Leonardo Pinto: “Biennale di Venezia, fucina di pace”. Di seguito la nota integrale.
Interessante discorso di Pierangelo Buttafuoco contro fazioni politiche e ideologiche: l’arte sopra tutto; degno discepolo del grande maestro Beppe Niccolai secondo il quale la cultura costruisce ponti dove l’ignoranza alza muri. È la scuola alla quale, insieme al valente collega milanese Peppe Nanni, Umberto Croppi ed altri, mi sono formato non solo politicamente.
Pietrangelo Buttafuoco, attuale presidente della Biennale di Venezia, difende strenuamente l’autonomia dell’arte rispetto alle contingenze politiche e ai “diktat” ideologici.
In occasione dell’apertura della Biennale Arte 2026, ha ribadito la sua linea rispondendo alle forti polemiche riguardanti la partecipazione di artisti russi e la gestione dei padiglioni nazionali in tempo di guerra.
Il suo verbo: “Si vis pacem, para pacem”: citando Flavio Vegezio Renato e ribaltando il celebre motto latino, Buttafuoco ha affermato che a Venezia “non si imbracciano le armi, si prepara la pace”. La Biennale deve essere un luogo di dialogo e rispetto che valga per tutte le nazioni, senza farsi megafono di schieramenti bellicisti.
Per lui, l’arte possiede una “potenza superiore a ogni prepotenza” e ha il compito di elevare la mente sopra l’odio, permettendo di guardare oltre le catastrofi del presente.
Buttafuoco non si è piegato alle faziosità politiche come il ns. Maestro Beppe, intellettuale eretico, che -tra l’altro- criticò aspramente il fascismo, al pari di Gobetti, per aver tolto inutilmente “la penna” a Gramsci.
Importante insegnamento che continuiamo ad onorare.

