Un drappello dei Cavalieri ha raggiunto questa mattina il Trombettiere, il porta Vessillo e il Vice Generale per partecipare al rituale della vestizione del Generale Raffaele Tataranni nella chiesa del Carmine di Palazzo Lanfranchi.
Nella stessa sede c’è stato l’incontro del Generale dei Cavalieri di Maria Santissima della Bruna, Raffaele Tataranni con il Comitato Esecutivo dell’Associazione Maria Santissima della Bruna e il Presidente Bruno Caiella.
A seguire il trasferimento in carrozza verso piazza Vittorio Veneto, con Tataranni e Caiella scortati dal primo drappello di cavalieri. Qui il Generale ha assunto il comando dell’intera Cavalcata di Maria Santissima della Bruna.
Alle 10,30 si è svolta la solenne celebrazione Eucaristica presieduta da Monsignor Davide Carbonaro, Arcivescovo della Diocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e concelebrata dal Capitolo Cattedrale e dal Presbiterio Diocesano. Alla funzione religiosa hanno partecipato il prefetto di Matera, Cristina Favilli, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, il sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, l’assessore regionale Cosimo Latronico e il consigliere regionale Piergiorgio Quarto.
Con il Concerto Bandistico Vincenzo Nunzio Paolicelli “Città di Matera” c’è stato il trasferimento della Sacra Immagine di Maria Santissima della Bruna dalla Basilica Cattedrale alla Chiesa di Maria Santissima dell’Annunziata al Rione Piccianello.
La preghiera finale di Monsignor Biagio Colaianni, Arcivescovo metropolita di Campobasso-Boiano è stato l’atto che ha sancito la conclusione della prima parte dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Bruna.
Michele Capolupo
La giornata del Presidente Bardi alla festa della Bruna
Una giornata intensa, emozionante e carica di significato ha segnato la partecipazione del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, alla Festa della Bruna, l’evento più atteso e identitario per la città di Matera.
Il Presidente ha preso parte fin dalle primissime ore del mattino alle celebrazioni: alle 4.30 era già tra i fedeli per la suggestiva Messa dei Pastori, momento che apre simbolicamente la giornata dedicata alla Madonna della Bruna, patrona della città. Successivamente, alle 10.30, ha assistito alla Messa Solenne nella Cattedrale, condividendo con la comunità materana un momento di profonda spiritualità e devozione.
“È sempre un onore e un’emozione vivere la Festa della Bruna accanto ai cittadini di Matera”, ha detto Bardi. “Questa non è solo una celebrazione religiosa: è un patrimonio culturale, umano e identitario che racconta la storia profonda di una città e di un popolo. Partecipare alla Messa dei Pastori all’alba è un’esperienza che ogni lucano dovrebbe vivere almeno una volta: è il simbolo della fede, del sacrificio e dell’attaccamento alla propria terra”.
Il Presidente ha inoltre espresso parole di riconoscimento per le forze dell’ordine, i volontari e le istituzioni locali impegnate nell’organizzazione e nella sicurezza della festa, sottolineando l’importanza di preservare le tradizioni con uno sguardo al futuro e al coinvolgimento delle nuove generazioni.
L’attesa ora è tutta per il clou della giornata, quando, al termine della solenne processione, Matera si stringerà attorno al Carro trionfale in cartapesta, pronto a essere assaltato in uno dei riti più spettacolari e simbolici d’Italia. Un gesto che rappresenta la vittoria del popolo sulla sventura, il rinnovarsi di un legame millenario tra fede, arte e tradizione. “Il Carro Trionfale, che ogni anno stupisce per la sua bellezza effimera e per l’impegno degli artigiani materani, è il cuore pulsante della festa. L’assalto di stasera non è distruzione: è rinascita, è il grido collettivo di un’identità che resiste al tempo”, ha concluso il Presidente Bardi.
La Regione Basilicata conferma anche quest’anno il proprio sostegno a un evento che non è solo religioso, ma anche motore culturale e turistico di tutto il territorio.
Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che Monsignor Davide Carbonaro, Arcivescovo della Diocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e metropolita di Basilicata ha pronunciato questa mattina alle 11 nel corso della Celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Matera per la festa in onore di Maria Santissima della Bruna, patrona della città dei Sassi.
Con la gioia dei Padri e delle Madri nella fede, rinnoviamo il nostro omaggio che sale da tutto il Popolo di Dio a Maria, qui invocata Madre di Dio della Bruna, cuore pulsante della fede di Matera e immagine della Chiesa nella quale è riconosciuta la sua origine. Un sussulto di maternità e figliolanza ritma il cuore di ogni materano, mentre Maria visita le nostre contrade, cammina tra i Sassi come un giorno giunse pellegrina tra le montagne di Giuda. Una profonda contemporaneità e somiglianza lega la nostra terra a quella dove nella pienezza del Tempo nacque il Figlio di Maria. Sentiamo forte il dolore e il disagio per la guerra che tormenta questo luogo di santità per tutti i figli e le figlie della discendenza di Abramo. Si fermi l’odio reciproco, si aprano vie di dialogo e di solidarietà, la terra è stanca di bere il sangue innocente di Abele. Sostieni o Maria, donna della speranza impossibile, il grido di pace che sale dalla nostra fragile umanità.
Nel Vangelo proclamato abbiamo udito queste parole: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Esse sono una profezia per la Chiesa di ogni tempo e la testimonianza che già al momento in cui scriveva l’evangelista la glorificazione della Madre del Signore fosse un dovere ed un impegno per le comunità cristiane. Ed anche un insegnamento; perché guardando Lei, la Vergine credente, potessimo vivere la testimonianza della carità fraterna ed essere segno già ora di un mondo rinnovato. Nel suo viaggio verso Elisabetta, infatti, Maria porta il Cristo insieme con lo Spirito. Luca suggerisce, nel denso incontro fra le due donne incinte, la vergine e la sterile, il senso di ogni incontro tra cristiani. Il rinnovarsi della Pentecoste, della discesa dello Spirito, un evento di grazia in cui ciascuno riconosce l’altro nel mistero della sua vocazione e del dono ricevuto da Dio. Un abbraccio che accoglie e dona, riconosce e comunica, senza gelosie e rivalità.
A questo proposito, esistono icone della tradizione bizantina, di cui è ricco questo nostro territorio, che ci raccontano molto di questa pagina evangelica. In alcune di queste icone le due donne, la sterile e la vergine, si abbracciano strette e i volti vanno a toccarsi quasi che l’occhio dell’una confini con quello dell’altra. Si tratta, torno a ripetere, di un vero incontro fraterno di cui tanto abbiamo bisogno in questo tempo di conflitti e divisioni, che provocano apprensioni nel cuore dei singoli e delle comunità.
In questo incontro scopriamo le ragioni dell’odierna solennità, attraverso le parole proferite da Elisabetta: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). Ma nel Magnificat che segue, proclamato invece da Maria, Lei distoglie l’attenzione da sé per rivolgerla tutta verso il Signore. Non Lei ha fatto nulla, bensì è Dio che ha fatto tutto. E l’azione di Dio nei suoi confronti è espressa da Maria come un vedere, uno sguardo: «Il Signore ha guardato la piccolezza, l’umile condizione della sua serva» (Lc 1,48). Sguardo che, secondo il Vangelo, è all’inizio di ogni vocazione. Come quando trovatosi di fronte all’uomo ricco, Gesù «lo guardò e lo amò» (Mc 10,21). Ma lo sguardo e l’amore di Dio richiede un’adesione, un sì. Mentre l’uomo ricco se ne va, la Vergine di cui è stata vista la piccolezza risponde: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questa adesione di Maria permette che, mentre nel suo grembo la Parola si faccia carne, nel suo cuore vengano custodite le parole di Dio al suo popolo, le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe, che diventano il contenuto della sua preghiera. La Parola di Dio nel Magnificat diventa così la parola di Maria e lampada del suo cammino.
L’odierna pagina evangelica richiama questa presenza di Dio nella storia, nello stesso svolgersi degli eventi. Nel Vangelo è forte il riferimento al Secondo libro di Samuele (6,1-15), dove si narra di Davide che trasporta l’Arca Santa dell’Alleanza. Il parallelo che fa l’Evangelista è chiaro: Maria in attesa della nascita del Figlio Gesù è l’Arca Santa che porta in sé la presenza di Dio, una presenza che è fonte di consolazione, di gioia piena. Giovanni, infatti, il futuro battezzatore, danza nel grembo di Elisabetta sua madre, esattamente come Davide danzava davanti all’Arca. Maria è la «visita» di Dio che crea gioia.
Che significato ha dunque per noi la celebrazione odierna della Festa della Madre di Dio detta della Bruna? Guardando stavolta noi Lei possiamo dire con fiducia che in Dio c’è spazio per l’uomo. Il Padre che, come dice Gesù nel Vangelo secondo San Giovanni, possiede «molte dimore» (cfr. Gv 14,2), è la casa dell’uomo, in Dio troviamo destinazione e spazio. E Maria che ha portato in grembo il Figlio di Dio, Gesù, ed ora permane unita a Dio, ce lo ricorda, Lei che è «segno di sicura speranza e consolazione» (Prefazio dell’Assunzione). Non si allontana da noi, ma si fa prossima, vicinissima, per tutti coloro che desiderano trovare uno spazio in Dio, che vogliono andare a Lui. San Gregorio Magno diceva che il cuore di San Benedetto era divenuto così grande che tutto il creato poteva entrare in esso. Questo vale ancor più per Maria. La Vergine Maria, unita adesso totalmente a Dio, allarga lo spazio del suo cuore tanto che tutta la creazione vi può entrare. Maria si fa così vicina a ciascuno: può ascoltare, può aiutare, può consolare. Vicina a Dio è vicina a tutti noi, il suo cuore ci comprende tutti.
L’altro aspetto che la Festa odierna ci rivela e che risplende in Maria, è che nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria, l’Arca Santa che porta la presenza di Dio, come ci ha ricordato il Vangelo. Nella nostra umanità c’è spazio per Dio e questa presenza di Dio in noi, diventa testimonianza di pace ed amore, capace di illuminare il mondo nelle tristezze e nei problemi che adesso lo attanagliano. Questa presenza naturalmente si realizza nella fede. E’ per mezzo della fede che si aprono le porte del nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio possa essere la forza che dà sostegno e speranza per il nostro cammino terreno. Quindi, non solo la Visitazione della Vergine ci rivela che in Dio c’è spazio per l’uomo, ma anche che in noi c’è spazio per Lui. Ce lo ha insegnato Maria a Nazareth quando rispose: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Che fece proferire a Sant’Agostino: Nam et ipsa beata Maria, quem credendo peperit, credendo concepit – «La Vergine Maria partorì credendo quel che concepì credendo» (Sermone 215, 4).
In questa festa così dolce, occorre aggiungere, ci è svelato anche come Maria sia regina della comunicazione e dell’accoglienza. Il mistero della Visitazione, infatti, è il mistero della comunicazione mutua di due donne diverse per età, ambiente, caratteristiche e della rispettosa vicendevole accoglienza. Due donne, ciascuna delle quali porta un segreto difficile da comunicare, il segreto più intimo e più profondo che una donna possa sperimentare sul piano della vita fisica: l’attesa di un figlio.
Elisabetta fatica a dirlo a causa dell’età, della novità, della stranezza. Maria fatica perché non può spiegare a nessuno le parole dell’angelo. Se Elisabetta ha vissuto, secondo il Vangelo, nascosta per alcuni mesi nella solitudine, infinitamente più grande è stata la solitudine di Maria. Forse per questo parte «in fretta»; ha bisogno di trovarsi con qualcuno che capisca e da ciò che le ha detto l’angelo ha compreso che la cugina è la persona più adatta. Quando si incontrano, Maria è regina nel salutare per prima, è regina nel saper rendere onore agli altri, perché la sua regalità è di attenzione premurosa e preveniente, quella che dovrebbe avere ogni persona. Elisabetta si sente capita ed esclama: «Benedetta tu tra le donne». Immaginiamo l’esultanza e lo stupore di Maria che si sente a sua volta compresa, amata, esaltata. Sente che la sua fede nella Parola è stata riconosciuta.
Quanto abbiamo da apprendere da questa scuola della regalità e del servizio. Spesso sentiamo il peso della solitudine e della autoreferenzialità nelle nostre Chiese, nella nostra Società nelle nostre famiglie. Abbiamo bisogno di un sussulto di novità che ci faccia cedere ad un’accoglienza reciproca e discretissima, che non si logori con la moltitudine delle parole, che non si chiuda dentro un apparire effimero e momentaneo, che non insista su una identità senza profondità e coerenza vitale. Maria donna di accenni di luci e di fiaccole nelle nostre notti, conduci per mano i tuoi figli nel groviglio della storia che chiede di disarmare il cuore, di aprire i confini e di custodire la Vita.
La fotogallery della processione della mattina (foto www.SassiLive.it e Cristina Garzone)
Michele Capolupo






















































































