Questa mattina nella Residenza Villa Anna in Località San Francesco a Matera si è svolto il primo appuntamento dedicato all’accoglienza della Sacra Immagine di Gesù Bambino e un momento di preghiera in vista dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Bruna, patrona della città di Matera.
Di seguito la riflessione del sacerdote, psicologo e psicoterapeuta materano don Francesco Di Marzio dedicata alle fasi evolutive della vita, mettendo in correlazione la fanciullezza e la terza età.
Il ciclo della vita come un cerchio: correlazioni tra fanciullezza e vecchiaia nella prospettiva dello sviluppo umano
La metafora del ciclo della vita come un cerchio rappresenta efficacemente una concezione dello sviluppo umano che non si limita a considerare la crescita come un processo lineare, ma come un percorso continuo nel quale l’inizio e la fine dell’esistenza presentano elementi di significativa convergenza. In tale prospettiva, la nascita costituisce il punto di avvio del percorso evolutivo, mentre la vecchiaia ne rappresenta il punto terminale. Tuttavia, questi due momenti non sono tra loro separati, bensì collegati da una profonda continuità biologica, psicologica e relazionale.
Uno dei principali studiosi che ha analizzato lo sviluppo lungo l’intero arco della vita è stato lo psicologo tedesco-americano Paul Baltes. Secondo Baltes (1987), lo sviluppo umano è un processo permanente che coinvolge contemporaneamente crescita, mantenimento e perdita. L’individuo continua a svilupparsi dall’infanzia fino alla tarda età, e ciascuna fase della vita presenta specifiche potenzialità e vulnerabilità. Questa prospettiva supera la tradizionale distinzione tra età della crescita ed età del declino, evidenziando come l’infanzia e la vecchiaia condividano caratteristiche comuni legate alla dipendenza dagli altri, alla plasticità adattiva e alla necessità di sostegno sociale.
Anche la teoria psicosociale di Erik Erikson evidenzia una connessione tra le diverse fasi della vita. Erikson descrive l’esistenza come una successione di otto stadi evolutivi. Il primo stadio, caratteristico della prima infanzia, è definito dalla contrapposizione tra fiducia e sfiducia, mentre l’ultimo, tipico della vecchiaia, è caratterizzato dal conflitto tra integrità dell’Io e disperazione. In entrambe le fasi emerge il bisogno fondamentale di attribuire significato alla propria esperienza e di costruire relazioni di fiducia con gli altri. L’anziano, attraverso la riflessione sulla propria storia, ricerca una forma di accettazione della vita non diversa da quella sicurezza affettiva che il bambino costruisce nei primi anni di esistenza.
Dal punto di vista cognitivo, gli studi di Jean Piaget e della successiva psicologia dello sviluppo mostrano come i processi di apprendimento e adattamento siano presenti sia nell’infanzia sia nella vecchiaia. Sebbene con modalità differenti, entrambe le età richiedono una continua riorganizzazione delle proprie strutture cognitive per affrontare i cambiamenti dell’ambiente e delle condizioni personali.
La letteratura gerontologica contemporanea evidenzia inoltre importanti analogie sul piano della fragilità. Bambini e anziani sono i gruppi più esposti alla dipendenza relazionale e necessitano di reti di cura e protezione. Secondo gli studi di John Bowlby, il bisogno di attaccamento non è limitato all’infanzia ma accompagna l’intero ciclo vitale. Le relazioni significative continuano infatti a rappresentare una risorsa fondamentale per il benessere psicologico anche nella tarda età.
La correlazione tra fanciullezza e vecchiaia appare particolarmente evidente nelle relazioni intergenerazionali. Le ricerche pedagogiche mostrano come il rapporto tra nonni e nipoti favorisca processi di trasmissione culturale, sostegno emotivo e costruzione dell’identità. I bambini ricevono conoscenze, valori e modelli comportamentali, mentre gli anziani trovano nelle nuove generazioni un’importante fonte di significato esistenziale e continuità simbolica.
Da una prospettiva antropologica, il cerchio della vita rappresenta quindi un modello interpretativo che consente di comprendere l’unità dell’esperienza umana. La nascita e la vecchiaia, pur collocandosi agli estremi cronologici dell’esistenza, condividono caratteristiche comuni: la dipendenza dall’altro, la vulnerabilità, il bisogno di cura, la centralità delle relazioni affettive e la ricerca di significato. Come osserva Erikson, «ogni stadio della vita è connesso agli altri e trova il proprio significato all’interno dell’intero percorso esistenziale». In questa prospettiva, il punto iniziale e quello finale del cerchio si ricongiungono, mostrando come l’essere umano attraversi forme diverse ma profondamente correlate di sviluppo e trasformazione.
Riferimenti bibliografici essenziali
• Baltes, P. B. (1987). Theoretical Propositions of Life-Span Developmental Psychology. Developmental Psychology.
• Erikson, E. H. (1950). Childhood and Society.
• Erikson, E. H. (1982). The Life Cycle Completed.
• Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss.
• Piaget, J. (1952). The Origins of Intelligence in Children.
• Baltes, P. B., Lindenberger, U., & Staudinger, U. M. (2006). Life Span Theory in Developmental Psychology. Handbook of Child Psychology.
La fotogallery dell’evento (foto www.SassiLive.it)





