Il materano Vito Vitulli ha pubblicato il libro “I predatori di affreschi”, un giallo che affonda le sue radici negli anni Sessanta, tra il 1961 e il 1962. A spingermi a scriverlo è stato un bisogno viscerale: Matera non può e non deve diventare preda di nessuno. Questo romanzo è il mio modo per gridare, attraverso le pagine, che la sua storia, la sua anima, non possono essere svendute o dimenticate.
Tra il 1961 e il 1962, a Matera successe qualcosa che scosse la coscienza di tutti: un professore tedesco, Rudolf Kubesch, insieme a due assistenti, rubò affreschi antichissimi dalle chiese rupestri. Lui si giustificò dicendo di essere uno “scopritore”, non un ladro, approfittando del fatto che quelle zone erano abbandonate e senza sorveglianza. Usò la tecnica dello strappo: letteralmente staccò dalle pareti di tufo 15-17 affreschi, tra cui quelli della Madonna degli Angeli, San Nicola all’Annunziata e San Leonardo.
Il furto fu scoperto per caso nell’aprile 1962 da uno studente locale, Nicola Locuratolo , che denunció tutto alla polizia. Grazie all’Interpol, la maggior parte degli affreschi fu recuperata in Germania, a Fulda, dove Kubesch li teneva nascosti. Tornarono in Italia, ma erano così fragili che rimasero per decenni nei magazzini della Soprintendenza, senza che nessuno potesse vederli.
Una storia a parte è quella del “Santo Monaco”: un frammento di affresco che si pensava perduto per sempre. Nel 2012, dopo 50 anni, una famiglia tedesca che lo aveva in casa (senza sapere che era stato rubato) lo restituì spontaneamente. Oggi, i frammenti recuperati sono esposti a Palazzo Lanfranchi, dove finalmente la gente può ammirarli.
Ma non finisce qui. Negli stessi anni, mentre i Sassi venivano svuotati a causa della legge del 1952, succedeva un’altra cosa inquietante: alcuni studenti di medicina dell’Università di Bari, per studiare anatomia, prelevavano ossa umane dagli antichi cimiteri ipogei, come quelli vicino a San Pietro Barisano o Santa Lucia alle Malve. Non c’erano mezzi moderni per studiare, e quelle zone erano incustodite. La Gazzetta del Mezzogiorno raccontò di giovani fermati mentre tornavano in Puglia con resti umani in auto. Questi episodi, insieme ai furti degli affreschi, portarono a una maggiore attenzione verso la tutela del patrimonio rupestre e alla chiusura di molti ipogei per evitare altri saccheggi.
Oggi, l’Ente Parco della Murgia Materana continua a cercare i frammenti ancora mancanti, nella speranza di restituire a Matera tutto il suo patrimonio perduto.
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