Con la Santa Messa in piazza Duomo, nel cuore della Civita materana e la processione dei pastori che ha fatto registrare oltre 15mila presenze, sono partiti all’alba nella città di Matera i festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Bruna.
La Santa Messa è stata celebrata da Monsignor Rocco Pennacchio, Arcivescovo della Diocesi di Fermo e Metropolita del Molise e animata dal Coro Diocesano di Pastorale Giovanile diretto da Frate Gianparide.
In prima fila tra le autorità i vertici delle forze dell’ordine, il sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, il vice sindaco e assessore comunale Rocco Buccico, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, le assessori comunali Angela Braia e Stefania Draicchio, il consigliere provinciale Angelo Montemurro e tutti i soci dell’Associazione Maria Santissima della Bruna, della Confraternita dei Pastori, dei Pastori dell’Anima e degli Angeli del Carro. A seguire uno dei momenti più attesi dai devoti della Bruna, un mix di folklore e devozione: la processione della Confraternita dei Pastori.
La processione dei Pastori dell’edizione 637 della Festa della Bruna ha percorso il centro della città con il seguente percorso: Piazza Duomo, via Duomo, via San Francesco, via Ridola, Sosta di preghiera in vico Case Nuove, via Lucana, Sosta di preghiera presso la stele della Madonnina in via Lucana, via Cappelluti, viale Europa, via Lazazzera, via Dante, via Petrarca, piazza Giovanni XXIII, Sosta di preghiera sul sagrato della Chiesa di S. Pio X, via Parini, via Manzoni, via Nazionale, via Istria, vicolo I Marconi, via Marconi, via Annunziatella, via XX Settembre con arrivo presso il Santuario di San Francesco da Paola
Un rito che è stato animato dalla bassa musica “Don Bosco” di Montescaglioso.
Anche quest’anno tanto folklore, con le nuove generazioni pronte ad affermare la devozione verso la patrona di Matera anche con una frase significativa in dialetto materano stampata su t-shirt e indossata lungo il percorso processionale.
Di seguito gli otto punti della città in cui è stata piazzata la batteria dei fuochi pirotecnici dalla Pirotecnica Colangelo Fireworks di Avigliano: Palazzo della Provincia, via Cappelluti incrocio Viale Europa-via Gioberti, incrocio viale Europa-via Lazazzera-via delle Nazioni Unite, Piazza Giovanni XXXIII, incrocio Largo Alcide De Gasperi-via Manzoni, incrocio via Marconi-piazza Marconi-via Piemonte-via Liguria e incrocio via Marconi-via Annunziatella.
La processione si è conclusa con l’ingresso del quadro della Confraternita dei Pastori nella chiesa di San Francesco di Paola.
Michele Capolupo
Omelia di Monsignor Benoni Ambarus alla Messa dei Pastori in Piazza Duomo a Matera per la Festa di Maria SS. della Bruna (2 luglio 2026)
Carissimi materani,
abbiamo ascoltato nella prima lettura questo inno di esultanza: «Gioisci, esulta grandemente, perché il Signore è in mezzo a te». È questo che celebriamo oggi, in maniera ancora più significativa rispetto a tutto l’anno: la gioia e il dono del Signore che è in mezzo a noi e che ci viene attraverso Maria.
La gioia di questa mattina, con questa celebrazione e con la successiva Processione, quella che viene chiamata “dei Pastori”, è un appuntamento nel quale possiamo tutti metterci in cammino. Più che un cammino esterno, che faremo oggi in questo giorno così lungo di festa, è un cammino interiore dentro ciascuno di noi.
È una grande gioia trovarci tutti insieme e iniziare all’alba questa nostra lunghissima giornata della festa della Madonna della Bruna.
Il Vangelo ci parla direttamente della Visitazione che Maria compie verso sua cugina Elisabetta. Ci viene raccontato l’incontro tra una donna avanti negli anni e una ragazza, accomunate entrambe dall’essere portatrici di vita, entrambe visitate dal Signore. Ci viene raccontato anche il loro dialogo e, della Parola che abbiamo ascoltato, vorrei sottolineare tre parole: attesa, benedetta e umiltà.
Attesa
Elisabetta ha aspettato per tutta la vita un figlio e solo quando ormai forse non ci sperava più rimane incinta. Non solo: porta nel grembo un bimbo che sarà il precursore del Messia.
Ora sta vivendo una seconda attesa, sulla soglia della sua casa. Attende e accoglie sua cugina Maria, che riconosce come portatrice del dono più grande di Dio, cioè dello stesso Signore.
Lei non aveva perso la speranza in Dio, non aveva mai smesso di credere che il Signore non si fosse dimenticato di lei. Eppure è piena di stupore quando vede compiersi tutto questo.
Vedete, la fede nasce solo quando c’è l’attesa. Se Dio non lo attendiamo più, se non lo invochiamo con il cuore segnato dalla mancanza, difficilmente lo potremo incontrare.
Quando c’è qualcuno che attendiamo, arriva anche l’atteso.
Lo dicevo anche ieri sera: se nel nostro cuore avvertiamo un vuoto, un desiderio di pienezza, se sperimentiamo una mancanza, carissimi, non scoraggiamoci. È proprio il segno che il nostro cuore ha bisogno del Signore.
Invochiamolo, apriamogli il cuore, chiediamo che venga a visitarci, che si manifesti in noi, e vedrete che Lui non si farà attendere.
Lo dico soprattutto a coloro che sono in ricerca spirituale: se sentite un vuoto nel cuore, una mancanza, apritevi al Signore. Vedrete che Lui viene.
Il nostro cuore è come una porta che ha la maniglia solo dall’interno: non si apre dall’esterno. Ci vuole la nostra attesa e allora arriva anche l’Atteso.
Benedetta
Elisabetta riconosce subito in Maria la presenza di Dio e vede immediatamente l’opera del Signore in lei.
Volendo, avrebbe potuto facilmente lasciarsi prendere dal confronto: «Tu, giovane cugina, porti nel grembo il Messia, mentre io porto soltanto il suo precursore». Invece coglie la grandezza dell’opera di Dio e la benedice.
Per questo dice: «Beata te che hai creduto!». Dice bene di lei, perché è stata visitata da Dio.
Carissimi, l’atteggiamento di Elisabetta ci porta oggi a chiederci quanto siamo capaci di riconoscere negli altri i doni di Dio, di esserne contenti, di lodare e benedire il Signore per le cose belle che accadono nella vita degli altri.
Viviamo in un tempo in cui facilmente sottolineiamo ciò che non va, mettiamo in evidenza il negativo e non riusciamo più a gioire del bene e del bello presente nell’altro, come se fossimo continuamente prigionieri del rancore, dell’invidia e del confronto.
Elisabetta ci insegna ad avere uno sguardo limpido sugli altri, ad accogliere il bello e il buono che c’è in loro.
C’è vita a sufficienza per gli altri e per me. C’è grazia di Dio in abbondanza per gli altri e per me. C’è amore di Dio a sufficienza per gli altri e per me.
Benediciamo gli altri. Abbiamo un cuore contento che sa gioire del bene degli altri.
Mi permetto di dire: non indurirti davanti al bene, non vedere soltanto il male. Non cedere alla tentazione che separa le persone, non chiuderti, non voltarti dall’altra parte davanti alla diversità. Non cedere alla tentazione di considerare gli altri come ostili.
Non cediamo alle logiche manipolatorie che dividono l’unica famiglia umana. Diciamo bene degli altri, ogni giorno.
Umiltà
Maria, ascoltando le parole così belle di sua cugina, rimane con i piedi per terra.
Alle parole di elogio — «Benedetta tu fra le donne, benedetto il frutto del tuo grembo. Tu sei la madre del mio Signore. Beata te che hai creduto» — risponde con parole che esaltano Dio: «L’anima mia magnifica il Signore… ha guardato l’umiltà della sua serva.»
Maria è piena di gratitudine per l’opera di Dio in lei e non si attribuisce che un solo merito: essere stata guardata dal Signore.
«Lui mi ha guardata», dice. «Ha chinato il suo sguardo su di me, ha guardato la mia umiltà.»
Badate bene: qui la parola umiltà ha un significato molto preciso. Non è che Maria stia dicendo: «Io sono umile». Piuttosto sta dicendo: «Io sono così piccola e Lui è così grande. Io sono poca cosa, eppure il Signore, nella sua grandezza, ha voluto guardare proprio me.»
Per questo lo loda e lo esalta.
Maria ha piena consapevolezza della propria piccolezza e proprio per questo vive totalmente dell’opera di Dio.
Questa è l’umiltà di Maria ed è la stessa che oggi siamo invitati a vivere.
Che cosa siamo noi senza il Signore? Chi saremmo se Lui non ci avesse pensati da sempre, creati, redenti e adottati come figli? Che cosa potremmo fare da soli senza di Lui?
L’umiltà è la consapevolezza dei nostri limiti, ma di limiti amati e abbracciati dal Signore e dal suo amore, che continua a ripeterci parole di fiducia e di amore, vedendo in noi possibilità di bene e desiderando realizzare grandi cose.
Più siamo consapevoli di essere piccoli, più ci sono le condizioni perché il Signore possa coinvolgerci nella sua opera d’amore verso gli altri.
Carissimi ragazzi, giovani soprattutto, siete qui, siete in tanti.
Permettetemi di concludere con un appello.
Non cercate soltanto la grandezza. Non affidatevi solo alle vostre capacità. Non entrate nel vortice di dover dimostrare tutto a tutti.
Il Signore vi guarda e vi ama per come siete. Vi ha creati Lui così come siete e siete già una meraviglia.
Accogliete questa verità della vostra vita, anche quando vi sembra piccolezza. Il Signore può compiere grandi opere in voi e attraverso di voi, come ha fatto in Maria.
Chiediamo a Maria di donarci la docilità alla Parola del Signore e la capacità di affidarci a Dio senza riserve, affinché Lui possa portare avanti la sua opera in noi, al servizio degli altri.
Più una vita è spesa nella semplicità a favore degli altri, più è grande agli occhi di Dio.
Maria, Madonna della Bruna, noi siamo come i pastori, come i nostri padri, che hanno vissuto nella semplicità e nell’umiltà della vita, dedicandosi a vivere con dignità.
Madonna della Bruna, aiutaci a imitarti, a non cercare i primi posti, a dire il nostro «sì» nella vita, come hanno fatto i nostri padri, spendendo l’esistenza nella dignità, nell’onestà, nel servizio e nell’amore verso Dio. Amen.
Festa della Bruna 2026, presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella: “Festa della Bruna patrimonio dal valore universale”
Il presidente dell’Assemblea: “Il Consiglio regionale della Basilicata sostiene la candidatura della Festa della Bruna a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, un percorso di grande rilievo culturale e identitario”
“La Festa della Bruna è tra le testimonianze più significative dell’identità di Matera e della Basilicata. Il suo valore sta nella capacità di coniugare fede, storia e partecipazione popolare, rinnovandosi ogni anno senza perdere il proprio significato. Per questo il Consiglio regionale sostiene il percorso di candidatura della Festa a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO”.
Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella.
“Valorizzare la Festa della Bruna – dichiara il Presidente del Consiglio regionale – significa riconoscere il valore di una storia che appartiene a Matera ma che, per il suo significato culturale e civile, parla ben oltre i confini della nostra regione, tanto più nell’anno in cui la città è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. Un augurio alla città e a chi vive la festa, e un ringraziamento alle istituzioni territoriali, all’Arcidiocesi, all’Associazione Maria SS. della Bruna, ai volontari e ai maestri cartapestai, e a quanti con il proprio lavoro consentono di tramandare e custodire questa tradizione secolare”.
Festa della Bruna 2026, Consigliere regionale Michele Casino: le parole dell’Arcivescovo Ambarus sono un monito per il futuro dei nostri giovani, non un intervento politico.
DI SEGUITO VIDEO PREGHIERA LETTA DAL SINDACO NICOLETTI ALL’ALTARE ALLESTITO IN VICO CASE NUOVE
DI SEGUITO VIDEO DELLA IOSA IN VIA LUCANA PER LA PROCESSIONE DEI PASTORI
Di SEGUITO VIDEO FUOCHI PROCESSIONE DEI PASTORI – PROVINCIA DI MATERA
Di SEGUITO VIDEO FUOCHI PROCESSIONE DEI PASTORI – VIA CAPPELLUTI
Di SEGUITO VIDEO FUOCHI PROCESSIONE DEI PASTORI – VIALE EUROPA
Di SEGUITO VIDEO FUOCHI PROCESSIONE DEI PASTORI – VIALE NAZIONI UNITE
La fotogallery della processione dei pastori (foto www.SassiLive.it)






















































































