Il Sindaco di Copertino, Vincenzo De Giorgi, in visita a Ferrandina, con il saluto della comunità copertinese ed alla luce del legame che l’Amministrazione Comunale ha deciso di instaurare, ha voluto visitare e conoscere la storia antica della città Aragonese in quanto, le due città, hanno radici storiche in comune risalenti al 1500 d.C., suggellate dall’epigrafe già esistente sulla cortina est del suo Castello, dove è chiaramente distinguibile la scritta “Ferrandina”. Tutto ciò naturalmente verrà ricercato e documentato da atti ufficiali che ne testimonieranno l’originalità e la validità di quanto già non sia noto. Già approvato con delibera di entrambe le giunte, il patto di amicizia tra le due municipalità, e presto ci sarà l’inizio di un percorso che condurrà la comunità Ferrandinese al primo storico gemellaggio con la Città di Copertino. Di seguito alcuni cenni storici sul detto Castello: Sorto in epoca normanna-sveva, venne ampliato e ingentilito dagli Angioini, si presume che tra queste mura nacque Isabella Chiaromonte, figlia di Tristano e Caterina Orsini del Balzo, che divenne regina di Napoli. Isabella nacque nel 1424, e molto probabilmente vide la luce nel castello di Copertino, il 30 maggio 1445, all’età di 21 anni, sposò Ferrante D’Aragona quando era ancora Duca di Calabria, alle nozze fu presente Alfonso il Magnanimo e il celebre umanista fiorentino Giannuzzo Manetti che recitò una dotta orazione. Alla morte di Alfonso, subentrò il figlio Ferrante e fu così che Isabella divenne regina di Napoli. Secondo una descrizione di Giovanni Sabatino delli Arienti, Isabella “era formosissima…alta de corpo, cum grata macilentia, colorita bianchezza; li suoi occhi tendevano un poco sul bianco; li capilli furono biondi et lunghissimi…mai fu veduta in donna mani più bianche, né dita più lunghe e ben proporzionate, che a lei. Il suo aspetto era regale in modo che qualunque incognito l’avesse veduta in compagnia di altre donne…solo per la maestà de lo aspetto che era in lei, senza dubbio l’havrebbe indicata regina, fu eloquente. Hebbe dolce sonorità di voce come ben organizzata; fu humanissima et affabile, honestissima in opere et in parole, senza mormoratione de alcuna vanità” Isabella e Ferrante ebbero diversi figli: il re di Napoli Alfonso II e Federico II; Giovanni, fu arcivescovo di Strigonia e poi cardinale; Francesco, fu duca di Montesantangelo; Beatrice che fu, in successione, moglie dei due re di Ungheria: Mattia Corvino e Ladislao II; Eleonora, moglie di Massimiliano Sforza duca di Bari e poi di Ercole D’Este duca di Ferrara. Isabella dimorò molti anni a Lecce. Si spense a Napoli il 30 marzo 1465 e fu sepolta in S. Pietro Martire. L’imponente struttura militare che appare ai nostri occhi fu realizzata nel 1540 secondo i canoni architettonico-militari imposti dalla scoperta della polvere da sparo. Il progetto è opera dell’architetto militare Evangelista Menga che lo eseguì per volere di Alfonso Castriota, giusto quanto si legge lungo la cortina est: DON ALFONSUS CASTRIOTA MARCHIO ATRIPALDAE / DUX PRAEFECTUSQUE CAESARIS ILLUSTRIUM DON ANTONII GRANAI CASTRIOTAE ET MARIAE CASTRIOTAE CONIUNGUM (sic!) DUCUM FERRANDINAE ET COMITUM CUPERTINI PATER PATRUUS ET SOCER ARCEM HANC AD DEI OPTIMI MAXIMI HONOREM CAROLI V RE / GIS ET IMPERATORIS SEMPER AUGUSTI STATUM ANNO DOMINI MDXL. Lungo tutto il perimetro esterno si osservano novanta feritoie le cui cavità consentivano un facile movimento dei cannoni. Queste sono distribuite su tre ordini separati da un cordone marcapiano. Un fossato scavato nella roccia a scopo difensivo ne completa l’aspetto fortilizio. Il castello fu anche dimora signorile: lo testimonia il balcone rinascimentale con balaustra traforata, nonché il sontuoso portale chiaramente esemplificato sul modello napoletano di Castelnuovo. Gli imponenti bastioni lanceolati e il fastoso portale rinascimentale sono, quindi, le principali attrattive esterne.
Il portale, a cui recentemente è stata data un’esemplare decodificazione iconografica, è attribuito allo scultore neretino Francesco Bellotto su probabile disegno di Evangelista Menga. Le sue decorazioni, realizzate in calcarenite locale, risultano integrate successivamente con stucchi per proteggerle dai venti che nei secoli hanno esercitato un’azione polverizzante. Essendo tipicamente celebrativo, su di esso sono state immortalate le dinastie di re e regine, ma anche dei feudatari che si sono succeduti a Copertino. Di tipo trionfalistico sono invece le armature scolpite, i vessilli, i cannoni concentrati nel grande lunettone. Elementi ornamentali sono pure il diffuso fogliame, le modanature tortili , le colonne scanalate ed il diffuso carattere favolistico di cui restano alcune tracce sul lato sinistro di chi guarda. Difatti, in alto, subito dopo la colonna si può osservare Alessandro Magno che viene trasportato da un carro a sua volta spinto dal soffio di due grifoni. Dall’esterno si scorge anche il maschio a base scarpata realizzato nel XIII secolo. Nel 1407, in occasione delle nozze tra Ladislao di Durazzo e Maria D’Enghien, sul lato est fu incastonata l’arma delle due case. Questa torre è costituita da tre vani sovrapposti che comunicano con una scala a chiocciola scavata nello spessore murario. Attraversando il portale d’ingresso ci si trova davanti a quello angioino-durazzesco, ovvero l’originale varco d’ingresso al maniero. Da qui si può accedere per ammirare la cappella di S. Marco voluta dagli Squarciafico e affrescata nel 1580 da Gianserio Strafella; al suo interno vi troveremo i due sarcofaghi cinquecenteschi realizzati da Lupo Antonio Russo che contennero le spoglie di Uberto e Stefano Squarciafico, padre e figlio. Dal suggestivo atrio interno si ha una completa veduta del maschio angioino. Se si prosegue lungo lo scalone rinascimentale che conduce al piano nobile si potrà ammirare la quattrocentesca cappella gentilizia intitolata a S. Maria Maddalena. Il porticato, fatto costruire nel ‘600 dai Pignatelli, conferisce alla struttura un delicato movimento architettonico che interrompe piacevolmente la rigida geometria delle linee. E per ultimo, ma non ultimo, sarebbero da osservare le lunghe, oltreché ampie gallerie che percorrono interamente il perimetro della fortezza ed oggi adibite ad iniziative di carattere culturale.
Apr 13

