Inaugurata nel tardo pomeriggio nello Studio Arti Visive in via delle Beccherie a Matera la mostra “I ragazzi di via Roma” dell’artista materano Luigi Guerricchio, a cura di Michele Saponaro e Giuseppe Miriello.
Sono intervenuti Mino e Franco Di Pede per Studio Arti Visive, il nipote dell’artista, Antonio Guerricchio, il poeta Roberto Linzalone, il co-curatore Michele Saponaro e Milena Ferrandina, autrice del testo critico inserito nel catalogo.
La mostra, promossa dall’Archivio Luigi Guerricchio, curato con dedizione e impegno da Antonio Guerricchio, nasce in occasione del trentesimo anniversario della scomparsa dell’artista e si avvale del patrocinio morale del Comune di Matera e della collaborazione della storica dell’arte Milena Ferrandina, autrice del saggio critico pubblicato nella plaquette-catalogo, che contiene anche una poesia inedita di Roberto Linzalone, amico fraterno di “Ginetto”.
Viene esposto per la prima volta un ciclo di tredici pastelli della metà degli anni Ottanta che ritrae i “ragazzi di via Roma”, colti nei momenti del passeggio e dello stare insieme, testimoni silenziosi di un tempo di transizione. Tra le opere anche quella che porta il nome della mostra, gentilmente offerta da un privato per l’occasione Sono gli anni in cui Matera conosce profondi mutamenti del proprio tessuto urbano e sociale, che Guerricchio seppe restituire con grande sensibilità e lucidità.
Di seguito i i titoli delle opere esposte: I ragazzi di via Roma, Ci siamo tutti, Le due ragazze, L’incontro, Il tuo sorriso, La vittoria, La ragazza del panino, Bagnanti, Il tuo sguardo, Oltre la luna, Con lo zaino, Il rock, Io canto.
Milena Ferrandina, critica d’arte, ha dichiarato: «Le opere di Luigi Guerricchio dedicate agli adolescenti, forse anche un po’ legate al ricordo dei suoi allievi, documentano con attenzione i gesti, le posture e le interazioni dei giovani, cogliendo momenti sospesi che restituiscono la complessità dell’età di transizione tra infanzia e maturità. I corpi, rappresentati con precisione e partecipazione, non sono considerati come singoli individui, ma come elementi di un fenomeno collettivo che riflette le trasformazioni sociali e culturali del tempo. La pittura diventa così strumento di osservazione e registrazione del reale, un mezzo per restituire la fragilità e le dinamiche relazionali proprie di quell’età».
La mostra nasce nel solco dell’insegnamento di Bruno Munari, autore del libro Da cosa nasce cosa. Lo racconta il co-curatore Michele Saponaro «La celebre citazione chiarisce bene l’origine e il senso di questa mostra, nata non da un progetto espositivo preordinato, ma da una concatenazione di gesti concreti, di attenzioni e di scelte che hanno progressivamente preso forma. L’occasione iniziale è stata la realizzazione di un piccolo calendario da scrivania, concepito come gadget aziendale da Giuseppe Miriello, che da anni lavora su questo genere di edizioni per diverse realtà produttive».
Gli organizzatori ringraziano Franco e Mino Di Pede, che hanno condiviso sin dal primo momento il progetto espositivo; gli autori delle fotografie storiche riferite a quegli anni: Elio Arico (per concessione dello Studio Arti Visive), Francesco Cappiello, Vito Michele Di Lecce, Giuseppe Maino, Michele Masciandaro, Roberto Paolicelli (su indicazione di Emanuele Giordano); Francesco Adorisio per la grafica e l’impaginazione; Selecta per gli allineamenti cromatici; Centrostampa per la stampa dei calendari e della plaquette-catalogo, edita da Libri a Km Zero; Bottega d’Arte per la fornitura delle cornici; e, non ultimi, i ragazzi del servizio di accoglienza alla mostra: Marco Amendolagine, Francesca Destena, Noemi Scarano.
La mostra resterà aperta dalle 17 alle 20,30 fino a martedì 24 febbraio 2026. Ingresso libero.
La fotogallery della mostra (foto www.SassiLive.it)










