Nella mattinata di mercoledì 10 settembre nell’ambito degli eventi collaterali al 31° Premio letterario Energheia nell’Archivio di Stato di Matera il regista Roberto Riviello ha presentato insieme a Maria Teresa Imbriani, Docente all’Unibas “Due monologhi lucani”. Un testo che raccoglie le due piece teatrali scritte e dirette dall’autore, presentate a Matera negli anni scorsi. Nello specifico: “Eternità del mito. Pazza Medea” e “La sorella di Gregor Samsa”, che hanno visto rispettivamente come interpreti Laura Cioni e Romina Bonciani.
Nella prima opera, inserita nel testo, l’autore traccia la figura di Medea non nel senso tragico di Euripide o in quella pasoliniana, ribelle contro la logica del profitto e della modernità. La Medea di Roberto Riviello viene dopo Freud; dopo Italo Svevo con Zeno Cosini; dopo la signora Frola e il signor Ponza di Pirandello. Oggi, questa “Pazza Medea” reclusa in manicomio, nella sua elaborazione dei fatti non fa altro che: Rimuovere, Rimuovere, Rimuovere.
La seconda opera è stata elaborata in occasione dei cento anni dalla scomparsa dello scrittore Franz Kafka che, più di altri, ha narrato con i suoi personaggi il senso di angoscia e smarrimento dell’uomo.
A seguire il giovane autore materano Francesco Stifano ha discusso di jazz insieme ad amici che hanno la sua stessa passione: Davide Favoino, Alessandro Gasmi, Giampaolo Matera, Alex Ranaldo, Giovanni Paolo Favale, Vincenzo Surdo.
Roberto Riviello, Laurea in Filosofia del Linguaggio all’Università di Firenze, ha insegnato Letteratura Italiana e Storia in Toscana. Ha scritto e diretto opere tetrali e cinematografiche per la Rai. Nel 1999 il suo film: “Il più lungo giorno” ha vinto il Premio del pubblico al Festival di Annecy in Francia. Lavora con diversi siti che si occupano di arte e cultura italiana.
“Quando ci sono tre accordi… è jazz” con Davide Favoino, Alessandro Gasmi, Giampaolo Matera, Alex Ranaldo, Giovanni Paolo Favale, Vincenzo Surdo, Francesco Stifano, intervento di Angelo Guida
Sette ragazzi che nel 2025 invertono i paradigmi del Jazz rendendolo accessibile ad orecchie che non possono avere la necessaria sensibilità per capire arrangiamenti, virtuosismi, improvvisazioni.
10 settembre – Matera – Archivio di Stato, non è solo un buon concerto Jazz quello a cui abbiamo assistito. Non è neanche la celebrazione dei classici che ci ha colpito.
Tre fiati, tastiera, chitarra elettrica, basso e batteria. Una combinazione che va ben oltre la somma delle parti. Ogni singolo componente trasmette, divulga. Non ci sono gerarchie ma alchimie di identità il cui risultato esprime gioia, forza e, soprattutto, qualità. Sette ragazzi che spostano le lancette del tempo su un genere che segnava il passo ridotto allo spazio definito “nicchia”. Loro no. Attraggono, ti prendono per mano e ti traghettano nella loro cosmica dimensione di musicisti. Nessun pudore nell’improvvisazione, nessuna resistenza all’azzardo.
Un concerto che concilia, diverte e appassiona, riportando l’ascoltatore ai livelli a cui l’arte dovrebbe tendere. Come direbbe Battiato, quanto ascoltato e visto all’archivio è un invito al viaggio dove lasciarsi trasportare e far fare a chi, oltre agli umori adolescenziali, è in grado di trasmettere incantesimi Jazz rispolverando autenticità e verità.
Quello a cui si è assistito ieri è la rivincita generazionale non solo di sette ragazzi, ma della nobile arte della musica. Una iniezione di ossigeno per dirci che esiste una via di uscita dai grigi spettacoli a cui ci vogliono fare abituare.
Loro i magnifici 7 come in un film anni 60′, piantano una bandiera importante nel panorama della musica Jazz senza compromessi. Non una speranza ma una realtà difficile da spezzare nonostante noi, artefici di un sistema tossico dove i giovani li abbiamo resi invisibili. 7 ragazzi che rivendicano, tra un assolo di tromba e un ensamble collettivo non solo il diritto di esistere ma quello di raccontare e spiegare che la “somma” delle parti non è solo un calcolo matematico ma un modello di convivenza.
Siamo stati a lezione non solo di musica, ma di vita e di speranza.







