Questa sera nella Fondazione Le Monacelle in via Riscatto 9-10 a Matera è stato proposto al pubblico il concerto “Trascrizioni d’Autore” con due capolavori sinfonici in veste cameristica.
Protagonisti del concerto Costantino Catena (pianoforte), Tommaso Rossi (flauto), Francesco Solombrino (violino) e Francesco D’Arcangelo (violoncello).
Un dialogo tra epoche. Un incontro tra linguaggi. Il concerto ha previsto l’esecuzione delle trascrizioni musicali di Johann Nepomuk Hummel, musicista vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800, che nella sua carriera ha spesso reso possibile l’incontro tra due mondi non in veste di compositore. Piuttosto si è fatto “traduttore” facendo sì che partiture sinfoniche di grandi autori venissero proposte per organici strumentali da camera.
L’evento fa parte della 30^ edizione di Viva Verdi Multikulti, rassegna ideata e prodotta da Arterìa – Associazione d’arte e cultura Aps di Matera, che quest’anno porta il titolo “oi diálogoi”, i dialoghi. Un filo conduttore che proprio in questo appuntamento ha trovato una declinazione tutta musicale. Il dialogo in essere è quello tra due secoli, tra l’orchestra e il salotto, tra Mozart e Beethoven.
Hummel, l’arte di riscrivere per il salotto – Nell’Ottocento le grandi orchestre non è che si ascoltassero spesso. I concerti pubblici erano rari, i teatri spesso lontani e i costi alti. Le pagine sinfoniche più amate, allora, circolavano pertanto anche riscritte per pochi strumenti, pensate per essere suonate in casa, in un salotto, tra amici. E qui entra in gioco la figura di Johann Nepomuk Hummel (1778-1837), che fu tra i più abili in questo mestiere. Lui però si limitò a semplificare le partiture condensò l’orchestra in un quartetto, in questo caso, di flauto, violino, violoncello e pianoforte senza perdere nulla della scrittura originale, anzi facendone emergere ogni singola voce con una chiarezza nuova. Il risultato è che avviene un ascolto diverso da quello sinfonico, perché in versione “ridotta” si fa più intimo, più vicino, quasi da cogliere in punta di orecchio. Hummel fu una delle figure chiave nel passaggio dal Classicismo al Romanticismo. Pianista prodigio, visse per due anni nella casa viennese di Mozart, che lo istruì gratuitamente colpito dal suo talento. Con Beethoven, poi, il rapporto fu più acceso, fatto di stima reciproca e di una rivalità professionale mai del tutto sopita. Ma Hummel fu anche tra i primi a battersi per la tutela del lavoro degli autori, contrastando la diffusione delle copie pirata degli spartiti; inoltre, lasciò un trattato pianistico monumentale che avrebbe influenzato la tecnica dei decenni successivi.
Beethoven, un esordio già indipendente – Il concerto “Trascrizioni d’Autore” apre con la Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21 di Ludwig van Beethoven, il primo passo nel genere sinfonico del compositore di Bohn. Il suo fu un passo audace, poiché la sinfonia si apre con un accordo dissonante, quasi fuori luogo, come se il compositore volesse subito prendere le distanze da Haydn e Mozart e dichiarare una lingua propria. Dopo quell’apertura spiazzante arriva un “Allegro con brio”, pieno di energia. Segue un “Andante cantabile”, dove fiati e archi si rispondono con eleganza quasi operistica. Il terzo movimento si chiama “Minuetto” solo di nome poiché, in realtà, è uno “Scherzo”, mosso e impetuoso, ben lontano dalla compostezza di una danza di corte. Il finale si apre con una trovata quasi comica, con l’orchestra che sembra accordarsi nota dopo nota davanti al pubblico, prima di lanciarsi in un “Allegro molto vivace”, brillante e giovanile fino all’ultima battuta.
Mozart, il volto più drammatico – Chiude la serata il Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore K. 466 di Wolfgang Amadeus Mozart, sempre nella trascrizione di Hummel. È uno dei lavori più cupi e più amati del Genio di Salisburgo, lontano dai toni solari con cui viene spesso associato. Il primo movimento si apre con un’agitazione degli archi in re minore, un clima teso che il pianoforte solista raccoglie e porta ancora più in profondità, con grande partecipazione emotiva. Al centro c’è la “Romanza”, una delle pagine più cantabili di Mozart, un’oasi di luce e serenità, interrotta però a metà da un episodio più veemente, quasi una crepa improvvisa nella calma. Il finale, un “Allegro assai”, riprende la tensione dell’inizio e la trasforma in un turbine virtuosistico, di grande effetto teatrale. Ad arricchire l’ascolto, la trascrizione di Hummel per flauto, violino, violoncello e pianoforte, che qui esalta la trasparenza contrappuntistica e restituisce alla pagina mozartiana un respiro più intimo e dialogico.
La fotogallery del concerto (foto www.SassiLive.it)



