Giovedì 25 settembre 2025 alle ore 9 nella sala conferenze della Camera di Commercio della Basilicata è in programma la prima giornata del convengo nazionale della Società Italiana di Antropologia Culturale (SIAC) sul tema “Sperare / Disperare / Desiderare”.
Il convegno proseguirà dalle ore 14,30 al Campus Unibas di Matera.
Il convegno è dedicato alla memoria di Ferdinando Fava (1960-2025) ed è organizzato con il patrocinio dell’Università della Basilicata e della Camera di Commercio della Basilicata.
Attraverso tavole rotonde e sessioni tematiche, il convegno intende essere un momento di riflessione interdisciplinare sui tre poli emotivi e concettuali del vivere umano: la speranza, la disperazione, il desiderio.
Tra i momenti centrali del convegno Sperare / Disperare / Desiderare spiccano alcuni appuntamenti che delineano le traiettorie di riflessione collettiva.
Ad aprire il confronto sarà la Keynote Lecture di Michael Herzfeld (Harvard University / Leiden University), intitolata “La speranza e l’indeterminatezza: realtà, scrittura etnografica e il desiderio di buon fine”. Herzfeld propone una riflessione sulla tensione costante tra il bisogno umano di stabilità e la realtà, che si presenta sempre segnata dall’imprevisto. Le istituzioni cercano di ridurre l’indeterminatezza, imponendo regole e norme per rendere il mondo più ordinato e prevedibile; eppure, proprio nell’incertezza quotidiana si generano nuove possibilità di relazione e di trasformazione. L’etnografia, in questo quadro, diventa lo spazio in cui osservare come la speranza e il desiderio di “buon fine” possano convivere con la consapevolezza della precarietà, delle fratture e delle sorprese che attraversano la vita sociale.
Il programma proseguirà con una ricca articolazione di sessioni tematiche che spaziano attraverso i nodi cruciali dell’antropologia contemporanea: dagli spazi transnazionali alle pratiche di nostalgia e rigenerazione nei territori rurali; dal rapporto tra antropologia e letteratura alle forme religiose in tempi di crisi; dal desiderio come motore di conflitto agli orizzonti bioculturali emergenti; dalle infrastrutture digitali che trasformano comunicazione e relazioni ai mutamenti del corpo, fino alle sfide poste da mobilità e futuri incerti. Un ventaglio di temi che riflette l’ampiezza delle traiettorie di ricerca, ma anche l’urgenza di interpretare i processi di cambiamento che attraversano il nostro presente.
Un momento di forte impegno politico e civile sarà rappresentato dalla Tavola Rotonda “L’antropologia di fronte al genocidio: ruolo, prospettive, azioni”. Il punto di partenza è il drammatico scenario della Palestina, dove da oltre 600 giorni si consuma una tragedia che molte voci internazionali non esitano a definire genocidio. La discussione interrogherà il ruolo dell’antropologia e della comunità scientifica: cosa è stato fatto finora, dentro e fuori dalle università, dalle associazioni e dai singoli ricercatori, e quali azioni sono oggi possibili di fronte a una violenza senza fine. La tavola rotonda non si limiterà alla denuncia, ma cercherà di aprire un dibattito su forme concrete di impegno, sul posizionamento politico e sulla responsabilità collettiva che la disciplina può assumere in contesti di crisi estrema. Presiede: Berardino Palumbo (Università di Messina), Discussant: Caterina Di Pasquale (Università di Pisa). Intervengono per Antropolog3 per la Palestina: Francesca Cerbini (Università di Palermo), Osvaldo Costantini (Sapienza Università di Roma), Mauro Van Aken (Università di Milano – Bicocca), Francesco Vacchiano (Università Ca’ Foscari di Venezia).
Il convegno offrirà inoltre momenti di scambio e confronto più informale, attraverso la presentazione di volumi e lavori recenti, i dibattiti collettivi e l’assemblea generale della SIAC, occasione di partecipazione e condivisione interna alla comunità scientifica.
Insieme, questi appuntamenti configurano un percorso che intreccia ricerca e responsabilità, teoria ed esperienza, desiderio di conoscenza e urgenza etica. L’antropologia viene così chiamata non solo a interpretare il mondo, ma anche a interrogarsi su come agire al suo interno, mantenendo viva quella tensione tra speranza e indeterminatezza che è, al tempo stesso, fragilità e risorsa.
Link al programma: https://www.siacantropologia.it/prodotti/sperare-disperare-desiderare-3/

