A seguito delle dichiarazioni rilasciate dall’assessore comunale Lucia Gaudiano in merito alla demolizione della condotta idrica ritrovata in piazza della Visitazione a Matera riportiamo di seguito un nuovo intervento di Pasquale Stano. Di seguito la nota integrale.
Nell’era del virtuale è giusto vivere in questo modo anche l’esistente, ci accontenteremo di viaggi virtuali che mai nessuno poi farà, città come Parigi e Napoli hanno fatto tesoro e vanto della rete sotterranea che le attraversa, la città di Matera è già molto avanti passando direttamente al virtuale, si perpetua nuovamente il modus operandi del dopoguerra a Matera. Pasolini nel 1974 cinquant’anni fa denunciava, in ”la forma della città” cit. ”…questa strada per cui camminiamo, con questo selciato sconnesso e antico, non è niente, quasi niente, è un’umile cosa. Non si può nemmeno confrontare con certe opere d’arte, d’autore, stupende, della tradizione italiana, eppure io penso che questa stradina da niente, così umile, sia da difendere con lo stesso accanimento, con la stessa buona volontà, con lo stesso rigore con cui si difende un opera d’arte di un grande autore..”, non che mi aspettassi repentini cambi di idea ma tuttavia una ben che minima presa di posizione dell’assessore al ramo ed architetto Lucia Gaudiano sarebbe stata auspicabile.
Per un costruito che anche se solo in parte poteva essere conservato (le costruzioni storiche ancor più se han perso le loro funzioni sono libri di pietra), ed è fattibile, parlo con cognizione di causa. D’altro canto l’architetto è tra i progettisti di contrada gravinelle, dove il connubio tra natura, antropizzazione dalla natura stessa sublimata e visione contemporanea del costruire, non avrebbero avuto certo l’impatto odierno che è oggi quel sito, se vi fosse stata sensibilità progettuale. Metri cubi che hanno divorato tutto, cave, uliveti, grotte, le aie per la ventilazione del raccolto e il costruito storico (il disegno della facciata del villino anni venti sulla nuova edificazione è arte! Soprintendenza docet. Giustamente dove era e come era!) infine lo stupendo impatto visivo appena si giunge a Matera dall’ingresso monumentale di san Vito a ridosso di una murgia ”tutelata”.
Tutto a norma di legge sia ben chiaro, ed è proprio questo che scioglie il ”nodo gordiano” di una certa ”etica” nel costruire, salvaguardare, tutelare ed integrare. Costruzioni che imitano e pur vagamente il prospiciente quartiere villa Longo, semplice ma dalla indubbia qualità urbanistica, non giustificano l’agire degli anni del bisogno rapportandosi con la realtà odierna. Abbiam quasi completamente perso la rete di raccolta delle acque nei rioni Sassi, perché minimamente conservate, (da cui l’ecosistema per il quale l’Unesco li ha tutelati) ora ci accingiamo a completare l’opera nella parte sette-otto-novecentesca. Non si distrugge quel che poi ha caratterizzato la cultura materana: la raccolta delle acque non avendo noi un fiume a servirci, per un posto auto in più.


Possibile che un comitato di cittadini, l’opposizione alla attuale giunta, non possano indire con un quotidiano una raccolta firme da mandare in regione e nel frattempo bloccare i lavori in attesa della decisione della soprintendenza ai reperti di valore storico?! Non bisogna arrendersi al degrado ma combattere fino all’ultimo.