Il nuovo romanzo dello scrittore e giornalista pubblicista di Stigliano è un viaggio tra realtà e immaginazione, memoria e paure. Un mondo fantastico che affonda le proprie radici anche nei paesaggi lucani.
Ci sono storie che nascono lentamente e altre che rimangono per anni in attesa di trovare il momento giusto per essere raccontate. È il caso di Limbo, l’ultimo romanzo di Michele Ungolo, scrittore e giornalista pubblicista originario di Stigliano.
Il romanzo accompagna il lettore in una dimensione sospesa tra sogno e realtà , seguendo il viaggio di Diego attraverso luoghi e personaggi che assumono un forte significato simbolico. La Città dei Sogni Perduti, la Roccia dell’Abbandono, la Sala dell’Eco, il Mare dei Ricordi diventano tappe di un percorso nel quale il protagonista è costretto a confrontarsi con il proprio passato e con ciò che spesso preferiamo dimenticare.
Ma Limbo nasce anche dalla realtà.
Alcuni dei luoghi descritti nel romanzo prendono infatti spunto da paesaggi realmente esistenti. Accanto ai vicoli e agli scorci di Roma e Firenze, trovano spazio luoghi profondamente legati alla storia e alla memoria dell’autore: Craco, Aliano, Stigliano, Cirigliano e Acinello.
Non si tratta di una semplice riproduzione dei luoghi reali. Questi paesaggi vengono reinterpretati attraverso la fantasia, diventando parte di un universo nel quale la geografia reale si mescola a quella immaginaria.
«Quando scriviamo – racconta Ungolo – inevitabilmente portiamo nelle nostre storie i luoghi che conosciamo. In Limbo ho voluto trasformare alcuni paesaggi reali, lasciando che diventassero qualcosa di diverso. La realtà è stata il punto di partenza, la fantasia il modo per reinventarla».
Un libro rimasto per anni in un cassetto
La storia di Limbo, però, non riguarda soltanto la scrittura. Per anni il manoscritto è rimasto chiuso in un cassetto, in attesa che qualcuno o qualcosa gli desse la spinta necessaria per tornare alla luce.
Quella spinta è arrivata grazie a Stefania, una donna che occupa un posto importante nel cuore dell’autore e che ha avuto un ruolo significativo nella nascita definitiva del libro.
È stata lei a occuparsi della postfazione e dell’analisi del sogno, contribuendo a dare una nuova forma e una nuova prospettiva al progetto.
«Limbo è rimasto per anni chiuso in un cassetto – racconta Ungolo – fino a quando Stefania mi ha aiutato a credere nuovamente in questa storia. È una persona che occupa un posto importante nel mio cuore e il suo contributo, attraverso la postfazione e l’analisi del sogno, è stato fondamentale. In qualche modo è anche grazie a lei se Limbo ha finalmente preso vita».
Di seguito l’intervista all’autore
Michele Ungolo, da dove nasce Limbo?
«Nasce dal desiderio di raccontare un viaggio fantastico che fosse, allo stesso tempo, un viaggio interiore. Mi interessava parlare di memoria, perdita, paura e della difficoltà di affrontare alcune verità.
Il Limbo è un luogo sospeso, ma soprattutto è una condizione dell’anima: quella in cui rimaniamo quando non riusciamo a lasciar andare qualcosa.»
Quanto è importante il rapporto con i luoghi reali?
«Molto. Alcuni luoghi del romanzo sono completamente immaginari, altri prendono spunto dalla realtà. Ci sono scorci di Roma e Firenze, ma soprattutto luoghi della Basilicata come Craco, Aliano, Stigliano, Cirigliano e Acinello.
Sono paesaggi che conosco e che fanno parte della mia memoria. Non ho voluto semplicemente descriverli, ma trasformarli e inserirli all’interno del mondo di Limbo.»
Craco, in particolare, sembra avere caratteristiche molto vicine all’atmosfera del romanzo.
«Craco ha un’immagine molto potente. È un luogo sospeso nel tempo, segnato dall’abbandono e dal silenzio. Sono elementi che si sposano naturalmente con l’atmosfera di Limbo. Ma anche gli altri luoghi lucani hanno contribuito, ognuno a modo proprio, alla costruzione dell’universo del romanzo.»
Per anni il libro è rimasto in un cassetto. Cosa è successo?
«A volte scrivere una storia non significa necessariamente essere pronti a mostrarla agli altri. Limbo è rimasto fermo per anni. Poi è arrivata Stefania, una persona molto importante per me, che mi ha spinto a riprendere in mano il progetto.
Si è occupata della postfazione e dell’analisi del sogno e, soprattutto, mi ha aiutato a guardare questa storia con occhi diversi. Per questo dico che Limbo ha finalmente preso vita anche grazie a lei.»
Che ruolo hanno memoria e sogno nella storia?
«Sono due elementi fondamentali. La memoria è ciò che ci lega a quello che siamo stati, mentre il sogno permette di entrare in una dimensione nella quale realtà e immaginazione possono incontrarsi.
Ho cercato di utilizzare entrambi per raccontare emozioni che nella vita reale spesso facciamo fatica a esprimere.»
Cosa vorrebbe lasciare al lettore dopo l’ultima pagina?
«Una domanda. Cosa stiamo rimandando? Cosa non abbiamo ancora avuto il coraggio di affrontare?
Spesso pensiamo di avere sempre un’altra occasione, un altro giorno per parlare, amare, chiedere scusa o fare una scelta. Ma non sempre il tempo ci concede una seconda possibilità.
Se Limbo riuscisse a far riflettere il lettore anche solo per qualche minuto su questo, sarei soddisfatto.»
Come descriverebbe il suo romanzo in poche parole?
«Un viaggio nell’oscurità alla ricerca di ciò che, dentro di noi, continua a chiedere di essere ricordato.»
Una storia che parte dalla Basilicata
Il libro si apre con una prefazione firmata da Umberto Montano, il cui contributo rappresenta un ulteriore elemento di valore per l’opera. A chiudere il volume sono invece la postfazione e l’analisi del sogno curate da Stefania Barbone.
Con Limbo, Michele Ungolo costruisce quindi un mondo fantastico che non dimentica le proprie radici. La fantasia si alimenta dei luoghi conosciuti, della memoria e delle esperienze personali, trasformando paesaggi reali in scenari narrativi.
Dai vicoli di Roma e Firenze ai paesaggi di Craco, Aliano, Stigliano, Cirigliano e Acinello, la realtà diventa materia per costruire un universo sospeso.
E dopo anni trascorsi in un cassetto, grazie anche all’incontro con Stefania e al suo contributo alla postfazione e all’analisi del sogno, Limbo ha finalmente trovato la sua strada verso i lettori.
Un viaggio nato dalla fantasia, ma con radici ben piantate nella terra dell’autore.

