Aula magna dell’Istituto Alberghiero “Turi” di Matera gremita nel tardo pomeriggio per la presentazione del libro “Come fu che Matera scoprì di avere i Sassi” di Giovanni Caserta, scrittore, storico e critico letterario per la rassegna “Mercoledi dell’Unitep Matera”.
Un libro nel quale, attraverso testimonianze di autori e viaggiatori italiani e stranieri, si raccontano le vicende dei Sassi fino ai giorni nostri, passando attraverso la loro scoperta quale “vergogna nazionale” di cui lentamente acquistano coscienza gli abitanti, gli ultimi ad accorgersene.
Giovanni Caserta, medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte, è già autore di diverse opere, fra cui “Storia della letteratura Lucana” (1993). Tra i suoi scritti più recenti si ricordano: “Viaggiatori stranieri in terra di Lucania Basilicata” (2005); “Giovanni Pascoli a Matera – 1882/1884 – Lettere dall’Africa” (2005); “Da terra a terra” (2017), I cent’anni di Rocco Scotellaro, 1923-2023. Dalla cronaca al mito”.
L’incontro con l’autore è stato introdotto da un breve intervento di Costantino Dilillo, presidente Unitep, e dall’editore Franco Villani.
Di seguito i particolari sul libro “Come fu che Matera scoprì di avere i Sassi” nella nota dell’editore Franco Villani
“Come fu che Matera scoprì di avere i Sassi” non è soltanto un libro. È una risalita della memoria, una ricostruzione di fatti, una rivisitazione appassionata, documentata, lucida e commossa di un’identità collettiva rimossa, occultata, per decenni negata, poi anche sublimata come alto patrimonio culturale, se non artistico.
Con questo volume, Giovanni Caserta, invece, ci consegna un’opera civile di grande valore, scavo in un lungo tempo che non restituisce solo fatti, ma visioni, conflitti, ferite e dignità offesa. Con il suo rigore di studioso, e la passione del testimone, si attraversano secoli di rimozione e silenzio, mostrando come Matera – e con essa l’Italia – abbia a lungo ignorato, e volto le spalle ai Sassi, che furono quartieri “sotterranei” non solo nella geografia urbana, ma anche nella coscienza civile. Era la Matera “di Sotto”.
In stile narrativo, elegante e coinvolgente, si denuncia l’abbandono di una larghissima parte della popolazione materana, due terzi del totale, costretta a vivere in condizioni subumane fino al secondo dopoguerra. Pagina dopo pagina, si compie un cammino lento, doloroso, di riscoperta di un luogo e di un popolo, vissuto tra il cinismo del ceto egemone, la intermittente pietas della Chiesa, l’indifferenza delle élites culturali, le prime battaglie sociali all’inizio del Novecento.
Pubblicato in una prima forma privata e limitata, l’idea di questo libro nacque come strenna e dono di memoria per amici e familiari. Il testo che presentiamo oggi, al contrario, nasce come opera nuova, risultato di ricerche, riscritture, appunti recuperati e pagine ritrovate, che l’autore aveva inizialmente composto come contributo preliminare ad altro lavoro. Quelle pagine – come egli stesso racconta – non trovarono allora spazio nella pubblicazione per cui erano state pensate; ma proprio quella esclusione si è trasformata, oggi, in una occasione per dare vita a un’opera autonoma, libera, capace di diventare un tassello prezioso e correttivo nel ricomporre la storia materana.
Nelle parole limpide e appassionate dell’autore ritroviamo il percorso di una città che, salita all’attenzione internazionale come “attrattore” turistico, tende a far dimenticare che fu luogo di contraddizioni, di fatiche, di ingiustizie, di colpevole, massificata emarginazione.
Si utilizzano documenti, testimonianze, relazioni istituzionali, fotografie d’epoca, ricordi familiari, figure umane e passionali come il “monaco bianco; e si ricordano figure come l’ingegner Vincenzo Corazza, tornato dall’America, e l’ingegner Alberto Bevilacqua Lazise, di ascendenze austriache, venuto dal Nord, artefici della prima trasformazione e sanificazione della Matera degli anni Trenta nel secolo scorso.
Lentamente si delinea un quadro lucido e coraggioso, che rivendica dignità di persone a contadini, artigiani, donne, vecchi e bambini che, per generazioni, abitarono grotte, contando soprattutto sulla rete di solidarietà costituita dai “vicinati”.
Come editori, è inutile dirlo, siamo orgogliosi di pubblicare un testo che non è libro di storia locale, ma è “documento umano e sociale”, contributo essenziale alla comprensione dell’Italia interna, soprattutto meridionale, non favorita dalla natura, vittima di colpe storiche e politiche.
La vicenda dei Sassi, letta soprattutto attraverso gli occhi di visitatori ed autori esterni, non è, quindi, un catalogo museale, ma una vicenda che interroga il presente e si interroga sul futuro.
Ringrazio di cuore l’autore, per aver condiviso con noi questo percorso, che è il senso della nostra presenza nella più povera provincia d’Italia. Questa pubblicazione è, in definitiva, un ulteriore atto di impegno, degna di essere letta, discussa, portata nelle scuole, nei centri culturali, nei luoghi dove si discute di crisi e di graduale spopolamento delle lande meridionali, ultima tragedia. Come fu che Matera scoprì di avere i Sassi, in definitiva, educa, commuove, interroga, ma dice anche che, nonostante tutto, per gli uomini di buona volontà, non è mai troppo tardi.
La fotogallery della presentazione del libro (foto www.SassiLive.it)






