A tre mesi dalla scomparsa dell’artista lucano Gianni Latronico la figlia Myriam ricorda la sua figura e l’eredità artistica.
Il testo ripercorre il suo percorso umano e artistico, incentrato sulla visione dell’arte come mezzo per custodire le radici senza trasformarle in un confine e della lucanità come ponte di relazione permanente verso l’altro, in profonda sintonia con la vocazione di Matera capitale del Mediterraneo.
Di seguito la nota integrale.
Gianni Latronico – L’arte come spazio di incontro
Dal riscatto personale ai grandi progetti collettivi: l’eredità di un artista che ha trasformato le radici lucane in una voce universale di cultura e dialogo
A tre mesi dalla sua scomparsa, resta l’eredità di un cammino umano e artistico straordinario.
Quella di Gianni Latronico è stata prima di tutto una storia di riscatto: nato tra la terra e i calanchi di Ferrandina, ha saputo superare la miseria e le difficoltà delle origini attraverso lo studio, l’arte e una fame inesauribile di conoscenza che lo ha portato dapprima a conseguire la laurea alla Bocconi, quindi ad ottenere la cattedra di lingue, infine a dedicarsi all’arte come mezzo per salvare l’anima più autentica della sua terra dal logorio dei tempi moderni.
Per Gianni Latronico la lucanità non è mai stata un confine geografico o un recinto nostalgico entro cui trincerarsi, ma un sistema di valori vivi, una risorsa interiore e l’intima chiave di lettura del mondo. Attraverso pittura e poesia, ha usato l’arte come un ponte per creare connessioni, anticipando la vocazione di Matera quale Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Dal suo percorso emerge una continua tensione verso l’oltre.
Inizialmente, la sua pittura naïf racconta la fatica dei campi, la vita del paese e il desiderio di riscatto di quel bambino che procedeva scalzo, ma con il libro in mano, sognando di diventare professore a dispetto di un destino già scritto. Questa prima fase risuona nell’opera “Ferrandina tra penna e pennello”, scritta con Mimì Bellocchio, in cui la poesia fa eco alla pittura, amplificando la forza visiva dell’immagine.
Per Gianni Latronico l’arte è stata sempre apertura al dialogo e al confronto, come emerge dall’amicizia con Luigi Guerricchio e con una miriade di altri artisti, a sostegno dei quali ha scritto numerose recensioni critiche.
Due grandi progetti sintetizzano questa sua capacità di promuovere il dialogo attraverso l’arte.
Da un lato, Il girasole da Matera ad Arles, una rassegna con cui ha raccolto centinaia di girasoli creati da artisti diversi a cui ha dedicato poesie e recensioni, riuniti poi in una grande mostra concepita immaginando l’arte come spazio in cui le distanze possono incontrarsi. Dall’altro la traduzione della Divina Commedia in dialetto ferrandinese, un’impresa monumentale con cui ha elevato la lingua madre dalla mera dimensione materiale a strumento dell’anima con cui esprimere il mondo interiore dialogando con l’universalità di Dante.
Successivamente, il suo percorso interiore lo ha spinto a rappresentare l’Iperuranio di platonica memoria, riducendo la realtà a forme essenziali per dar voce alle idee, all’anima delle cose. In seguito, le fratture della vita e il caos dei tempi moderni lo hanno spinto all’informale, l’unico linguaggio possibile per esprimere lo smarrimento e la ricerca dell’essenza oltre il visibile, quando il colore si libera da ogni intenzione esplicita per seguire soltanto il flusso di coscienza.
Infine, da vero pioniere del web, dopo il 2000, ha cominciato a far propri i linguaggi digitali per dar vita ad una forma d’arte sempre più virtuale nella convinzione che la fredda tecnologia debba essere sempre posta al servizio dell’uomo, anche per fare arte.
In questo abbraccio tra tradizione e nuovi linguaggi si compie il legame profondo con Matera. Gianni Latronico si conferma un artista profondamente mediterraneo, capace di trasformare la lucanità da terra di confine a spazio d’incontro: non solo tra sponde e culture diverse, ma anche tra memoria e futuro.
La sua eredità oggi rappresenta un invito a salvaguardare le radici per farle fiorire ogni giorno nell’incontro con l’altro.
Gianni Latronico (Ferrandina, 18 febbraio 1940 – Matera, 25 maggio 2026)
Laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università Bocconi di Milano, con abilitazione all’insegnamento della lingua inglese nelle Scuole Superiori, Gianni Latronico è stato un intellettuale eclettico, critico d’arte, pittore, poeta e traduttore. Dopo gli anni dedicati alla docenza, si è consacrato interamente alla promozione artistica e culturale.
Fondatore dell’Associazione “Il Girasole” (che ha riunito e valorizzato oltre 300 artisti), è stato direttore artistico e collaboratore di prestigiose riviste e gallerie d’arte nazionali (tra cui Quadri e Sculture, La Fenice, EuroArte, Acca in arte, Elite New, Rassegna delle Tradizioni Popolari, Galleria GAM a Brindisi, Galleria Tartaglia Arte a Roma, Galleria e Casa Editrice Alba di Ferrara, Galleria Italia, Boè, Avanguardie Artistiche e Grandi Maestri della Galleria Centro Diffusione Arte a Palermo).
Sue opere di pittura, poesia, recensioni sono state inserite nelle edizioni dell’Alba di Ferrara, in Art Leader, La Nuova Basilicata, nei cataloghi dell’Expo-Arte di Bari e in diverse Enciclopedie (Novart, Autori Contemporanei di Ferrara), giornali, cataloghi, antologie, libri d’Arte (tra cui: Il Giornale, Città Domani, Il Nuovo Corso, Cronache Lucane, Proiezioni, Prisma, Il Giorno, Master Magazine, Segni di donne lucane, I mestieri nell’Arte).
Autore di numerose pubblicazioni, monografie e florilegi dedicati al connubio tra pittura e poesia (tra cui Ferrandina tra penna e pennello, Vetri Cattedrale e non solo, Io sto con la natura, Ut pictura poesis, Guida artistica dei sassi di Matera, L’interiore geometria morbida), è stato protagonista di approfondimenti culturali RAI e giurato in rinomati premi letterari, lasciando un’impronta indelebile come talent scout e custode della memoria lucana.




