamento postale della regione in cui si vive. Ormai da tutte le indagini, dall’Istat a quella dell’ordine dei medici, emerge una fotografia di allarme sociale: 7 italiani su 10 che per una prestazione sanitaria hanno atteso tra i due e tre mesi. E in Basilicata la situazione è ancora più drammatica: 60 mila lucani hanno rinunciato alle cure e chi ha una disponibilità economica, circa il 40%, è ricorso al privato”. È la denuncia del segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa.
“Alle nostre denunce e alla richiesta di affrontare in modo sistemico e strutturale la grave situazione in cui versa la nostra sanità pubblica – afferma Summa – continuiamo ad assistere solo a proclami da parte dell’assessore regionale al ramo, Cosimo Latronico. L’abbiamo sottolineato nell’ultimo confronto di più di un mese fa che occorre dare strutturalità al confronto per poter avviare una reale e concreta riforma del servizo sanitario regionale per garantire il diritto alla salute a tutti i lucani e a tutte le lucane. Oltre alla mobilitazione che è gia in atto in tutto il territorio regionale con la nostra campagna sulla iniziativa di legge popolare per il rilancio della sanità pubblica, stiamo preparando una grande mobilitazione con tutto il mondo associativo per rilanciare e potenziare il nostro sistema sanitario regionale, affinché il diritto alla salute sia un diritto esigibile per tutti.
In Basilicata – continua Summa – il diritto alla cura non è pienamente garantito e a risentirne sono i cittadini più fragili, gli anziani e i non autosufficienti. In una regione sempre più anziana, è urgente investire in welfare e sanità. La vertenza sulla sanità è la vertenza di tutte le vertenze. Oggi la sanità locale ha un buco da 60 milioni di euro, solo in parte compensato per evitare il commissariamento. Ma se oggi a questo buco non si aggiungono altre risorse, rischiamo una desertificazione della nostra sanità. La mobilità passiva si sta letteralmente mangiando il nostro piano sanitario: ammonta a 140 milioni di euro la mobilità passiva dei lucani che si vanno a curare fuori regione, per un delta tra mobilità passiva e mobilità attiva di circa 80 milioni di euro, quanto la spesa complessiva di due o tre ospedali. Se continua questa erosione, con la crisi demografia e la popolazione che si riduce – conclude Summa – il nostro servizio sanitario pubblico sarà sempre più a rischio. Le persone che potranno si rivolgeranno a alla sanità privata e chi non può non si curerà, aumentando le diseguaglianze”.

