Inaugurata giovedì 10 settembre nella Fondazione Le Monacelle in via Riscatto 9-10 a Matera la mostra “Κάλλος Άλυτον” , la personale fotografica del greco Thodoris Theodoridis, visitabile fino al 30 settembre. L’apertura della mostra ha anticipato nello stesso chiostro, il concerto lirico e strumentale “Magna Grecia” inserito nel programma “Oi dialogoi” del trentennale VivaVerdi Multikulti 2026, prodotto da Arterìa in collaborazione con il Conservatorio di Musica “E. R. Duni” di Matera e la Ionian University di Corfù. La serata nasce dalla collaborazione tra Arterìa e la Fondazione Le Monacelle ETS, entrambe impegnate nelle iniziative per Matera 2026, Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, promossa dalla Fondazione Matera Basilicata 2019.
Arterìa e Le Monacelle insieme per Matera 2026: inaugurata la mostra Κάλλος Άλυτον, la Grecia negli scatti di Theodoridis, a seguire il concerto “Magna Grecia”.
Una collaborazione che dura da anni tra due realtà culturali materane, che il 10 settembre firmano insieme una serata unica: la mostra fotografica apre la strada, il concerto la prosegue
Non è comune due istituzioni culturali di una stessa città firmino insieme un evento mettendo a disposizione reciprocamente gli spazi e il proprio cartellone artistico, senza che l’una assorba l’identità dell’altra. Ma è quanto accade il 10 settembre a Matera, quando la Fondazione Le Monacelle ETS e Arterìa uniscono i rispettivi percorsi nell’inaugurazione della mostra fotografica Κάλλος Άλυτον (Kàllos ‘Alutona), seguita dal concerto lirico e strumentale “Magna Grecia”, nel chiostro della Fondazione.
Una collaborazione che viene da lontano
Le due realtà non si incontrano per la prima volta. Da anni la Fondazione Le Monacelle ETS ospita, negli ambienti di via Riscatto 9/10, la rassegna VivaVerdi Multikulti, ideata e prodotta da Arterìa fin dal 1996 e giunta quest’anno al traguardo della trentesima edizione. Un rapporto consolidato che nel calendario di questo autunno assume un significato ulteriore in quanto entrambi i sodalizi culturali concorrono, ciascuno col proprio linguaggio, alle iniziative pensate per Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, il riconoscimento che nel 2026 colloca la città di Sassi al centro di una riflessione culturale internazionale, promossa dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 e condivisa quest’anno con la città marocchina di Tétouan.
È in questa cornice che si spiega la scelta di far coincidere, nella stessa serata, l’apertura di una mostra fotografica e l’esecuzione di un concerto lirico dedicato proprio al rapporto tra Italia e Grecia. Un momento in cui due linguaggi espressivi diversi, quali sono la fotografia e la musica, raccontano lo stesso patrimonio culturale comune mediterraneo da prospettive complementari.
Κάλλος Άλυτον: la bellezza che non si scioglie
Il titolo della mostra, Kάλλος ‘Aλυτον – Kallos ‘Aluton, cioè Bellezza Indissolubile, nel suo greco antico dichiara già il senso stesso del progetto. Ed è una bellezza che non si consuma nel tempo quella che l’obiettivo fotografico di Thodoris Theodoridis va cercando con i suoi scatti virtuosi nel confronto tra il corpo umano contemporaneo e le statue del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nato ad Atene nel 1986, erede di una tradizione fotografica di famiglia che affonda le radici a Istanbul, Theodoridis costruisce le sue immagini in un bianco e nero che l’autore stesso descrive come una necessità più che una scelta estetica. È un atto di spoliazione, in sintesi, capace di restituire al soggetto la sua dignità più autentica, senza che vi sia il colore a distrarre lo sguardo.
Nelle sue fotografie, marmo e carne condividono la stessa forma. La luce agisce come uno scalpello, e l’ombra, lungi dall’essere semplice assenza, diventa forza attiva quanto la luce stessa. Il progetto nasce da una visita di Theodoridis al Museo Archeologico di Napoli, dove l’osservazione delle statue antiche ha rivelato all’artista, in un solo istante, la fragilità del corpo proprio nel momento in cui questo si fa eterno. Da qui la domanda che attraversa l’intera mostra: cosa vediamo, davvero, quando guardiamo una statua? E in che modo quello sguardo antico finisce per plasmare il nostro, di sguardo, oggi? Ne nasce un confine sottile, quasi impercettibile, tra ciò che nel tempo resiste e ciò che invece appartiene solo all’istante: un confine su cui marmo scolpito e carne viva sembrano pericolosamente simili, pur non essendolo mai state veramente.
I testi critici della mostra sono firmati da Stefano Siggillino, direttore artistico del progetto.
Poi la musica: “Magna Grecia” chiude la serata
Alle 20.30, nel chiostro della Fondazione, la mostra lascia il passo a “Magna Grecia. Concerto lirico e strumentale”, inserito nel programma “Oi dialogoi” del trentennale VivaVerdi Multikulti (1996-2026), sotto la direzione artistica di Loredana Paolicelli. Il concerto nasce dalla collaborazione tra il Conservatorio di Musica “E. R. Duni” di Matera e la Ionian University di Corfù, nell’ambito del programma Erasmus+. A esibirsi sarà un ensemble italo-greco con le voci di Rosa Poulimenou (mezzosoprano, Grecia), Maria Maddalena Notarstefano (soprano) e Leonardo Gramegna (tenore), insieme agli strumentisti Spyros Gikontis (Grecia) e Anna Dibattista al violino, Marcello Forte al violoncello, Anna Maria Losignore alla viola, Marcantonio Cornacchia al contrabbasso e Anna Taffarel al pianoforte.
In programma musiche di F. P. Tosti, R. Leoncavallo, E. De Curtis, S. Gastaldon, O. Respighi, N. Skalkottas, Attik, P. Paraschoudis, Y. Constantinidis, M. Hadjidakis e S. Samaras. È un repertorio che intreccia la tradizione lirica italiana con quella greca, componendo in musica lo stesso passaggio tra le due sponde del Mediterraneo che la mostra fotografica racconta per immagini.
Testo critico sulla mostra Κάλλος Άλυτον a cura del direttore artistico Stefano Siggillino
«Il progetto fotografico di Thodoris Theodoridis delinea, per vie oblique ed ellittiche, il ritratto di un corpo umano insieme austero, vibrante e apertamente traslucido, costruito nel confronto e nella corrispondenza con la bellezza antica. L’idea della mostra nasce da una visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove l’osservazione delle statue antiche rivela, in un solo istante, la fragilità del corpo proprio nel momento in cui esso si fa eterno. Marmo e carne, nello sguardo fotografico in bianco e nero dell’autore, condividono la medesima forma. La luce agisce come uno scalpello: la pelle luminosa si compie nell’ombra, e l’ombra stessa diventa forza attiva quanto la luce.
Le fotografie di Theodoridis nascono da una domanda di fondo: “Cosa vediamo nelle statue, e in che modo esse plasmano il nostro sguardo contemporaneo? L’eterno e l’effimero”. È una domanda che suggerisce un’identificazione tra lo sguardo del fotografo e lo sguardo, il movimento, le ombre delle statue antiche riportati nel presente.
Lo sguardo attraversa il corpo umano e approda a un gioco infinito di riflessi, ma anche al respiro emotivo trattenuto nel movimento e nell’espressione artistica di quei corpi.
Si apre così un dialogo tra il corpo umano e la statua antica — una corrispondenza tra marmo e carne, tra l’eterno e l’effimero. Il progetto fotografico si colloca esattamente su questo confine, dove marmo scolpito e carne sembrano pericolosamente simili. Eppure non lo sono, perché non lo sono mai state veramente».















