Chiesa di San Pietro Caveoso nei Sassi di Matera, intervento di Nicola D’Imperio (Circolo Radici). Di seguito la nota integrale.
Il Circolo Radici APS si occupa, ormai da quasi 3 anni, di arte, cultura e società nella nostra città e in ambito nazionale ed ha, in questo pur breve periodo, tenuto 16 eventi tra mostre, conferenze, dibattiti, oltre ad esprimere il suo parere e a dare consigli utili, il tutto senza gravare sulle istituzioni pubbliche, ma sostenendosi esclusivamente sulle proprie risorse. Ha così assunto il ruolo di fucina culturale ed artistica.
In qualità di Presidente del Circolo prendo spunto dalle celebrazioni della Assunzione di Maria che si sono concluse il 15 agosto presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo al Caveoso, per evidenziare una delle perle paesaggistiche, architettoniche, artistiche e culturali di prestigio della città di Matera.
Le chiese dedicate a San Pietro, esistenti, o esistite, a Matera sono ben nove, quasi tutte rupestri, ma quella di San Pietro Caveoso è stata, tra le quattro parrocchie della Matera antica, la più importante dopo quella della Cattedrale. La prima sede era nel “piano”, all’interno del grande fossato che andava da porta della Giumella a porta Pepice. Oltre alla chiesa facevano parte della parrocchia delle grotte circostanti, alcune di queste esistono ancora nell’ipogeo di San Francesco d’Assisi, e in una è affrescata la venuta del papa Urbano II a Matera, l’unico documento esistente. Questo, oltre alla vasta necropoli circostante venuta alla luce in tempi diversi, a testimoniare l’importanza che doveva aver avuto la parrocchia di San Pietro. Ma la chiesa dovette presto sloggiare perché in quel punto San Francesco D’Assisi avrebbe costruito un suo convento ai primi del 1200 , fu allora che si decise di trasferirla nel Sasso Caveoso, nel Monterrone (o Madonna dell’Idris), dove era la chiesa rupestre di Sant’Agostino (che non aveva nulla a che vedere con l’omonima nel Sasso Barisano) precisamente presso il n. 12 di vico Solitario, ma solo momentaneamente, in attesa di costruire la chiesa lì dove si ritrova attualmente, destinata ad essere la più importante del Sasso Caveoso, a tre navate, che fu completata nel 1300.
Della costruzione trecentesca ben poco è rimasto perché la chiesa ebbe due trasformazioni successive. La prima nella seconda metà del 1600 quando la facciata fu fatta avanzare di tre metri per raccordarla all’edificio adiacente di gusto leccese e fu costruito il campanile a somiglianza di quello della Cattedrale, pur se più piccolo. Il tempio ristrutturato fu inaugurato nel 1706 da mons. Antonio Brancaccio e lo ricorda una lapide a sinistra, dopo l’ingresso, vicino al battistero. Nel 1700 acquisì sempre più importanza e divenne una “Collegiata”, cioè un collegio di canonici che raggiunsero il numero di 15 guidati da un Abate-parroco, con un notevole patrimonio consistente in terreni, orti, vigneti, case, magazzini, provenienti dalle donazioni dei fedeli che, nel 1678 erano circa 2500 a fronte di una popolazione complessiva di Matera di 10.100 anime, che nel 1808 diventarono 4066, nel 1925 7000. Ogni anno, durante il 1600, 1700, 1800, si organizzavano due grandi feste, una in onore di San Pietro e l’altra per il Corpus Domini, con processioni, musiche e fuochi d’artificio. Col prosperare della parrocchia si costruirono nei secoli 9 cappelle laterali, quattro a sinistra e cinque a destra (queste ultime dedicate a S. Leonardo, a S. Maria del Confalone, ai Santi Pietro e Paolo, a San Giovanni da Matera, al Salvatore). Purtroppo oggi non esistono più perché, a cavallo degli anni 40 del secolo scorso, furono improvvidamente demolite per costruire un oratorio attiguo.
Una informazione che non tutti conoscono, questa volta positiva: nel passato la piazza antistante la chiesa non esisteva, c’era un grande roccione antistante all’accesso, e poi delle case e la “grotta della calce” che fungeva anche da deposito di legname. Fu la mente illuminata dell’architetto Plasmati che, poco prima dell’ultima guerra mondiale, decise di realizzare l’ampia piazza abbattendo le case e parte del costone roccioso del Monterrone, dando respiro alla bellissima chiesa di S. Pietro. Anche il palazzo Dubla, costruito a ridosso di quel periodo, fu poi abbattuto negli anni 90.
Nonostante i periodi di incuria per mancanza di fondi a causa delle leggi eversive del 1867 del neonato Stato italiano, nonostante la drastica diminuzione degli abitanti del Sasso Caveoso che oggi conta, come il Sasso Barisano, poche centinaia di residenti, nonostante le mutilazioni scellerate operate dall’uomo, come quella di circa 80 anni fa con l’abbattimento delle cinque cappelle laterali di dx per far posto all’oratorio, il fascino di questa chiesa sopravvive immortale per la sua posizione a strapiombo sulla Gravina di Matera, per l’architettura unica che rappresenta un singolare connubio tra lo stile romanico, rinascimentale e barocco, per i dipinti del soffitto ligneo, per alcune sculture in pietra locale e per tanto altro che non posso menzionare in questa sintesi sulla chiesa di S. Pietro al Caveoso.
Un merito particolare nella valorizzazione di questo gioiello incastonato nell’emiciclo del Sasso Caveoso va all’attuale parroco don Pasquale Giordano che, nel giro di brevissimo tempo, ha saputo metterne in evidenza la bellezza, l’arte, la sacralità, con il ripristino della tradizionale festa dell’Assunta, a cui potrebbe seguire il ripristino delle ancora più antiche feste dedicate a S. Pietro e Paolo e del Corpus Domini, come avveniva fino all’800. Don Pasquale ha anche il grande merito di rendere la chiesa accessibile e visitabile sino a tarda sera.
Infine è doveroso un cenno a quanto non è sicuramente sfuggito ad alcuno dei fedeli e dei visitatori durante le celebrazioni dei giorni scorsi: la nuova luce che viene fuori dall’effigie della Madonna dell’Assunta, dal suo abbigliamento e dalla corona che la sovrasta, merito degli artigiani napoletani e dall’orafo Simeone di Matera che, per volontà ed impegno della famiglia di Enrico Anecchino, hanno realizzato il nuovo vestito e restaurato la corona. Enrico è stato un vero visionario che dagli anni 60 del secolo scorso ha trascorso buona parte della sua vita in Vico Solitario dove attualmente è ubicata “La storica Casa Grotta di vico Solitario”. Un altro filo conduttore: ricordo che, verosimilmente, all’attuale numero 12, nella chiesa rupestre di Sant’Agostino, era stata ospitata, tra il 1200 e il 1300 la chiesa e parrocchia di S. Pietro Caveoso, in attesa del completamento della attuale.

