Sabato 7 marzo 2026 alle ore 18 nella sede di “Spazio Metrico” a Pescaragli artisti Giovanna Zampagni e Matteo Pendenza inaugurano la mostra “Spazio, quindi abito”. Di seguito i particolari.
Il punto di partenza è Matera. Il punto d’incontro è Pescara.
Giovanna Zampagni, artista visiva formatasi al Liceo Artistico “Carlo Levi” di Matera, torna simbolicamente nella sua città attraverso la mostra “Spazio, quindi abito”, progetto nato dalla collaborazione con l’architetto avezzanese Matteo Pendenza. Insieme hanno inaugurato a Pescara uno studio di architettura e galleria d’arte, uno spazio che unisce progettazione e ricerca visiva.
Già durante gli anni del liceo, i suoi docenti lucani ne riconoscevano il talento e la determinazione, inserendola in mostre ed estemporanee nei Sassi di Matera. Quelle prime esperienze tra la pietra antica e la luce verticale della città hanno segnato profondamente il suo sguardo, portandola poi a proseguire gli studi tra Bari, Roma, Bruxelles e Londra. Eppure Matera non è mai diventata un ricordo distante: è rimasta nei suoi disegni, nelle linee, nella memoria dello spazio come luogo vissuto.
In “Spazio, quindi abito” — titolo che richiama il celebre pensiero cartesiano — Zampagni lavora insieme a Matteo Pendenza sul significato dell’abitare. Lui architetto, formato tra Pescara e Bruxelles; lei artista visiva con un percorso europeo: due linguaggi che si incontrano per interrogare il rapporto tra corpo e spazio, tra costruzione e memoria.
Nelle opere emergono pose, abitudini, gesti quotidiani che rimandano anche alla vita materana: il modo di sostare nelle piazze, di affacciarsi alle finestre, di abitare la città come estensione della propria casa. Matera, con i suoi vuoti e pieni, con le sue stratificazioni, diventa paradigma di uno spazio che non è solo architettura, ma esperienza.
La collaborazione tra Zampagni e Pendenza nasce proprio dall’idea che arte e architettura non siano discipline separate, ma parti di uno stesso racconto. Lo studio pescarese diventa così una piattaforma culturale dove mostre, incontri e performance mettono in dialogo progettazione e ricerca artistica.
Per Matera, il percorso di Giovanna rappresenta un esempio significativo: partire dal territorio, crescere altrove, e restituire al proprio luogo d’origine uno sguardo più ampio. Perché abitare, come suggerisce la mostra, non significa solo vivere uno spazio, ma portarlo con sé, trasformarlo in memoria e progetto.
E in questo dialogo tra una città di pietra e una città di mare, tra artista e architetto, il concetto di abitare continua a evolversi.



