Antonella Pagano: il Cantiere della Bellezza a Salerno. Di seguito l’intervista per SassiLive.
Ancora un Cantiere della Bellezza, questa volta a Salerno, ce ne vuole parlare?
E’ il 197 a.C. quando i Romani fondano Salernum, forse la chiamarono Irnthi (dal fiume Irno che la cinge). Contesa fra i Bizantini e i Goti durante la guerra gotica, fu in mano a Belisario tra il 536 e il 539, poi a Totila nel 541 e nuovamente ai Bizantini quindi ai Longobardi finchè, intorno al 646, divenne parte del Ducato di Benevento. Si frazionò in due Stati indipendenti e fu capitale di uno dei due principati. Visse il massimo fulgore con Guaimario V -tra il 1027-52- ed esercitò una sorta di primato politico sugli Stati italiani del Meridione quando già era famosa la sua scuola medica. Con l’assedio -nel 1076- da parte di Roberto il Guiscardo il principato conobbe la fine, ma la grande nobile Salerno seppe conservare il prestigio di città capitale; Guiscardo, infatti, la fece la capitale del suo ducato. Le vicende storiche si moltiplicano e s’avvicendano lungo gli anni; i Colonna succedono agli Orsini fino ai Sanseverino sotto ai quali Salerno rilucerà qual capitale di tali vastissimi domini che nel 1550 la storia la vedrà ergersi vittoriosa del suo definitivo riscatto. Ma nulla è eterno sotto il cielo per cui subirà il saccheggio degli Spagnoli per, poi, nel 1799 aderirà alla Repubblica napoletana. Con un balzo arrivo alla Seconda guerra mondiale, è il settembre 1943 quando gli Alleati sbarcheranno nel tratto di costa che da Salerno si estende fino alla foce del Sele e a Paestum, impadronendosi dei colli che circondano la città. Monumenti longobardi fregiano Salerno, dalla porta Roteprandi all’arco di Arechi a S. Pietro a Corte, a ricordarci d’un’altra civiltà mentre le sue coste occidentali orgogliosamente ci presentano le perle di: Positano, Amalfi, Vietri sul Mare, luoghi la cui Bellezza è meraviglia purissima. Quanto alla Scuola medica salernitana, già rilucente dal principio del 10° secolo, mi piace rammentare che è considerata la più antica e illustre istituzione medievale dell’Occidente europeo per l’esercizio e l’insegnamento della medicina. In essa confluirono tutte le grandi correnti del pensiero medico antico e del Medioevo e proprio da essa gli insegnamenti presero a diffondersi per ogni parte d’Europa.
In quale luogo ha aperto questo ennesimo Cantiere?
Pian piano gliene parlo. Il cielo e il mare gareggiavano in azzurrità quando Teresa mi è venuta incontro in stazione per portarmi a pranzo proprio sul mare. Al tavolo accanto una decina di signori festeggiavano qualcosa tra cibo e chitarra. Come non cantare con loro? L’anima della Campania si dichiarava e mi abbracciava al meglio mentre mi commuovevo per tutta la solenne fresca radiosa odorosa bellezza; m’intimidiva il mio stesso ardire che mi spingeva tra queste pagine di storia e di sovrabbondante bellezza, e continuavo a chiedermi: aprire un mio Cantiere della Bellezza proprio quì? E per di più in nobili dimore di nobili Donne che hanno a cuore la Storia della Bellezza nelle più nobili espressioni delle arti, della poesia, della calligrafia che amo e pratico, del teatro e del buon cibo? E’ stato proprio così che Marisa, Anna, Amalia, Teresa hanno aperto le loro case per ospitare i tanti invitati per me, per i miei libri d’artista, le lunghe pagine di seta manoscritte, per le mie sceniche letture e le narrazioni in prosa e poesia. Ne aprivo già ai primi anni 2000, ne sono stata l’iniziatrice, ideatrice anche delle dimore storiche che si aprono alle manifestazioni culturali, letterarie, poetiche, teatrali, insomma sceniche delle migliori forme! “Januarius” in Palazzo Ferraù-Bernardini, a Matera fu tra i miei primi cantieri insieme agli ipogei di Piazza Vittorio Veneto, alla Torre Normanna e al castello di Tricarico, al Convento di San Domenico a Ferrandina, al Palazzo Marchesale Donnaperna in Pomarico, al chiostro dell’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo di Montescaglioso, all’antico Baglio Bonacasa di Mazara del Vallo, al Palazzo Ducale di Genova e poi Bologna, Napoli, Bisceglie e Roma in Palazzo Venezia… e via ancora e ancora. L’oggi è povero di riti e con la perdita dei riti finiamo per impoverire tutto il pensiero che li sostanzia, tutto il pensiero che fermenta nutriente nei rituali e che si moltiplica nel succedersi del tempo e della cura. L’oggi troppo spesso si manifesta con rituali feroci che interrompono il cammino della civiltà e nullificano le gesta di quanti hanno lavorato al cantiere della civiltà e di quanti ne hanno curato le mete e i germogli. Januarius è stato il grande rito in cui riuscivo a far incontrare: artisti, poeti, pittori, scultori, danzatori, attori, cantanti, pensatori e curiosi, giovani e meno giovani che arrivavano da tutta la Basilicata e anche dalla Puglia, là nella splendida dimora di Annarosa Bernardini, già Palazzo Ferraù, in cima alla Civita di Matera. Nel fondo più fondo di me sapevo che occorreva coniare la nuova parola, meglio: “la Bella parola”. Ero profondamente consapevole che Poesia e Arte sanno darci il respiro più alto, fertilizzano di autenticità il quotidiano e ci offrono il modo meno stupido di stare al mondo. La Parola, come l’Arte, è cibo per la mente e per l’anima, vieppiù lo è la parola poetica. Il mio canto, le mie nenie, le mie filastrocche sono carezze per l’anima, è il materno cullare, il muovere ondeggiante della naca (culla in legno) delle mamme e dei nascituri d’un tempo.
In una società ipertecnologica la sua opera sembra anacronistica.
Non mi piaccio tutta sola dinanzi al computer! Mi dispiace l'”Umanità di singoli” tutti soli dinanzi al computer, è spreco d’umanità il cellulare come interlocutore, il tablet e ogni altro meccanismo che distrae dalla nostra e dall’altrui umanità, distrae dall’essere, dall’essere nel tempo e nello spazio, dall’essere nell’interscambio tra esseri umani. La singolarità arida uccide la pluralità fertile e gioiosa. L’altro appare sempre più come cosa, poca cosa e nemica, ostacolo alla realizzazione d’un egoistico progetto. La singolarità uccide anche la parola. E la parola è terapeutica! La bella parola, poi, è toccasana! Alimenta il territorio intimo e dell’anima, perciò è felicità. La parola cantata con la filastrocca è fiaba di vita che s’esprime in armonia, che fa armonia. Vorrei si esplodesse di P.I.F. Prodotto Interno di Felicità, piuttosto che essere schiacciati da carenza di PIL -prodotto interno lordo- e sigle, sigle e codici da memorizzare, che già di per loro ci rendono tristi. Mi si dirà: e allora? Semplice: non lasciamola a pochi la parola, e men che meno a maldestri o a chi usa la parola in malafede, chi la mette al servizio della bugia, chi ne fa proiettili, pugnali, esplosivi. Urge riappropriarsene!
Cantieri in case?
Questa volta non ho deciso io il luogo e il giorno, perciò è stato ancora più bello. Questa volta ho risposto all’appello di alcune signore che casualmente mi avevano ascoltata in quel di Morcone. Loro han messo insieme i tanti che han desiderato saggiare qualcosa d’un possibile adveniente ‘Nuovo Evo’. Ed hanno aperto le loro case, la cucina e la camera per il mio dormire. Aprire una casa significa aprire un cuore. Significa fare dimora di cura e di bellezza. E soprattutto creare quell’atmosfera che i danesi chiamano hygge. Hygge viene dal norvegese antico, si pronuncia hugga, calore, intimità, benessere; l’effetto benefico sullo spirito che viene dall’atmosfera accogliente entro cui si gode del bello della vita con le persone care. Il bagliore delle candele è hygge, hygge è la segreta arte di dar cura e felicità. In un territorio in cui la storia sa perpetuarsi e creare nuove fascinazioni… situarvi un “Cantiere della Bellezza” mi pare ideale. Essere in una casa e poi in un’altra, scalza e con il rispetto dovuto alle storie che sono scritte sopra le pareti, sui vetri, sui mobili, tra i libri delle biblioteche, tra le lenzuola dei letti, sopra i piatti e dentro le pentole è Hygge! Ed io non posso che proclamarmi fortunata a seminar cantieri con mattoncini di poesia e morbide pagine di seta manoscritte.

