Nell’anno in cui Matera condivide con la città marocchina Tétouan il titolo di capitale mediterranea della cultura e del dialogo la mostra fotografica “Marocco” di Antonio Lionetti per “MIPphest2026 – Orizzonti fluidi”, 10° festival internazionale di fotografia e arti visive promosso dal MIP (Matera International Photography rappresenta un segno tangibile di cultura e dialogo, valori che emergono attraverso i meravigliosi scatti che raccontano il viaggio effettuato in questo Stato africano che si affaccia sul Mediterraneo dal materano Antonio Lionetti.
La mostra è stata inaugurata nel tardo pomeriggio nella Galleria Arti Visive in via delle Beccherie a Matera.
Sono intervenuti il direttore artistico del progetto espositivo Antonello Di Gennaro, l’autore Antonio Lionetti, la presidente dell’associazione MiP – Matera International Photography Aps-Ets, Carla Cantore, socio del MIP- Matera International Photography Aps-Ets, Giuseppe Bongiovanni e il fondatore dello Studio Arti Visive Franco Di Pede.
La mostra con ingresso gratuito sarà visitabile fino al 16 aprile, ogni giorno dalle 17 alle 20, con la presenza dell’autore che accompagnerà turisti, visitatori e abitanti culturali in questa esplorazione.
L’iniziativa conferma l’impegno più che decennale del MIP come hub culturale aperto e transdisciplinare e la capacità di sviluppare progetti capaci di far dialogare culture e territori del Mediterraneo e d’Europa: nei quali la fotografia e le arti visive non sono solo veicoli espressivi, ma veri e propri strumenti di esplorazione concettuale, che pongono l’uomo come fulcro dell’osservazione e dell’indagine critica. La fotografia non è semplicemente produrre o mostrare immagini, ma è un medium, un linguaggio artistico contemporaneo attraverso cui ci si interroga sul presente, si esplorano prospettive e si stimola sguardi consapevoli creando un dialogo tra territori, culture, tradizioni, religioni, mettendo al centro temi contemporanei come migrazioni, crisi ambientali, inclusione sociale e trasformazione digitale.
L’evento è stato patrocinato dal Comune di Matera ed è in collaborazione con Studio Arti Visive, Malta Photographic Society, The Federation of European Photographers | FEP e FotoDIEGO.
“Marocco” inaugura il primo di ciclo di progetti all’interno del programma di “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026”. Orizzonti fluidi ha nel Mediterraneo contemporaneo il suo principale campo di indagine di passaggi, stratificazioni e contaminazioni, dove persone, culture, tradizioni e paesaggi si incontrano e si trasformano. Matera diventa così un faro: un punto di orientamento e di richiamo, capace di illuminare traiettorie, intercettare sguardi e guidare nuove letture del presente; dimostrando come il Mediterraneo non sia soltanto una geografia costiera, ma una dimensione culturale attiva, che nasce e si rigenera anche nei territori dell’entroterra. Il MIPphest 2026 non si limita a osservare, ma rende visibili connessioni e apre rotte inedite. Il linguaggio fotografico, in questo contesto, non documenta: interpreta, mette in discussione, apre varchi. È qui che le arti visive si affermano come spazio di relazione tra geografie, identità, memorie creando interconnessioni.
Il progetto nasce dalla considerazione che il Mediterraneo non sia soltanto uno spazio geografico, ma anche una struttura visiva condivisa. Come sottolinea Rudolf Wittkower, le civiltà che lo attraversano hanno sviluppato un linguaggio comune basato su proporzione, ritmo e chiarezza. La mostra di Lionetti traduce questa intuizione in esperienza visiva: il Marocco diventa un territorio privilegiato di osservazione, dove luce, architetture e pratiche quotidiane rivelano continuità profonde con altri paesaggi mediterranei.
Il percorso espositivo propone un viaggio visivo che evita l’esotico o l’eccezionale, concentrandosi su ciò che ritorna, per raccontare luoghi e incontri attraverso lo sguardo sensibile del fotografo. Dalle architetture di fango di Aït Ben Haddou alla vitalità di Jemaa el-Fna, dalle geometrie silenziose del Sahara alla maestosità della Moschea Hassan II, le immagini restituiscono l’esperienza emotiva e relazionale dei luoghi e delle persone incontrate. Al centro del progetto, l’incontro con una famiglia berbera: gesti minimi, sorrisi e momenti condivisi diventano il nucleo di un racconto che supera le differenze culturali e materiali. La sequenza espositiva si sviluppa in modo frammentario e poetico, invitando lo spettatore a rallentare, osservare e lasciarsi attraversare da una realtà viva, autentica e profondamente umana.
Michele Capolupo
La fotogallery della mostra (foto www.SassiLive.it)















