Pierluigi Diso ha inviato una recensione sul libro “Le passioni di un decennio (2015-2025)” di Enzo Santochirico. Di seguito la nota integrale.
Se Paolo Spriano ne “Le passioni di un decennio (1946-1956)” edito da Garzanti racconta dei dieci anni del secondo dopoguerra italiano, caratterizzati da lotte politiche e speranze nella ricostruzione e l’egemonia dei partiti di massa, Enzo Santochirico ripercorre gli ultimi dieci anni di storia politica, sociale e culturale della città di Matera, in cui è rimasto alla finestra e, da osservatore attento, ha seguito tutti gli avvenimenti pur dedicandosi alla cultura della città da Matera 2019 sino all’elezione a capitale mediterranea del dialogo 2026. Il libro rappresenta una profonda analisi politica, sociale e culturale della città di Matera e dell’intera regione Basilicata. Attraverso una raccolta strutturata di scritti, l’autore ripercorre fasi intense della storia recente del territorio, tra il 2015 e il 2025, un decennio caratterizzato da profonde mutazioni per la comunità materana. Durante questi anni, l’autore ha scelto di rimanere lontano dall’impegno politico diretto, restando osservatore critico, autonomo e libero della vita pubblica cittadina. I temi principali affrontati nel libro sono:
Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e l’impatto economico, sociale e culturale che ciò ha avuto, ponendo adesso nuove domande sul suo futuro.
La gestione dello sviluppo turistico che ha travolto i Sassi e il territorio circostante, analizzando i delicati equilibri tra accoglienza, sostenibilità e ecosistema urbano.
Le dinamiche partitiche e le aggregazioni elettorali spesso sorprendenti che hanno ridisegnato la governance materana in questo arco di tempo.
La struttura del testo, nulla affatto lineare o romanzata, ma composta da un’accurata selezione di interventi sulla stampa, interviste, dichiarazioni ufficiali, relazioni e discorsi pubblici dell’autore, non è un diario della memoria né una cronaca nostalgica, bensì uno strumento analitico e una chiave di lettura critica, valida anche ai giorni nostri. Decodificando le trasformazioni del passato recente permette ai cittadini e alla classe dirigente di immaginare e pianificare la Matera del futuro. Santochirico parte da Matera 2019 per muovere serie critiche alla gestione post-2019 di Matera, evidenziando il declino della Fondazione Matera-Basilicata 2019 e la frammentazione del centrosinistra, evidenzia una cronica paralisi politica e la mancanza di una programmazione strategica a lungo termine. Il libro offre un’analisi densa e ricca di spunti sulle recenti trasformazioni politiche e culturali di Matera, il testo si apre evidenziando il temporaneo distacco di Santochirico dalla “politica attiva” di partito a favore di un impegno culturale alla guida della Fondazione Sassi a Matera. Questo passaggio non viene letto come un ripiego o un isolamento, ma come una ridefinizione del concetto stesso di militanza. La cultura diventa lo spazio ideale per esercitare uno “sguardo autonomo e libero”, ponendo domande sul futuro della comunità che le logiche stringenti dei partiti spesso non riescono a intercettare. Accattivante è il brano relativo all’investitura ideale di Raffaello de Ruggieri a sindaco della città dei Sassi, individuato come “il nuovo che avanza”, non certo in senso anagrafico, ma per la freschezza di visione e il disinteresse verso il potere fine a se stesso (l’assenza di smania di rielezione). De Ruggieri viene celebrato come la figura fondamentale in grado di guidare Matera nella straordinaria avventura del 2019 e di trasmettere un metodo improntato al dialogo e alla centralità delle potenzialità civiche. Va raccontato adesso un passaggio di de Ruggieri della sua campagna elettorale quando ricordò il meridionalista e uomo di cultura Umberto Zanotti Bianco che gli disse di verificare se Matera e la Basilicata rappresentassero per lui un soggetto matrigno o materno. L’insegnamento che ne trasse divenne il pilastro della sua discesa in campo tanto che disse: «Se lo ritenevo matrigno avevo il diritto di abbandonare la mia terra, se lo ritenevo materno avevo il dovere di difenderla». Ecco che il testo crea un filo che unisce la svolta del 2019 con le sfide del 2026, l’anno che vede Matera impegnata come capitale mediterranea del dialogo, con la necessità di una “più ampia unità della città” sotto la guida di un condottiero dall’alta statura culturale e personale, fuori degli “antichi e obsoleti schemi” della partitocrazia tradizionale. Il libro sintetizza l’essenza stessa dell’azione di Santochirico: la rivendicazione di una libertà d’azione guidata unicamente dai valori e dagli obiettivi per il territorio. Emerge un forte e orgoglioso afflato localista – nell’accezione più nobile del termine – che rifiuta le decisioni e le gerarchie imposte dai vertici regionali o nazionali (“dall’alto”), scommettendo esclusivamente sull’apertura, sull’ascolto e sulle risorse intrinseche della comunità materana.

