Don Francesco Di Marzio lascia l’incarico di delegato arcivescovile che ricopriva all’interno dell’associazione Maria Santissima della Bruna, impegnata nell’organizzazione della festa patronale in onore di Maria Santissima della Bruna a Matera. Di seguito la nota integrale.
Cinque anni al servizio di Maria Santissima della Bruna, con lo sguardo rivolto ai giovani.
Ho maturato la volontà di concludere la mia esperienza come Delegato Arcivescovile.
Non è stata una decisione improvvisa. Ci ho pensato a lungo e sono arrivato alla convinzione che, dopo cinque anni intensi, sia arrivato per me il momento di chiudere questo capitolo.
Lo faccio serenamente e con gratitudine.
Ci sono momenti nei quali bisogna anche saper riconoscere che un percorso ha dato ciò che poteva dare. Non significa rinnegare nulla, né prendere le distanze da ciò che si è vissuto. Al contrario. Significa volergli abbastanza bene da sapere quando è il momento di lasciare spazio a un nuovo tratto di strada.
Questi cinque anni sono stati una parte importante della mia vita. Li ho vissuti con entusiasmo, a volte forse anche con troppa passione, con il desiderio di fare qualcosa di concreto per una Festa che amo e che per me non è mai stata soltanto una grande tradizione popolare.
La Festa della Bruna, prima di tutto, è fede.
È Maria.
È il rapporto profondo che da secoli lega Matera alla sua Patrona. Ed è Maria che conduce a Cristo.
Se oggi provo a capire quale sia stato il filo che ha tenuto insieme tante scelte fatte in questi anni, lo riconosco soprattutto nell’attenzione ai bambini, ai ragazzi e ai giovani.
È una preoccupazione che ho sentito crescere nel tempo.
Mi sono chiesto spesso che cosa stessimo realmente consegnando loro.
Conoscono il 2 luglio. Amano il Carro. Vivono l’attesa, la festa, le strade piene, i riti che appartengono alla storia di Matera. Ma tutto questo continuerà ad avere un senso soltanto se riusciremo a spiegare loro cosa c’è dietro.
Non mi è mai bastato pensare che i giovani dovessero semplicemente “portare avanti la tradizione”.
Prima bisogna metterli nelle condizioni di capirla e, possibilmente, di amarla per le ragioni giuste.
È nata anche da qui la catechesi nella Fabbrica del Carro per i bambini che si preparano alla Prima Comunione.
Ricordo bene il loro modo di entrare nella Fabbrica: gli occhi che correvano dappertutto, la curiosità per la cartapesta, i colori, le figure, le domande sul Carro.
Quella meraviglia era il punto di partenza.
Poi bisognava arrivare al resto.
Dire loro, con parole semplici, che dietro quella bellezza c’è Maria. E che Maria conduce a Gesù.
Può sembrare poco, ma per me era il punto.
Perché possiamo insegnare ai nostri ragazzi tutto sul 2 luglio e rischiare comunque di non aver trasmesso loro la Festa.
Allo stesso modo ho voluto che i giovani non fossero soltanto destinatari di qualcosa costruito dagli adulti.
Il coinvolgimento degli studenti del Liceo Artistico di Matera nei progetti creativi legati alla Festa è nato proprio da questa convinzione.
Mi interessava vedere che cosa sarebbe successo mettendo una tradizione così antica nelle mani di ragazzi che hanno altri linguaggi, altre sensibilità, un altro modo di guardare le cose.
E mi è piaciuto vederli lavorare.
Osservare, discutere, provare, interpretare.
Non sempre dobbiamo spiegare ai giovani come devono fare le cose. Qualche volta dobbiamo spiegare bene da dove veniamo e poi avere il coraggio di fidarci di loro.
Credo che questo sia uno dei passaggi decisivi per il futuro della Festa.
Non chiedere loro di diventare uguali a noi, ma fare in modo che conoscano abbastanza bene le proprie radici da poter trovare il loro modo di custodirle.
Anche altre iniziative di questi anni, pur diverse, sono nate dalla stessa idea di trasmissione.
Con la Peregrinatio della statua di Maria Santissima della Bruna nell’intera Diocesi ho voluto che fosse Maria ad andare incontro alle persone.
Di quei giorni ricordo soprattutto i volti di chi aspettava il suo arrivo, di chi pregava, di chi rimaneva semplicemente fermo a guardarla passare.
Con la Peregrinatio di Gesù Bambino siamo entrati invece nelle scuole dell’infanzia e nelle strutture di cura.
E lì ho visto qualcosa che mi è rimasto dentro: da una parte gli occhi dei bambini, dall’altra quelli degli anziani.
Due estremi della vita davanti allo stesso Bambino.
È stato uno dei modi più semplici per capire che la fede vive davvero quando riesce a passare da una generazione all’altra.
Anche la cura dell’effigie di Maria Santissima della Bruna ha avuto per me un significato preciso.
I nuovi abiti donati dallo stilista Michele Miglionico e le nuove corone realizzate dall’orafo Francesco Iacovone non li ho mai considerati semplici ornamenti.
Prendersi cura dell’immagine della Patrona significa esprimere concretamente la venerazione e l’affetto che Matera nutre per Lei.
E poi ci sono stati i momenti più raccolti.
Il “Buonanotte a Maria” durante la Novena è nato da un’idea molto semplice: finire la giornata salutando Maria quasi come si saluta una persona di casa.
E c’è stata l’apertura della Cattedrale per tutta la notte tra il 1° e il 2 luglio.
A quella notte sono particolarmente legato.
Fuori c’era Matera che entrava nel 2 luglio: le persone per strada, il rumore, l’attesa, l’emozione.
Dentro c’era il silenzio.
Ho visto persone entrare, fermarsi davanti alla Madonna, pregare. Alcune rimanevano pochi minuti, altre più a lungo. Qualcuno entrava forse soltanto per curiosità.
Mi piaceva soprattutto pensare che anche un ragazzo potesse passare quella porta e scoprire che la Festa che conosceva fuori aveva anche quel volto.
Il silenzio davanti a Maria.
Perché è questo che vorrei fossimo capaci di consegnare ai giovani: non soltanto una Festa da ripetere, ma una Festa da capire.
Con la sua gioia e la sua fede.
Con il Carro e con la preghiera.
Con quello che abbiamo ricevuto e con quello che loro sapranno aggiungere.
Non so quanto io sia riuscito a fare in questa direzione. Non spetta a me giudicarlo.
So però che ci ho creduto.
E oggi, mentre scelgo di concludere questa esperienza, è proprio questo l’aspetto che sento di lasciare più volentieri a chi continuerà: non perdiamo i giovani.
Non teniamoli ai margini aspettando che un giorno siano pronti.
Parliamo con loro. Spieghiamo. Ascoltiamo. Affidiamo loro responsabilità. Accettiamo anche che possano vedere alcune cose diversamente da noi.
Se vogliamo che la Festa continui a vivere, dobbiamo avere fiducia in chi verrà dopo.
Alla fine di questi cinque anni non sento il bisogno di fare un elenco dei risultati.
Alcune cose continueranno, altre cambieranno, altre forse si fermeranno. È normale.
Mi restano soprattutto le persone.
Il bambino che guarda il Carro con meraviglia.
Il ragazzo che prova a raccontare la Festa attraverso la propria creatività.
L’anziano che si commuove davanti a Gesù Bambino.
Le persone che aspettano Maria durante la Peregrinatio.
Chi entra in Cattedrale nel cuore della notte e rimane qualche minuto in silenzio.
E poi mi restano tutti quelli che hanno lavorato accanto a me. Chi ha aiutato, chi ha proposto, chi ha risolto un problema all’ultimo momento, chi non era d’accordo con me e me lo ha detto.
Sono stati cinque anni veri. Anche per questo sono stati belli.
Oggi sento soprattutto di dover dire grazie.
Ma il grazie più grande va alla Santissima Trinità e a Maria Santissima della Bruna.
A Lei ho affidato questo servizio quando è iniziato.
A Lei sono tornato tante volte in questi cinque anni, soprattutto quando non sapevo bene quale fosse la scelta giusta.
E a Lei torno adesso.
Non per fare un bilancio.
Semplicemente per dirle:
Maria, questi cinque anni li rimetto nelle tue mani.
Tu sai quanto ci ho creduto. Sai le cose che mi hanno reso felice e quelle che mi sono costate fatica. Sai quello che sono riuscito a fare e anche quello che avrei voluto fare meglio.
Prendi quello che c’è stato di buono e fallo continuare.
Custodisci questa Festa.
Custodisci Matera.
E custodisci soprattutto i nostri ragazzi. Fa’ che possano incontrarti davvero e non soltanto conoscere una tradizione che parla di Te.
Quanto a me, non Ti chiedo di conservare un incarico.
Quello finisce qui.
Ti chiedo soltanto di continuare a camminarmi accanto.
Come prima.
Come dopo.
Con quello che sono.
Tutto è stato grazia.
- Screenshot



