Venerdì 20 marzo 2026 si è svolta l’inaugurazione dell’anno di Matera capitale mediterranea della cultura e del dialogo. Nello stesso giorno si è concluso il Ramadan con gli islamici materani che si sono raccolti in preghiera all’aperto al boschetto. Alcuni dei nostri pensatori laicisti, estasiati e stupiti, da cotanta testimonianza, hanno epicamente descritto questo evento come una segno potente e straordinario di religiosità. Segno tangibile del dialogo e di inclusione che Matera dovrà sforzarsi di promuovere almeno per quest’anno. Fra l’altro nella giornata inaugurale cultura ed inclusività è stata una nota malinconicamente suonata da soli politici ed autorità locali, declinata con la loro solita vuota e cavernicola retorica. Perché tutto si può dire di quella celebrazione, ma una cosa è certa: di internazionalità e scambio di culture c’è stato ben poco e non ha saputo andare al di là della vanità e del pavoneggiamento delle autorità locali. Ma torniamo al nostro Ramadam. Peccato che a partecipare alla preghiera comunitaria ci fossero solo uomini e che la comunità islamica presente nella nostra città si sta dimostrando poco incline ad essere inclusa! Questo dovrebbe suscitare interrogativi seri e farci intravvedere pesanti difficoltà piuttosto che entusiastico stupore. Molto spesso apparenti novità suscitano entusiastico stupore in noi, quando invece le stesse cose, gli stessi riti, sono già presenti nella nostra cultura e nel nostro vissuto, colpevoli solo di esser stati da noi dimenticati! Ma il punto non è questo. La vera questione è come favorire l’incontro ed il dialogo fra culture diverse. Quando si tratta questo tema l’icona più calzante che mi viene alla mente è quella dei Re Magi.I Re magi venivano da tre parti diverse del mondo e ognuno portava dei doni diversi. Questi doni non servivano per recitare astratti convenevoli e neanche solo per ingraziarsi il Signore; ma per scambiarli con gli altri, trafficarli, per provare odori nuovi, spinti dalla curiosità per le novità di cui il “diverso” era il portatore. Ma ancora non basta! Quello scambio, quel trafficare crea intesa, complicità, desiderio di costruire qualcosa di nuovo. Una cultura nuova dove sono si riconoscibili tutti gli ingredienti portati dai Re Magi, ma che diventa una nuova casa comune di una famiglia allargata. Ora il dialogo e lo scambio funziona se ognuno è portatore di doni, di proprie verità, di propri vissuti ed odori. Non funziona più se un Re Magio arriva con un sacco vuoto. Un Europa o, in piccolo, la nostra Matera, che cancella la propria cultura, demonizza la propria storia, non fa pesare la sua arte, rinnega le sue radici greco-cristiane, è un malinconico otre vuoto che va ad un incontro con otri orgogliosamente pieni! Facendo gli otri vuoti (ma non lo siamo affatto!) i sentimenti possibili possono essere solo la resa o la paura. Con la resa non esercitiamo alcuna resistenza alla sostituzione culturale ed alla cancellazione delle nostre iconografie credendo che il solo rispetto delle regole di gioco ed una laicità iconoclasta possa essere una buona garanzia. E’ la forma di integrazione adottata dalla Francia e che ha prodotto i disagi nelle “Banlieue” magrebine di Parigi. La paura di essere invasi” invece ci fa rifiutare il confronto, rigettare la diversità, aborrire la contaminazione per scadere perfino in atteggiamenti razzisti o suprematisti. Papa Ratzinger invece voleva un Europa colorata, orgogliosa della sua storia che va sorridente e speranzosa al confronto con le altre culture. La risposta non può essere quel grigio laicismo che mira a cancellare qualsiasi forma di religiosità dalla vita pulsante di una comunità, limitando la vita sociale al solo rispetto delle regole. Il confronto ed il dialogo deve invece avvenire all’insegna di una laicità colorata per la quale i simboli, i segni, le icone culturali e religiose degli altri popoli non siano cancellate ma poste l’una accanto alle altre. Culture che si incontrano con la determinazione che dal loro incontro possa esserci una sintesi di nuovi mondi! Cardini ci insegna che nel medioevo cultura islamica e cristiana non si siano poi scontrate, quando piuttosto vitalmente incontrate ed intrecciate. I magi che partono dall’Europa portano in dote la filosofia greca, l’ingegneria e la giurisprudenza romana, la cultura giudaico-cristiana, il simbolo del crocifisso, le bellezze del Rinascimento, la cappella Sistina,Mozart, Puccini, la scienza moderna, la Rivoluzione Copernicana, Kant, Freud, lo sbarco sulla Luna. Siamo soprattutto portatori di quello spirito donatoci dall’Illuminismo il cui anelito primario è stato quello di definire ciò che è universale e condivisibile da tutti gli uomini del mondo: Liberté, Égalité, Fraternité! Noi siamo stati tante cose brutte, a volte delle vere sciagure, per gli altri popoli, ma abbiamo saputo riconoscere l’importanza di quei valori civili e della loro tutela che rendono pienamente vivibile la nostra esistenza e che riteniamo universali. Per affermarle abbiamo dovuto far scorrere tantissimo sangue e sofferenza in ben due terribili guerre civili europee nel novecento. Ma non ci basta. Questi sono doni che vale la pena poter trafficare per far si che si possano propagare nel mondo. Sono doni che farebbero tanto bene alla comunità islamica che si è riunita a pregare a Matera, come a noi farebbe bene recuperare quel primato dello spirituale che pervade le loro società e che testimoniano con orgoglio. Una grande intuizione di Papa Francesco è stata quella di avviare il dialogo con altre culture, partendo dai diritti della persona; ovvero da quei valori pre-esistenti alle nazioni, agli stati, democratici o meno che siano. Per avviare però questo dialogo franco, sincero, inclusivo, occorre che si abbandoni quella concezione materialistica della storia che pervade oggi il feroce neo-liberismo, e si impari a parlare allo spirito dei popoli. Si eviterebbero sicuramente in questo modo tante incomprensioni e tante guerre oggi nel mondo. Mi piacerebbe che Matera possa cimentarsi, almeno per quest’anno, nella ricerca e nella articolazione di quel linguaggio dello spirito che sa parlare al cuore di ogni uomo nel mondo.
Mar 25



