Mercoledì 27 maggio alle 17.15 – 19.30 – 21.45 al cinema Guerrieri di Matera è in programma il film “Le aquile della Repubblica” per la rassegna Il cineclub di Cinergia. Posto unico € 6,00
Informazioni
George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta nella fase che ha preceduto il suo insediamento. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita. Un regista di origini egiziane ma nato in Svezia ci racconta con coraggio e con conoscenza dei generi l’Egitto di oggi. Molti probabilmente non sanno che Tarik Saleh ha avuto un genitore che aveva lasciato l’Egitto dopo la Guerra dei sei giorni e che realizzava film d’animazione di orientamento pacifista. Questa figura paterna deve aver lasciato un notevole imprinting perché il figlio non trascura nulla nella denuncia di un regime violento in cui l’incutere timore grazie a pressioni e ricatti è questione di ordinaria amministrazione.L’attore feticcio di Saleh, il libanese Fares Fares, si presta perfettamente al gioco nei panni di una star che vive separato dalla moglie e ha un’amante che viene scambiata per sua figlia ma nonostante questo viene attratto da una donna sposata con un ministro di quello Stato che vuole usarlo per la propria propaganda.Saleh sa come alternare la commedia a situazioni in cui dominano l’intrigo politico e la denuncia esplicita operando sul cinema nel cinema e mostrandoci come in un regime gli attori possano diventare pedine non intercambiabili ma sicuramente subornabili ai voleri del potere. La scritta finale classica che fa riferimento a fatti frutto della fantasia è una salvaguardia ma non cancella la messa al centro della narrazione di un presidente dittatore di cui si fa nome e cognome. Magistrale è la scena di metacinema in cui George E-Nabawi deve spiegare ai colleghi attori che in una riunione in cui Al Sisi è ancora un ufficiale che propone agli altri militari un’azione davvero pericolosa loro non debbono trattarlo con deferenza. Al momento non è ancora il Presidente dittatore ma il timore domina incontrastato anche nel mondo in cui la finzione dovrebbe dettare le regole.La pervasività delle Aquile del regime anche nelle vite private ad ogni livello è d’uso quotidiano così come le torture qui non mostrate ma evocate. A quel punto, ma anche prima, il pensiero non può non andare per traslato a un nome e a un cognome: Giulio Regeni.

