65 aperture in 41 Comuni lucani di cui 37 nel territorio della provincia di Matera Matera e 28 nel territorio della provincia di Matera.
Sono 65 i siti che saranno aperti in 41 Comuni Lucani, 37 nel Materano e 28 nel Potentino, in occasione delle giornate Fai di Primavera promosse dal FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano e in programma sabato 21 e domenica 22 marzo 2026. Nelle due giornate saranno coinvolti 1025 apprendisti ciceroni. L’iniziativa è stata presentata nel pomeriggio nel Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.
Ad accogliere i giornalisti e gli ospiti è stata la Presidente Regionale del FAI Basilicata, Rosalba Demetrio.
Le Giornate FAI di Primavera, giunte quest’anno alla 34^ edizione, si svolgono sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero della Cultura, del Ministero dell’Istruzione e del Merito, di tutte le Regioni e le Province Autonome italiane.
Di seguito report integrale con gli interventi e i siti che saranno aperti in Basilicata per le giornate Fai di Primavera 2026
Intervento di Rosalba Demetrio, Presidente Regionale FAI Basilicata
Terra di antichissimi insediamenti indigeni e punto di incontro di importanti civiltà mediterranee, la Basilicata presenta un paesaggio naturale molto variegato e aperto su due mari, lo Ionio a sud-est, il Tirreno a sud-ovest.
Come in una tavola dei colori il verde dei boschi, dei vigneti e degli uliveti si intreccia al bianco delle cime innevate dei monti, il giallo del grano e delle dune sabbiose ai colori lunari dei calanchi, l’azzurro del mare alle infinite tonalità delle argille e del tufo.
Si dimentica la Basilicata in bianco e nero segnata dalla povertà e dall’isolamento, per entrare in un territorio imprevedibile plasmato dall’uomo, in cui è possibile leggere le tracce dei Lucani, dei Greci che fondarono colonie, dei Romani e a seguire dei Bizantini, dei Longobardi, degli Arabi, degli Albanesi, degli Armeni, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, dei Francesi, degli Spagnoli … e non solo.
I centri urbani e le architetture, le espressioni artistiche e le tradizioni, la letteratura e la gastronomia sono l’immensa eredità culturale di questa ricca pluristratificazione di popoli e ne individuano la complessa identità, che le nostre aperture straordinarie raccontano.
Quattro grandi vie naturali collegano il mare Ionio con le aree interne della Basilicata: sono le Valli del Bradano, del Basento, dell’Agri, del Sinni. Lungo il corso di questi fiumi da nord a sud si snodano paesi arroccati sulle colline, ubicati strategicamente a difesa del territorio. Quasi raccolta tra le cortine montuose a nord del Vulture e a sud-est del Pollino, la Basilicata, attraversata da strade silenziose e a tratti impervie, soprattutto alle origini della storia è stata un fulcro importante nel bacino del Mediterraneo. Oggi, con la designazione di Matera “Capitale mediterranea della cultura e del dialogo”, si configura come autentico ponte proiettato verso i Paesi dello stesso bacino.
Questo è il tema unificante, non unico, del programma lucano. Ricordare la più grande figura religiosa e spirituale della storia italiana nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi è stata un’altra irrinunciabile ispirazione in Basilicata, dove il culto del Santo si diffuse a partire dalla metà del Duecento e il clima freddo, la scarsità di strade, la distanza tra i centri abitati favorirono la fondazione di insediamenti e conventi. Ne coglieremo le tracce esplorando i luoghi francescani a Ripacandida e a Potenza, a Tricarico, a Pisticci e a Montalbano Jonico.
Intervento Capo Delegazione Fai di Matera, Beatrice Volpe
Nel segno del dialogo e della cultura, di cui Matera è Capitale Mediterranea 2026. Le aperture di due chiese, San Rocco in via Casalnuovo e Santa Barbara, sono testimonianza della convivenza tra popoli e della ricchezza artistica-culturale che ne scaturisce.
La storia antica e recente della Città è protagonista nelle vicende del Palazzo dell’Episcopio e in quello della famiglia Santoro-Tortorelli, per la prima volta aperto al pubblico.
Le Giornate FAI di Primavera saranno un’occasione unica per rivedere anche il Teatro Duni: dopo quindici anni di chiusura, sarà possibile entrare nell’edificio progettato giusto ottanta anni fa dall’affermato architetto materano Ettore Stella.
Tradizione e fede saranno raccontate nella Fabbrica del Carro della Bruna.
Dieta mediterranea protagonista nei laboratori dedicati al pane nel piccolo museo nel Caveoso e nell’omaggio alle api alle Cererie, tra la Chiesa della Scordata e la Cappella di Santa Rita.
Anche a Ferrandina si parlerà dei frutti della natura e del lavoro agricolo nella Masseria Rossi.
Irsina poi propone esperienze artigianali nel centro storico.
Miglionico aprirà l’appena restaurato serbatoio idrico, che avrà finalità culturali e sociali.
Intervento Capo Delegazione Fai di Potenza, Mara Romaniello
La Delegazione FAI di Potenza, con i Gruppi che ad essa afferiscono – Gruppo FAI Giovani di Potenza, Gruppo FAI del Lagonegrese, Gruppo FAI dell’Alta Val d’Agri, Gruppo di Cancellara e dei centri del Potentino e Gruppo del Pollino lucano, gli ultimi due di recentissima istituzione -, propone per le Giornate FAI di Primavera 2026 18 aperture.
Nella città capoluogo verrà data attenzione sia al centro storico, come già fatto nelle precedenti edizioni, che alla periferia, con lo scopo di ricostruire la storia di alcuni degli edifici più significativi sul piano architettonico e storico-artistico. In particolar modo si è deciso di riaprire al pubblico il Palazzo del Governo con l’ala che ospita la sede della Prefettura di Potenza. Una riapertura in una veste completamente nuova, che non poteva non comprendere la visita alla stanza del Prefetto e ai saloni di rappresentanza dell’abitazione privata, cui si unisce un breve momento di spettacolo per collegare le opere presenti con il tema della mediterraneità attraverso musica, recitazione e danza. La visita si concluderà con la proiezione di un video che consentirà di entrare nelle stanze inaccessibili al pubblico, ovvero la zona notte con la camera da letto che in passato ha ospitato illustri Capi di Stato. Un’apertura suggestiva sarà quella del chiostro della chiesa di S. Francesco, solitamente non accessibile al grande pubblico, fortemente voluta per ricordare la figura di Francesco uomo e poi Santo a 800 anni dalla sua scomparsa. Francesco sarà ricordato attraverso le opere di Giotto, la recitazione e la natura da lui tanto amata, rappresentata nel chiostro da un piccolo lembo di terra sistemato per l’occasione. Un occhio di riguardo è stato dato ad uno dei Palazzi antichi della città, Palazzo Bonifacio, che consentirà di conoscere la storia di una delle famiglie più in vista dell’epoca e di visitare la sede dell’ISTAT che quest’anno compie 100 anni dalla sua istituzione. Ad ultimare il quadro delle Giornate di Primavera nel capoluogo è l’apertura del Giardino e Studio d’Arte Masini, un parco-museo all’aperto dove le sculture create dall’artista potentino Antonio Masini dialogano con il paesaggio e la luce. La visita si concluderà nello studio dell’artista per scoprire i processi creativi che hanno dato vita alle opere. Un’ultima apertura curata dalla Delegazione è quella di Palazzo Galasso a Sant’Angelo Le Fratte, realizzata con lo scopo di valorizzare anche il territorio circostante e il suo interessante patrimonio locale.
Insieme ai volontari FAI andremo quindi alla scoperta della Chiesa di San Rocco di Cancellara, che dal XVI secolo, nella sua semplicità, custodisce elementi di pregio, e verranno aperte le porte del complesso monastico di San Demetrio a Brindisi Montagna, con la meravigliosa chiesa di San Lorenzo Martire.
Nell’Alta Val d’Agri cinque aperture racconteranno il patrimonio storico, artistico e naturalistico del territorio. A Marsicovetere si scoprirà il fascino del borgo antico, arroccato sulla valle e ricco di scorci medievali. A Sant’Arcangelo sarà visitabile il Convento di Santa Maria di Orsoleo, importante complesso monastico del Quattrocento. A Moliterno l’attenzione si sposta sul paesaggio con il bosco di faggi e un percorso verso Monte Calvarosa, tra alberi secolari e natura. A Marsico Nuovo saranno aperte la Chiesa di Santa Maria del Ponte e l’antica Fonte di San Giovanni. Infine, Tramutola accoglierà i visitatori presso la Chiesa della Madonna di Loreto. Un itinerario diffuso che, attraverso cinque luoghi simbolo, vuole invitare a riscoprire l’identità culturale e paesaggistica dell’Alta Val d’Agri.
Nel Lagonegrese cinque luoghi particolarmente significativi tra Lagonegro, Rivello e Castelluccio Inferiore permetteranno di conoscere il patrimonio storico, artistico e architettonico del territorio. Un percorso che attraversa borghi medievali, chiese seicentesche e antichi complessi conventuali, offrendo uno sguardo autentico sulla storia e sull’identità di questa parte della Basilicata.
Infine, ai piedi del Pollino, saranno aperte le porte del Palazzo delle Decime con escursione al rudere della Certosa di San Nicola, oggi di proprietà privata, per raccontare le memorie meno conosciute e la storia della vita dell’antica Francavilla.
Intervento Capo Delegazione Fai della Costa Jonica, Franca Digiorgio
Per la Delegazione FAI della Costa Jonica questa edizione delle GF hanno un valore ancor più speciale per l’intento di promuovere un itinerario tematico che si fonda sulla promozione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026); nonché della Mediterraneità in Basilicata, in particolare nel Metapontino, dove è evidente la stratificazione di culture (greca, araba, normanna, bizantina) che hanno plasmato i borghi, i paesaggi, l’identità e le tradizioni locali, rendendola un crocevia di storie e suggestioni. Nell’ottica di valorizzare l’identità storica multiculturale del nostro territorio, per questa edizione, le nostre proposte cercheranno di mettere in risalto il rapporto con il Mediterraneo, che si offre oggi come domanda di identità, di memoria e di futuro. Con 14 Aperture in n. 9 Comuni (Craco, Pisticci, Bernalda, Scanzano J., Montalbano J., Tursi, Policoro, Rotondella e Nova Siri) sono previste passeggiate tra i borghi e siti preminenti, testimonianze dello scambio e intreccio di elementi tra diverse culture, tradizioni e popoli che hanno caratterizzato l’identità culturale del Metapontino.
Inoltre, la Delegazione della Costa Jonica unitamente al Gruppo di Pisticci e della Valle dei Calanchi, propongono alcuni eventi speciali che arricchiranno le aperture proposte:
1. EVENTO SPECIALE “CHIESA DI SAN BERNARDINO DA SIENA E LA SCULTURA RITROVATA”: Durante le visite sarà proposta la presentazione del restauro, storia e mistero della scultura polimaterica policroma sec. XVI di S. Maria delle Grazie, dopo lo straordinario evento di restituzione della statua alla Comunità Bernaldese. La statua è stata rinvenuta nella Chiesa di San Gaetano, dove era custodita a seguito della dismissione della Cappella di S. Maria delle Grazie. Durante alcuni interventi di restauro della Chiesa di San Gaetano la statua andò in rovina e fu occultata in una nicchia della chiesa. A seguito del rinvenimento i restauratori, Pino Schiavone e Antonietta Borné Fiorenza, hanno eseguito un complesso e straordinario intervento di ricostruzione e restauro dagli oltre 600 pezzi rinvenuti, opera promossa e sostenuta a devozione da alcuni cittadini.
2. EVENTO SPECIALE NEXT GENERATION “MASSERIA SANT’ANGELO VECCHIO DELLA VENELLA”: Il percorso delineato interesserà il nucleo principale del complesso masserizio di Sant’Angelo, seguendo le tracce delle evoluzioni storiche che l’hanno trasformato da feudo ecclesiastico in masseria fortificata. Per l’occasione si potrà partecipare alla rievocazione della vita normanna dell’XI secolo, con accampamenti storici, banchi didattici, dimostrazioni di tiro con l’arco e tecniche di combattimento medievale. Un percorso immersivo per conoscere da vicino usi, costumi e tradizioni del Medioevo a cura della Compagnia d’Arme Castrum Naumanni.
3. EVENTO SPECIALE “SULLE ORME DI SAN FRANCESCO”: Dopo la magia di un percorso narrativo nel Convento di Santa Maria delle Grazie di Pisticci in mattinata, gli Apprendisti Ciceroni delle classi IA e IIA del Liceo Classico di Pisticci -IIS “Pisticci-Montalbano”, in serata, presenteranno una performance teatrale e coreutico-musicale dal titolo “San Francesco, un santo per tutti”, offrendo al pubblico un’esperienza coinvolgente, rinnovando il legame profondo tra Pisticci e la sua secolare tradizione francescana.
A tal fine, siamo lieti di invitare tutti a partecipare alle aperture che si terranno nel territorio lucano della Costa Jonica, a sostegno dell’interesse e dello stimolo che il FAI pone nel far conoscere, amare e quindi rispettare il mondo che ci circonda, sia esso ambiente o monumento, natura e cultura.
Intervento Capo Delegazione Fai di Tricarico e della Lucania Interna, Sabrina Lauria
La Delegazione FAI di Tricarico e della Lucania interna propone 11 aperture in 10 borghi del territorio.
I paesi interessati sono:
Albano di Lucania, Aliano, Calciano, Garaguso, Grassano, Grottole, Montemurro, S. Mauro Forte, Pietrapertosa, Tricarico.
Tricarico Propone come chicca l’itinerario “Quartieri arabi e chiese cristiane”
Affronta il tema della “mediterraneità” anche nelle aree interne, luoghi di dialogo e contaminazioni, comunità non periferiche ma parte di una rete culturale in cui si sono mescolate le varie identità.
L’apertura consiste in un interessante percorso nei quartieri arabi, Rabata e Saracena e dei focus sulle due chiese cristiane di questa parte del centro storico.
Un approfondimento sulle relazioni, sui popoli, che per secoli hanno interessato questi luoghi e che hanno profondamente influenzato l’urbanistica, l’architettura, le tradizioni, la lingua, la cucina e anche favorito la mescolanza dei caratteri somatici, tutto questo un grande esempio di integrazione, di tolleranza, di resilienza.
Inoltre, dedica un’ apertura alla chiesa di S. Francesco e all’ex convento, nella ricorrenza degli 800 anni dalla morte del Santo, sottolineando le caratteristiche di Tricarico come cittadina medievale.
La Delegazione propone itinerari che mettono in luce le peculiarità storiche, architettoniche, naturalistiche e identitarie della Lucania interna.
La varietà dei paesaggi che la caratterizzano sarà messa in luce dai percorsi nella natura, la collina materana e i calanchi ad Aliano.
I piccoli paesi mostreranno la loro storia, non solo attraverso il ricco patrimonio architettonico ma racconteranno anche le loro culture, i loro caratteri distintivi, con percorsi legati alle attività rurali e artigianali, la produzione del vino a Grassano la realizzazione di manufatti in ceramica a Grottole.
Altri narreranno di uomini illustri e artisti nei luoghi da questi vissuti e attraverso le opere che hanno tramandato, a Pietrapertosa, lo storico Francesco Torraca, a Montemurro, gli artisti Maria Padula e Antonello Leone.
Albano di Lucania, Calciano, Garaguso, S. Mauro Forte offriranno una lettura integrata di architettura, storia e paesaggio urbano, con racconti, poesie, mostre d’arte.
Apprendisti Ciceroni degli Istituti comprensivi di Calciano, Garaguso, Grassano, Grottole, Montemurro, Pietrapertosa, Tricarico.
Evento speciale: Concerto strumentale “Beatles” a cura dell’Associazione Matè e Solisti Lucani, sabato 22 marzo, ore 18:00, Chiesa di S. Francesco, Pietrapertosa.
Intervento Capo Delegazione Fai Vulture Melfese Alto Bradano, Paola D’Antonio
Si avvicinano le Giornate FAI di primavera 2026 e di seguito le importanti motivazioni e sollecitazioni delle aperture nella Delegazione del Vulture Melfese Alto Bradano.
L’apertura della Chiesa di San Donato offre l’opportunità di ammirare un autentico scrigno d’arte, spesso definito la “Piccola Assisi lucana”. L’eccezionalità della visita risiede nella possibilità di ammirare il suo imponente ciclo di affreschi quattro-cinquecenteschi che ricopre interamente le pareti, un esempio unico di catechesi per immagini nel cuore del Vulture. L’apertura FAI si inserisce nel tema della cura del paesaggio, inteso non solo come ambiente naturale ma anche come paesaggio culturale e spirituale che la comunità ha saputo preservare nei secoli, restituendo alla collettività un luogo simbolo della fede e dell’arte lucana. Con Il Giardino di San Francesco, annesso al complesso conventuale, rappresenta un perfetto connubio tra architettura religiosa e paesaggio. Visitare il giardino significa comprendere come la cura della terra e la spiritualità francescana siano storicamente intrecciate: un patrimonio botanico secolare, con alberi monumentali e specie officinali, che racconta il rapporto armonico tra l’uomo e l’ambiente. È l’occasione per riflettere su come la tutela del verde storico sia parte integrante della conservazione del patrimonio culturale.
A Melfi l’apertura della Chiesa di San Lorenzo rappresenta un’occasione preziosa per scoprire un gioiello recentemente restituito alla sua originaria bellezza. L’eccezionalità della visita risiede nella possibilità di ammirare la chiesa dopo i significativi lavori di riqualificazione che ne hanno liberato la vista e riportato alla luce l’antica pianta ottagonale di epoca bizantina. L’adiacente Porta Calcinaia in occasione delle Giornate FAI di Primavera offre l’opportunità unica di scoprire un monumento tornato alla piena fruibilità della collettività solo in tempi recentissimi. L’eccezionalità della visita risiede proprio nella possibilità di varcare una porta che è stata letteralmente “ricostruita” e restituita alla città nel 2021, rappresentando un gesto simbolico di una comunità che ha cura della sua storia.
Sempre nel Vulture ma a Rionero in vulture l’apertura della Chiesa Madre di Rionero in Vulture permette di valorizzare il principale luogo di culto di una delle città più importanti del Vulture. La scelta di aprire questo sito è legata alla possibilità di raccontare il legame tra la tradizione religiosa e la cultura agricola che caratterizza l’intero comprensorio, in linea con il tema nazionale dedicato alla cura del paesaggio. La chiesa è custode di opere d’arte e memorie storiche che riflettono l’identità di una comunità da sempre legata alla viticoltura e alla produzione enologica, dove la fede e il lavoro nei campi hanno plasmato il paesaggio circostante.
Ci spostiamo nell’alto Bradano dove l’apertura della Chiesa di Sant’Antuono rappresenta un’opportunità per valorizzare il patrimonio storico e religioso di Oppido Lucano. La visita si inserisce nel più ampio obiettivo delle Giornate FAI di far conoscere tesori d’arte e natura più o meno conosciuti, promuovendo la conoscenza di luoghi che custodiscono storie, tradizioni e saperi unici delle comunità locali.
A Genzano di Lucania l’apertura del complesso monastico di Genzano di Lucania rappresenta un’occasione eccezionale per visitare un luogo di fede e di clausura, solitamente non accessibile al pubblico. L’eccezionalità risiede proprio nella possibilità di entrare in uno spazio che per secoli è stato separato dalla vita cittadina, scoprendo gli ambienti di vita e preghiera delle monache, l’architettura del monastero e le sue testimonianze artistiche.
APERTURE IN BASILICATA
PROVINCIA DI MATERA
1. ALIANO (MT)
ALIANELLO: BORGO FANTASMA TRA I CALANCHI LUCANI
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Luogo naturalistico per eccellenza di notevole interesse geologico. Estensione di un fondale marino primordiale con formazioni calanchifere che presentano la visione di un paesaggio lunare. Ubicato nel comune di Aliano (MT) paese di confino di Carlo Levi ma anche luogo in cui vi fu una fiorente colonia greca. Luogo ricco di storia e tradizioni.
Punto di interesse Alianello Vecchio borgo disabitato (Ghost Town) edificato proprio su uno sperone roccioso (Calanco). Le notizie documentali fanno risalire la nascita di Alianello al tardo medioevo, ma ritrovamenti di tombe risalenti agli Enotri fanno ipotizzare un’origine ben più antica, databile addirittura all’Età del Ferro.
Il borgo, un tempo abitato da una comunità coesa, dinamica e ricca di iniziativa, ospitava botteghe artigiane (fabbricazione di mattoni di argilla locale) e laboratori ove avveniva la lavorazione e trasformazione delle materie prime (olio, farina, ortaggi, latte, carni) in prodotti alimentari di altissima qualità, legati alle fiorenti produzioni agricole ed all’allevamento locale. Oggi questi luoghi sono spesso scelti come set cinematografici.
Vi porteremo in un paesaggio primordiale, camminerete su un fondale marino, osserveremo ciò che resta di un antico borgo. Vi racconteremo il territorio anche attraverso i racconti e aneddoti dei suoi abitanti, ricorderemo Carlo Levi che in questi contesti ha vissuto il confino.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:30 – 13:00 / 16:00 – 18:30
2.BERNALDA (MT)
CHIESA DI SAN BERNARDINO DA SIENA E LA SCULTURA RITROVATA
Piazza San Bernardino da Siena
<p><strong>Coord: 40.40362255994177, 16.688511943029187</strong></p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
L’abitato iniziava a prendere forma nei primi decenni del XVI secolo e contemporaneamente la sua popolazione decideva di denominarla Bernauda, per gratitudine nei confronti del loro feudatario Bernardino De Bernaudo. Così pur esistendo la vecchia Cappella di S. Donato, si rendeva necessario costruire una Chiesa che fosse più vicina e ampia, edificandola così nel grande largo antistante il Castello disposta a margine del promontorio, prospiciente la valle del fiume Basento.
Nel 1530, secondo quanto affermato dal clero locale nel 1726, il duca Bernardino De Bernaudo con solerzia del suo popolo edificava la Chiesa Madrice, che decisero di intitolare a San Bernardino da Siena, adottato anche come protettore del paese al posto del precedente S. Donato. La fatiscenza della Chiesa e le sue modeste dimensioni avevano costretto il clero ad intraprendere continue opere di trasformazione. La maggior parte degli interventi sono stati realizzati nel XIX secolo apportando alla Chiesa una serie di aggiunte e superfetazioni.
La chiesa è a due navate una centrale, a cui si accede da una porta maggiore e, quella laterale che ha un altro ingresso secondario; sopra la porta maggiore c’è una finestra circolare a ricordo del tradizionale rosone romanico. Il soffitto era un tetto a due falde di legno, mentre sul coro, ad oriente, il tetto era “lammiato”. In totale la chiesa contava sette cappelle e otto altari, sul lato orientale vi erano le cappelle con i rispettivi altari, ad occidente i cappelloni del Santissimo Rosario e del Purgatorio in linea con il campanile, che impediva la formazione di una terza navata.
Il percorso delineato seguirà la disposizione degli altari posti lateralmente per chiudersi nella navata centrale e completare la vista d’insieme, seguendo nel contempo le tracce delle evoluzioni storiche che hanno trasformato l’originario impianto architettonico. Saranno messe in evidenza le caratteristiche tipologiche e costruttive dell’antico manufatto con un’attenzione particolare ai materiali impiegati, che consentiranno di scoprire anche le più remote influenze magno-greche. In via straordinaria sarà possibile ammirare la scultura polimaterica policroma di S. Maria delle Grazie (sec. XVI ca.) ricollocata solo il 12 dicembre scorso dopo un lungo e complesso restauro avviato nel 2022, con l’occasione saranno narrate la storia ed i misteri di una statua rinvenuta dopo circa 70 anni, quando in lacunose circostanze andò distrutta frantumandosi in oltre 600 pezzi, accuratamente ricomposti.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00)Note: Turni di visita ogni 30 min per gruppi di 20 persone.
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:30)Note: Turni di visita ogni 30 min per gruppi di 20 persone.
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’IIS “Bernalda – Ferrandina” – Classi della sede di Bernalda e dei piccoli Ciceroni dell’IC “Pitagora” di Bernalda
DOMUS PADRI TRINITARI DI BERNALDA: UNA CITTADELLA DELLA SOLIDARIETÀ
Contrada Scorzone, Strada provinciale 15, km 1, 4
<p>coord. 40.4299794142544, 16.679888404221245</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Una “domus” speciale, una casa per l’accoglienza e l’ascolto quella che a Bernalda, in contrada Scorzone, i Padri Trinitari hanno realizzato per i giovani con disabilità mentali e anziani con bisogno di assistenza. Si tratta di una vera e propria “cittadella della solidarietà”, come già esiste da 40 anni a Venosa e il cuore di questa più recente comunità è rappresentato dalla Chiesa della Santissima Trinità.
L’ordine dei Padri Trinitari venne fondato dal francese Giovanni de Matha (1154-1213), con una propria Regola, e approvato da papa Innocenzo III nel 1198 con la bolla Operante divine dispositionis. I Padri operano nella città di Venosa (PZ) dal 1968 e nella città di Bernalda (MT) dal 2014 ed erogano attività sanitarie di riabilitazione. L’idea iniziale era quella di realizzare una colonia estiva in territorio di Bernalda, il progetto si è trasformato poi in una residenza che ingloba al suo interno una vecchia azienda agricola e, quelli che erano i silos, trasformati in campanile, sono l’elemento identitario di un attento progetto di rifunzionalizzazione.
In una masseria disabitata simbolo della civiltà contadina, padre Angelo Cipollone, quale promotore e fondatore, ha fatto realizzare, oltre alla chiesa, auditorium, biblioteca, archivi, laboratori artigiani (ceramica, mosaico e legno), palestra, locali medici, cucine, foresteria per i padri e soprattutto locali di accoglienza per giovani e anziani in difficoltà. Nei suggestivi 40 ettari aziendali, la Domus con un impianto architettonico ad esedra si apre ad accogliere i visitatori. Oltre al recupero del nucleo originario masserizio, sono stati inseriti altre strutture in linea con le caratteristiche tipologiche insediative e architettoniche dell’area circostante. La chiesa è dedicata alla SS.ma Trinità proprio come volle il fondatore dell’ordine, San Giovanni de Matha, e la cappella attrae per la luminosità e l’arte raffinata dei mosaici realizzati anche con il contributo dei ragazzi del centro di Venosa. Nella tenuta sono stati anche realizzati un maneggio, al coperto e all’aperto, per praticare ippoterapia, delle serre per la pratica ortobotanica, nonché una fattoria didattica aperta anche all’esterno.
Il percorso delineato interesserà la visita della tenuta, la passeggiata attraverserà la Domus soffermandosi sugli ambienti più significativi, dalla Chiesa all’auditorium e ai laboratori artigiani, dove sarà possibile ammirare dove nasce l’elevato valore artistico delle opere che adornano la struttura, dalle maioliche ai mosaici e le opere lignee. Attraversando la grande piazza ad esedra centrale, si potranno raggiungere le varie aree esterne, il maneggio, le serre fino a raggiungere la grande scultura del Cristo, posta in una lieve sommità della tenuta.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
09:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’IIS “Bernalda – Ferrandina” – Classi sede Bernalda
HABITAT MEDITERRANEO NEL BORGO ANTICO DI BERNALDA
Piazza San Bernardino da Siena
<p><em>Coord: 40.40362255994177, 16.688511943029187</em></p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Bernalda è un paese dalla costa jonica poco distante da Metaponto e Matera. Dalla valle del Basento si scorge con la caratteristica immagine dei paesi della Lucania arrampicati sulle pendici delle colline. In realtà l’abitato si espande per circa due chilometri lungo l’asse alberato di Corso Umberto. L’impianto urbano originario di tipo ippodameo si ripete anche nella ottocentesca espansione fuori dalle mura, preservando gran parte delle caratteristiche storiche ed ambientali più peculiari.
Dopo un periodo buio, i casali costieri ripopolati, ampliati e fortificati ritornarono all’antico splendore nel XVI secolo. Si assisterà al restauro delle vecchie mura e delle torri con l’aggiunta di altre fortificazioni, ad opera degli Aragonesi per le necessità difensive della costa, approdo delle invasioni barbaresche. Bernalda nel 1567 rientra tra i paesi in cui fu istituito il servizio della Cavallara, infatti, la posizione della sua torre normanna le permetteva di controllare tutta la valle del fiume Basento per secoli navigabile fino alla costa. Il promontorio, su cui era sita, conteneva in sé sicuramente una peculiarità che non poteva essere stata trascurata nella scelta del sito, che dalle iconografie del Pacichelli si rileva con strigas ed insulae bislunghe e cinta da mura.
Dopo l’infeudamento Camarda, fu distrutta durante un’invasione francese nei primi decenni del XVI secolo. Il nuovo centro, rifondato prima dal principe Pirro del Balzo e poi ad opera di Bernardino de Bernaudo, fu fatto erigere immaginando per esso un impianto regolare con strade diritte e perpendicolari. La strada principale e centrale collegava le due porte principali delle mura. L’ortogonalità del sistema viario che va a formare delle insulae rettangolari, e l’orientamento rigoroso, mostrano una particolare attenzione agli studi dell’urbanistica classica e alle caratteristiche urbanistiche della vicina colonia greca di Metaponto, che ancora mostrava alcune tracce sul suo sito e che per secoli ha offerto un prezioso materiale da costruzione a Bernalda e ai centri vicini. La strada principale terminava sulla valle con un grande largo su cui si affacciavano a destra il Castello e a sinistra la Chiesa Madrice (fondata 1535), che il popolo volle dedicare a S. Bernardino da Siena, in onore del loro barone di cui portava il nome e, che a sua volta aveva offerto il suo nome per la nuova denominazione della ricostruita Camarda, che fu chiamata Bernauda per diventare successivamente Bernalda.
Il percorso delineato interesserà il centro storico, seguendo le tracce delle evoluzioni storiche che hanno trasformato il piccolo borgo fortificato, connotandolo per i suoi caratteri tipologici tipici della vasta area del Mediterraneo, di cui il Metapontino è ricco di contaminazioni, scambi e influenze che hanno attraversato i secoli, dalla scuola pitagorica a Metaponto, alle Rabatane di Tursi e Pietrapertosa, simbolo dell’incontro tra culture diverse. Saranno messe in evidenza le caratteristiche tipologiche e costruttive del sistema insediativo. Sarà possibile osservare l’evoluzione delle tipologie abitative: in numero maggiore erano le “Cannizzate”, avente tetto a due falde, riconducibile alla tipologia delle case contadine della zona del fiume Basento, e le “Lammiate”, che invece hanno una copertura a volta ricoperta da laterizi. Non mancherà di osservare le “Palazziate”, che hanno rappresentato i palazzotti signorili della borghesia locale e latifondista. Una attenzione particolare sarà rivolta ai materiali impiegati, che consentiranno di scoprire proprio le più remote influenze magno-greche. Lungo il percorso si scopriranno piazze, chiese e palazzi, raccontando curiosità, storie e leggende che ne connotano la peculiarità identitaria e le tracce della mediterraneità del Metapontino.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
Questo sito beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il miglioramento delle condizioni di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale.
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)
Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
09:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)
Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’IIS “Bernalda – Ferrandina” – classi della sede di Bernalda
5. MASSERIA SANT’ANGELO VECCHIO DELLA VENELLA
S.s. 407 km 91 Contrada Avenella
<p><em>COORD.: 40.39417942062863, 16.72067952286876</em></p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Seconda fattoria greca come distanza dal centro urbano di Bernalda. Sulle sue fondamenta è stata realizzata importante masseria fortificata realizzata in epoche successive. È posta in posizione dominante sulla vallata del Basento, perfettamente visibile dalla SS Basentana. È stata una delle più importanti e ricche fattorie della Magna Grecia a causa della sua posizione strategica ed alla presenza di diverse sorgenti di acqua. Sono ancora presenti le vecchie fondazioni, alcuni pozzi ed un’antica fornace.
Un tempo era uno dei feudi dell’Abbazia di San Michele Arcangelo di Montescaglioso, ubicata ai confini del feudo benedettino di San Marco (anch’esso ex proprietà della badia caveosana). Precisamente si tratta del feudo donato nel settembre 1100 da Rodolfo Maccabeo ed Emma d’Altavilla alla Badia di Santa Maria Vergine del Casale di Pisticci, concesso poi nel 1451, con la soppressione della Grancia, da Papa Niccolò V alla Certosa di Padula. La Masseria di San Michele Arcangelo d’Avena (o feudo di Sant’Angelo di Bernalda) e Casale risulta antica sede di ordini monastici (Benedettini e Certosini).
La Masseria Sant’Angelo rientra nella tipologia delle “masserie-villaggio” (o “masserie-castello”): è un complesso architettonico comprendente una pregevole chiesetta, si sviluppa su 2 livelli conformandosi alla morfologia del terreno su cui insiste. Presenta caratteristiche tipiche di una masseria palazziata, composta di aggregato di vari locali sottani e soprani, in passato adibite rispettivamente a stalle, magazzini, frantoi e abitazioni, un vero e proprio borgo autosufficiente. L’impianto della masseria si articola intorno alla Chiesa a pianta quadrangolare, in cui domina l’affresco di S. Michele Arcangelo (di prossimo restauro). Si accede da un unico portale alla corte, collegato all’appartamento padronale (antica residenza dei monaci), caratterizzato da un ampio salone con camino ed un soffitto voltato a padiglione, da cui si accede agli altri vani destinati ad ospitare la famiglia, del proprietario, o come nel nostro caso originariamente la confraternita dei monaci. All’inizio del 1900, in adiacenza sono stati costruiti altri locali di servizio destinati ed organizzati a frantoio (vista la presenza di due pietre da macina antistanti la chiesa).
Il percorso delineato interesserà il nucleo principale del complesso masserizio, seguendo le tracce delle evoluzioni storiche che l’hanno trasformato da feudo ecclesiastico in masseria fortificata. Saranno messe in evidenza le caratteristiche tipologiche e costruttive del sistema insediativo. Quello di Sant’Angelo è un complesso architettonico che si impone ed attrae per una ben più vasta dimensione culturale, per la testimonianza della cangiante realtà politico-economica dei luoghi, inoltre rientra tra le masserie che per posizione geografica, non lontana dal mare e collinare, era protetta dagli assalti provenienti dal mare sin dall’epoca della colonizzazione greca. Per questo, un’attenzione particolare sarà rivolta ai materiali impiegati, che consentiranno di scoprire anche le più remote influenze magno-greche. Lungo il percorso si scopriranno le tracce dell’insediamento magnogreco: un abbeveratoio di pietra alimentato dall’acquedotto che un tempo serviva sicuramente alla fornace, posta nella parte più sommitale ed una grotta sede di antiche terme sempre di epoca magno greca. Per l’occasione si potrà partecipare alla rievocazione della vita normanna dell’XI secolo, con accampamenti storici, banchi didattici, dimostrazioni di tiro con l’arco e tecniche di combattimento medievale. Un percorso immersivo per conoscere da vicino usi, costumi e tradizioni del Medioevo a cura della Compagnia d’Arme Castrum Naumanni.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
09:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)
Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’IIS “Bernalda – Ferrandina” Classi della sede Bernalda
3. CALCIANO (MT)
IL CAMMINO DELLE EMOZIONI NEL BORGO DI CALCIANO
Via Roma, 118
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Tra campi e uliveti, Calciano è un caratteristico borgo dalle origini antichissime e rientra nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane. Per la sua assoluta vicinanza all’area naturalistica è considerato la “porta” di accesso al parco, uno degli ambienti verdi più belli e ricchi della regione per i valori naturalistici, storici ed etno-antropologici che preserva.
Presenze umane preistoriche sono evidenti sul territorio di Calciano e pare che dal V secolo a.C. un insediamento fosse stanziato proprio laddove oggi sorge il paese.
Ad esercitare il potere su Calciano sono gli Sforza (1382), prima, e i Sanseverino (1458), poi, quindi il paese viene governato da diversi feudatari, fino ai De Leyra e ai Revertera.
Il paese partecipa alle rivolte del brigantaggio, come emerge anche dalle memorie del rionerese Carmine Crocco, e del generale catalano José Borjes
Suggestivo il sito de “U’ castidd”, il castello, a brevissima distanza dall’abitato. I ruderi così comunemente chiamati dai calcianesi sono quanto resta del vecchio paese medioevale “Caucium”, in cui sono compresi una fortificazione, detta castello o rocca, appunto, la chiesa dedicata a Santa Maria della Rocca e la cinta di Santa Caterina.
Interessante la cinquecentesca chiesa madre dedicata a San Giovanni Battista che custodisce gli affreschi provenienti dalla chiesa della Rocca (XIII –XIV secolo), oltre a un trecentesco crocifisso in rame in stile bizantino, e la splendida scultura lignea “Annunziata”, realizzata nel ‘300 dallo scultore Nicola Pisano per alcuni storici. Molto bello, nell’abside, il trittico olio su tavola (1503) di Bartolomeo da Pistoia, raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista, San Nicola di Bari.
Durante le Giornate FAI sarà possibile percorrere le vie del borgo di Calciano, soffermandosi in luoghi significativi accompagnati da racconti e poesie che offriranno al visitatore un’esperienza emotiva e multisensoriale. Davanti alla chiesa si affronteranno temi religiosi e tradizionali; in piazza 18 Agosto si racconterà il brigantaggio; presso la casa del poeta Scarano sarà protagonista la poesia; al ‘Muraglione’ si discuterà di temi sociali; alla Tempa San Sebastiano, ammirando il paesaggio circostante, il tema sarà l’amore; presso la villetta si parlerà di amicizia; nei vicoli di Piano San Giacomo si esploreranno temi dialettali e popolari. Questo percorso unico, chiamato ‘Il Cammino delle Emozioni’, trasforma la visita in un itinerario
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
4. CRACO (MT)
TRA CALANCHI E MEMORIE: VIAGGIO NELLA MEDITERRANEITA A CRACO
Via Monastero SNC
<p>Monastero di San Pietro Coordinate: 40°22′43″N 16°26′24″E</p>
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Craco è un antico borgo medievale situato nell’entroterra della Basilicata, in provincia di Matera, arroccato su uno sperone roccioso circondato da estesi calanchi argillosi. Le sue origini risalgono all’XI secolo, in epoca normanna, quando il sito assunse una funzione strategica di controllo del territorio.
Nel corso dei secoli Craco si sviluppò come centro agricolo e rurale, legato a un’economia di sussistenza profondamente connessa al paesaggio mediterraneo.
Craco Vecchia nasce come borgo medievale con funzioni difensive, strategiche e agricole. Nel corso dei secoli, il borgo si sviluppo grazie all’agricoltura, all’allevamento e a un tessuto comunitario solido, strettamente legato al paesaggio circostante. A partire dal XX secolo, una serie di frane e dissesti idrogeologici, aggravati da eventi sismici e dalla fragilità del suolo argilloso, hanno compromesso progressivamente la vivibilità del territorio. Questi fenomeni portarono allo spopolamento definitivo negli anni Sessanta, quando gli abitanti furono costretti a trasferirsi altrove. Da allora, Craco Vecchia, città fantasma, è testimone della memoria collettiva e simbolo del rapporto complesso tra uomo e ambiente mediterraneo, tutelata come patrimonio culturale e paesaggistico.
Craco Vecchia si distingue per il suo impianto urbano medievale compatto, costruito su uno sperone roccioso che domina i calanchi circostanti. Le case in pietra locale sono addossate le une alle altre e collegate da vicoli stretti e scale irregolari, adattate alle pendenze del terreno. Gli edifici conservano elementi architettonici tipici del periodo medievale e rinascimentale, come archi a tutto sesto, volte a botte e finestre con cornici in pietra. Tra i principali edifici di interesse storico-artistico spiccano il Monastero di San Pietro, la Chiesa Madre di San Nicola e la Torre Normanna. Il borgo è ricco di elementi archeologici legati alla vita quotidiana: resti di sistemi di raccolta dell’acqua, cisterne, vasche e forni documentano le tecniche costruttive e l’adattamento dell’uomo a un territorio difficile. L’intero abitato costituisce un patrimonio architettonico integrato con il paesaggio, dove ogni edificio racconta la storia della comunità e la relazione tra uomo e ambiente mediterraneo.
In occasione delle Giornate FAI di Primavera 2026, l’apertura ‘Tra calanchi e memorie: viaggio nella mediterraneità a Craco’ propone un percorso immersivo alla scoperta del borgo come espressione del Mediterraneo: paesaggio, spiritualità e memoria. La visita inizia dall’area panoramica nei pressi del Monastero di San Pietro, dove la mediterraneità si manifesta nei calanchi argillosi circostanti: un ambiente estremo modellato da luce, vento e acqua, che racconta fragilità e forza del territorio. L’osservazione del borgo rivela un’architettura di adattamento, fatta di case in pietra addossate alla roccia, vicoli stretti e antichi sistemi di raccolta dell’acqua. Nel monastero la mediterraneità è vissuta come spiritualità, luogo di silenzio e presidio umano. Il percorso si conclude con una riflessione su memoria, tutela ed eredità di Craco, città fantasma e simbolo di storia.
Luogo solitamente aperto, accessibile a pagamento
Turni visite:
– dalle 15:00 alle 15:45: primo turno
– dalle 15:45 alle 16:30: secondo turno
– dalle 16:30 alle 17:15: terzo turno
– dalle 17:15 alle 18:00: quarto turno
15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 45minuti, gruppi max 20 persone
15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 45 minuti ,gruppo max 20 persone
Visite a cura di: Volontari di Craco – Gruppo FAI di Pisticci e della Valle dei Calanchi, in collaborazione con la Società Cooperativa ar.l. Oltre l’Arte
Visite in lingua
FERRANDINA (MT)
MASSERIA ROSSI (S. CHIARA)
Strada Provinciale Ferrandina Stigliano
<p>Contrada Santa Chiara, 1</p>
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI FERRANDINA
La masseria Rossi, nota anche come masseria S. Chiara, si colloca in un contesto rurale compreso tra i territori comunali di Ferrandina e San Mauro Forte, tra la piana di S. Chiara, la contrada Cislino e il torrente Gruso. Il complesso è collegato al territorio dalle strade comunali Vella-Sepparone e Le Rocche. La tenuta si estende per circa 210 ettari, utilizzati in parte per coltivazioni seminative e in parte per il fotovoltaico, ed è inserita in un paesaggio agricolo tradizionale caratterizzato da ampi spazi aperti, un grande ovile e un esteso oliveto di cultivar majatica.
Questa masseria, originariamente dei nobili Caputi, risulta documentata nella mappa catastale del 1909, ma l’imponente impianto ottocentesco avrebbe origine più antica, almeno settecentesca. Non è certa l’origine del nome S. Chiara, che potrebbe derivare dalla piana omonima in cui sorge oppure da una possibile appartenenza ai beni delle monache di S. Chiara. La presenza di una torre circolare dotata di feritoie aveva una funzione difensiva durante il periodo del brigantaggio postunitario, in particolare nel novembre del 1861, in relazione agli assalti delle bande di Crocco e Boryès. La proprietà del complesso è rimasta nel tempo alla famiglia Rossi.
Il complesso architettonico della masseria Rossi è costituito da un corpo di fabbrica articolato su due livelli funzionali. Al piano terra si trovano stalle, depositi e ambienti destinati all’alloggio dei lavoratori agricoli, mentre il primo piano era riservato alla zona padronale per la gestione della proprietà terriera. Elemento caratterizzante dell’edificio è la torre circolare collocata su uno degli spigoli del fabbricato. Alcuni interventi della ristrutturazione successivi impediscono una chiara lettura storica del complesso, anche se l’aia e la stalla conservano l’aspetto originale, insieme a mobili e strumenti agricoli. Meritevole è l’ampiezza dei terreni padronali, destinati a ulivo e grano, in un paesaggio calanchivo tra i profumi della macchia mediterranea.
La Masseria Rossi sarà aperta al pubblico in via del tutto eccezionale in occasione delle Giornate FAI di Primavera, a cura del Gruppo FAI di Ferrandina.
Si tratta di una delle masserie più ampie e strutturate dell’agro di Ferrandina, normalmente non visitabile: la sua apertura al pubblico rappresenta un’opportunità rara per scoprire una preziosa testimonianza della storia e del paesaggio rurale del territorio. Il percorso guidato permetterà di esplorare gli ambienti principali della masseria, raccontandone le funzioni originarie, l’organizzazione degli spazi e il profondo legame con l’attività agricola e il contesto paesaggistico circostante. La visita è concepita come un’esperienza immersiva, attraverso immagini d’epoca, con particolare attenzione alla vita quotidiana che animava la masseria e al suo ruolo nello sviluppo della cultura agricola locale. Nel corso delle giornate si alterneranno laboratori tematici pensati per coinvolgere attivamente i partecipanti: un’esperienza dedicata alle erbe della macchia mediterranea, un’attività di preparazione di liquori tradizionali, un workshop ‘mani in pasta’ e un’analisi sensoriale con degustazione degli oli dei principali produttori del territorio. Momenti partecipativi che uniscono manualità, scoperta e sensibilizzazione verso l’ambiente e la cultura autoctona. Le ‘narrazioni intorno al fuoco’ offriranno uno spazio di racconto collettivo, intrecciando memorie, storie e tradizioni legate alla masseria di famiglia, in un’atmosfera intima e suggestiva.
In linea con la designazione di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, la visita intende inoltre valorizzare il legame tra paesaggio agricolo, tradizioni locali e Dieta Mediterranea, promuovendo una riflessione sui temi della sostenibilità, della cultura del cibo e del dialogo tra comunità.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
Bus navetta
da Ferrandina (P.zza De Gasperi):
-mattina: ore 10:00, 11:00.
-pomeriggio: ore 15:00, 16:00, 17:00.
da Masseria Rossi
-mattina: 11:30, 12:30
-pomeriggio: 16:30, 17:30, 18:30.
10:30 – 13:00 / 15:30 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
10:30 – 13:00 / 15:30 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di Apprendisti Ciceroni IIS “Bernalda – Ferrandina”
GARAGUSO (MT)
CHIESA MATRICE DI S. NICOLA DI MYRA
Via Magenta, 28
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
La chiesa si trova nella parte alta del paese, nei pressi del Palazzo Revertera, inserita in un contesto urbano storico caratterizzato da vicoli stretti e case in pietra. La posizione elevata offre una vista sul borgo e sul paesaggio circostante, dove colline, campi e vegetazione mediterranea definiscono l’ambiente naturale che circonda l’insediamento.
L’attuale Chiesa Madre di Garaguso, dedicata a San Nicola di Myra, fu ricostruita dopo il terremoto del 1694 sulle rovine di un edificio sacro più antico. Dell’antica struttura resta la cappella della Pietà, un piccolo vano quadrangolare coperto da volta a crociera. La chiesa testimonia così la continuità del culto e della vita religiosa nella comunità, rappresentando un esempio di adattamento e rielaborazione architettonica a seguito di eventi sismici.
L’impianto della Chiesa Madre di Garaguso è ad aula unica, conclusa da una parete piatta, con una navata laterale destra separata dall’ambiente principale da pilastri e archi a tutto sesto. L’altare maggiore è sormontato da una grande tela a olio del 1761, opera del cappuccino Fra Deodato da Tolve, raffigurante l’Immacolata Concezione con il Bambino in braccio. La facciata è semplice, del tipo a capanna, e presenta un rosone finestrato a mosaico che raffigura San Nicola di Myra e lo stemma condiviso dei Revertera e del vescovo in carica all’epoca. Gli spazi interni e la decorazione artistica testimoniano l’arte sacra del XVIII secolo, mentre la posizione della chiesa, nel borgo storico, la integra armoniosamente con l’ambiente urbano circostante, tra vicoli e edifici in pietra, offrendo una lettura completa dell’architettura e del contesto storico-paesaggistico.
La visita della chiesa, edificata dai Revertera, duchi della Salandra e feudatari di Tricarico, su un edificio più antico, completa l’esperienza del Palazzo. All’interno si possono ammirare opere d’arte di grande valore: l’altare maggiore è sormontato da una tela del 1761, olio di Fra Deodato da Tolve, raffigurante l’Immacolata Concezione con il Bambino. Nella navata minore, un altare marmoreo ospita la scultura lignea policroma di San Gaudenzio, patrono del paese, il cui culto risale al XVIII secolo, con reliquie donate in due distinte occasioni. Tra le opere si segnala anche un pregevole affresco del 1581 raffigurante la Pietà, attribuibile a un frate errante. Questa apertura straordinaria permette di scoprire angoli normalmente inaccessibili, offrendo un’esperienza unica tra storia, arte e devozione locale.
Aperta per le funzioni religiose
15:30 – 18:30
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’ Istituto comprensivo di Grassano-plesso di Garaguso
PALAZZO REVERTERA
Via Magenta
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Il Palazzo Revertera è collocato nella parte più alta del borgo di Garaguso su un preesistente castello medievale. Fu costruito dal duca Francesco III Revertera, dal figlio Nicolò Ippolito e dalla consorte Antonia Therhaimbe, duchi di Salandra di origine spagnola. Il palazzo Revertera divenne il fulcro della ricostruzione di Garaguso in seguito al terremoto del 1694.
La facciata, molto semplice, si adorna di un portale sormontato dallo stemma ducale della famiglia costituito da tre sfere (bisanti) separate da due fasce orizzontali il tutto sormontato da una corona ducale. Sotto lo stemma è presente un’epigrafe che riassume la paternità del palazzo.
Il palazzo si realizza su di una pianta rettangolare a due livelli principali. All’epoca dei Revertera il primo piano ospitava l’abitazione dei duchi, il piano terra le stalle e negli altri ambienti sotterranei vi erano le cantine e i depositi scavati direttamente nella roccia.
Una leggenda popolare racconta che da questo palazzo ancora oggi nelle giornate ventose sia possibile udire il lamento dei duchi che chiamano il figlio scomparso in un giorno di festa.
La visita al Palazzo Revertera è interessante sia per la sua struttura architettonica sia per il panorama che si gode dal loggiato. All’interno si ammirano affreschi con scene di caccia, cavalli e paesaggi, testimonianza dell’antica funzione del palazzo, e decorazioni a stucco dei primi del `900. Alcune sale sono dedicate alla storia antica di Garaguso, dal VI al III secolo a.C., con reperti emersi durante campagne di scavo tra il 1906 e il 1936 condotte da noti archeologi locali come Vittorio Di Cicco, Domenico Ridola e Concetto Valente.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
Questo sito beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per l’incremento dell’inclusione sociale attraverso lavori di restauro e adeguamento funzionale.
15:30 – 18:30
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto Comprensivo di Grassano-Plesso di Garaguso
GRASSANO (MT)
GROTTA-CANTINA SANTORO NEL GEOSITO DEI CINTI
Via Cinti
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
I Cinti si trovano nei pressi di Grassano e sono costituiti da grotte scavate in depositi di età quaternaria, risalenti a circa un milione di anni fa, formatisi nell’antico bacino marino della Fossa Bradanica. Il sistema di cantine rupestri cinge il versante del paese, scavato nelle sabbie marine cementate e modellato dall’uomo. Un sentiero attraversa l’area, permettendo di osservare questo ambiente fossile, riconosciuto come geosito, patrimonio geologico non riproducibile.
La presenza di una roccia poco cementata, facilmente scavabile ma al tempo stesso resistente, ha favorito nei secoli la realizzazione di ambienti ipogei destinati ad attività produttive. La naturale porosità della roccia ha garantito condizioni microclimatiche stabili di temperatura e umidità, ideali per la vinificazione e la maturazione del vino. Tra queste cavità si distingue la Grotta-Cantina Santoro, che conserva strumenti autentici per la lavorazione e la conservazione del vino, testimonianza di pratiche contadine tramandate fino al Novecento e profondamente legate alle caratteristiche geologiche del luogo.
Questo sistema di cantine rupestri testimonia una lunga interazione tra ambiente naturale e organizzazione socio-economica del territorio, anche in relazione alla storica presenza dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (Cavalieri di Malta), che contribuì alla gestione agraria e alla valorizzazione delle risorse locali. Oggi la Grotta-Cantina Santoro è luogo di memoria e spazio museale, presidio di educazione al patrimonio capace di raccontare il legame profondo tra geologia, lavoro umano e cultura agricola, offrendo una lettura autentica dell’identità storica e paesaggistica dei Cinti di Grassano e della Basilicata.
Durante le Giornate FAI, il percorso di visita offrirà l’opportunità di approfondire l’evoluzione geologica del territorio di Grassano, comprendere l’origine delle rocce dei Cinti e il ruolo determinante della geologia nello sviluppo delle architetture rupestri. Il racconto guiderà i visitatori attraverso una passeggiata lungo il sentiero dei Cinti, dedicata all’osservazione diretta dei depositi quaternari e alla lettura delle principali peculiarità geologiche del paesaggio circostante. Il percorso si concluderà con una sosta alla Grotta-Cantina Santoro, eccezionalmente aperta al pubblico, che conserva intatta la struttura originaria e gli ambienti destinati alla lavorazione e alla conservazione del vino. Gli strumenti e gli spazi testimoniano pratiche contadine tramandate fino al Novecento, offrendo un’esperienza autentica in cui geologia, lavoro umano e cultura agricola si intrecciano in modo unico e irripetibile.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:00
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto Comprensivo Grassano-Miglionico
GROTTOLE (MT)
PERCORSO DELLE ANTICHE FORNACI
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Grottole, in Basilicata, si sviluppa in un paesaggio collinare tra i fiumi Basento e Bradano, caratterizzato da campi di grano, oliveti e macchia mediterranea. Questi si estendono fino ai suggestivi calanchi, creando un ambiente naturale unico in cui si intrecciano agricoltura, biodiversità e geologia, elemento distintivo del territorio. Il suo territorio ricade archeologicamente in un’area importante per ciò che concerne i collegamenti terrestri tra la costa Ionica e l’interno della Basilicata, si trova a metà strada tra il corso del Bradano e quello del Basento.
Il borgo medievale conserva interessanti emergenze architettoniche, tra cui la Chiesa diruta. Il paese è inoltre noto per l’antica tradizione artigianale della lavorazione dell’argilla, un patrimonio culturale che ha accompagnato per secoli la vita economica e sociale della comunità. La rete commerciale per la diffusione degli oggetti in ceramica era estremamente ramificata e riusciva a raggiungere anche quei paesi privi di centri produttivi propri. Fino agli anni Sessanta, infatti, era molto diffusa la figura del “pignataro”, termine con cui si indicava il semplice commerciante di terrecotte. Nel paese si è negli anni consolidata la tradizionale fabbricazione artigianale di vasi e oggetti in ceramica lavorata e cotta in rudimentali fornaci ubicate nelle grotte, da cui il nome “Grottole”.
La produzione ceramica grottolese è espressione tipica di un’attività popolare testimoniata sin dall’800, quando l’attività vasaia era esercitata da numerose famiglie, Di Lena, Rondinone, Porcelli. Difatti, l’Antica Arte della Ceramica di Grottole rientra oggi nell’ Elenco rappresentativo del Patrimonio culturale intangibile della Basilicata. L’antica bottega di Emanuele Rondinone ospita oggi un’importante collezione ceramica, recentemente rivalutata attraverso un’intensa attività di inventariazione e riallestimento condotta da studiosi ed esperti del settore e fortemente promossa dal Comune di Grottole in collaborazione con il CNA di Matera. Alle forme tradizionali, agli antichi stampi e agli attrezzi utilizzati per la lavorazione dell’argilla, si affianca una significativa selezione di manufatti donati dallo scultore e artista Nisio Lopergolo e dalla famiglia Di Lena. Parallelamente, i pezzi storici realizzati da Emanuele Rondinone sono stati generosamente donati dai suoi familiari, e si aggiungono a quelli già presenti, consolidando così la memoria artigianale del territorio e garantendo il rispetto della continuità storica locale. Nell’antica è ancora visibile il vecchio tornio che il maestro Rondinone utilizzava per modellare l’argilla.
In occasione delle Giornate FAI sarà possibile visitare il ‘quartiere delle ceramiche’ dove sono situate le antiche fornaci in pietra, a camera singola, strutturate in un unico ambiente di cottura, nel quale le maioliche venivano collocate al centro e circondate dagli altri manufatti in terracotta. Il percorso di visita proseguirà nell’antica bottega di Emanuele Rondinone, dove si potranno osservare non solo oggetti di uso quotidiano, orci, spase, olle e pignatte, ma anche manufatti di particolare interesse, come l’anfora con il segreto, quella con il cinguettio degli uccelli, la fiasca dosatrice e la coppa pitagorica tutt’oggi prodotte. La visita offrirà inoltre l’opportunità di approfondire, insieme ad artigiani ed esperti locali, le tecniche tradizionali di lavorazione della ceramica, una tradizione, ancora oggi, in continua trasformazione e che contribuisce a consolidare la reputazione di Grottole come uno dei centri di eccellenza per la ceramica in Basilicata.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
IRSINA (MT)
IRSINA, COLORI E SAPORI
Piazza Garibaldi
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Montepeloso, oggi Irsina, si trova sulla valle del Bradano, a 550 mt di altitudine; è raggiungibile facilmente da Matera, Potenza e dalla Puglia. Ha un vasto territorio comunale, con un’antichissima Concattedrale e un centro storico interessante. Da qualche tempo, è diventata la residenza di numerose famiglie di origine straniera. La piccola comunità internazionale si è ben inserita nella vita del paese, apportando nuova linfa.
Abitata dall’homo erectus, fu punto di riferimento per Greci e Romani; fu fortificata nel Medioevo. in seguito Irsina appartenne alle famiglie nobili più potenti d’Italia. Ogni strada del borgo antichi è ricca di chiesette e palazzi storici. Oggi in molti scelgono di restare o sono rientrati, per rilanciare la vita in questo luogo ricco di storia e bellezza.
Nel corso della sua storia, Irsina è stato un importante crocevia di scambi culturali e di relazioni umane. La sua posizione ha consentito alla comunità di prosperare, ricavandone enormi benefici culturali, economici, sociali e artistici, come testimoniano le architetture e le opere d’arte qui conservate. Angela e Giuseppe hanno deciso di restare qui, nella loro bottega d’arte. La tradizione dei maestri del passato è stata contaminata dal design moderno e dalle sfumature del cielo mattutino, creando pezzi unici. Nel microbirrificio di Giuseppe, la birra non è una ricetta, è un racconto del territorio. Ogni sorso sa di grano arso dal sole delle colline irsinesi e di erbe selvatiche raccolte lungo i sentieri.
Il percorso parte dal centro storico da cui si allontana per scoprire, ai piedi della parte posteriore della maestosa Concattedrale, un laboratorio di ceramica che profuma di terra, pazienza e futuro.
A guidare ‘IrisLab’ è una giovane artigiana, Angela Pisani, che ha scelto di restare a Irsina, trasformando un locale affacciato su un panorama mozzafiato in uno spazio creativo vivo e accogliente. Qui, tra il tornio e il forno, nascono oggetti unici ispirati ai colori della Lucania, ai paesaggi aspri e alle tradizioni locali.
Non distante, vicino all’antica chiesa di Sant’Agostino (visitabile durante il percorso FAI), Giuseppe Lapacciana ha dato vita a un laboratorio di produzione dì birra ‘Birrificio Irsinese’ e racconta la sua scelta di restare al Sud. All’interno di un vecchio locale recuperato con cura, tra tini d’acciaio e profumo di malto, nascono birre artigianali ispirate al territorio: cereali locali e aromi che richiamano le erbe spontanee. Ogni etichetta è un omaggio alla sua terra e alla volontà di costruire qui il proprio futuro.
La loro è una scelta coraggiosa: non emigrare, ma investire nel proprio territorio, creando un lavoro che soddisfa e recuperando spazi ormai abbandonati .
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
16:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Narrazione a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’IC “Giuseppe Mascolo” di Irsina.
MATERA (MT)
CHIESA RUPESTRE DI SANTA BARBARA
Via Casalnuovo, 82
<p>Link di Google Maps: https://maps.app.goo.gl/gB3jd2vXw2TBV3GKA</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
La Chiesa rupestre di S. Barbara è situata sul costone della Gravina, originariamente ubicata fuori dalla città di Matera, ma lo sviluppo cinquecentesco del Rione Caveoso, con lo scavo di case e cantine, l’ha resa peri-urbana. Per essere più precisi sull’ubicazione, la Chiesa rupestre di Santa Barbara sorge al Rione Casalnuovo, sulla via Casalnuovo, un antico tracciato stradale che collegava l’ultimo casale, sviluppatosi nell’area periferica di Matera, con il centro storico della città.
È una delle più interessanti chiese bizantine e conserva ancora tutti gli elementi tipici dell’architettura bizantina. È stata datata da Alberto Rizzi tra il X e l’XI secolo e si presenta come una delle più interessanti, dal punto di vista architettonico e figurativo, in quanto trovano posto in essa elementi tipologici e morfologici propri delle originarie chiese greche della Cappadocia, che appaiono sparsi in altre chiese presenti a Matera. Tuttavia, la datazione non è certa. Biagio Cappelli data la cripta al IX-X secolo.
La Chiesa si apre con un arco parabolico, affiancato da due semicolonne dal capitello trapezoidale, in modo da alludere a una sorta di protiro, dove è collocata la porta di ingresso alla chiesa. Dalla porta di ingresso si accede a un nartece. Il nartece conduce alla chiesa vera e propria, il cosiddetto “oratorio”. Superata la quinta architettonica, si accede al santuario. La Chiesa conserva degli affreschi: Madonna con Bambino, tre Santa Barbara e un’appendice bucolica con pastorello al pascolo, databili alla prima metà del XV secolo.
Il percorso di visita inizia all’esterno, con il racconto della storia della chiesa dall’anno della sua costruzione fino ai giorni nostri e la descrizione stilistica delle facciate, in particolar modo di quella principale, con un focus relativo all’epigrafe posta sull’ingresso, e il racconto delle varie e affascinanti interpretazioni storiche legate al suo significato. La visita proseguirà poi all’interno con la presentazione dell’impianto architettonico e delle opere d’arte presenti. La narrazione sarà arricchita da racconti e aneddoti legati alle affascinanti vicende della chiesa che si confondono tra storia, leggenda e credenze popolari. In particolare, si parlerà del ruolo della chiesa come punto di riferimento per i proprietari degli opifici che qui sorgevano, in raccordo con la vicina cappella di Santa Rita.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Narrazione a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’IIS “Duni-Levi” – Liceo Artistico di Matera
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EPISCOPIO: A CASA DEL VESCOVO
Via Duomo, 7
<p>Link di Google Maps: https://maps.app.goo.gl/ER7j2565eEfmJDX46</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Il Palazzo Arcivescovile di Matera sorge in piazza Duomo, adiacente alla Cattedrale romanica, sulla Civita, cuore storico e punto di partenza dello sviluppo urbano. La posizione dominante offre una vista sull’abitato antico e crea un dialogo visivo con i palazzi nobiliari circostanti, testimoni delle famiglie più influenti della città.
Le origini dell’arcidiocesi di Matera restano incerte: le presenze dei vescovi ai concili del 482, 484 e 998 sono ritenute inattendibili. La diocesi, inizialmente dipendente da Acerenza, segue le vicende storiche della città. Dal 1986 assume la denominazione Matera-Irsina. Il palazzo arcivescovile, dalle linee sobrie, fu ampliato nel Seicento e Settecento e tra il 1902 e il 1906; in questa occasione l’apertura di una trincea permise di leggere stratigraficamente la storia urbana, dall’Età del Bronzo al Medioevo.
Al primo piano si trova la residenza dell’Arcivescovo e il Salone degli Stemmi, affrescato nel 1709 da Anselmo Palmieri di Polla. La sala ospita 34 vedute prospettiche della città di Matera, Acerenza e dei 24 centri dell’arcidiocesi, insieme ai ritratti dei vescovi succedutisi sulla cattedra materana, ciascuno con stemma e nota biografica in latino. La denominazione “Salone degli Stemmi” deriva dai blasoni che accompagnano i ritratti; la trasformazione della sala risale a Mons. Antonio Maria Brancaccio (arcivescovo 1703-1722), la cui arma compare sulla volta insieme alla data di completamento dei lavori. La sala rappresenta un importante esempio di arte sacra e prospettica del XVIII secolo, offrendo uno spaccato della vita ecclesiastica e urbana dell’epoca, con equilibrio tra funzione commemorativa e decorativa.
La visita comprende un’approfondita descrizione del Salone degli Stemmi, evidenziandone le particolarità architettoniche e i dettagli dei centri dipinti, con un confronto tra passato e presente grazie alle immagini storiche esposte nel salone. Grazie alla generosa disponibilità dell’attuale Vescovo, Mons. Benoni Ambarus, sarà possibile accedere anche alla parte privata dell’edificio, visitando la cappella privata e l’ufficio personale del Presule, due spazi fondamentali per la preghiera e il lavoro all’interno del palazzo.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Narrazione a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’IIS “Duni-Levi” – Liceo Classico di Matera.
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I VESTITI DELLA BRUNA
Recinto Marconi – Rione Piccianello
<p>Link di Google Maps: https://maps.app.goo.gl/3V96r4NqPMsuMBGTA</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Matera vive con passione e forte fede la festa della sua protettrice, la Madonna della Bruna. Il 2 luglio è ritenuto il giorno più lungo della città. Ma la preparazione a questa ricorrenza è lunga e complessa.
Fondamentale è il capannone periferico, nel rione Piccianello, in cui il carro viene “vestito”, ovvero ricoperto di cartapesta artisticamente plasmata e dipinta.
Il capannone di Recinto Marconi, rinnovato e ampliato 20 anni fa, è conosciuto come “La fabbrica del carro della Bruna”. Qui si realizza il grande manufatto, presentato ai fedeli il 23 giugno. L’esposizione, che richiama migliaia di materani e turisti, si protrae fino alla vigilia della festa. Il 2 luglio il carro trionfale lascia la fabbrica per il suo unico e ultimo viaggio (infatti, dopo aver portato la statua della Madonna in Cattedrale, il carro tradizionalmente viene consegnato al popolo, che ne prende frammenti come simboli di devozione, distruggendolo).
Grazie all’Associazione Maria Santissima della Bruna, la fabbrica del Carro sta diventando un luogo non solo legato alla realizzazione della grande macchina di cartapesta, ma anche di tutto quello che ruota intorno alla festa. È il caso della mostra “Amicta” al primo piano della Fabbrica del Carro sulle mutazioni degli abiti della Madonna della Bruna dal XIII secolo a oggi. Inoltre, sarà possibile accedere al laboratorio dello stesso opificio, in cui Francesca Cascione sta creando le sculture e i decori in cartapesta che “vestiranno” il carro 2026.
La visita ai due siti presenti presso la Fabbrica del Carro si configura come un binario su cui l’anima del visitatore potrà compiere un percorso emozionale che lo porterà a comprendere come la pratica della vestizione della Madonna e quella della realizzazione in corso del nuovo ‘abito’ del manufatto di cartapesta, di fatto, scaturiscano dalla stessa motivazione: il bisogno di trascendenza espresso nella ricerca di una bellezza sempre più vicina alla perfezione ravvisata nell’immagine del sacro.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
Questo sito ha beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per la realizzazione di una mostra permanente dedicata al carro trionfale e alla festa.
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Narrazione a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’IIS Isabella Morra e del biennio dell’IIS Duni-Levi – Liceo Classico.
Visite in lingua Inglese
MUSEO DEL PANE
Via San Francesco da Paola Vecchio, 8
<p>Link di Google Site: https://maps.app.goo.gl/qsuTZmezo41TfER79</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Nel Sasso Caveoso dì Matera, a breve distanza da Palazzo Lanfranchi e dall’asse centrale cittadino costituito da via Ridola e via del Corso, si trova Santa Maria de Armenis, chiesa rupestre che testimonia la presenza di una comunità arrivata dall’Armenia nell’undicesimo secolo. L’antico forno, forse del XV secolo, si trova in via San Francesco da Paola Vecchio, vicino al luogo di culto.
Questo forno di comunità, formato da ambienti ipogei interconnessi, ha le caratteristiche di un luogo in cui l’adattamento alle esigenze funzionali ha determinato la struttura oggi visibile. Come è tipico degli ambienti nei Sassi dì Matera, la parte scavata si integra con le aggiunte in muratura. È un esempio molto interessante e ben preservato dell’architettura popolare materana.
Chiamato museo del pane, questo piccolo complesso ipogeo è soprattutto un laboratorio esperienziale diviso in due sezioni, completate da audiovisivi e foto storiche. Si compone di due parti: la prima dedicata alla coltivazione dei cereali, la seconda alla produzione del pane, simbolo dell’alimentazione materana e della dieta mediterranea, di recente riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Durante la visita, avrete l’opportunità di conoscere da vicino le caratteristiche uniche del pane di Matera, prodotto rigorosamente con semola rimacinata di grano duro e lievito madre. I partecipanti potranno anche toccare la massa cresciuta, vivendo un’esperienza che coinvolge più sensi. Sarà raccontato il funzionamento di un forno di comunità, spazio di aggregazione sociale, con un’attenzione particolare al ruolo delle donne nella vita del quartiere. Il laboratorio espositivo, situato nel quartiere armeno, si inserisce perfettamente nelle iniziative legate all’Anno di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. Si parlerà anche del riutilizzo del pane avanzato come strumento di lotta allo spreco. Questo luogo offre numerosi spunti per scoprire la vita dei Materani prima dello svuotamento dei Sassi, suscitando curiosità nei visitatori e arricchendo le conoscenze dei residenti.
Luogo solitamente aperto, accessibile a pagamento
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni Istituto Tecnico Agrario “Turi-Briganti” di Matera
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PALAZZO SANTORO: UN PALAZZO BORGHESE
Via delle Beccherie, 17
<p>Link di Google Site: https://maps.app.goo.gl/zSUF4rhy3LJA7EzD8</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Notissima per i suoi Sassi, Matera è caratterizzata anche dal Piano, il centro cittadino tuttora animato e pulsante. Attraversato da migliaia di turisti, mantiene ancora luoghi da scoprire. In via delle Beccherie, già via Margherita e prima ancora del Commercio, parallela a via del Corso (in passato Corso Umberto), troviamo Palazzo Santoro-Tortorelli
Il palazzo fa parte del prospetto sinistro della via che da Piazza Vittorio Veneto conduce alla Cattedrale.
La facciata, restaurata di recente, vanta un’elegante loggetta con sottili colonne.
L’edificio ha un prospetto su Vico San Giuseppe. In occasione dei lavori esterni sulla parte anteriore, sono state eliminate due superfetazioni edilizie che deturpavano la facciata posteriore.
La storia più nota del Palazzo nella sua attuale configurazione comincia con il matrimonio tra il notaio Luca Tortorelli e Raffaella Porcari, che lo ebbe in dote. Siamo negli ultimi anni del XIX secolo.
La giovane sposa muore a soli 27 anni, nel 1894, lasciando 4 figli piccoli, che ereditarono i beni materni per la quota legittima.
Nel 1915, in occasione delle nozze di Concettina Tortorelli con l’avvocato Vincenzo Santoro, originario di Grassano, i fratelli divisero i beni comuni. A Concetta fu assegnato il palazzo.
Questo appartamento, dunque, fu abitato dalla data delle nozze fino alla morte, avvenuta nel 1987, dalla signora Concetta, che ebbe tre figli: Nicola (avvocato) padre dell’attuale proprietaria, Maria Concetta Santoro coniugata Petrillo, Luca, magistrato, e Raffaello. Quest’ultimo visse in questa casa ancora pochi anni, fino alla sua morte.
Da circa 30 anni il palazzo é disabitato.
Le stanze che verranno visitate sono: lo studio, il salotto, la stanza da pranzo e la stanza da letto. Questi ambienti si conservano pressoché immutati dall’anno della morte della signora Concetta Santoro, avendo provveduto gli eredi Santoro Petrillo solo al rifacimento delle facciate su via delle Beccherie e vico S. Giuseppe.
Il resto sembra cristallizzato nel tempo: arredi, oggetti, quadri rimandano agli anni `20. Sono testimonianza preziosa della vita di una famiglia benestante in una cittadina meridionale, senza sfarzo o pretese, ma con scelte funzionali e curate.
Un’occasione unica per conoscere un edificio del centro cittadino, rimasto pressoché intatto nel suo interno dopo circa un secolo.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Narrazione a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’Istituto Tecnico Commerciale “Loperfido-Olivetti” di Matera.
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SAN ROCCO DI CASALNUOVO: LA CHIESA DELL’INTEGRAZIONE
Via Casalnuovo, 82
<p>Link su Google Maps: https://maps.app.goo.gl/fzr685FbqWG3S9eJ7</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
La chiesetta di San Rocco, una delle tre dedicate al Santo di Montpellier presenti in città, si trova in via Casalnuovo, nel rione omonimo sorto come espansione dei Sassi in epoca aragonese.
Qui trovarono dimora, probabilmente alla fine del 1500, i profughi di origine serbo-croata-albanese, detti gli Schiavoni, in fuga dalle terre albanesi dal 1385 occupate dai Turchi ottomani che volevano imporre la religione islamica. La chiesetta dovrebbe essere stata edificata tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, e fino a fine ‘800 non aveva costruzioni adiacenti. Inizialmente era dedicata a Santa Teresa, con l’aggiunta “a Menabbiento”, il nome della via per un breve periodo nell’800. In seguito fu ripristinato il nome di via Casalnuovo, tuttora in uso. Fu per un periodo di proprietà privata, poi tornò alla Curia cittadina.
La chiesetta ha una facciata dalle linee semplici. L’interno presenta un unico vano, con volta a botte su cui si apre un lucernario. L’altare in pietra ha forme baroccheggianti. È presente una piccola sacrestia. Pur in assenza di manufatti artistici rilevanti, l’insieme risulta gradevole.
Nel corso della visita, verrà raccontata la storia della chiesetta e del rione degli Albanesi (ma qui hanno abitato anche ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna). Attualmente questo luogo sacro viene utilizzato, la prima domenica del mese, dalla comunità ortodossa presente in città.
Durante le Giornate FAI di Primavera saranno esposti i loro arredi e paramenti sacri, ulteriore testimonianza della multiculturalità cittadina.
Inoltre, saranno visibili oggetti provenienti da San Paolo Albanese, dove vive tuttora una comunità proveniente da oltre Adriatico negli stessi anni in cui giunsero a Matera gli Schiavoni. Nel paese del Pollino sono tenacemente custoditi, da mezzo millennio, costumi e tradizioni della patria perduta .
La visita sarà l’occasione per parlare di convivenza tra genti di diversa provenienza e religione, in linea con lo spirito dell’anno di Matera capitale mediterranea della cultura e del dialogo.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Narrazione a cura del Liceo Tommaso Stigliani di Matera.
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SANTA RITA: LA SANTA DELLE API
Via Cererie, 53
<p>Link di Google Maps: https://maps.app.goo.gl/fJxyxm8F66WSM5mV7</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Via delle Cererie era il luogo dove sorgevano delle masserie detti “Casini” dove venivano allevate le api e si producevano le cere. Questo luogo era favorevole per la vicinanza con la Murgia prospicente il luogo dove le api si recavano per prelevare il polline da alcune piante della murgia come il timo e la ferula. In questa zona si svilupperanno dei complessi agrari-rurali dove avvenivano le lavorazioni della smielatura e della cera. Nei cortili di queste masserie c’era sempre la presenza di una cisterna e di una vasca che serviva ad abbeverare le api.
La Cappella fu fatta erigere nel 1889 dal Canonico Eustachio Guanti (1818-1906), come riporta l’iscrizione murale all’interno. Egli ricopriva l’incarico di Cantore subalterno solo all’Arciprete del Capitolo della Cattedrale. A partire dalla meta` del XVIII sec. (1700), la contrada in cui viene a trovarsi la Cappella assunse la denominazione di ‘cererie’ a seguito dell’edificazione di diversi opifici (fabbriche) con questa funzione. Il tema delle api e del miele ricorda il primo dei cinque miracoli avvenuti durante l’esistenza della Santa: la leggenda narra che quando Rita aveva solo cinque giorni, cinque api bianche le entrarono e le uscirono dalla bocca senza pungerla e depositando sulle sue labbra del miele.
La cappella si presenta semplice nella sua struttura, di ridotte dimensioni con all’interno un apparato grafico/pittorico spontaneo. Il suo valore e testimonianza storica ricadono nell’appartenenza a una storia, oggi poco valorizzata, della produzione delle cere e del miele quando nei Sassi non era ancora presente l’energia elettrica (avvenuta con L. n° 619/1952). Di questi complessi rurali oggi rimangono poche testimonianze architettoniche, tra cui le cappelle che ne facevano parte, come la Chiesa della Scordata (Cappella di Santa Croce 1779) e la Chiesetta di S. Rita (1889-privata), facenti parte di uno stesso schema urbano. Le trasformazioni urbanistiche avvenute successivamente hanno cancellato molti segni di questa storia. Questa economia ha fornito la cera con la quale si sono realizzate candele e ceri che per secoli hanno illuminato edifici e riti religiosi come la festa della Maria S.S. della Bruna e la festa di S. Eustachio, patroni della città, oltre a illuminare le fredde e scure case-grotte dei Sassi. Solo con la Legge n° 619/1952 “Legge sul Risanamento dei Sassi” è arrivata l’energia elettrica nei Sassi che cambiò radicalmente la vita, facendo decadere questa economia.
La visita dì questa minuscola chiesa consentirà di scoprire la testimonianza del culto di questa Santa tanto Cara alla devozione popolare. All’interno sono presenti iscrizioni e immagini della Santa.
Quasi nascosta dalle costruzioni adiacenti, in una via molto trafficata, questa chiesetta viene raramente notata. È una piccola oasi dì pace tra il traffico cittadino, che rimanda alla tradizione contadina e al rapporto uomo/natura. Quest’apertura si collega a quella della Chiesa della Scordata.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
Le dimensioni della chiesa sono ridotte, quindi l’ingresso deve essere limitato a piccoli gruppi.
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
Note: Le dimensioni della chiesa sono ridotte, quindi l’ingresso deve essere limitato a piccoli gruppi.
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Note: Le dimensioni della chiesa sono ridotte, quindi l’ingresso deve essere limitato a piccoli gruppi.
Narrazione a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’Istituto Comprensivo Bramante-Torraca di Matera.
SABATO 21.3.2026
– apertura mattutina a cura dell’IC Bramante
– apertura pomeridiana a cura dell’IC Torraca
DOMENICA 22.3.2026
– apertura mattutina e pomeridiana a cura dell’IC Bramante-Torraca
SCORDATA: LA CHIESA DELLE CERERIE
Vico Santo Stefano
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
La chiesa della Madonna della Scordata, chiamata anche Chiesa della Madonna della Croce si trova in Vico Santo Stefano a Matera. A nord del Sasso Barisano, non distante dal centro cittadino. Il piccolo luogo di culto si trova nel rione detto un tempo Cererie, poiché vi si trovavano le fabbriche per la produzione della cera. La chiesa è circondata da un tessuto urbano residenziale sviluppatosi nelle epoche successive a quella della sua costruzione.
La chiesa fu costruita nel 1779, come si evince dall’epigrafe sulla porta principale “D.O.M. Qui non si gode asilo A.D. MDCCLXXIX”, anche se, secondo alcuni storici locali, fu costruita all’inizio del 1700 dalla famiglia Gattini come cappella privata di famiglia e successivamente ampliata. La conformazione esterna è stata profondamente modificata all’inizio del XX secolo, quando furono costruite le case che la circondano, condividendo due pareti. Varie e avvincenti sono le vicende storiche legate a questa piccola chiesa che, abbandonata per numerosi decenni, è stata recentemente restaurata e riaperta occasionalmente al culto. In particolare, si dice che da qui passassero i condannati a morte, senza poter chiedere asilo, come specificato dall’epigrafe sulla facciata.
La chiesa può essere inserita tra le numerose architetture in stile barocco costruite in epoca settecentesca a Matera che, proprio in quegli anni, diventò capoluogo della regione Basilicata. La facciata principale della chiesa è molto rigorosa nella sua semplicità: ha quattro lesene che ne scandiscono la superficie, sopra le quali corre un cornicione sormontato da un’unica piccola finestra rettangolare e da un arco spezzato, al di sopra del quale si trova una croce di fattura popolare. La facciata a Sud, dove c’è un piccolo ingresso secondario, è caratterizzata da una cuspide che maschera la volta a crociera e lateralmente da un campanile in chiaro stile barocco. Non ha subìto nel tempo sostanziali modifiche a eccezione delle superfetazioni che, nell’arco dello scorso secolo, hanno occultato la visione della rupe della Gravina. L’interno della chiesa è a una navata con volta a crociera, affrescata e decorata con quattro medaglioni contenenti i simboli dei quattro Evangelisti. Numerose e interessanti sono le opere d’arte che si possono ammirare all’interno, come ad esempio la tela posta sull’altare maggiore e la statua della Madonna della Scordata collocata alla sua destra.
Il percorso di visita inizia all’esterno, con il racconto della storia della chiesa dall’anno della sua costruzione fino ai giorni nostri e la descrizione stilistica delle facciate, in particolar modo di quella principale, con un focus sull’epigrafe posta sull’ingresso e il racconto delle varie e affascinanti interpretazioni storiche legate al suo significato. La visita proseguirà poi all’interno con la dell’impianto architettonico e delle opere d’arte presenti. La narrazione sarà arricchita da racconti e aneddoti legati alle affascinanti vicende della chiesa che si confondono tra storia, leggenda e credenze popolari. In particolare, si parlerà del ruolo della chiesa come punto di riferimento per i proprietari degli opifici che qui sorgevano , in raccordo con là vicina cappella di Santa Rita.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Narrazione a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’Istituto comprensivo Fermi di Matera
TEATRO DUNI: IL TEATRO RITROVATO
Via Roma 10
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Il Teatro Duni, chiuso da circa 15 anni, è uno degli edifici più rappresentativi costruiti nel Secondo Dopoguerra in città. Sottoposto a vincolo monumentale con Decreto Legge n. 42/2004, il teatro è stato al centro di una complicata vicenda proprietaria, conclusa con l’acquisizione da parte del Comune all’inizio del 2020. Da allora, se ne attende la riapertura. Una petizione popolare scongiurò il rischio di un cambio di destinazione d’uso.
Progettato nel 1946 da Ettore Stella (1915- 1951), giovane e già affermato architetto materano, appena rientrato nella sua città, il cinema teatro fu inaugurato tre anni più tardi. Le innovative caratteristiche dell’edificio sorpresero la popolazione locale e conquistarono l’attenzione degli studiosi di architettura contemporanea. Molte riviste specializzate se ne occuparono con ampi articoli. Il cine teatro fu intitolato al musicista del ‘700 Egidio Romualdo Duni, compositore di opere attivo in varie corti Europee.
Il Duni ha una struttura esterna semplice e funzionale, con ingresso principale da via Roma e un accesso secondario su via Lucana. Di grande impatto l’originale foyer, caratterizzato dai pilastri sagomati in contrasto cromatico, ma soprattutto dalle eleganti rampe che portano alla galleria. Ampie vetrate donano leggerezza all’intero ambiente, creando un rapporto interno-esterno gradevole. Anche per I materiali Stella ha voluto osare, giocando tra moderno e pietra locale, in un equilibrio di notevole pregio estetico.
Grazie all’Amministrazione comunale, nel corso delle Giornate FAI di Primavera sarà possibile visitare l’andamento delle opere di restauro e adeguamento funzionale in corso nel Teatro Duni. L’architetto Luigi Acito, che guida un gruppo interdisciplinare di professionisti e ha a lungo studiato l’architettura di Ettore Stella, ha conservato l’estetica della sala, ma ha sostituito il rivestimento fonoassorbente (adatto alla funzione cinematografica) con pannelli lignei fonoriflettenti, ideali per la destinazione unicamente teatrale dell’edificio. Oltre al consolidamento della struttura, secondo i criteri odierni, sono stati ampliati palcoscenico e golfo mistico. A 80 anni dal progetto iniziale, il teatro Duni sarà restituito alla città rinnovato ma senza stravolgimenti, in un complesso equilibrio tra rispetto estremo per un’architettura di valore ma anche di adeguamento alla normativa attuale e alla funzionalità necessaria per garantirne un corretto utilizzo. Questa apertura davvero straordinaria è un omaggio alla memoria di un architetto visionario ma anche al dinamismo di Matera, nel suo anno da Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Luogo solitamente chiuso
Sabato: 09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30
Domenica: 09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30
Note: In caso di particolare affluenza l’ingresso al luogo potrebbe non essere garantito.
Narrazione a cura degli Apprendisti Ciceroni IIS “E. Duni – C. Levi” (Liceo classico – Liceo Artistico)
I SASSI INVISIBILI
Recinto Cavone 9
Aperture a cura di: CASA NOHA – Bene del FAI
A due passi dal Duomo, sulla Civita di Matera, Casa Noha si propone al visitatore come “porta d’ingresso” alla città, ripercorrendone la storia grazie a un innovativo progetto di comunicazione.
Con la sua struttura in tufo, i soffitti a volta, i delicati intagli e le cornici, l’edificio rappresenta un esempio di architettura privata dei Sassi, costruita dalla famiglia nobile De Noha alla fine del 1400.
Per volontà degli eredi, innamorati della loro terra e desiderosi di condividerne la storia e la bellezza con tutta la collettività, la Casa è stata donata al FAI nel 2004. In sintonia con questa giusta aspirazione, la Fondazione ha realizzato un accurato restauro conservativo e ha progettato un inedito e avvincente viaggio multimediale che narra il territorio da diverse prospettive: dall’architettura alla storia dell’arte, dall’archeologia alla storia del cinema.
Un inedito e coinvolgente video – “I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera” – ideato da Giovanni Carrada con il coordinamento scientifico di Rosalba Demetrio e proiettato sulle pareti delle stanze offre al visitatore una ricostruzione completa della storia della città dalle origini a oggi.
Sabato: 10.00 – 18:00
Domenica: 10.00 – 17.00
Note: Visite ogni 40 min. INGRESSO A CONTRIBUTO
TRA LE GOLE DELLA MURGIA: LA MADONNA DI MONTEVERDE
Luogo d’incontro presso Stazione delle FAL di Villalongo, Matera.
Aperture a cura di: CASA NOHA – Bene del FAI
Domenica 22 marzo, in occasione delle Giornate FAI di Primavera, Casa Noha invita tutti gli appassionati di trekking e di camminate nella natura a partecipare a un’escursione suggestiva tra storia, paesaggio e tradizioni del Parco della Murgia Materana. La meta dell’esperienza sarà la Chiesa Rupestre della Madonna di Monteverde, uno dei luoghi più affascinanti e caratteristici dell’area. Il percorso avrà inizio presso la stazione Villalongo di Matera, comodamente raggiungibile con mezzi propri, per poi proseguire in direzione della Chiesa Rupestre della Madonna delle Vergini. Da questo punto si intraprenderà la discesa che conduce alla Madonna di Monteverde, lungo un tracciato che si snoda tra sentieri avvolti dal verde e scorci panoramici di straordinaria suggestione, tipici della Murgia. Un’occasione imperdibile per scoprire, passo dopo passo, la bellezza autentica del territorio materano.
Domenica: ore 10.00. Munirsi di auto propria.
Note: scarpe da trekking, abbigliamento comodo, crema solare e acqua.
Dislivello 150 m Difficoltà: EE
MODALITA’ DI VISITA
Trekking a cura di: Raffaele Lamacchia, Guida Escursionistica
PARTECIPAZIONE DIETRO VERSAMENTO DI UN CONTRIBUTO
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA entro le ore 18 del sabato 21 marzo online
MIGLIONICO (MT)
CHIESA MADRE DI SANTA MARIA MAGGIORE
Largo Chiesa Madre
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI FERRANDINA
La Chiesa di Santa Maria Maggiore si trova a Miglionico, un piccolo borgo situato su un altopiano collinare a circa 465 metri sul livello del mare, caratteristica che li conferisce una posizione panoramica e strategica. La Chiesa si inserisce in ambiente urbano storico di origine medievale, caratterizzato da vicoli stretti che percorrono tutto il centro storico. Il sito della chiesa gode di una dominanza visiva sul borgo, rendendola non solo un centro religioso, ma anche punto di riferimento culturale per l’intero territorio.
La Chiesa di Santa Maria Maggiore è il principale luogo di culto cattolico di Miglionico ed è comunemente indicata come la chiesa madre. La sua origine risale al periodo medievale, tra XII-XIII secolo. La costruzione si rifà allo stile romanico gotico, con modifiche barocche. Ha una struttura a tre navate, separate da colonne ed arcate, con cappelle laterali aggiunte successivamente. Di grande pregio e importanza, all’ interno della Chiesa, è il Polittico Cima da Conegliano, splendida opera risalente al 1499 formato da 18 tavole racchiuse da una importante cornice lignea. Al centro del polittico c’è la “Madonna in trono con bambino” con figure di santi, tra cui San Francesco d’Assisi, San Girolamo, San Pietro, Santa Chiara; nella Cimasa il Cristo che ha ispirato “No guerra” di M. Cresci.
La facciata della chiesa è sobria, con lesene e cornici che delimitano visivamente la superficie muraria. Sotto il timpano della facciata è presente una Madonna con Bambino del XVI secolo. L’ingresso principale si rifà allo stile romanico-gotico utilizzando materiale come pietra. Vi è un secondario portale sovrastato da una Pietà, esempio di scultura rinascimentale. Di fianco alla chiesa si innalza un campanile in stile romanico composto da un insieme di campane armoniche accordate. Al suo interno è presente un organo barocco
cinquecentesco, con cantoria arricchito da decorazioni pittoriche.
La Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore sarà aperta al pubblico in orari limitati.
Il percorso di visita sarà strutturato come segue: visita alla Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, con esposizione e spiegazione degli aspetti storici e architettonici a cura dei Ciceroni; illustrazione storico-artistica del Polittico di Cima da Conegliano, a cura degli Apprendisti Ciceroni. Il 22 marzo alle 18:30 l’appuntamento sarà al Castello del Malconsiglio che ospiterà un convegno dedicato alle Aperture FAI di Primavera, momento di incontro e riflessione su storia, tutela e valorizzazione del territorio. Alle 20:00 partirà un cammino silenzioso tra i vicoli di Miglionico, tra pietre antiche e scorci suggestivi, fino alla Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore. Qui, alle 20:30 concerto all’organo barocco di scuola napoletana con la prof.ssa Mariantonietta Cancellaro: un finale intenso tra musica e memoria.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 10:30 / 15:30 – 17:30
09:00 – 10:30 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00)
Istituto Comprensivo il Vento di Miglionico
SERBATOIO PENSILE COMUNALE DI MIGLIONICO
Largo Chiesa Madre
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI FERRANDINA
Il serbatoio pensile di Miglionico si colloca in un borgo antico dal centro storico medievale, in un territorio collinare con vegetazione mediterranea e ampie vedute sulle valli dei fiumi Bradano e Basento. La presenza di corsi d’acqua e della diga di San Giuliano evidenzia l’importanza dell’acqua. Il serbatoio serve alla gestione e distribuzione dell’acqua potabile, sfruttando la posizione elevata per garantire pressione e approvvigionamento.
Il serbatoio pensile di Miglionico costituisce un’opera infrastrutturale di primaria importanza per la storia dei servizi del comune, legato in modo diretto all’evoluzione dell’approvvigionamento idrico e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Fino ai primi decenni del Novecento, l’acqua a Miglionico veniva assicurata attraverso sistemi tradizionali quali pozzi, cisterne, fontane pubbliche.
Il serbatoio pensile di Miglionico è riconducibile alle tipologie costruite del Novecento. L’architettura si distingue per la semplicità delle forme, l’assenza di elementi decorativi, con design austero e rigoroso, che riflette lo stile razionalista del regime fascista. È un monumento storico-architettonico che testimonia una fase dell’ingegneria fascista, oggi utilizzato e valorizzato anche attraverso interventi di arte contemporanea non permanenti come l’installazione NO GUERRA di Mario Cresci per Cantiere-evento.
Realizzato interamente in cemento armato, nella sua sommità è presente una vasca idrica di accumulo, esternamente è stato rifinito con bugnato in malta cementizia.
Il percorso sarà strutturato nel seguente modo:
– visita del primo piano del serbatoio pensile di Miglionico con illustrazione storica ed architettonica;
– spiegazione della mostra fotografica presente;
– installazione CHIT CHAT audio un dispositivo interattivo che trasforma gli spazi pubblici in punti di dialogo, uno strumento che permette di registrare e raccogliere testimonianze audio in modo
interattivo per scopi comunicativi nella comunità trasformando spazi pubblici in luoghi dove la gente può lasciare la propria opinione o idea.
Luogo solitamente chiuso, in corso di restauro
09:00 – 10:30 / 15:30 – 17:30
09:00 – 10:30 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00)
Istituto Comprensivo Il Vento di Miglionico
Visite in lingua Inglese
MONTALBANO JONICO (MT)
FONDO ANTICO: UNO SCRIGNO DI SAPERI TRA LIBRI ANTICHI E ARTE
Via Roma, 5
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Il Fondo Antico della Biblioteca comunale “Rondinelli” di Montalbano Jonico si trova nel centro storico della cittadina, collocata su un “ameno colle” a 300 metri di altitudine, a circa 12 chilometri dalla statale 106. Si raggiunge facilmente percorrendo la provinciale Scanzano Montalbano Jonico o risalendo dalla Val d’Agri gli storici tornanti, con vista panoramica sulla Riserva Regionale dei Calanchi.
L’effettivo valore storico e culturale e la reale consistenza dei beni librari antichi sono comprensibili considerando la definizione di libro antico. I limiti cronologici del libro antico vanno dalla scoperta della stampa a caratteri mobili di Gutenberg negli anni ’40 del XV secolo ai primi decenni dell’Ottocento, quando l’invenzione delle macchine da stampa trasformarono il procedimento di stampa da manuale in meccanico. Sebbene convenzionalmente il periodo della stampa manuale termina con il 1830, ci sono libri stampati con procedimenti manuali almeno fino all’unità d’Italia.
La biblioteca possiede circa 5000 volumi di libri antichi che abbracciano un arco temporale che va dal 1501 ai 1860. Inoltre, la biblioteca possiede una ricca Pinacoteca degli Uomini illustri di Montalbano Jonico.
Il Fondo Antico della Biblioteca comunale “Rondinelli” è custodito nello storico Palazzo Rondinelli, che è uno dei più significativi palazzi gentilizi di Montalbano Jonico. Collocato nei pressi di Porta Castello, il palazzo fu edificato nel 1683 dalla famiglia De Roberti, ristrutturato nell’Ottocento, appartenne prima alla famiglia Rondinelli e infine dal 1861 divenne sede del comune di Montalbano.
La visita sarà l’occasione per approfondire la conoscenza del Fondo Antico che si presenta come uno scrigno in cui ammirare le edizioni bibliografiche del XVI secolo, le cosiddette cinquecentine, pari a 132 unità; le edizioni del XVII secolo, le cosiddette seicentine, pari a 361 unità le edizioni del 1700 pari a 1667 unità. Inoltre, nelle sale del Palazzo è allestita una mostra bibliografica di libri antichi a carattere giuridico, letterario e filosofico di importanti autori; una piccola pinacoteca con ritratti di uomini illustri di Montalbano e numerosi reperti storici e archeologici. Sul retro, il Palazzo si affaccia sulla Riserva Regionale dei Calanchi ammirabile in tutta la sua bellezza.
Luogo solitamente aperto, accessibile per servizi al cittadino
Questo sito beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il miglioramento delle condizioni di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale.
16:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Note: Turni di visita ogni 30 minuti, gruppo max 15 persone
10:00 – 12:30 (ultimo ingresso 12:00)
Note: Turni di visita ogni 30 minuti, gruppo max 15 persone
Visite a cura di: APPRENDISTI CICERONI DELLE CLASSI IV SEZ. AS DEL LICEO SCIENTIFICO E IV SEZ AE DEL LICEO DELLE SCIENZE UMANE OPZIONE ECONOMICO-SOCIALE DELL’I.I.S “PISTICCI – MONTALBANO JONICO”- SEDE DI MONTALBANO JONICO (MT)
SULLE TRACCE DI FRANCESCO A MONTALBANO JONICO
Via Rizzi, 8
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Il Convento dei Cappuccini è situato all’interno del quartiere “Risorgimento” di Montalbano Jonico, fino al 1970, un quartiere periferico oggi oramai divenuto centrale. In questo quartiere furono costruiti servizi essenziali per la cittadinanza: il Campo Sportivo Comunale, le case popolari della Piano Casa “Fanfani”, la Caserma dei Carabinieri e l’ospedaletto, oggi sede del distretto sanitario. È un quartiere fortemente urbanizzato che non conserva nulla del contesto originario in cui sorse il Convento.
Il Convento dei Cappuccini di Montalbano Jonico rivela sul portale una pietra con l’iscrizione della data di consacrazione (1601). I lavori iniziarono nel 1598 e la costruzione fu probabilmente voluta da un nobile di Montalbano: Tonno Asprella. Il chiostro del convento fu eretto sul sito della Cappella dello Spirito Santo, proprietà dei Cavalieri di Malta. A piano terra la struttura è composta da una chiesa a due navate, da locali adibiti a magazzini, dal chiostro con le tipiche arcate conventuali. Al piano superiore vi sono le cellette dei monaci e una sala più grande. Il convento e le relative proprietà furono acquisiti dallo Stato dopo l’Unità d’Italia con la liquidazione dell’asse ecclesiastico.
Nel Convento vi sono varie tele e segni sacri risalenti all’epoca della costruzione: una tela sopra l’altare centrale dell’annessa chiesetta a due navate che raffigura la Visitazione, sovrastante questa tela vi è un piccolo affresco raffigurante nelle sembianze di un vecchio il Padre Eterno con la sfera terrestre in mano, vi è la tela di Sant’Antonio Abate e quella raffigurante San Francesco in estasi. Accanto alle tele varie statue completano questo luogo di culto: la statua ottocentesca di San Rocco, quella di Sant’Antonio da Padova e dell’Assunta.
Di pregevole manifattura ad intarsio barocco è tabernacolo ligneo che richiama motivi della scultura lignea napoletana. All’interno del chiostro è visibile un ceppo ligneo molto ammalorato e quasi distrutto dal tarlo che poteva essere la base di una statua lignea dedicata a San Francesco.
La chiesa è a due navate: una ampia e centrale che fronteggia l’altare maggiore e il tabernacolo, l’altra più stretta e laterale che è attigua alla cappella del Sacro Cuore e a quella di Sant’Antonio da Padova. Nei pressi del portale, per un quarto della volta, campeggia la sede del coro a forma di “galleria”. In pratica i segni della struttura originaria sono ancor oggi leggibili.
Il Convento dei Cappuccini è l’unica traccia della presenza dei Cappuccini in Montalbano. Attraverso la visita a questo luogo è possibile comprendere la dinamica che produsse la liquidazione dell’asse ecclesiastico nel 1861 con lo scioglimento di parecchie comunità monastiche. I volontari occuperanno in 3 gruppi le diverse parti del Convento e ne illustreranno le caratteristiche e la storia: la chiesa, il chiostro, le cellette al piano superiore. Nella sala del piano superiore dei pannelli fotografici illustrano la storia del posto. Verranno anche distribuite delle brochure realizzate dalla parrocchia su testi della Dottoressa in Beni Culturali Alessia Grieco.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
16:00 – 19:30 (ultimo ingresso 19:00)
Note: Turni di visita ogni 30 minuti, gruppo max 15 persone
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Note: Turni di visita ogni 30 minuti, gruppo max 15 persone
Visite a cura dei Volontari di Montalbano J.-Gruppo Fai di Pisticci e della Valle dei calanchi e di Montalbano J.
NOVA SIRI (MT)
ALLA SCOPERTA DEL CENTRO STORICO DI NOVA SIRI
Piazza San Tommaso
<p>punto di raduno <strong>Piazza San Tommaso – coord. 40.14970686267475, 16.542613419996187</strong></p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Il centro storico di Nova Siri, arroccato su un colle in posizione panoramica che domina la pianura di Metaponto, presenta la tipica conformazione dei borghi medievali, sviluppatasi in seguito a processi di arroccamento attorno al Castello. Le origini di Nova Siri si perdono nella notte dei tempi, il colle sul quale sorge il centro storico, ai tempi della Magna Grecia era un avamposto militare ed una necropoli della città di Siris, che sorgeva sulla riva sinistra del fiume Sinni.
“Castum boletum”, “Boleto”, “Veleta”, “Bollita”, sono stati i vari toponimi con i quali nei secoli è stata identificata l’attuale Nova Siri. Documenti antichi e testi storici hanno ampiamente scritto della opulenta Siritide, una colonia fondata dai profughi di Troia intorno all’VIII secolo a.C. La Siritide, che prendeva il nome dal fiume Siri (attuale Sinni), era una regione la cui capitale era Siris ubicata sulla foce del Siri. Le colonie limitrofe di Sibari e Metaponto, alleatesi con Crotone, invasero la Siritide e distrussero la capitale. Gli scampati cercarono riparo sulle alture, che i conquistatori romani denominarono il colle “Castrum boletum” cioè “accampamento fortificato”.
La città sopravvisse come centro minore sin quando non risorse come Eraclea nel 433 a.C. distrutta poi dai Saraceni. Il paese costituì un vero e proprio rifugio ed in un primo tempo prese il nome di Bollita, feudo di Giovanni di Monforte e più tardi di Filippo Sanseverino. La rifeudalizzazione spagnola assegnò Boleto prima ai Montenegro e poi ad un capitano d’armi di Ferdinando il Cattolico, Pedro Sandoval de Castro. Boleto è rientrata nei confini calabresi fino al 1816, quando venne assegnato alla Basilicata. Gli altri feudatari di Bollita furono i Montalbano, i Raimondi e, nel 1800, i Crivelli. Nel 1872 con decreto di Vittorio Emanuele II, Bollita viene rinominata Nova Siri. Il borgo di Nova Siri è circondato da dolci colline dorate e dominato dalle sagome della cinquecentesca chiesa madre e del castello medioevale. L’imponente edificio sorge sul punto più alto del colle dal quale si staglia uno straordinario paesaggio che dà sulla marina fino al golfo di Taranto. Intorno i palazzi storici, tra cui Palazzo Settembrini, Palazzo Costa e Palazzo Spanò: testimonianze dell’architettura nobiliare tra il XVII e il XVIII secolo.
L’itinerario proposto permette di scoprire i luoghi più suggestivi del paese tra i vicoli caratterizzati dal particolare stile architettonico conferitogli dalle ‘lamie’. Le tappe del percorso condurranno alle principali preminenze monumentali: dalla Chiesa di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, presenta uno stile sobrio ma elegante. Al suo interno custodisce opere d’arte di pregio, tra cui un altare barocco e statue lignee di santi; alla Chiesa dell’Annunziata, un esempio di architettura religiosa semplice e autentica, immersa in un’atmosfera di spiritualità; alla Cappella di Santa Sinforosa, situata in una posizione panoramica, dedicata a Santa Sinforosa, protettrice del paese. Un luogo di culto e riflessione che offre anche una vista mozzafiato sui paesaggi circostanti; al Castello di Nova Siri, edificato nel IX secolo come struttura difensiva, per concludersi ai intorno ai preminenti Palazzi Storici (Palazzo Settembrini, Palazzo Costa e Palazzo Spanò: testimonianze dell’architettura nobiliare tra il XVII e il XVIII secolo), fino al Rione “Porticella”, un affascinante dedalo di vicoli e scalinate che offre scorci pittoreschi e racconta la vita quotidiana del borgo antico.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:00)
Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle classi Terze Artistico IIS Fermi di Policoro (sede di Nova Siri)
PISTICCI (MT)
MARCONIA E LE SUE RADICI : DOVE IL CONFINO DIVENTA COMUNITÀ
Piazza Elettra
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Marconia nasce come colonia confinaria fascista e si trasforma, nel tempo, in una comunità viva e accogliente. Negli anni ’30 i dissidenti e gli oppositori del regime inviati al confino contribuirono a bonificare la terra e a costruire il centro abitato, gettando le basi di una realtà fondata su resilienza e solidarietà. Oggi Marconia è una popolosa frazione di Pisticci, con circa 9.513 abitanti, luogo di integrazione culturale e di crescita continua nella piana metapontina.
Nel 1938, in pieno regime fascista, il vasto demanio di Pisticci fu ritenuto idoneo a ospitare una colonia agricola per confinati politici e internati comuni, con l’obiettivo di bonificare un’area malarica e tenere occupati gli oppositori al regime. In questo contesto nacquero la Colonia Confinaria (attuale Centro Agricolo), Bosco Salice, l’attuale Marconia, centro operativo del progetto e le case coloniche (Caselli). Costruita in stile littorio anche grazie al lavoro dei confinati, fu presentata come simbolo del fascismo nel Mezzogiorno. Divenuta frazione di Pisticci nel 1956, dagli anni ’70 Marconia si è espansa per effetto delle frane di Pisticci e dello sviluppo turistico ionico.o fascia ionica.
L’insediamento di Bosco Salice nasce in posizione strategica, all’incrocio tra via Quattro Caselli, diretta verso il mare, e via San Giovanni Bosco, collegamento con Metaponto attraverso l’Incoronata. Progettato nel 1940 da Konyedic, costituisce probabilmente il primo nucleo di Marconia ed era destinato a residenza e centro amministrativo della colonia agricola confinaria, realizzata tra il 1937 e il 1938. Attorno al borgo e al Centro Agricolo si estendevano numerosi poderi, documentati dalla presenza di 38 caselli rurali. Nello stesso anno furono realizzati piazza Elettra e alcuni edifici lungo via San Giovanni Bosco, nel rispetto dei canoni architettonici del regime fascista. Piazza Elettra, dedicata alla figlia di Guglielmo Marconi, è un tipico esempio di “piazza rurale” fascista, con spazio porticato, torre littoria ed edifici pubblici come Casa comunale, Ufficio postale e sede della GIL. Sebbene concepito come nucleo fondativo della città, lo sviluppo fu interrotto dagli eventi bellici e dall’armistizio.
A cominciare dagli anni 60, intorno al primo nucleo è sorta l’attuale cittadina, la cui forma urbana è completamente indipendente da quell’impianto primario.
I visitatori saranno accompagnati dagli Apprendisti Ciceroni in un viaggio tra storia e architettura alla scoperta di Marconia. Un racconto che ne ripercorre le origini e conduce nei luoghi simbolo della città: i Caselli, Piazza Elettra con i suoi solenni portici, la torre littoria e gli edifici che richiamano il rigore formale dell’epoca, fino a Piazza Bologna, con il Monumento al Confinato Politico, e alle storie degli uomini illustri che hanno soggiornato nella Colonia Confinaria.
Il percorso sarà arricchito dalla mostra iconografica ‘Marconia e le sue radici: dal confino alla comunità’, che accompagnerà i visitatori in un racconto visivo capace di restituire memoria e identità: il passato prende vita e si trasforma in un’esperienza coinvolgente, capace di unire memoria, curiosità e futuro.
Lo sguardo degli Apprendisti Ciceroni, infatti, non si ferma al passato, ma si apre al futuro: il racconto si arricchisce di idee e progetti pensati per valorizzare Marconia e trasformarla in un luogo sempre più curato e inclusivo, dove passato e futuro dialogano.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
dalle 10.00 alle11:00 primo turno
dalle 11:00 alle 12:00 secondo turno
dalle 12:00 alle 13:00 terzo turno
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)
Note: Turni di visita ogni 60 minuti, gruppi max 20 persone
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)
Note: Turni di visita ogni 60 minuti ,gruppo max 20 persone
Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni delle Classi 5A e 4 A Acc.Tur. IPSEOA di Marconia I.I.S. “G . Fortunato”- Pisticci e della classe 3C della Scuola Secondaria di primo grado di Marconia -I. C. “Pietrelcina-Flacco” di Pisticci e dei Volontari di Pisticci – Gruppo FAI di Pisticci e della Valle dei Calanchi.
SULLE ORME DI SAN FRANCESCO
Piazza Umberto I
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Pisticci sorge sulla cresta argillosa del monte Finese, in un paesaggio dai versanti irregolari i calanchi. L’abitato urbano è dislocato sulle tre vette del monte Finese: Serra Cipolla, con il centro storico Terravecchia e Dirupo, Serra Monte antico Casale e sede di insiediamenti monastici, Serra San Francesco custode del convento di Santa Maria delle Grazie. In questo paesaggio di silenzio e spiritualità si inserisce la figura di San Francesco d’Assisi, al quale Pisticci è legata da una tradizione secolare che continua a vivere nella quotidianità attraverso l’Ordine Francescano Secolare.
Il complesso architettonico dell’attuale chiesa di Sant’Antonio e degli uffici del Comune di Pisticci racchiude una storia complessa che rispecchia le vicende religiose, politiche e sociali del territorio. Verso la metà del ‘400, sulla collina di Serra San Francesco, fu eretto il convento di Santa Maria delle Grazie affidato ai frati Francescani, con l’omonima Chiesa, in seguito dedicata a Sant’ Antonio. Dopo il 1860 ci fu la confisca del convento, che fu ceduto al Municipio di Pisticci e trasformato in sede di uffici comunali. Nel 1910 l’Arc. Anselmo Pecci durante la visita pastorale minacciò di sconsacrare la chiesa e iniziò le pratiche canoniche per l’elezione della stessa in parrocchia.
Originariamente, la Chiesa era caratterizzata da una grande navata centrale coperta a volta e a destra da una piccola navata laterale; un piccolo chiostro con giardino porticato, con poche celle e un refettorio. Nei secoli successivi vi furono variazioni e ampliamenti architettonici. Nel ‘700, la chiesa fu arricchita dall’ampia navata laterale sinistra e, successivamente, da altari e opere d’arte che tutt’ora la caratterizzano. Tra questi affreschi e le tele di buona fattura, che ornano copiosamente le pareti perimetrali della Chiesa e costituiscono nel loro insieme un mistico tesoro di rara bellezza, vi è un’opera di grande dimensione e di pregevole valore che rappresenta l’Immacolata Concezione attribuita al pittore barocco napoletano Andrea Vaccaro. Armonioso il prospetto delle sue strutture architettoniche su piazza Umberto I, cuore vivo della comunità, caratterizzato da un’elegante facciata decorata da motivi geometrici in stile Romantico-fiorentino con un disegno organico e unitario. Maestosa è la cupola sul cui tamburo è stato ripristinato l’orologio solare ed elegante il campanile del 1570, fatto costruire dal signor Diotaiuti, dalla moglie e dal figlio.
Durante le Giornate FAI di Primavera a Pisticci, i visitatori potranno immergersi nella magia di un percorso narrativo, lasciandosi affascinare dalle bellezze architettoniche e artistiche del Convento di Santa Maria delle Grazie. Guidati dagli Apprendisti Ciceroni delle classi IA e IIA dell’ ITT di Pisticci ‘ IIS ‘Pisticci-Montalbano’ e dai dai volontari FAI di Pisticci, avranno l’opportunità di scoprire i segreti di questo luogo ricco di storia e spiritualità, ammirando gli affreschi e il chiostro e ascoltando racconti che legano questo gioiello dell’architettura religiosa pisticcese alla figura e al culto di San Francesco d’Assisi.
In occasione dell’ottavo centenario della morte del Santo, patrono d’Italia, il percorso valorizza una tradizione che continua a vivere nella quotidianità attraverso l’Ordine Francescano Secolare.
In serata, gli Apprendisti Ciceroni delle classi IA e IIA del Liceo Classico di Pisticci ‘ IIS ‘Pisticci-Montalbano’ offriranno al pubblico la performance teatrale e coreutico-musicale ‘San Francesco, un santo per tutti’, restituendo il volto autentico del Giullare di Dio: colui che predicò la povertà in un mondo di ricchezze, la pace in tempo di crociate e la fratellanza in un’epoca di divisioni.
Un’esperienza coinvolgente che invita a riscoprire San Francesco non come un santo lontano, ma come un amico e compagno di viaggio. Una voce che parla ancora al cuore di tutti, con un messaggio sempre attuale di pace, semplicità e amore per ogni creatura. Un percorso che unisce emozione e memoria, rinnovando il legame profondo tra Pisticci e la sua secolare tradizione francescana.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
16:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 60 minuti, gruppi max 20 persone
Visite a cura di: Volontari FAI, Apprendisti Ciceroni delle classi IA e IIA Liceo classico e IA e IIA dell’ITT di Pisticci dell’IIS “PiSTICCI-MONTALBANO “-Pisticci.
POLICORO (MT)
POLICORO: TRA STORIA E MITO, DAL CASTELLO AL PARCO BARONALE
Via Zanardelli
<p><strong>Punto di ritrovo:</strong><br />
presso i <strong>Giardini Murati</strong>, in <strong>via Zanardelli</strong>.<br />
<em>(Coordinate di geolocalizzazione: 40.21449533815337, 16.67989675138818)</em></p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
l percorso si sviluppa su un rilievo che domina il bacino dell’Agri, collegando il crinale con i resti di Siris ed Herakleia. Il “Castello” di Policoro, con le costruzioni di servizio, testimonia l’antico latifondo. Il paesaggio mediterraneo alterna orti urbani e frutteti di agrumi e fichi, creando un corridoio verde che unisce l’area monumentale a quella archeologica.
Il sito offre un viaggio nel tempo: in Antichità ospitava l’acropoli di Herakleia (433/2 a.C.) e la colonia greca di Siris; nel Medioevo il castello nacque come casale fortificato (VIII sec.) e divenne centro amministrativo feudale; nell’Età Moderna il complesso passò dai Gesuiti ai Baroni Berlingieri, testimoniando la storia del latifondo fino alla Riforma Fondiaria del 1950.
Il percorso conduce dalla sobrietà della pietra locale del castello alla raffinatezza dei reperti rinvenuti sulla collina. Il Museo Archeologico Nazionale della Siritide, ai piedi del percorso, conserva corredi funerari e terrecotte votive che decoravano gli edifici sacri dell’acropoli. Lungo il percorso si incontrano il Castello Baronale (Palazzo Berlingieri), palazzo-fortezza con corte interna, torre quadrata e Cappella della Madonna del Ponte, e i Giardini Murati, con alti muri in pietra e tufo a protezione delle colture nobiliari, raro esempio di architettura rurale di pregio, dove il paesaggio agrario si fonde con la storia architettonica.
Il punto di ritrovo è ai Giardini Murati, dove gli Apprendisti Ciceroni accoglieranno i visitatori con una introduzione storico-ambientale del sito. Seguirà la visita degli spazi esterni del Castello e degli interni della Chiesetta della SS. Maria del Ponte. La narrazione si concluderà al limite del Parco Archeologico, evidenziando la maestosità del monumento, il paesaggio circostante e l’adiacente Cappella della Madonna del Ponte.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:00)
Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 20 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle classi Terze Linguistico IIS “Fermi” di Policoro
ROTONDELLA (MT)
30. ALLA SCOPERTA DEL BORGO DI ROTONDELLA
P.zza della Repubblica
<p>Raduno: piazza della Repubblica – coord. 40.172849583297356, 16.525312728958923</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Suggestivo comune della provincia di Matera, Rotondella sorge in posizione quasi centrale rispetto ai confini storico-geografici dell’antica regione della Siritide. Nota anche con l’appellativo di “balcone dello Jonio”, l’antica Rotunda Maris è situata in un’area abitata dall’uomo sin dal Neolitico. Rotondella è uno dei borghi più belli d’Italia e si contraddistingue per la sua avvolgente rotondità, la quale con dolcezza conduce verso vicoli, palazzi, chiese e cappelle, inebriando con i suoi profumi, la freschezza dell’aria, l’armonia della natura incontaminata e la sua gastronomia.
Territorio abitato sin dal Neolitico, vi erano presenti villaggi sotto l’influenza delle antiche città di Siris ed Heraclea. Rotondella è citato nel 1261 col nome di Rotunda Maris, derivato probabilmente dalla sua particolare posizione di fronte al mar Jonio. L’attuale agglomerato urbano risale gli inizi del XVI secolo, sotto il dominio di Ferrante Sanseverino, che fece costruire il Palazzo Baronale e il castello, del quale oggi rimane la “torre del Carcere”.
Degni di nota sono i settecenteschi palazzi tutti decorati da porte e mascheroni in pietra finemente lavorati; molto caratteristiche le “Lamie di Bitonte”; la torre Sanseverino o “torre del carcere”, ciò che rimane dell’antica torre di avvistamento fatta costruire dal principe di Salerno Ferrante Sanseverino nel 1518; attualmente è sede dell’archivio storico e della biblioteca comunale; la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, di impianto cinquecentesco e successivamente ampliata; il Palazzo Rondinelli (XVI secolo) e il Palazzo Albissini (1770). Da non perdere il panorama della balconata di Piazza della Repubblica da dove si può ammirare tutta la costa Jonica. Graziosi luoghi di culto rappresentano il cuore sacro di Rotondella: le Chiese.
Il percorso nelle Giornate FAI prevede il ritrovo sulla balconata di Piazza della Repubblica. La visita costituirà l’occasione per approfondire la storia e le tradizioni del borgo. Durante il trekking urbano sarà possibile ammirare le caratteristiche architetture delle chiese e dei palazzi settecenteschi, tra questi si potrà accedere alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova (Patrono) e alla parte del Palazzo Ielpo dov’è conservata la preziosa collezione numismatica donata da Nicola Ielpo, già direttore dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ideatore della 500 lire con il brevetto per la produzione della moneta bimetallica e un’importante figura nella storia dell’Unione Europea: fu infatti sua l’idea di animare, nel 1991, un gruppo di lavoro che avrebbe deciso la forma, il peso e i materiali dell’Euro. La passeggiata consentirà i visitatori di farsi incantare dai suggestivi scorci che contraddistinguono il territorio di Rotondella.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
16:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)
Note: Turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: volontari di Rotondella della Delegazione FAI della Costa Jonica
SAN MAURO FORTE (MT)
31 PALAZZO DELLA CULTURA GIA’ PALAZZO ARCIERI
P.zza dei Caduti per la patria
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Antico borgo medievale, affacciato sulla vallata del torrente Salandrella, racconta la sua storia attraverso alcune principali emergenze monumentali che ancora oggi la caratterizzano, un passato antico che diventa risorsa per il presente. Al centro del borgo il castello, probabilmente costruito nel XII sec., era già in rovina alla metá del Cinquecento quando sulle sue strutture, fu realizzata la Chiesa Madre. Oggi del complesso fortificato, resta solo la Torre.
Altro edificio interessante il palazzo Arcieri costruito verso la fine del ‘700 da Gaetano Arcieri uno degli acquirenti del fondo di San Mauro. Il Palazzo Arcieri lega la sua storia alle vicende del brigantaggio, Vittorio De Cicco, in una nota del 1809 in Basilicata, riferisce che questo palazzo fu devastato da orde brigantesche che, bruciarono l’archivio comunale. Alla fine del sec. XIX fu acquistato dal comune che ne fece la sua sede al piano superiore, mentre il primo livello, seminterrato rispetto al piano su cui si affaccia il portone principale, fu per diversi anni adibita a sede carceraria.
Il fabbricato si sviluppa su quattro distinti livelli ed originariamente era dotato di un giardino interno. Il piano superiore è abbellito dalla presenza di un loggiato.
In alcune sale sottostanti il “Museo della Civiltà contadina” e nelle sale superiori ospita mostre d’arte e diverse rassegne artistiche, per cui oggi è conosciuto come il “Palazzo della Cultura”.
Durante le Giornate FAI sarà possibile visitare il Palazzo Arcieri, uno dei numerosi palazzi storici di S. Mauro, oggi sede del Palazzo della Cultura con spazi per mostre e iniziative temporanee. Nei pressi si trova anche il ‘Museo del Campanaccio’, che racconta l’antico rito del carnevale tradizionale attraverso una collezione di strumenti e oggetti legati alla festa.
Gestito da una associazione che collaborerà con il FAI
10:30 – 12:30 / 16:00 – 19:00
10:30 – 12:30 / 16:00 – 19:00
32. TORRE NORMANNA
Piazza Caduti
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Antico borgo medievale, affacciato sulla vallata del torrente Salandrella, racconta la sua storia attraverso alcune principali emergenze monumentali che ancora oggi la caratterizzano, un passato antico che diventa risorsa per il presente.
Al centro del borgo il castello, probabilmente costruito nel XII sec., era già in rovina alla metá del Cinquecento quando sulle sue strutture, fu realizzata la Chiesa Madre.
Oggi del complesso fortificato, resta solo la Torre. La facciata orientale della Chiesa, nella parte sottostante la casa canonica, mostra componenti architettonici che evidenziano le strutture del palazzo medievale.
La torre di forma circolare è inglobata in un bastione a perimetro stellato, probabilmente aggiunto successivamente. Alcuni storici la fanno risalire al periodo angioino anche se la fortezza originaria è ritenuta di impianto normanno. si riconoscono elementi di architettura militare, le feritoie, i beccatelli di coronamento della struttura, le feritoie per le cannoniere. Probabilmente il lato occidentale della struttura era protetto da un fossato , il lato orientale difeso dalla rupe. Composta da tre livelli composti da un unico ambiente. Il primo piano si raggiunge dal camminamento, vi troviamo un grande camino e il boccapozzo di una cisterna ricavata nella roccia su cui si fonda la struttura.
Presso la Torre Normanna di San Mauro Forte sarà possibile visitare l’interno della torre e osservare ricostruzioni di strumenti medievali, mentre pannelli illustrativi raccontano la storia e le caratteristiche della possente struttura. Dal bastione si potrà ammirare un panorama straordinario sul territorio circostante, vivendo un’esperienza unica tra storia, architettura e paesaggio.
Gestito da una associazione
Questo sito beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per i lavori di restauro conservativo della Torre medievale.
10:30 – 12:30 / 16:00 – 19:00
10:30 – 12:30 / 16:00 – 19:00
SCANZANO JONICO (MT)
33. PALAZZO BARONALE: IL PALAZZACCIO
Piazza A. Gramsci, 15
<p><strong>COME RAGGIUNGERE</strong><br />
Percorrendo la S.S. 106 “Jonica” in entrambe le direzioni (Taranto ¿ Reggio Calabria), prendere l’uscita <strong>Scanzano Centro</strong>.<br />
Coordinate GPS: <strong>40.24885813146348, 16.701306159134585</strong>.</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Scanzano Jonico è un comune situato nella regione della Basilicata, collocato sulla costa ionica, il paese si estende tra il Mar Ionio e le colline circostanti. La sua posizione geografica favorisce un clima mediterraneo, con estati calde e inverni miti. Arrivando a Scanzano Jonico è possibile visitare, quasi all’ingresso del paese, il Palazzo Baronale con annessa Cappella, un edificio feudale a pianta quadrata con corte interna e torre merlata.
Il toponimo di Scanzano J., attestato nel Medioevo come Iscanzana, deriva da isca, riferito alle piante acquitrinose in ricordo del vecchio corso del fiume Agri. Il nucleo moderno nasce da un casale fortificato sviluppatosi attorno a un centro monastico basiliano. Dell’antico villaggio greco resta memoria nella necropoli vicina al casale, dove sono stati rinvenuti tombe e reperti. La zona conserva ancora tufi, vetri e ceramiche, testimoniando la continuità del villaggio dall’età greca a quella romana, fino all’alto Medioevo e alla colonizzazione basiliana.
Il Palazzo Baronale, oggi sede del Comune, è un edificio feudale a pianta quadrata con corte interna e torre merlata. L’annessa cappella della “Théotokos” ospita un Crocifisso ligneo e una corona d’argento della SS. Maria Annunziata del ‘700. L’imponenza della struttura emerge già dall’esterno, con facciata arricchita da ornamenti scolpiti e dettagli architettonici raffinati, tra cui un portale con bassorilievo dell’Annunciazione del ‘1000. L’edificio, di chiaro stampo neoclassico con richiami rinascimentali, si sviluppa su due piani: al piano terra gli ambienti di servizio, al piano superiore la residenza nobiliare, accessibile dall’androne che conduce all’ampio cortile interno. I vasti saloni, con volte a crociera, si affacciano sul piazzale tramite due lunghe balconate simmetriche sorrette da mensoloni finemente sagomati. L’insediamento, notevole per articolazione e unità, rappresenta uno degli esempi più pregevoli di architettura nobiliare locale.
Il Palazzaccio aprirà le sue porte ai visitatori, offrendo l’opportunità di immergersi nella ricchezza artistica del periodo barocco e nella storia della nobiltà locale. Il nome ‘Palazzaccio’ deriva da una vicenda leggendaria: nel XIX secolo il palazzo fu abitato da Gennaro Ferrara, un proprietario la cui fama era resa cupa da storie popolari sugli eventi avvenuti nella dimora. Durante lavori di restauro furono scoperti affreschi che raccontano leggende sul passato del palazzo, aggiungendo un alone di mistero alla sua storia e rendendo la visita un viaggio tra arte, memoria e curiosità locale.
Luogo solitamente aperto, accessibile per servizi al cittadino
09:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Note: Turni di visita ogni 30 min per gruppi di 20 persone
Visite a cura di: Volontari FAI
TRICARICO (MT)
34. CHIESA DI SAN FRANCESCO
Via Monte
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
La chiesa e il convento si trovano nel centro storico di Tricarico, vicino alla piazza principale, nel quartiere Monte. L’edificio si affaccia sulla strada che conduce al castello e alla Torre Normanna, inserendosi in un contesto urbano storico che conserva l’impianto medievale del borgo e offre scorci sul paesaggio circostante.
Il convento fu fondato dai Sanseverino nel XIV secolo, quasi contemporaneamente al monastero delle Clarisse situato nella rocca fortificata. La sua costruzione testimonia l’impegno della famiglia nobiliare nel promuovere la vita religiosa e la presenza monastica nel territorio. Nel corso dei secoli il convento ha mantenuto il suo ruolo di centro spirituale, contribuendo alla storia religiosa e sociale di Tricarico.
La chiesa presenta un’unica navata rettangolare a crociera, conclusa da un presbiterio quadrato sopraelevato. Archivolti ogivali suddividono la navata in tre crociere. Finestre e portale lapideo con arco ogivale, in stile romanico pugliese e arricchiti da sculture forse di spoglio, rimandano al XIV secolo. La visita pastorale del vescovo Santonio (1585) attesta numerosi altari con sepolture di famiglie facoltose; oggi resta solo l’altare Corsuto (1573). Dal convento adiacente provengono affreschi ora al MUDIT: Crocifissione con Maddalena e Madonna, e i Santi Bartolomeo e Giacomo Minore.
In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco (Assisi, 1181/1182 – Assisi, 3 ottobre 1226) sarà possibile visitare la chiesa a lui dedicata, affacciata sulla piazza principale con il celebre orologio cittadino, e conoscere la storia di uno dei primi conventi francescani della Basilicata. All’interno si potranno ammirare pregevoli manufatti artistici, tra cui l’altare in pietra della famiglia Corsuto. Adiacente alla chiesa si trova il convento, oggi sede del Centro di documentazione Rocco Scotellaro, costituito da pochi locali originariamente affrescati, i cui lacerti sono conservati al Museo Diocesano di Tricarico insieme alla cantoria in legno. Per i visitatori sarà possibile accedere anche al MUDIT, rendendo l’apertura un’occasione unica per esplorare storia, arte e cultura del borgo.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’istituto comprensivo di Tricarico
35. QUARTIERI ARABI E CHIESE CRISTIANE: LA “BADIA”
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
La chiesa attuale con il monastero sorgeva ai limiti del centro medievale, si addossava alla cinta muraria e come si vede nelle vedute di Tricarico del sec. XVI e XVIII era relazionata al pendio tramite terrazzamenti e muretti di contenimento, si affacciava sugli orti sottostanti oggi conosciuti come “orti saraceni”. A poca distanza dal monastero esiste ancora oggi una torretta circolare con annessa la porta Rabatana e resti di mura di delimitazione dell’abitato.
La chiesa benedettina , distrutta dall’ intervento degli anni ’50 ad opera del Genio Civile, fu attuato per realizzare il nuovo complesso. L’antica chiesa risalente al XII secolo presentava un’abside semicircolare un portale a tutto sesto “sostenuto da mensole ornate da foglie piatte di ulivi”. Il nome si è conservato fin oltre il secolo XVII, attualmente la chiesa è denominata chiesa della Badia a testimoniare il legame con l’antico monastero. Del convento annesso che comprendeva le celle dei frati non si conserva più nulla.
La Badia di Tricarico si inserisce ai margini del centro storico medievale, addossata alla cinta muraria e collegata al pendio tramite terrazzamenti e muretti di contenimento. L’edificio, di notevole imponenza, conserva elementi architettonici di diverse epoche: facciata sobria con portale ad arco, navate interne scandite da pilastri e archi a tutto sesto, e cappelle laterali che custodiscono opere d’arte sacra, tra cui affreschi e sculture lignee. Il monastero annesso si sviluppa attorno a chiostri interni, mentre gli spazi esterni si affacciano sugli orti sottostanti, noti come “orti saraceni”. Nei dintorni si conservano resti delle mura medievali, la porta Rabatana e una torretta circolare. L’insieme crea un armonioso dialogo tra architettura religiosa, contesto urbano e paesaggio naturale circostante, offrendo un esempio unico di integrazione tra arte, storia e ambiente.
Durante le Giornate FAI sarà possibile percorrere i vicoli della Rabata fino alla chiesetta situata al limite dell’abitato, affacciata su orti e terrazzamenti. L’edificio, affiancato da un’antica torretta del monastero benedettino, oggi fa parte del convento delle ‘Discepole di Gesù Eucaristico’. Al suo interno si conserva la statua della Madonna in fasce, in cartapesta dipinta con culla in legno scolpito, risalente al XIX secolo. Qui si venerava la Bambënèddë, con una processione che l’8 settembre, giorno della Natività di Maria, raggiunge la Cattedrale. L’apertura straordinaria permette di scoprire tradizioni devozionali, arte sacra e la relazione tra architettura, paesaggio e vita religiosa, con ‘Convivenze e contaminazioni’ come filo conduttore dell’itinerario.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:30 -18:30
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto comprensivo di Tricarico – Liceo delle Scienze Umane
36. QUARTIERI ARABI E CHIESE CRISTIANE: S. MARIA DEI LOMBARDI
Largo dei Lombardi, 1
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
La chiesa si trova nel cuore del centro storico di Tricarico, nei pressi della Rabata e della Saracena, affacciata su un largo omonimo delimitato da due sopportici che creano un nucleo chiuso. L’area conserva molti caratteri dell’impianto urbanistico originario. La fondazione è antica, probabilmente longobarda, con prime attestazioni documentarie nel XIV secolo, comparendo anche nell’elenco delle decime del 1324 pagate dal capitolo tricaricese.
La chiesa è menzionata nel Liber iurum di Tricarico del 1585 ed è raffigurata nella stampa della città del 1605. Ad essa faceva capo la Confraternita di Santa Maria Vergine, con sede presso l’omonima cappella all’interno dell’edificio. La chiesa rappresenta così non solo un luogo di culto, ma anche un centro di aggregazione e vita confraternale, testimoniando le pratiche religiose e sociali della comunità tricaricese tra XVI e XVII secolo.
Tra il 1950 e il 1954 furono realizzati interventi di restauro, tra cui il rifacimento del pavimento e la costruzione del nuovo portale d’ingresso, affiancato dal piccolo contrafforte ancora visibile. Tuttavia, nel 1957-58 una serie di opere modificò profondamente l’aspetto originale della chiesa: le volte a crociera dell’aula liturgica e del presbiterio furono demolite e sostituite da un tetto piano, mentre gli altari laterali e l’altare maggiore a muro furono rimossi e rimpiazzati da un altare rivolto verso il popolo, affiancato da un ambone in marmo.
Durante le Giornate FAI esploreremo i dintorni della chiesa, il cui nome rimanda alla presenza di antiche popolazioni in un territorio a lungo conteso tra longobardi e bizantini e poi invaso dagli arabi. Questi ultimi hanno lasciato le loro tracce nell’impianto urbanistico, nei vicoli, nelle corti, negli slarghi, negli elementi i architettonici. Nella chiesa ammireremo opere legate a tradizioni popolari e religiose: una tela del XVIII secolo raffigurante San Biagio che guarisce un fanciullo, legata alla festa del giorno successivo alla Candelora, e la statua di Gesù morto, portata in processione il Venerdì Santo lungo un itinerario antichissimo. ‘Convivenze e contaminazioni’ sarà il filo conduttore di questo percorso tra storia, fede e cultura.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto comprensivo di Tricarico – Liceo delle Scienze Umane
TURSI (MT)
37. TURSI, LA VIA DELLA SPIRITUALITÀ MEDITERRANEA
Piazza Antonio Popia
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Tursi è situata su una collina tra il fiume Agri e Sinni. L’ antico centro storico, la cui sommità è chiamata “Rabatana”, con le sue case in pietra, grotte e vicoli stretti, conserva un’atmosfera d’altri tempi con tracce di influenze Saracene e Bizantine. Il borgo si è sviluppato nella vallata sottostante mantenendo un’anima mediterranea fatta di luce, pietra e spiritualità diffusa, dove chiese, cappelle e vita quotidiana si intrecciano. Un’anima nata dall’incontro di popoli e culture, dove la fede è parte del paesaggio.
Attorno all’826, in tutto il territorio meridionale dell’Italia ci furono numerose e violente incursioni arabe. Nei successivi anni, i saraceni, abitarono il borgo, lo ingrandirono e furono proprio loro a dargli il nome, Rabhàdi. Nell’890 i Bizantini, riconquistarono i territori, durante le guerre arabo-bizantine, e scacciarono definitivamente l’impronta araba dalle terre lucane. L’intero centro prese il nome di Toursikon, dal suo fondatore Turcico. Nel 1848, Tursi vide il manifestarsi di moti demaniali che consentirono l’occupazione di vasti territori della mensa vescovile e dei demani. Durante il 1861 con l’unità d’Italia nei boschi circostanti si attestano i primi fatti di brigantaggio.
Gli edifici e i palazzi storici raccontano di un passato fatto di lavoro e ingegno. Progettati con architetture essenziali e funzionali, erano costruiti con materiali locali come pietra, legno, mattoni. Cattedrale dell’Annunziata è situata nel centro della città, in piazza Maria SS d’Anglona. Dedicata al culto della Vergine Annunziata è stata eretta nel XV secolo. L’8 agosto 1545, con bolla papale, alla chiesa venne concesso il titolo di Cattedrale.
Chiesa di Santa Maria Maggiore è situata nel rione Rabatana. Costruita nel IX – X secolo da parte dei monaci basiliani. Il 26 marzo 1546 la bolla del pontefice Paolo III eleva la chiesa a collegiata.Chiesa di San Filippo Neri fu edificata nel 1661 in stile barocco è dedicata al culto Santo Patrono della città.La Chiesa di San Michele Arcangelo fu costruita attorno al X secolo. Fino all’8 agosto 1545 ricoprì il ruolo di cattedrale della diocesi. Il Convento di San Francesco d’Assisi risale al 1441, sito sulla collina omonima.
Gli Apprendisti Ciceroni aspettano i visitatori in Piazza Antonio Popia, nel cuore della Rabatana, antico quartiere e primo nucleo abitativo di Tursi, per percorrere la ‘via della spiritualità mediterranea’, tra storia antica e spiritualità del borgo.
Ogni angolo della Rabatana racconta una storia: si visiterà l’antico frantoio dei primi del ‘900, una tipica abitazione del borgo, e la Chiesa di Santa Maria Maggiore.
Scendendo lungo l’unica strada storica che collega i quartieri, si raggiunge il rione San Michele, passando davanti all’omonima chiesa, prima cattedrale di Tursi. Qui si trova anche la Casa Museo di Albino Pierro, con il vecchio frantoio sottostante. In Piazza Plebiscito sarà possibile visitare la Chiesa di San Filippo, patrono di Tursi, accanto a Palazzo Brancalasso e alla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Non mancheranno due cappelle gentilizie, una del Palazzo Latronico e l’altra a pochi passi dal Palazzo Ferrara. Proseguendo verso la parte bassa di Tursi, si visiterà la Cappella della Madonna delle Grazie, in fine si giungerà in Piazza Maria SS d’Anglona dove si trova la Cattedrale e il Palazzo Vescovile.
Gli Apprendisti Ciceroni guideranno i visitatori con racconti, aneddoti e piccoli segreti, trasformando ogni tappa in un’esperienza unica e coinvolgente, alla scoperta dei tesori nascosti e della vita quotidiana del borgo, per un viaggio affascinante tra storia, fede e Mediterraneo.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
15:00 – 20:00 (ultimo ingresso 18:00)
Note: Turni di visita continuativi, gruppi max 15 persone
09:30 – 12:30 / 15:00 – 20:00 (ultimo ingresso 18:00)
Note: Turni di visita continuativi, gruppi max 15 persone
Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni delle classi VA TUR, VA AFM e IV CAT di Tursi- I.I.S. “Policoro -Tursi” in collaborazione con i Volontari di Tursi – Gruppo FAI di Pisticci e della Valle dei Calanchi.
PROVINCIA DI POTENZA
ALBANO DI LUCANIA (PZ)
ITINERARIO NEL BORGO DI ALBANO DI LUCANIA
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Albano di Lucania è situato a circa 900 mt sul livello del mare in un territorio ricco di boschi e di rilievi. L’aspetto è quello di un borgo di montagna sia per la conformazione delle abitazioni che per quella del centro storico che si sviluppa arroccato sulle pendici del monte.
Il borgo di Albano ha origini medievali e si sviluppò come insediamento fortificato lungo le vie di comunicazione interne. La sua storia è caratterizzata da fasi di espansione e consolidamento, influenzate da dominazioni locali e feudali, che ne hanno modellato l’impianto urbanistico e le strutture difensive. Nel corso dei secoli Albano ha mantenuto il ruolo di centro strategico e religioso, conservando testimonianze architettoniche e culturali che raccontano la vita della comunità attraverso le epoche.
Il borgo di Albano conserva un impianto urbanistico medievale con vie strette, vicoli tortuosi e piazzette che testimoniano le diverse fasi storiche di crescita. Tra gli edifici spiccano abitazioni signorili e case popolari in pietra locale, con portali scolpiti, archi a tutto sesto e finestre ad arco ogivale che richiamano influenze romaniche e gotiche. Le chiese del borgo, con navate semplici e altari lignei o in pietra, custodiscono opere d’arte sacra e decorazioni che riflettono le tradizioni religiose e artistiche del territorio. Gli spazi pubblici e le aree verdi, spesso degradanti verso le campagne circostanti, offrono scorci panoramici che uniscono architettura, storia e paesaggio. L’insieme di edifici, vicoli e contesto naturale crea un patrimonio culturale integrato, in cui la vita quotidiana e la storia si leggono ancora oggi nella pietra, nelle forme architettoniche e nell’armonia con l’ambiente circostante.
Durante le Giornate FAI sarà possibile esplorare il borgo di Albano, percorrendo le strette viuzze e le scalinate che collegano la piazza al castello, tra case in pietra locale che conservano l’atmosfera medievale del borgo. L’itinerario offrirà una lettura integrata di architettura, storia e paesaggio urbano. Tra le tappe principali, la visita alla Chiesa Madre di S. Maria Assunta, di impianto romanico, permetterà di ammirare interessanti opere d’arte e approfondire la storia religiosa e culturale del borgo. Questa apertura straordinaria consente di scoprire angoli normalmente poco accessibili, offrendo un’esperienza unica e immersiva nella vita e nell’identità storica di Albano.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 13:00
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto Comprensivo “V. Alfieri” di Laurenzana-Plesso di Albano di Lucania
BRINDISI MONTAGNA (PZ)
COMPLESSO CONVENTUALE DI SAN DEMETRIO
Via Grancia Caterina, 85010 Brindisi Montagna (PZ), Italia
<p>Il sito è raggiungibile principalmente in auto percorrendo la SS 407 Basentana (E847) in direzione Brindisi Montagna.<br />
Usciti dalla Basentana, seguire le indicazioni per Grancia e proseguire fino a Via Grancia Caterina, dove si trova l’ingresso del Parco della Grancia.<br />
Il sito non è servito da mezzi pubblici.</p>
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI CANCELLARA E DEI CENTRI DEL PONTINO
La Grancia di Brindisi Montagna intreccia storia, paesaggio e vita rurale. Centro monastico e agricolo, ospita il monastero e la chiesa di San Lorenzo Martire, custode di affreschi di notevole valore storico, espressione della devozione popolare e della spiritualità monastica. Il mulino di San Demetrio evoca il lavoro della comunità e il legame con la natura. Il percorso si chiude con un laboratorio sul miele, tra antica tradizione apistica e memoria viva del territorio.
La Grancia di San Demetrio a Brindisi Montagna è un complesso storico di origine monastica e rurale, legato alla Certosa di Padula. Nato come centro agricolo dei monaci certosini, svolgeva funzioni produttive e religiose, integrando la vita spirituale con la gestione dei terreni circostanti. Il termine “grancia” indica un luogo destinato alla conservazione e lavorazione del grano, cuore dell’economia locale. La chiesa di San Lorenzo Martire conserva affreschi e opere d’arte che testimoniano la devozione popolare e la cultura religiosa dei secoli passati. Il mulino a pietra documenta l’antica macinazione e l’organizzazione del lavoro agricolo, mentre cortili e spazi aperti raccontano la vita quotidiana dei monaci.
La Grancia di San Demetrio si sviluppa attorno a cortili interni e loggiati, con murature in pietra locale e tetti in tegole che raccontano la tradizione costruttiva lucana. Tra locali un tempo utilizzati come magazzini, fienili e spazi per la lavorazione dei cereali, si inserisce la chiesa di San Lorenzo Martire, a navata unica, con affreschi e un altare ligneo settecentesco che evocano fede e spiritualità rurale. Il mulino a pietra, le cantine, le vasche di raccolta delle acque e altre strutture produttive mostrano l’organizzazione del lavoro agricolo e la gestione dei terreni. Gli spazi aperti e i cortili riflettono l’equilibrio tra vita monastica e attività produttiva. L’insieme offre un quadro vivido dell’architettura, dell’arte e del paesaggio storico lucano, svelando il legame tra uomo, natura e spiritualità.
In occasione delle Giornate FAI, la Grancia di Brindisi Montagna apre eccezionalmente le sue porte al pubblico. I visitatori potranno ammirare la chiesa di San Lorenzo Martire, con i suoi affreschi e l’altare settecentesco, il mulino a pietra e i cortili che raccontano la vita quotidiana dei monaci. Il percorso si completa con un laboratorio didattico dedicato al miele, per scoprire l’antica tradizione apistica locale e il profondo legame tra uomo, lavoro e natura.
Luogo solitamente chiuso, in corso di restauro
15:30 – 18:30
09:30 – 13:30 / 15:30 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Note: Turni di visita ogni ora, gruppi di massimo 15 persone
Visite a cura di: Volontari FAI
CANCELLARA (PZ)
CUSTODI DEL TEMPO: LA CHIESA CON L’OROLOGIO A SEI ORE
Piazza Umberto I
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI CANCELLARA E DEI CENTRI DEL PONTINO
La Chiesa di San Rocco, ubicata appena ai margini del centro storico di Cancellara, piccolo borgo in provincia di Potenza, si presenta come il primo edificio extra moenia rispetto al borgo medievale. Il suo campanile a base quadrata, sulla piazza principale del paese, custodisce un caratteristico orologio a “sei ore” fatto costruire a Potenza nel 1772, che scandisce il tempo ormai da secoli.
La chiesa di San Rocco risale al XVI secolo. Le prime testimonianze che attestano l’esistenza dell’edificio sacro sono riportate nei documenti della visita pastorale del 1544, presumibilmente nei primi anni di vita dell’edificio, quando l’Arcivescovo di Acerenza e Matera, Giovanni Michele Saraceno, diede incarico ai delegati di recarsi nelle chiese di quella terra, il cui Signore era Fabrizio Sanbasile. Il campanile della chiesetta custodisce dal 1772 un particolare orologio a sei ore regolato da un meccanismo a carrucola. Tre contrappesi, originariamente in pietra, poi ricostruiti in ferro, hanno scandito per circa tre secoli, tramite una carica manuale ripetuta per due volte nell’arco della giornata, lo scorrere del tempo nel grazioso borgo di Cancellara.
Seppur semplice nella struttura, la chiesa si presenta come un piccolo capolavoro di manifattura locale, come dimostra la pietra lavorata del portale d’ingresso. La struttura, impostata su una pianta ad aula unica, introduce il visitatore in un ambiente semplice ma ricco di elementi di pregio. All’interno, infatti, oltre alla statua raffigurante la vergine Addolorata, si può ammirare quella di Sant’Antonio da Padova risalente al 1513, in legno intagliato e dorato, attribuibile a Giovanni da Nola.
Un esempio emblematico di come la fede si intrecci con la quotidianità di una piccola comunità, lasciando tracce di storia che scandiscono la lentezza del tempo.
Insieme ai Volontari FAI andremo alla scoperta della Chiesa di San Rocco di Cancellara che, nella sua apparente semplicità, custodisce elementi di grande pregio, e dello splendido orologio a sei ore che, da quasi tre secoli, sovrasta il piccolo borgo medievale, segnando il ritmo della vita quotidiana.
Luogo solitamente chiuso, in corso di restauro
09:30 – 13:30 / 15:00 – 18:30
Visite a cura di: Volontari FAI
CASTELLUCCIO INFERIORE (PZ)
CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE E CONVENTO
Largo Guglielmo Marconi
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL LAGONEGRESE
La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta anche di Sant’Antonio, fa parte del Convento dei Padri Minori Osservanti che, dopo i vari avvenimenti storici che si sono succeduti, è diventato la sede del Comune di Castelluccio Inferiore. L’intero complesso, situato in una area collinare e in posizione elevata, domina il centro storico con le sue chiese, i suoi palazzi nobiliari, il suo intrico di vicoli medioevali e i meravigliosi portali in pietra scolpita. Un tempo in posizione periferica il complesso è oggi parte integrante del centro abitato.
Il complesso si affaccia su un ampio slargo pavimentato in pietra, in splendida posizione panoramica sulla Valle del Mercure, con alle spalle l’abitato di Castelluccio Superiore. È facilmente raggiungibile percorrendo l’ex Strada Statale 19. La chiesa nacque come cappella del convento fondato nel 1573 per volontà di Annibale Arcieri e della comunità locale, ed affidato all’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. Autorizzata nel 1579, fu intitolata il 5 gennaio 1581 alla Madonna delle Grazie e successivamente anche alla Natività della Vergine.
La chiesa, di notevoli dimensioni, fu probabilmente ampliata verso la metà del XVII secolo. Superato il grande arco con cancellata in ferro battuto si accede al pronao e, attraverso il portone seicentesco, all’unica ampia navata con volta a botte e pareti scandite da capitelli ionici pensili. Il convento, oggi Casa Comunale, si sviluppa attorno a un chiostro quadrangolare con doppio ordine di arcate su pilastri: al piano terra si trovavano gli ambienti comuni, al superiore le celle dei religiosi. Tra chiesa e convento è inglobato il campanile ottagonale, decorato da lesene e mascheroni.
La chiesa di Santa Maria delle Grazie è normalmente aperta al culto solo in alcuni periodi dell’anno; per questo l’apertura straordinaria prevista in occasione delle Giornate FAI di Primavera rappresenta un’opportunità rara per visitare e valorizzare uno dei monumenti più importanti per la storia, la cultura e l’arte di Castelluccio Inferiore.
All’interno della chiesa si possono ammirare la raffinata decorazione in stucchi barocchi di matrice napoletana, le tele del Seicento e del Settecento, la statua della Madonna delle Grazie, il coro ligneo scolpito, l’affresco della Natività della Vergine e le lastre tombali, preziose testimonianze storico-artistiche, sebbene alcune opere siano state temporaneamente spostate per motivi di sicurezza.
Nel convento, oggi Casa Comunale, sono visibili l’affresco dell’Ultima Cena nella sala consiliare, le antiche iscrizioni capitolari e, nel chiostro, la targa commemorativa della visita del re Ferdinando II di Borbone, avvenuta il 30 settembre 1852 con i figli ed erede al trono, accolti dai frati.
LUOGO DI CULTO PERIFERICO E NON MOLTO FREQUENTATO
09:30 – 12:30 / 16:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
Visite a cura di: Volontari FAI
***** Visite in lingua
FRANCAVILLA IN SINNI (PZ)
LA TURRA (PALAZZO DELLE DECIME) E LA CERTOSA DI SAN NICOLA
Via Monsignor Carmelo Fiordaliso, 9
<p>La 'Turra' (Palazzo delle Decime) si trova nella strada appena dopo il Pick Up, 500m dall'uscita dalla Sinnica a destra. Si può parcheggiare lungo quella strada.</p>
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL POLLINO LUCANO
Nel 1394 viene posata la prima pietra della Certosa di San Nicola nelle campagne del centro di Francavilla. Dopo 45 anni i monaci certosini concedono il diritto di vassallaggio sui terreni della certosa e istituiscono la Decima: ogni raccolto e ogni prodotto agricolo doveva essere versato per un decimo al monastero. Iniziano i lavori per la costruzione della Turra, oggi Palazzo delle Decime all’inizio del paese. Nei secoli successivi il sito diventerà una stazione di posta, punto di cambio cavalli e locanda per i viandanti che percorrevano la via da Maratea (Tirreno) a Rocca Imperiale (Ionio).
Nel 1395 il Duca Venceslao San Severino, signore della Contea di Chiaromonte, emana l’Editto di Investitura. Con esso assegna i terreni di Sant’Elania e di Monte Sant’Angelo all’ordine monastico dei Certosini. Da questo momento ha inizio la feudalità ecclesiastica sui terreni di Villafranca Sant’Elania. È importante notare che non esiste alcun santo di nome “Elania”. Il nome è di origine greca e rappresenta una forma dialettale di Anania, in riferimento al vescovo di Damasco del I secolo d.C. Prima che i Certosini potessero insediarsi, i terreni appartenenti ai monaci Basiliani del monastero di San Chirico Raparo dovevano essere riscattati, secondo il Diritto Canonico.
La Turra dispone di locali restaurati di recente come i palmenti per la vinificazione, i pozzetti per la vinificazione dei pozzetti e gli affreschi. Il rudere della Certosa è ormai distrutto in gran parte, ma evoca comunque un fascino grazie alla sua storia.
La Turra non è aperta al pubblico tutti i giorni; quindi, le Giornate FAI di primavera daranno di nuovo la possibilità alla comunità di visitare i locali storici, nonché la Certosa di San Nicola ora di proprietà privata. Studi eseguiti dall’Università della Basilicata e della Federico II di Napoli attestano la presenza di coloni sui terreni ‘Apud terram Francavillae’ già dai primi anni del 1400, con particolare riferimento al 1426 segnalando un importante traguardo storico, i 600 anni di Francavilla in Sinni.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
Questo sito ha beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per interventi di recupero del Palazzo.
Sabato pomeriggio dalle 15 alle 18, e domenica mattina dalle 09 alle 12.00.
15:00 – 18:00
Note: Escursione alle 16:00
09:00 – 12:00
Note: Escursione alle 10:00
Visita a cura di: Volontari FAI (Palazzo delle Decime); Giulia Fittipaldi, proprietario e naturalista (rudere)
GENZANO DI LUCANIA (PZ)
CHIESA E MONASTERO DELLA SS. ANNUNZIATA
Larghetto Aquilina Sancia
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
l complesso monastico di S. Maria Annunziata sorge all’estremità nord della parte più antica dell’abitato di Genzano, a poca distanza dal tratto lucano dell’Appia Antica, su un promontorio circondato da tre profondi valloni, con vista sull’antico fonte di Capo d’Acqua e il Monte Vulture sullo sfondo.
ll complesso è uno dei più antichi insediamenti francescani di Basilicata, fu fondato nel 1321 da Aquilina di Monteserico che aveva maturato la sua decisione negli ambienti della corte napoletana, seguendo l’esempio e la vocazione alla pratica religiosa della regina Aquilina di Monteserico. Demolito e ricostruito alla metà del Trecento da Roberto Sanseverino, fu modificato, trasformato e ampliato dopo il Concilio tridentino, con lavori che durarono fino alla metà del XVIII secolo. E’ stato abitato dalle religiose dell’Ordine di S. Chiara fino al 1905 e successivamente adibito a usi civili dopo essere passato in proprietà del Comune. E’ in disuso e abbandonato dalla metà del secolo scorso.
Dal tipico impianto a forma compatta, con gli edifici disposti su tre lati del chiostro a formare con il lato lungo della chiesa il caratteristico quadrilatero, il Monastero ha murature a conci irregolari di pietra arenaria, gli orizzontamenti del piano terra voltati e gli spioventi di copertura in legno. Nel secolo scorso ha subito la perdita di alcuni corpi di fabbrica dei quali restano le tracce fondali dei muri del portico, la pavimentazione del chiostro e le rovine di alcuni setti murari. La Chiesa è a navata unica con l’aula a forma di ottagono irregolare allungato coperta da una volta a botte lunettata. Ha la facciata in pietra arenaria locale a conci irregolari connotata nel registro superiore da tre aperture inframezzate da due orologi solari, dal cornicione di coronamento con romanelle di coppi e laterizie e dal portale cinquecentesco con trabeazione definita dall’arma partita di Giacomo Alfonso Ferrillo e sua moglie Maria Balsa, conti di Muro e signori di Acerenza e Genzano nei primi anni del ‘500. L’apparato decorativo interno, completamente riassettato alla metà del ‘700, presenta i caratteri stilistici del barocco settecentesco napoletano.
Accompagnati dai volontari dell’Associazione dell’Annunziata e dagli studenti dell’I.I.S.S. ‘E. Majorana’ di Genzano, i partecipanti alle Giornate di Primavera 2025 avranno l’opportunità di visitare la chiesa, il chiostro, il giardino e alcuni ambienti del monastero, chiusi al pubblico da oltre ottant’anni. Durante il percorso sarà possibile ammirare anche il suggestivo scenario storico e paesaggistico che circonda il complesso, caratterizzato dalle numerose grotte ipogee scavate nell’arenaria dei Valloni, che perimetrano su tre lati l’abitato. La visita proseguirà nell’area naturalistica dell’antica Fonte di Capo d’Acqua, da cui si gode di una vista privilegiata sulla diga della Fiumarella, sul Monte Vulture e sul Castello di Monteserico. L’itinerario consentirà di comprendere più a fondo le ragioni per cui il Complesso monastico di Santa Maria Annunziata di Genzano di Lucania, con 10.481 voti, è stato proclamato primo Luogo del Cuore in Basilicata e ventunesimo a livello nazionale nel Censimento FAI 2022.
Il Monastero è in disuso e abbandonato mentre la Chiesa è utilizzata sporadicamente per le funzioni religiose
**** Luogo con criticità. alcuni ambienti del Monastero sono presidiati da puntellature e centine in legno e non sono pertanto visitabili
15:30 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
Note: Turni di visita oni 30 minuti per ruppi di max 15 visitatori
10:30 – 13:00 / 15:30 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni I.I.S.S. “E. Majorana” di Genzano di Lucania Dirigente scolastico Prof.ssa Vincenza Bruscella, Referente di Progetto Prof.ssa Giovanna Di Pierro
LAGONEGRO (PZ)
LAGONEGRO RITROVA SANT’ANNA.
Via CASTELLO
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL LAGONEGRESE
La Chiesa di Sant’Anna si trova nel centro storico di Lagonegro, in Basilicata, lungo via Sant’Anna, in posizione dominante e panoramica rispetto al paesaggio montano circostante. Inserita nel tessuto urbano storico e appartenente alla Diocesi di Tursi-Lagonegro, la chiesa rappresenta un importante riferimento religioso locale, testimoniando la diffusione di piccoli edifici sussidiari destinati alla devozione popolare.
Edificata nel 1665 da maestranze lucane, la chiesa è oggi annoverata tra i monumenti nazionali e costituisce una significativa testimonianza dell’arte religiosa seicentesca lucana. La committenza è legata a Mons. Francesco Falabella, come suggeriscono elementi araldici presenti sulla facciata.
All’interno si conserva la grande pala d’altare del 1666 attribuita a Francesco Gaetano, con Sant’Anna, Maria e San Gioacchino nella parte superiore e i quattro santi Francesco — d’Assisi, di Paola, Saverio e di Sales — nella parte inferiore. Sono inoltre presenti sculture lignee di notevole valore, tra cui un Cristo morto del 1707 e una Madonna con putto del XV secolo.
La facciata presenta un impianto rinascimentale-toscano arricchito da elementi barocchi e realizzato in pietra locale, con nicchie decorative e motivi ornamentali che conferiscono solennità all’insieme.
L’interno è a navata unica con volta a botte, caratterizzata da decorazioni in stucco e lesene riconducibili alla scuola napoletana. La struttura portante è in muratura continua di pietra locale, soluzione costruttiva tipica dell’area lucana. L’impianto architettonico rispecchia il linguaggio artistico diffuso nell’Italia meridionale tra tardo Rinascimento e Barocco.
Visitare la Chiesa di Sant’Anna durante le Giornate FAI significa scoprire un luogo poco conosciuto , ma ricco di stratificazioni artistiche e spirituali. L’apertura straordinaria consente di osservare da vicino opere pittoriche e scultoree di grande valore e di comprendere il ruolo delle chiese sussidiarie nella storia religiosa della Basilicata. Partecipare vuol dire contribuire alla tutela del patrimonio culturale e vivere un’esperienza autentica di scoperta del territorio, resa ancora più interessante dagli Apprendisti Ciceroni, giovani studenti del territorio che accompagneranno i visitatori con entusiasmo e preparazione, offrendo una narrazione coinvolgente e partecipata del patrimonio locale. La visita, quindi, non sarà soltanto un momento di scoperta storico-architettonica e artistica, ma anche un’esperienza di cittadinanza attiva e valorizzazione delle nuove generazioni, in pieno spirito FAI.
Chiesa non adibita al culto.
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle Classi III D, III E, IV D e V D del Liceo Linguistico di Lagonegro (I.I.S. “F.DE SARLO-G.DE LORENZO), Apprendisti Ciceroni delle Classi II A P.za della Repubblica e II D Rione Rossi I.C. Lagonegro. Volontari FAI.
TRA VICOLI E FEDE: SAN NICOLA AL CASTELLO LAGONEGRO
Via Castello
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL LAGONEGRESE
Con una storia che risale all’epoca romana e un ricco patrimonio culturale, Lagonegro è un esempio significativo di tradizione, arte e natura. Il borgo presenta due volti, uno antico che trova il suo centro nei ruderi del castello feudale e uno nuovo che affaccia sulla piazza alberata, nota come il “Piano”. Questo panorama fa da sfondo ad un intreccio di vicoli, piazze, palazzi e chiese che raccontano secoli di storia e che mescolano stili architettonici differenti.
Si accede al borgo da un unico accesso posto sul lato nord, attraverso un percorso gradonato ricostruito nel 1603 che sostituisce l’antichissimo ponte levatoio. In cima alla prima rampa di scale la Porta di ferro, unico accesso costituito da doppio arco, che all’imbrunire si chiudeva non consentendo ad alcuno di accedere oltre.
Tra i due archi, il trabucco, un’apertura che veniva utilizzata per versare pece e olio bollente su visitatori indesiderati. La porta in pietre lavorate fu ricostruita nel 1552. Sui margini della roccia furono costruite nel Medioevo, per maggiore sicurezza, e difesa, delle grosse mura di cinta i cui avanzi si vedono tutt’ora. Nel circuito delle mura erano incastonate tre alte torri semicircolari, due delle quali ancora in piedi e adibite ad abitazione. L’altra torre, verso est, è semidistrutta, invasa da vegetazione e inarrivabile. Sulla sommità della rupe si trovano i ruderi dell’antico palazzo baronale distrutto dalla furia cittadina nel 1552 mentre, poco più in basso, con l’ingresso posto a quota 666 m slm, è l’ingresso dell’antica chiesa di San Nicola di Bari, elevata a dignità di Concattedrale diocesana.
La leggenda vuole che all’interno della Chiesa di San Nicola siano state conservate le spoglie di Monna Lisa del Giocondo, secondo quanto affermato dal romanziere russo Mereskowsky nel suo romanzo ‘La rinascita degli dei’ dedicato alla vita di Leonardo da Vinci. A rendere ancora più significativa l’apertura saranno gli Apprendisti Ciceroni, giovani studenti del territorio che accompagneranno i visitatori con entusiasmo e preparazione, offrendo una narrazione coinvolgente e partecipata del patrimonio locale. La visita non sarà soltanto un momento di scoperta artistica, ma anche un’esperienza di cittadinanza attiva e valorizzazione delle nuove generazioni, in pieno spirito FAI.
Chiesa non adibita al culto.
**** Luogo con criticità. Presenza di scalinate nel centro storico nel percorso per raggiungere la Chiesa.
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle Classi III D, III E, IV D e V D del Liceo Linguistico di Lagonegro (I.I.S. “F.DE SARLO-G.DE LORENZO), Apprendisti Ciceroni delle Classi II A P.za della Repubblica e II D Rione Rossi I.C. Lagonegro.Volontari FAI.
MARSICO NUOVO (PZ)
CHIESA DI SANTA MARIA DEL PONTE E FONTE ANTICA DI SAN GIOVANNI
Via S. Maria
<p>https://share.google/i0c5GMQNqeTKm3yb4</p>
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DELL’ ALTA VAL D’AGRI
La costruzione della chiesa di Santa Maria del Ponte venne terminata nel 1593 su finanziamento della cittadinanza di Marsico, che, essendosi svincolata dal potere feudale, godeva di una favorevole congiuntura economica. La nuova chiesa venne eretta fuori paese, nei pressi di un ponte sul fiume agri, dove da secoli un’immagine della Madonna, dipinta su una edicola, esaudiva le grazie richieste dai tanti viandanti che percorrevano l’antica Herculia.
L’intensificarsi dei pellegrinaggi verso l’immagine miracolosa della Madonna rese necessaria la costruzione di un’imponente e spaziosa struttura ad aula unica, che inglobò l’antica edicola. Il presbiterio, diviso dalla sobria navata da un poderoso arco trionfale, presenta un artistico ciborio in pietra locale la cui cupola venne riccamente affrescata nel ‘700 dal pittore Salvatore Ferrari.
Poco distante dalla chiesa si può visitare la fonte antica di San Giovanni. Con ogni probabilità sorgeva qui una Statio della Herculia, la strada romana che congiungeva Venusia con Grumentum, passando per Potentia. Ad avvalorare tale ipotesi, nell’area limitrofa alla fonte, sono venuti alla luce due miliari dioclezianei ed alcuni cippi funerari databili al III secolo d.C. Non provata, ma suggestiva è l’ipotesi che in epoca romana qui si trovasse un Lupercale, un tempio dedicato alle feste propiziatorie della fertilità e della purificazione. In epoca medievale questa era la fonte che assicurava l’approvvigionamento idrico della vicina rocchetta dei conti Sanseverino e per secoli si servirono di questa fonte i “varricchiari” che rifornivano di acqua potabile la città e le lavandaie che vi facevano il bucato.
Durante le Giornate FAI, la visita alla Chiesa di Santa Maria del Ponte e alla Fonte di San Giovanni, a Marsico Nuovo (Potenza), offre un’esperienza intensa e suggestiva, capace di unire arte, spiritualità e paesaggio.
Il percorso prende avvio dalla Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, uno dei luoghi di culto più identitari del paese. Inserita in un contesto raccolto e silenzioso, la chiesa accoglie i visitatori con la sua atmosfera intima e la ricchezza delle sue testimonianze storico-artistiche, espressione di una devozione popolare profondamente radicata. Durante le Giornate FAI, l’apertura straordinaria e il racconto dei volontari permettono di riscoprire la storia dell’edificio, le sue trasformazioni nel tempo e il valore simbolico che esso riveste per la comunità locale, restituendo pienamente il senso di un luogo vissuto e custodito nei secoli.
La visita prosegue verso la Fonte di San Giovanni, immersa in un contesto naturale di grande suggestione. Antico luogo legato all’acqua, elemento vitale e sacro, la fonte rappresenta un punto di incontro tra natura, tradizione e spiritualità. Qui si intrecciano racconti popolari, riti legati alla devozione e alla memoria collettiva, in un ambiente che invita alla contemplazione e alla lentezza. Il suono dell’acqua e il paesaggio circostante accompagnano il visitatore in un momento di autentico contatto con il territorio.
Nel loro insieme, questi due luoghi raccontano l’anima più profonda di Marsico Nuovo: un borgo in cui la fede, la storia e il rapporto con l’ambiente si fondono armoniosamente. Le Giornate FAI diventano così un’occasione preziosa non solo per conoscere, ma per vivere il patrimonio, grazie alla narrazione appassionata dei volontari e al coinvolgimento della comunità, in un’esperienza che unisce scoperta, emozione e condivisione.
Aperta in occasione di alcune celebrazioni eucaristiche.
10:00 – 13:30 / 15:00 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
10:00 – 13:30 / 15:00 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Delegazione Marsico Nuovo – Gruppo FAI Alta Val d’Agri
MARSICOVETERE (PZ)
BORGO DI MARSICOVETERE
Piazza Municipio
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DELL’ ALTA VAL D’AGRI
Marsicovetere si distingue come un luogo in cui natura, storia e cultura si fondono in modo armonico e profondo, offrendo al visitatore un’esperienza autentica e stratificata. Il territorio comunale è dominato dal Monte Volturino, la cui cima raggiunge i 1836 metri sul livello del mare: un massiccio di straordinario valore geologico e ambientale, il cui nome deriva dal latino vultur, avvoltoio, a testimonianza di un ecosistema montano integro e ricco di biodiversità.
Feudo nel corso dei secoli di importanti casate principesche, il centro storico conserva un impianto urbano compatto e suggestivo, impreziosito da un castello medievale con l’antico mulino a vento, da imponenti palazzi nobiliari e da luoghi di culto di grande valore identitario, come la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, custode di una pregevole statua della Madonna col Bambino, e la Chiesetta della Madonna delle Nevi, profondamente radicata nella devozione popolare.
Il patrimonio storico del Comune è arricchito da emergenze architettoniche e archeologiche di rilievo, come il sito della Villa Romana di Barricelle, scoperto nel 2006 e oggetto di campagne di scavo fino al 2017, che hanno riportato alla luce un complesso residenziale databile tra il I e il III secolo d.C., attribuito alla potente gens dei Bruttii Praesentes, famiglia che diede i natali a consoli e senatori e, soprattutto, a Bruttia Crispina, l'”imperatrice lucana”. Di particolare importanza è anche il Monastero medievale di Santa Maria dell’Aspro, noto come Santa Maria di Loreto, eremo francescano dove visse gli ultimi anni della sua vita frate Angelo Clareno, una delle figure più significative del movimento degli Spirituali e fondatore dell’Ordine dei Fraticelli, morto nel 1337 venerato come santo. Certo! Ecco un riassunto:
Marsicovetere possiede un ricco patrimonio storico-culturale legato all’emigrazione e al brigantaggio, rappresentato da figure emblematiche della storia locale. Il Comune si distingue anche per una forte tradizione enogastronomica, con il Prosciutto di Marsicovetere, Presidio Slow Food dal 2024, la produzione di tartufi di pregio valorizzata dalla rassegna “Sua Maestà il Tartufo”, e mieli di alta qualità.
Durante le Giornate FAI, una visita a questo borgo diventa un viaggio affascinante tra storia, paesaggio e tradizioni vive. Passeggiando nel centro storico, dall’impianto urbano compatto e suggestivo, si scoprono scorci senza tempo tra palazzi nobiliari, antichi luoghi di culto e il castello medievale che domina il paese, custode di memorie secolari e dell’antico mulino a vento.
Le Giornate FAI sono anche l’occasione per immergersi nell’anima più profonda del borgo: i racconti legati all’emigrazione e al brigantaggio, le figure simbolo che hanno segnato la storia locale e nazionale, e le tradizioni religiose ancora fortemente sentite dalla comunità. Il percorso di visita si intreccia naturalmente con i sapori del territorio: profumi di tartufo, miele e prodotti tipici accompagnano l’esperienza, offrendo momenti di degustazione e incontro con i produttori locali.
A rendere speciale la visita è soprattutto l’accoglienza della comunità, protagonista delle Giornate FAI: cittadini, volontari e narratori del luogo guidano i visitatori alla scoperta di un patrimonio autentico, condividendo storie, saperi e passioni. Un’esperienza che va oltre la semplice visita turistica, trasformandosi in un’occasione di conoscenza profonda, partecipazione e valorizzazione di un borgo che custodisce con orgoglio la propria identità.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:00
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Visite a cura di: volontari FAI
***** Visite in lingua Inglese
MELFI (PZ)
CHIESA DI SAN LORENZO
Largo San Lorenzo
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
La chiesa di San Lorenzo si erge nel cuore del centro storico di Melfi, in quella che è considerata l’area urbana più antica della città, risalente all’inizio dell’anno Mille. Inserita nella fitta e suggestiva tessitura urbanistica medievale, l’edificio sorge all’interno del primo insediamento fortificato di epoca bizantina, testimoniando la stratificazione storica del sito. Il contesto è tipicamente cittadino, dominato dalle vicine architetture del Castello e dalle strette vie che conservano l’impianto originario.
Fino al 2015, la piena percezione della chiesa era occultata da un edificio moderno, oggi demolito. Il recente intervento di riqualificazione della piazzetta antistante ha restituito alla comunità uno spazio aperto e fruibile, liberando la visuale e valorizzando il rapporto tra il monumento e il suo intorno urbano. Le origini della chiesa di San Lorenzo risalgono all’XI secolo, quando fu edificata con pianta ottagonale dai Bizantini, che fecero di Melfi un punto strategico per il controllo del territorio. Nel corso dei secoli, l’edificio ha subito diverse trasformazioni: fu presto affidata ai canonici dell’Abbazia di Sant’Ippolito e San Lorenzo di Monticchio e, nel 1500, divenne parrocchia.
Gravemente danneggiata dai terremoti, la chiesa venne rimaneggiata più volte. Il portale e la scalinata attuali risalgono al XVII secolo, conferendo all’insieme un aspetto barocco. Dell’antico campanile, ricostruito nel Trecento dalla famiglia di Niccolò Acciaiuoli, oggi rimane solo la possente base. Tra il 2015 e il 2016, un importante restauro, reso possibile dalla demolizione di una canonica degli anni ’30, ha riportato alla luce l’originaria forma ottagonale, restituendo alla comunità un luogo simbolo della propria identità storica.
L’apertura della Chiesa di San Lorenzo in occasione delle Giornate FAI di Primavera rappresenta un’occasione preziosa per scoprire un gioiello recentemente restituito alla sua originaria bellezza. L’eccezionalità della visita risiede proprio nella possibilità di ammirare la chiesa dopo i significativi lavori di riqualificazione terminati nel 2016, che ne hanno radicalmente modificato la percezione visiva e fruitiva. Per secoli, la facciata laterale e la singolare pianta ottagonale dell’edificio sono state celate alla vista dalla presenza di una canonica costruita negli anni Trenta. La demolizione di questo corpo di fabbrica ha rappresentato un vero e proprio atto di “liberazione” architettonica e culturale, riportando alla luce un importante banco roccioso e frammenti murari antichi. Il visitatore può oggi comprendere appieno l’evoluzione urbanistica di Melfi, osservando come il nucleo più antico della città, risalente all’anno Mille, si sia sviluppato attorno a questo luogo di culto. Visitare San Lorenzo significa immergersi in una stratificazione storica unica: dalle origini bizantine con l’orientamento della porta verso oriente, alle trasformazioni normanne, sveve e angioine (testimoniate dalla base del campanile trecentesco), fino ai rifacimenti barocchi e al moderno recupero. L’apertura FAI, in sinergia con la comunità locale e la Diocesi, offre quindi non solo la visita a un monumento, ma la chiave di lettura per comprendere oltre mille anni di storia del territorio.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:30 – 12:30 (ultimo ingresso 12:00)
09:30 – 12:30 (ultimo ingresso 12:00)
Visite a cura di: Volontari FAI
PORTA CALCINAIA
Via Porta Calcinaia
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
Porta Calcinaia si trova nel cuore del centro storico di Melfi, incastonata nel rione San Lorenzo, a poca distanza dall’omonima chiesa di origine bizantina. La porta si inserisce nel perimetro delle antiche mura cittadine che, snodandosi per circa tre chilometri, abbracciano il nucleo più antico dell’abitato, adattandosi alla morfologia del colle su cui sorge la città. Il contesto è tipicamente medievale, caratterizzato da vicoli stretti, piccole piazze come Largo San Lorenzo, e scorci panoramici che si aprono verso il paesaggio circostante.
L’area, recentemente oggetto di un importante progetto di riqualificazione urbana, mira a diventare un luogo di relazione e aggregazione, valorizzando il legame tra il monumento e il tessuto abitativo circostante. La porta fu edificata intorno all’anno 1018 dai Bizantini, guidati dal catapano Basilio Boioannes, nell’ambito di un vasto programma di fortificazione dei borghi dell’alta Puglia e della Lucania nord-orientale.
La sua funzione originaria era quella di consentire l’accesso al primo nucleo abitato fortificato di Melfi, nella zona un tempo denominata “li greci”. Il nome “Calcinaia” deriva dalla presenza, lungo la strada esterna che risaliva dalle rive del torrente Melfia, di botteghe artigiane di “fornaciari e calcinai”, dedite alla produzione di calce e laterizi. Della porta originaria, gravemente danneggiata dal terremoto del 1930, oggi conserva i due bastioni laterali frutto di un successivo consolidamento. La sua ricostruzione, avvenuta nel 2021, si è basata su cartoline d’epoca, documentazione fotografica e resti di murature alla base che ne hanno delineato l’originaria forma ad arc.
L’apertura di Porta Calcinaia in occasione delle Giornate FAI di Primavera offre l’opportunità unica di scoprire un monumento che, seppur millenario, è tornato alla piena fruibilità della collettività solo in tempi recentissimi. L’eccezionalità della visita risiede proprio nella possibilità di varcare una porta che è stata letteralmente “ricostruita” e restituita alla città dopo anni di attesa, rappresentando un “sogno che si concretizza” per l’intera comunità melfitana. Il sito è stato al centro di un più ampio progetto di rigenerazione urbana che ha coinvolto l’intero rione San Lorenzo con l’obiettivo di creare nuovi percorsi tematici, spazi di relazione e valorizzare l’identità storica del luogo, a partire dalla vicina chiesa di San Lorenzo recentemente restaurata L’apertura FAI rappresenta un’occasione preziosa per ammirare questo “gioiellino prezioso” e comprendere appieno il valore identitario che la cinta muraria, “saldamente scolpita nell’immaginario collettivo”, continua a rappresentare per gli abitanti di Melfi .
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:30 – 12:30 (ultimo ingresso 12:00)
09:30 – 12:30 (ultimo ingresso 12:00)
Visite a cura di: Volontari FAI
MOLITERNO (PZ)
OASI FAGGETO: DAGLI ALBERI SECOLARI VERSO IL MONTE CALVAROSA
Località Faggeto ex SP103
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DELL’ ALTA VAL D’AGRI
Il Faggeto di Moliterno è un’estesa area boschiva situata sulle pendici nord-orientali del Monte Calvarosa, nel territorio di Moliterno (PZ), tra Alta Val d’Agri e confine con la Campania.
L’area è riconosciuta come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) nell’ambito della Rete Natura 2000, un programma europeo per tutelare habitat naturali di interesse comunitario.
Copre una superficie di circa 243–350 ettari, con quote che vanno da circa 970 m a oltre 1.200 m sul livello del mare.
Il bosco è dominato da faggi (Fagus sylvatica), alcuni dei quali maestosi e molto alti, con esemplari che possono superare i 25–30 metri. Oltre al faggio, si trovano aceri, tigli, cerri, querce, carpini neri, lecci e, in alcune zone più umide, agrifoglio e altre essenze tipiche delle faggete appenniniche. La combinazione di clima e terreno favorisce elevata biodiversità vegetale, con una ricca flora che comprende molte specie di orchidee selvatiche, crochi, primule e altri fiori di interesse naturalistico — specialmente in primavera.
Il faggeto ospita fauna tipica dei boschi appenninici, tra cui volpi, lepri, cinghiali e ricci, e in alcune aree sono stati segnalati anche animali più rari come il gatto selvatico. Recenti osservazioni hanno indicato la possibile presenza di specie particolari come lo scoiattolo nero (Sciurus meridionalis), segno dell’importanza ecologica dell’area. Il Faggeto rientra nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese e gode di misure di tutela per preservare habitat, flora e fauna e promuovere una fruizione sostenibile. Nei pressi del bosco si trova anche il Centro di Educazione Ambientale “Oasi Bosco Faggeto”, dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione dell’ambiente forestale.
Durante le giornate di Primavera, i visitatori saranno accompagnati lungo un affascinante sentiero ad anello.
Il sentiero inizia nel maestoso Faggeto di Moliterno, tra alberi secolari inseriti nell’elenco degli ‘Alberi Padre di Basilicata’. Usciti dal bosco, si apre un panorama di praterie fiorite di orchidee selvatiche, lungo le quali si sale fino alla cima del Monte Calvarosa. Dalla sua cresta si può ammirare l’Alta Val d’Agri e la confinante Valle di Magorno (già Campania). La discesa, dolce e panoramica, riporta al punto di partenza, chiudendo un anello tra natura, colori e storia.
L’escursione proposta è definibile come una E Escursionistica.
Lunghezza percorso: 7,5 km
Dislivello: 250 m
Richiede abbigliamento e scarpe adatte.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:30 – 13:00
Note: Previsto unico turno pomeridiano con partenza dal Faggeto alle ore 09:30.
09:30 – 13:00 (ultimo ingresso 10:00)
Note: Previsto unico turno mattutino con partenza dal Faggeto alle ore 09:30.
Visite a cura di: Volontari FAI
MONTEMURRO (PZ)
IL BORGO DEGLI ARTISTI: SULLE TRACCE DI MARIA PADULA E GIUSEPPE ANTONELLO LEONE
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Montemurro, piccolo borgo dell’entroterra lucano, custode di arte e cultura arroccato tra gli Appennini che si affacciano sull’invaso della Diga del Pertusillo, ha dato i natali ed ospitato diverse personalità di spicco dedite a varie arti: dalla pittura alla scultura, dalla letteratura alla filosofia.
L’intento è di far conoscere alcuni di questi artisti insieme al territorio che fu per essi non solo casa ma luogo di incontri e fonte di ispirazione. L’iniziativa è anche un modo per onorare la memoria di Giuseppe Antonello Giuseppe Leone a 10 anni dalla scomparsa.
Maria Padula (1915-1987) e Giuseppe Antonello Leone (1917-2016) furono uniti da innumerevoli punti in comune: l’amore che nutrivano l’una per l’altro e per i loro figli; l’amore che nutrivano per l’arte, la letteratura e la scultura; l’amore profuso verso l’impegno sociale e civile, il diritto all’istruzione, la parità di genere, la lotta all’analfabetismo, alle ingiustizie e discriminazioni socioculturali durante il secondo dopoguerra. L’amore verso l’entroterra lucano, i paesaggi, le persone e
la terra dalla quale plasmarono letteralmente le proprie opere. Un sodalizio e un connubio nell’arte, nella vita, nel territorio.
Maria Padula e Giuseppe Antonello Leone strinsero e coltivarono legami e amicizie con diversi esponenti della cultura e dell’arte del Novecento quali Carlo Levi, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Manlio Rossi-Doria, Mario Bonfantini ed altri, alcuni dei quali non mancarono di far loro visita a Montemurro. Da queste terre nascono le opere di graffito con la tecnica del polistrato ideata da Giuseppe Antonello Leone che oggi viene portata avanti dalla Scuola del Graffito Polistrato di Montemurro.
Ma Giuseppe Antonello Leone non è stato solo pittore e scultore, anche poeta.
Durante le Giornate FAI di Primavera, dopo aver visitato il centro storico di Montemurro tra scorci pittoreschi rappresentati nei quadri della pittrice e opere in graffito polistrato esposte per le vie del borgo, busseremo alla porta della casa di Maria Padula e Giuseppe Antonello Leone ed entreremo nel mondo intimo e privato della loro abitazione e visiteremo il loro studio e archivio
(dichiarato di interesse storico particolarmente importante dal Ministero della Cultura), aperti eccezionalmente dai figli degli artisti ed accompagnati dai ragazzi Apprendisti Ciceroni delle scuole di Montemurro.
I siti sono aperti previo appuntamento
15:30 – 18:30
15:30 – 18:30
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto comprensivo di Viggiano – “L. De Lorenzo” plesso di Montemurro
OPPIDO LUCANO (PZ)
CHIESA RUPESTRE SANT’ANTUONO
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
Le Grotte Rupestri di Sant’Antuono si trovano nel territorio di Oppido Lucano, nell’area nord-occidentale della Basilicata, in un contesto collinare caratterizzato da affioramenti rocciosi e cavità naturali utilizzate nei secoli come luoghi di culto e di vita monastica. Il complesso si inserisce in un paesaggio rurale tipico dell’entroterra lucano, dove l’uso delle grotte come spazi religiosi testimonia la presenza di comunità eremitiche e cenobitiche attive nel Medioevo.
Il ciclo pittorico conservato nelle Grotte di Sant’Antuono è databile alla terza o quarta decade del XIV secolo ed è legato alla presenza dell’Ordine Ospedaliero di Sant’Antonio Abate, attivo nel territorio lucano durante il Medioevo. Gli affreschi raffigurano un articolato ciclo evangelico ispirato anche ai Vangeli apocrifi e alla tradizione della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. L’apparato iconografico mostra diversi simboli dell’ordine antoniano, tra cui il segno del Tau. Il complesso rupestre testimonia la diffusione, nel Mezzogiorno medievale, di forme di spiritualità monastica che utilizzavano cavità naturali come luoghi di culto, preghiera e narrazione visiva della fede.
Le Grotte affrescata di Sant’Antuono conservano un ampio ciclo pittorico dedicato alla vita di Cristo e della Vergine Maria, organizzato come una narrazione continua che percorre le pareti della cavità. Le scene illustrano episodi dell’infanzia di Gesù, come la Natività, la fuga in Egitto e la strage degli innocenti, fino agli eventi della Passione e della Resurrezione.
Il linguaggio figurativo mostra un interessante intreccio tra tradizione bizantina e cultura pittorica occidentale del Trecento. L’autore, probabilmente attivo in ambito locale, rielabora modelli colti adattandoli a un linguaggio più popolare e narrativo, destinato alle comunità che frequentavano il cenobio. Le composizioni sono ricche di simboli teologici e di dettagli iconografici: dalla presenza del bue e dell’asinello nella Natività ai riferimenti alla simbologia cosmica nella Crocifissione, con sole e luna raffigurati accanto al Cristo.
La scena centrale della Crocifissione occupa la parete principale delle Grotte ed è caratterizzata da una forte intensità narrativa. Accanto al Cristo compaiono i due ladroni, identificati nei testi apocrifi come Disma e Gesta, mentre angeli raccolgono il sangue del Redentore in calici.
L’apertura delle grotte rupestri di Sant’Antuono in occasione delle Giornate FAI di primavera rappresenta un’opportunità speciale per scoprire o rivisitare un luogo di grande interesse all’interno del patrimonio storico e artistico lucano.
Il percorso, attraverso un’audioguida con illuminazione sequenziale delle scene, di visita consente di entrare all’interno della cavità affrescata e di osservare da vicino il ciclo pittorico trecentesco che narra, come un racconto per immagini, i principali episodi della vita di Cristo.
Durante la visita sarà possibile comprendere il significato iconografico delle diverse scene e la loro disposizione sulle pareti della grotta, pensata per accompagnare il fedele in un percorso spirituale e narrativo.
L’apertura assume carattere di particolare interesse perché consente di valorizzare un sito rupestre di grande fascino storico e artistico, immerso nel paesaggio dell’entroterra lucano e testimone di una tradizione religiosa e figurativa peculiare nel Sud Italia medievale.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
09:30 – 09:30 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:30)
09:30 – 12:30 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:30)
PIETRAPERTOSA (PZ)
FRANCESCO TORRACA CITTADINO ILLUSTRE DI PIETRAPERTOSA
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI TRICARICO E DELLA LUCANIA INTERNA
Pietrapertosa si trova in provincia di Potenza a quasi 1100 metri di altezza adagiato sopra una rupe. Classificato come uno dei “Borghi più belli d’Italia” è inserito nel cuore del Parco delle Dolomiti Lucane.
Il borgo di origini antiche ha subito nell’impostazione dell’abitato della presenza degli Arabi, Alcuni edifici il complesso della chiesa di San Giacomo, risalgono ad epoca Longobarda, altri come il Castello sono stati realizzati in epoca normanna.
Tra i punti di interesse del borgo di Pietrapertosa vi sono la casa e il monumento dedicati a Francesco Torraca, storico e letterato, discepolo di Settembrini e De Sanctis, che lo avvicinarono alla critica letteraria del tempo. Autore di opere su Dante, tra cui un importante commento alla Divina Commedia, fu provveditore agli studi di Forlì e funzionario della Pubblica Istruzione. Nel 1920, durante il quinto ministero Giolitti, fu nominato Senatore del Regno d’Italia per meriti culturali e coinvolto nelle commissioni sul bilancio del Ministero della Pubblica Istruzione. Per ricordarne la fama, nel borgo si trova il busto bronzeo realizzato nel 1968 da Piscitelli.
Durante le Giornate FAI sarà raccontata la storia di Francesco Torraca, illustre cittadino di Pietrapertosa, storico e letterato, nominato Senatore del Regno d’Italia nel 1920. Per onorare la sua memoria, nel borgo è stato eretto nel 1968 un monumento con busto bronzeo, opera di Piscitelli, collocato nel giardino della sua casa natale. Il basamento in pietra è stato progettato e realizzato dallo scalpellino e artista locale Vito Nardi, e sulla casa è stata posta un’epigrafe commemorativa, che permette ai visitatori di conoscere e celebrare la vita e l’opera di questo importante intellettuale.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’istituto comprensivo Alfieri di Laurenzana- Plesso di Pietrapertosa
POTENZA (PZ)
INVITO A PALAZZO: LA STORIA E IL FASCINO DI UN’ISTITUZIONE
Piazza Mario Pagano
<p>Il Palazzo del Governo è ubicato in piazza Mario Pagano.</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI POTENZA
Il Palazzo del Governo sorge nel cuore della città di Potenza, sul lato nord dell’ottocentesca piazza Mario Pagano, chiamata in seguito piazza Prefettura. La piazza, realizzata intorno al 1844 dall’architetto Giuseppe D’Errico, fu la seconda piazza costruita lungo via Pretoria oltre la già esistente piazza del Sedile. Originariamente si chiamava piazza del Mercato perché la domenica vi si svolgeva il mercato cittadino.
Il Palazzo del Governo occupa l’ala occidentale dell’ex Convento di San Francesco. In seguito alla soppressione dell’ordine monastico, nel 1807, gli immobili di proprietà del Monastero vennero trasferiti al Demanio dello Stato. Nel 1810 vi si insediarono gli Uffici dell’Intendenza e il Tribunale. Reso inagibile dal terremoto del 1857, il Palazzo fu ricostruito e, nel 1860, ospitò il primo Governatore-Prefetto della Provincia di Basilicata, Giulio De Rolland. Dopo il 20 maggio 1865, nella stessa sede si aggiunse la Provincia e, alla fine del secolo, la Giunta provinciale e la Questura. Danneggiato dal terremoto del 1980, il Palazzo fu nuovamente ristrutturato e inaugurato il 23 novembre del 1983 in presenza del Presidente Sandro Pertini.
Dopo la prima ristrutturazione del palazzo fra il 1845 e 1908, vennero eseguiti degli interventi di ampliamento con il prolungamento dell’ala ovest, la costruzione del terzo piano e la collocazione delle due coppie di colonne ai lati del portone d’ingresso. Sulla facciata principale si possono ammirare lesene con capitelli che incorniciano le finestre e i balconi del secondo piano. La costruzione termina con il timpano con l’orologio. Al suo interno sono custodite opere d’arte molto importanti. I mobili e complementi d’arredo sono di fine XVIII-inizio XX secolo, in stili diversi, e alcuni oggetti appartenevano ai palazzi signorili della città. Tre teche ospitano reperti archeologici databili tra il VI e il IV sec. a.C.
A raccontare la storia del Palazzo del Governo saranno gli Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico ‘Quinto Orazio Flacco’ di Potenza, introdotti dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Di Pasca-Fortunato”. Sarà possibile visitare la stanza del Prefetto, con le importanti opere d’arte che ospita, conoscere i compiti istituzionali della Prefettura, addentrarsi infine tra i saloni di rappresentanza solitamente chiusi al pubblico. Ad impreziosire la visita sarà una breve performance artistica, liberamente ispirata al celebre dipinto di Marinelli “Il ballo dell’ape” esposto in uno dei saloni, a cura dell’Associazione Les Arts di Potenza. Alla fine delle Giornate sarà messa in scena l’intera rappresentazione “Il tappeto delle storie. Trame, fili e destini” che si snoderà tra i saloni di rappresentanza (su prenotazione chiamando il numero 349 2344293, per un max di 15 persone).
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
Turni di visita ogni 15 minuti per gruppi di max 20 unità.
Questa apertura è resa possibile nell’ambito della collaborazione con ANFACI – Associazione Nazionale Funzionari Amministrazione Civile dell’interno.
10:30 – 14:00 / 15:00 – 18:30
Note: Turni di visita ogni 15 minuti per gruppi di max 20 unità.
09:00 – 14:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 15 minuti per gruppi di max 20 unità.
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” e dell’Istituto di Istruzione Superiore “Di Pasca-Fortunato” di Potenza
NEL CHIOSTRO CON FRANCESCO: SANTO
Piazza Mario Pagano
<p>Il chiostro di S. Francesco è ubicato in piazza Mario Pagano.</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI POTENZA
La chiesa di San Francesco, che un tempo aveva l’annesso convento, si erge nei pressi di piazza Mario Pagano, la piazza principale della città. Sono qui presenti anche il Palazzo del Governo e il Teatro Francesco Stabile, ispirato all’architettura tipica del 1800. La ricostruzione che seguì l’incendio del 1912 portò alla creazione del vicolo Ascanio Branca, a separare il convento dalla chiesa. Nel 2007 l’architetto Gae Aulenti progettò la ristrutturazione della piazza che venne completata nel 2012.
La chiesa di San Francesco sorge sui resti di un antico oratorio protoromanico e conserva alcuni elementi di epoca angioina. Una porta lignea intagliata e traforata, incorniciata da un portale in pietra calcarea, consente di accedere all’ala superstite del chiostro cinquecentesco, fatto ricostruire dai conti Guevara. È questo l’unico elemento dell’antico convento fondato nel 1265. Il 7 luglio 1812 Gioacchino Murat concesse in uso la chiesa alla Confraternita Pio Monte dei Morti. Nel 1928 il nuovo Piano Regolatore incluse la chiesa tra gli edifici da abbattere, ma l’opposizione della confraternita e della Soprintendenza fu tanto forte che portò a dichiaarare l’edificio Monumento Nazionale della Categoria A, quindi sacro e intangibile.
Addossata sul lato sinistro della chiesa è l’unica ala superstire del chiostro cinquecentesco, che apparteneva al vecchio convento. Oggi si conserva solo un porticato a sei arcate cui si accede attraverso un portale rinascimentale che incornicia una porta lignea intagliata e traforata e che in origine apparteneva alla Cappella dell’Immacolata. L’architettura della chiesa e dell’annesso convento ha una storia molto travagliata, sconvolta da continui terremoti e dalla pesante mano dell’uomo. L’area che occupava l’antico convento è quella che oggi ospita il palazzo della Prefettura, e il chiostro, costruito nel 1265 e ristrutturato dal conte Guevara nel 1500 in tipico stile rinascimentale, nel 1816 era ancora integro. Nel 1900 un forte terremoto e successivamente un incendio provocarono la distruzione di gran parte del chiostro e, nel 1940, un ulteriore crollo demolì parte del portichetto esterno verso il campanile. I lavori di ristrutturazione dell’edificio destinato a vecchio tribunale hanno messo in luce parte delle arcate del vecchio chiostro che prima erano nascoste dalla muratura.
Ad accogliere i visitatori all’ingresso della chiesa di San Francesco saranno gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore ‘Di Pasca-Fortunato’ di Potenza che illustreranno gli aspetti salienti della visita. L’apertura del chiostro, a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” e del Liceo Statale “Walter Gropius” di Potenza, consentirà non solo di apprezzare l’unica ala superstite del vecchio convento – luogo solitamente non accessibile al grande pubblico -, ma soprattutto di conoscere la figura di Francesco uomo e poi Santo, a 800 anni dalla sua morte. A rendere ancor più evocativa questa apertura sarà una breve performance a cura dell’Associazione Gommalacca Teatro di Potenza.
Il chiostro è solitamente chiuso al pubblico per motivi di gestione.
Turni di visita ogni 15 minuti per gruppi di max 20 unità. Nella mattina di sabato non saranno consentite le visite tra le 10.30 e le 11.30.
09:00 – 14:00 / 15:00 – 19:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti per gruppi di max 20 unità. Non saranno consentite le visite tra le 10.30 e le 11.30.
09:00 – 14:00 / 15:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:00)
Note: Turni di visita ogni 15 minuti per gruppi di max 20 unità.
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni del Liceo Statale “Walter Gropius”, del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” e dell’Istituto di Istruzione Superiore “Di Pasca-Fortunato” di Potenza
PALAZZO BONIFACIO E L’ISTAT
Via Pretoria, 340
<p>Il Palazzo è situato nei pressi di piazza Torre Guevara.</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI POTENZA
Palazzo Bonifacio è una ex residenza nobiliare situata nel lato est del centro storico della città di Potenza, alla fine di via Pretoria. È questa la principale strada del centro storico che si sviluppa da Portasalza fino ad arrivare nei pressi di Torre Guevara. Ed è proprio qui che nel XVII secolo, in prossimità del Castello dei conti Guevara, la famiglia Iorio fece realizzare il palazzo.
La prima famiglia proprietaria dell’immobile è stata la famiglia Iorio discendente dai De Iorio, antichi baroni di Civitavecchia. Alla metà dell’Ottocento don Pasquale Iorio sposa l’erede della famiglia Amati, già nota nel ‘500 per la grande proprietà terriera legata al capitolo di San Michele. Accanto al palazzo era stata costruita una neviera che col tempo è diventata tristemente famosa perché associata alla rivolta insurrezionale del 1799. All’inizio del Novecento il palazzo fu venduto all’avvocato Michele Bonifacio originario di Genzano di Lucania, presidente della Deputazione Provinciale di Potenza e organizzatore della visita in Basilicata del Presidente del Consiglio Zanardelli nel 1903.
Palazzo Bonifacio conserva ancora la tipologia del palazzo seicentesco con la sua mole imponente e severa, chiusa attorno a una piccola corte. Presenta frontalmente un cornicione su mensole in pietra sagomata retto e scandito da mensole a volute. Nella parte posteriore e in buona parte delle facciate laterali corre un cornicione maiolicato oggi visibile solo nella parte laterale destra. Le formelle sono un esempio di decorazione molto difficile da trovare su edifici civili. Su di esse sono raffigurati motivi ornamentali, geometrici e floreali. Il prospetto principale è caratterizzato da un grande portale in pietra con conci lavorati a bugna liscia e a doppia bugna alternati. A completare il prospetto è un balcone posto sopra il portale, semplici finestre con mostre in pietra e piccole aperture ovali con cornici a mattoni o in pietra. Al piano terra vi sono due portali minori con arco a tutto sesto e con un mascherone in chiave che danno accesso ai locali di servizio. Nel cortile si affacciano tre finestre con balcone e si conservano ancora tre anelli metallici utilizzati per attaccare gli animali, uno di questi infisso in un pregevole mascherone in pietra. Nel cortile, ai lati delle finestre, si notano quattro feritoie archibugiere a testimonianza dell’uso a fortino del palazzo.
La visita di Palazzo Bonifacio consentirà di conoscere la storia di una delle famiglie più in vista della città e di entrare in alcuni spazi, solitamente chiusi al pubblico in quanto di proprietà privata, che ospiteranno una mostra documentaria sul palazzo e sulle trasformazioni cui è andato incontro nel corso del tempo. Ad impreziosire l’apertura sarà la visita alla sede dell’ISTAT che proprio quest’anno compie 100 anni dalla sua istituzione. Grazie alla felice collaborazione con l’ISTAT sarà possibile ripercorrere le tappe salienti della storia dell’Ente e visitare gli spazi in cui è ospitato.
Luogo solitamente aperto, accessibile per servizi al cittadino
Turni di visita ogni 15 minuti e per gruppi di massimo 20 unità
09:00 – 14:00 / 15:00 – 19:00
Note: Turni di visita ogni 15 minuti e per gruppi di massimo 20 unità
10:00 – 14:00 / 15:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:00)
Note: Turni di visita ogni 15 minuti e per gruppi di massimo 20 unità
Visite a cura di: apprendisti Ciceroni dell’Istituto di Istruzione Superiore “Da Vinci-Nitti”, del Liceo Scientifico Statale “Pier Paolo Pasolini”
STUDIO E GIARDINO PRIVATO DELL’ARTISTA ANTONIO MASINI
Via delle Primule, 84
Aperture a cura di: GRUPPO FAI GIOVANI DI POTENZA
Il Giardino e Studio d’Arte Masini sono ubicati nel quartiere Bucaletto di Potenza, in ambito periurbano a bassa densità insediativa, caratterizzato dalla prevalenza di aree verdi e suoli inedificati. Il contesto presenta morfologia collinare acclive e matrice vegetazionale spontanea, con visuali aperte e relazioni percettive dirette tra il giardino e l’intorno, che favoriscono continuità ecologica e integrazione visiva con il tessuto urbano, configurando l’area come margine di transizione tra costruito e spazi naturali.
Il Giardino e Studio d’Arte Masini nascono per iniziativa dell’artista Antonio Masini, che a partire dal 1999 trasforma progressivamente l’area della propria abitazione e dello studio in un parco d’arte all’aperto. Nel tempo il sito si amplia con l’inserimento di sculture, installazioni e spazi laboratoriali, configurandosi come museo diffuso integrato nel contesto naturale. Il giardino raccoglie opere realizzate fino al 2018, anno della scomparsa dell’artista, mantenendo intatto l’assetto originario di atelier e luogo di produzione.
Il Giardino e Studio d’Arte Masini si configura come un museo diffuso che integra architettura, arte e paesaggio in un sistema unitario, dove le opere dialogano costantemente con la morfologia collinare e la vegetazione spontanea. Gli spazi esterni sono organizzati come un percorso tematico articolato in tappe – Terrazza della Poesia, Balze del Mito, Cammino dei Saggi, Piazza del Tempo e archi-sculture – che guidano il visitatore attraverso ambienti simbolici e narrativi, alternando sculture monumentali e installazioni integrate nel verde.
Le opere di Antonio Masini, realizzate in ferro policromo, bronzo, pietra, legno e gesso, combinano modellazione plastica, fusione e assemblaggio di materiali di recupero, secondo un linguaggio figurativo di forte espressività e valenza simbolica. Elemento distintivo è l’archi-scultura della balconata, struttura praticabile che fonde funzione architettonica e intervento artistico, concepita come punto di osservazione e raccordo del percorso.
La visita comprende inoltre la casa-studio e i laboratori, con dipinti murali, modelli, gessi, fusioni e il torchio per xilografie, che documentano tecniche e fasi del processo creativo, conferendo al sito un significativo valore didattico oltre che artistico.
In occasione delle Giornate FAI, il Giardino e Studio d’Arte Masini apre al pubblico con un percorso guidato che si presenta come un vero e proprio racconto da attraversare. Tra sculture immerse nel verde, terrazze panoramiche, piazze tematiche e archi-sculture, il visitatore è accompagnato in un dialogo continuo tra arte, natura e memoria, scoprendo progressivamente il paesaggio e le opere che lo abitano.
L’eccezionalità della visita risiede nell’accesso alla casa-studio e ai laboratori di Antonio Masini, ambienti solitamente non sempre fruibili, dove si conservano modelli, gessi, dipinti, strumenti originali e il torchio per xilografie. Qui è possibile seguire da vicino le tecniche e le fasi del processo creativo, entrando nei luoghi autentici della produzione artistica. Un’esperienza immersiva e partecipata che trasforma la visita in un’occasione unica di scoperta, come se l’artista fosse ancora al lavoro.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:30 / 14:30 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
10:00 – 13:30 / 14:30 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni Liceo “Rosa – Gianturco” di Potenza (PZ)
RIONERO IN VULTURE (PZ)
CHIESA MADRE, CUORE IDENTITARIO DELLA COMUNITA’ DI RIONERO
Via Salita Chiesa Madre
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
A Rionero tra i tanti luoghi identitari si configurano le chiese, che racchiudono la nostra storia. In Chiesa Madre un’epigrafe ricorda gli eventi religiosi del Congresso Interdiocesano con l’incoronazione della Vergine Protettrice del Carmelo del 1949, con quadri “L’ultima cena” di Piero Bardellino e la “Gloria del SS. Sacramento” risalenti al Settecento. La costruzione della Chiesa Madre, dedicata al Santo patrono, San Marco Evangelista, risale al 1695 ad opera della comunità cittadina “communitatis expensis”. Alle famiglie abbienti e generose fu assegnato un altare per sepoltura privata.
La Chiesa, rispetto alla prima configurazione di una sola navata, si caratterizza per le sue tre navate, realizzate nel 1763 per rispondere alla crescita demografica della popolazione. La cupola è rivestita di maioliche gialle, verdi e azzurre; il campanile quadrato termina con un tamburo ottagonale con una cuspide piramidale. All’interno sono presenti intagli lignei del Settecento, tre altari in marmi policromi e un organo con cantoria del 1751.
Attiguo alla Chiesa vi è il Salone San Marco che, da antica chiesetta settecentesca, a seguito di lavori di modificazione nel secondo dopoguerra, è stato trasformato in cinema parrocchiale ed oggi, dopo interventi di riqualificazione, in virtù dell’impegno del Parroco Don Giuseppe Cacosso, è diventato accogliente e funzionale agli usi di oratorio e delle varie attività pastorali della parrocchia di San Marco Evangelista.
Gli Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico e Scientifico dell’I.I.S. ‘Giustino Fortunato’ di Rionero in Vulture accompagneranno i visitatori in un percorso di riscoperta del patrimonio storico, artistico e religioso della loro cittadina, con l’obiettivo di valorizzare i suoi preziosi beni culturali. Nell’ampio salone San Marco, ricavato dall’antica chiesetta del Santissimo, si terrà inoltre un flash mob per la pace, intesa come valore da coltivare nei gesti quotidiani e come scelta esistenziale consapevole di ogni giorno.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico e Scienze Umane dell’I.I.S. “G. Fortunato” di Rionero in Vulture, coordinati dal Capo Delegazione Prof.ssa Paola D’Antonio, dalla Dirigente scolastica Dott.ssa Antonella Ruggeri, dalla referente di progetto prof.ssa Masiello, dai docenti d’Angelo, Cirigliano, Cordasco, Tateo, Pascente, Gamma, Di Lorenzo, Ramunno etc. e dai volontari della Delegazione del Vulture Melfese.
RIPACANDIDA (PZ)
CICLO PITTORICO NELLA CHIESA DI SANTA MARIA DEL CARMINE
Via Santa Maria
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
La Chiesa di Santa Maria del Carmine fu edificata sul sito di un più antico edificio religioso, distrutto nel terremoto del 1694; ricostruita dall’arciprete Baffari, la chiesa fu gravemente lesionata anche nel terremoto del 1725 e fu restaurata successivamente. La facciata, con profilo a capanna, è ornata da un portale timpanato marmoreo, mentre l’interno si caratterizza per un interessante apparato decorativo, realizzato nella prima metà del Settecento.
La chiesa presenta un corpo longitudinale articolato in due campate, scandite da pilastri che sorreggono l’arco di accesso alla zona presbiteriale. La volta a botte, interamente decorata ad affresco, ospita al centro l’immagine di Gesù Cristo; ai lati si dispongono sei apostoli, tra i quali si inseriscono gli Evangelisti, raffigurati con tuniche e ampi manti. Questi ultimi sono riconoscibili grazie ai libri che tengono sulle ginocchia, sui quali sono riportati i versetti dei rispettivi Vangeli.
La volta a botte che sovrasta il presbiterio è anch’essa decorata ad affresco: al centro campeggia la Madonna del Carmine, affiancata da tre clipei per lato nei quali sono raffigurate, a mezzobusto, alcune sante, tra cui Santa Apollonia martire. Nelle lunette unghiate sono invece rappresentati papa Gregorio Magno e Sant’Agostino.
Accanto all’altare è collocata la scultura seicentesca della Madonna del Carmine, che completa e rafforza il significato devozionale dell’ambiente presbiteriale.
Gli Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico e Scientifico dell’Istituto d’Istruzione Superiore ‘Giustino Fortunato’ di Rionero in Vulture accompagneranno i visitatori in un percorso di riscoperta del patrimonio storico, artistico e religioso della cittadina di Ripacandida, con particolare attenzione agli affreschi della Chiesa di Santa Maria del Carmine, capaci di creare un’atmosfera profondamente mistica e suggestiva.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico e Scientifico dell’I.I.S. “G. Fortunato” di Rionero in Vulture, coordinati dal Capo Delegazione Prof.ssa Paola D’Antonio, dalla Dirigente scolastica Dott.ssa Antonella Ruggeri, dalla referente di progetto prof.ssa Masiello, dai docenti Mercurio, Coviello, Fuccella, Cloroformio, Rizzitelli etc. e dai volontari della Delegazione del Vulture Melfese.
SANTUARIO DI SAN DONATO, PICCOLA ASSISI LUCANA
Viale Regina Margherita, 258
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
Il Santuario di San Donato, decorato con affreschi del Cinquecento e gemellato con la Basilica di San Francesco in Assisi tanto da ricevere in dono una reliquia del corpo del Santo patrono d’Italia, è definito anche la «piccola Assisi lucana»; nel 2010 è stato riconosciuto dall’UNESCO «monumento messaggero di cultura di pace» per i profondi valori spirituali.
La facciata presenta un bel portale del XVII secolo, l’interno è a navata unica, con tre campate coperte da volte a crociera a sesto rialzato, ed è impreziosito da tre cicli di affreschi: il ciclo della Genesi con Dio che separa la luce dalle tenebre, la creazione della terra, delle piante e delle stagioni, la creazione della donna, il peccato originale, il sacrificio di Caino e Abele; il ciclo Cristologico, in quanto sulle vele della prima campata sono dipinti la Vita e Passione di Cristo, sulla parete a sinistra è dipinto il Paradiso con il Cristo in trono circondato dagli Angeli; il ciclo dei Santi con il capolavoro di San Francesco che riceve le stimmate.
All’interno sono conservati un organo ed uno splendido altare barocco.
È adiacente il Giardino storico di San Francesco, divenuto villa comunale, intitolata al messaggero di pace, Santo Patrono d’Italia. Il giardino si caratterizza per la presenza di esemplari arborei pluricentenari, due pini secolari che ombreggiano padiglioni in pietra, un doppio viale con filari di lecci e frassini, ippocastani, magnolie e un maestoso pino d’Aleppo di oltre tre secoli di vita, uno degli esemplari di questa specie più grande d’Europa, un seme o una piccola pianta portata da lontano da un frate o da un pellegrino, secoli fa: forse il primo segno della presenza francescana a Ripacandida. In un’area leggermente sopraelevata siepi di bosso disegnano una sorta di labirinto tra vetusti esemplari di sequoie, tassi e piante arborescenti di bosso. Pochi gradini, decorati da piccole statue classiche, riportano al livello dei due viali principali e quindi all’ingresso dove si erge un maestoso tiglio dalla circonferenza di circa 4 metri e 12 di altezza.
Gli Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico e Scientifico dell’I.I.S. Giustino Fortunato di Rionero in Vulture guideranno i visitatori alla riscoperta del patrimonio storico, artistico e religioso della cittadina di Ripacandida, con l’auspicio che la Basilicata e l’intero Mezzogiorno d’Italia possano tendere a una sempre maggiore valorizzazione dei propri beni culturali. Camminare lungo i vialetti suggestivi del Giardino di San Francesco consente di percepire la magica atmosfera del luogo: un’esperienza che rilassa lo spirito e favorisce l’armonia tra uomo e ambiente. Poco conosciuto e di origine conventuale, il giardino è strettamente legato alla storia del monastero francescano seicentesco e al ciclo di affreschi della medievale chiesa di San Donato L’itinerario offrirà sorprese botaniche e suggestioni spirituali, in un percorso che unisce natura e fede. Nel giardino sarà valorizzata la bellezza naturalistica come riflesso della spiritualità francescana: i giovani Ciceroni evocheranno la figura di San Francesco, a ottocento anni dalla sua morte. È previsto inoltre un flash mob per la pace, intesa come scelta consapevole da coltivare ogni giorno attraverso gesti concreti.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico e Scientifico dell’I.I.S. “G. Fortunato” di Rionero in Vulture, coordinati dal Capo Delegazione Prof.ssa Paola D’Antonio, dalla Dirigente scolastica Dott.ssa Antonella Ruggeri, dalla referente di progetto prof.ssa Masiello, dai docenti Mercurio, Coviello, Cloroformio, Fuccella, Rizzitelli etc. e dai volontari della Delegazione del Vulture Melfese.
RIVELLO (PZ)
SAN NICOLA DI BARI E LA SUA CRIPTA: LUCE ANTICA A RIVELLO.
Via San Nicola
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL LAGONEGRESE
La Chiesa di San Nicola di Bari sorge nel cuore del centro storico di Rivello, borgo medievale della Basilicata in provincia di Potenza, arroccato su tre colli – Motta, Serra e Poggio – che dominano la suggestiva Valle del Noce.
Collocata nella parte più alta dell’abitato, nell’area dell’antica Motta longobarda, la chiesa gode di una posizione panoramica di straordinaria bellezza: da qui lo sguardo abbraccia il paesaggio montano lucano fino alle aperture verso il Tirreno. Il contesto urbano è caratterizzato da vicoli in pietra, scalinate, archi e case addossate.
Dedicata a San Nicola, patrono di Rivello, la chiesa sorge su un sito di culto molto antico. L’edificio originario risale al IX secolo e fu costruito in un’area strategica legata al sistema difensivo del castello.
Nel corso dei secoli la struttura subì ampliamenti e trasformazioni, in particolare in età angioina, quando Rivello ottenne il titolo di “Regia Città”. Tra il XVII e il XVIII secolo l’edificio fu oggetto di importanti interventi di rinnovamento, che ne ridefinirono l’aspetto secondo il gusto barocco.
La cripta, ambiente sotterraneo di grande fascino e spiritualità, rappresenta la parte più antica del complesso e conserva tracce della devozione medievale della comunità.
La chiesa presenta una pianta a croce latina a tre navate, con elementi che raccontano le diverse fasi costruttive.
La facciata, sobria ma armoniosa, è arricchita da portali in pietra locale e da una scenografica scalinata settecentesca. L’interno conserva decorazioni pittoriche, statue lignee di età moderna e apparati ornamentali che riflettono il gusto barocco diffuso nell’Italia meridionale tra XVII e XVIII secolo.
Di particolare interesse è la cripta sottostante, articolata in tre navate sorrette da colonne in pietra, uno spazio raccolto e suggestivo che restituisce l’atmosfera delle antiche architetture sacre medievali. La compresenza di elementi romanici e interventi successivi rende il complesso un prezioso esempio di stratificazione architettonica.
Le Giornate FAI di Primavera rappresentano un’occasione speciale per riscoprire uno dei luoghi più identitari di Rivello.
Visitare la Chiesa di San Nicola e la sua cripta significa: immergersi in oltre mille anni di storia; comprendere l’evoluzione artistica e religiosa del borgo; scoprire un ambiente sotterraneo di grande suggestione normalmente poco conosciuto; vivere un’esperienza culturale autentica nel cuore di un centro storico medievale. A rendere ancora più significativa l’apertura saranno gli Apprendisti Ciceroni, giovani studenti del territorio che accompagneranno i visitatori con entusiasmo e preparazione, offrendo una narrazione coinvolgente e partecipata del patrimonio locale.
La visita non sarà soltanto un momento di scoperta artistica, ma anche un’esperienza di cittadinanza attiva e valorizzazione delle nuove generazioni, in pieno spirito FAI.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
**** Luogo con criticità. Presenza di scale per raggiungere la Chiesa e la sottostante cripta allocate nel centro storico.
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle Classi III D e IV D del Liceo Linguistico di Lagonegro (I.I.S. “F.DE SARLO-G.DE LORENZO). Apprendisti Ciceroni delle Classi II e III Scuola Secondaria di I grado “R.Scotellaro ” Rivello I.C. Lagonegro. Volontari FAI.
SANT’ANTONIO E IL MURO DELLA SPERANZA : TRA MEMORIA E FUTURO
Viale Monastero, 85040 Rivello PZ
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL LAGONEGRESE
Il Complesso Monumentale di Sant’Antonio si trova nel cuore dell’antico centro storico di Rivello, borgo medievale della Basilicata (Italia) adagiato su un crinale panoramico tra valle del Noce e rilievi collinari, rappresentativo del paesaggio storico e culturale lucano.
Il complesso è situato in Viale Monastero, nella parte bassa del paese, in prossimità di percorsi pedonali e delle vie storiche che scandiscono il tessuto urbano
La nascita del complesso è legata ai movimenti basiliani dell’XI–XII secolo; successivamente fu abitato dai Benedettini e dedicato a Santa Rosalia. A partire dal 1514–1515, il popolo di Rivello e il suo sindaco ottennero l’autorizzazione papale a costruire un Convento francescano per i Frati Minori Osservanti. La fondazione rispondeva non solo a esigenze religiose ma anche a equilibri politici locali tra i sostenitori aragonesi e gli ordini concorrenti.
Il convento prosperò nei secoli successivi come centro di cultura grazie alla sua ricca biblioteca. Subì chiusure dovute alle leggi napoleoniche (1807-1817) e alla soppressione del 1866, pur restando abitato dai frati fino al 1889.
La struttura si articola attorno a un chiostro quadrangolare con arcate su colonnine e volte a crociera, realizzato nel XVI secolo. La chiesa, sul lato nord, presenta una navata unica voltata a botte. Il portico e il refettorio, insieme al chiostro, conservano affreschi attribuiti a Giovanni e Girolamo Todisco di Abriola e bottega, tra i quali spicca la celebre Ultima Cena (1559), che raffigura elementi della cucina e prodotti tipici locali – coniglio ripieno, fave, castagne, noci e persino granchi del fiume Noce – offrendo una rara testimonianza della cultura materiale del tempo.
La chiesa custodisce anche tele cinquecentesche e un pregevole coro ligneo del XVII secolo.
L’insieme architettonico conserva testimonianze di stili e fasi costruttive diverse.
Di fronte al complesso, è stato realizzato Il Muro della Speranza, un’opera di grande formato (circa 100 m x 2 m) concepita come luogo simbolo del protagonismo giovanile e della visione europea della comunità di Rivello. Il progetto rientra nel programma ‘Basilicata for Hope’ e nasce da un concorso dedicato alle scuole sulle tematiche dell’accoglienza e dell’integrazione, che ha coinvolto oltre 2.500 studenti in elaborati di poesia, narrativa e disegno.
Il Complesso Monumentale di Sant’Antonio non è solo un edificio storico: è una pietra miliare nella memoria collettiva di Rivello, capace di raccontare secoli di fede, cultura e trasformazioni sociali. La presenza di capolavori rinascimentali, di spunti unici di iconografia locale, di connessioni con progetti culturali contemporanei e la partecipazione attiva dei giovani Apprendisti Ciceroni della Scuola Secondaria di Rivello (Ic Lagonegro) fa di questo luogo una tappa imperdibile per chi vuole comprendere da vicino la storia e l’identità della Basilicata.
Luogo solitamente aperto, accessibile per servizi al cittadino
09:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:00)
09:00 – 13:00 / 13:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle Classi III D e IV D del Liceo Linguistico di Lagonegro (I.I.S. “F.DE SARLO-G.DE LORENZO). Apprendisti Ciceroni delle Classi II e III Scuola Secondaria di I grado “R. Scotellaro ” Rivello I.C. Lagonegro. Volontari FAI.
SANT’ANGELO LE FRATTE (PZ)
I SEGRETI DI PALAZZO GALASSO
Via San Michele, 3
<p>Non sono disponibili mezzi di trasporto pubblici per giungere dinanzi il palazzo, ma ci si può arrivare a piedi e sono presenti parcheggi nelle vicinanze.</p>
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI POTENZA
Palazzo Galasso é uno splendido edificio settecentesco di Sant’Angelo Le Fratte, è oggi il cuore pulsante della vita civile cittadina. Sede del Municipio, l’antico palazzo ospita un’offerta culturale integrata: la Pinacoteca “M.A.S. Cancro”, con oltre 240 opere donate alla comunità; una sala multigenerazionale adibita a biblioteca comunale e un museo multimediale dedicato al vescovo Caramuel. Un polo dove storia, arte e innovazione si incontrano.
Palazzo Galasso, sede municipale di Sant’Angelo Le Fratte, è un complesso del XVIII secolo eretto su strutture del XV e nuclei medievali. La sua storia coincide con quella del feudo, passato dai conti Janville ai Gesualdo (1414). Sotto Carlo V fu dei di Gennaro, signori del “Castello delle Fratte”, poi dei Ludovisio (1636) e dei Vitiello (1674). Nel 1815, col fine del feudalesimo, Pasquale Galasso acquistò i beni dal Marchese di Auletta, avviando il rinnovamento neoclassico ed eclettico visibile nelle facciate e nel ponticello romantico. Donato dai Galasso alla cittadinanza nel 1986 e restaurato dopo il sisma del 1980, il palazzo armonizza oggi l’antica anima rupestre con il suo ruolo istituzionale.
Palazzo Galasso è un bene di rara complessità, definito da una stratificazione secolare che fonde architettura e geologia. L’edificio, sviluppato orizzontalmente su via San Michele, si articola in tre corpi: il posteriore, di epoca medievale e massimo pregio storico; l’intermedio, in stile neoclassico rustico; e l’avanzato (XIX sec.), caratterizzato da facciate neoclassiche grigie e interni nobiliari a suite. Un suggestivo ponticello romantico scavalca il vicolo per connettere i volumi. Peculiarità assoluta è il rapporto con la roccia viva, che emerge nelle stanze e funge da elemento portante, come il monolite nell’androne. Le murature miste in pietra, mattoni e legno racchiudono scale monumentali scavate nel banco roccioso e ambienti ipogei, tra cui un antico frantoio con macina originale. Tra soluzioni eclettiche e rigore medievale, il palazzo si impone nel centro storico come eccellenza stilistica e ingegneristica.
Durante le Giornate FAI di Primavera, i visitatori saranno accompagnati dagli Apprendisti Ciceroni in un percorso di visita della durata di circa 40 minuti, dedicato alla storia e alla struttura architettonica dell’edificio. L’esposizione sarà arricchita da materiali fotografici e da approfondimenti su aspetti inediti della struttura, documentati e illustrati direttamente dagli studenti. L’obiettivo dell’iniziativa è favorire la conoscenza del patrimonio locale attraverso il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni e della cittadinanza. Il progetto prevede la collaborazione tra gli alunni della Scuola Secondaria di primo grado, i volontari del territorio e i membri del Forum dei Giovani.
Luogo solitamente aperto, accessibile per servizi al cittadino
**** Luogo con criticità. Sono presenti molte scalinate e gradini vari, alcuni danneggiati ed erosi dal tempo essendo molto antichi, e le stanze non sono di grandi dimensioni rendendo difficile l’accesso a gruppi troppo ampi di persone.
10:30 – 13:30 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 45 minuti, gruppi di massimo 15 unità
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni, Volontari FAI e membri del Forum dei giovani di Sant’Angelo le Fratte.
***** Visite in lingua
SANT’ARCANGELO (PZ)
CHIESA E CONVENTO DI SANTA MARIA D’ORSOLEO
Località Santa Maria di Orsoleo
Aperture a cura di: GRUPPO FAI ALTA VAL D’AGRI
Nella chiesetta barocca di Santa Maria d’Orsoleo, dal forte impatto suggestivo, si conservano numerose testimonianze artistiche di grande pregio. Tra queste emergono una statua lignea della Vergine databile alla fine del XII secolo, un coro in legno del XVII secolo e un elegante altare in marmi policromi, raffinata espressione dell’arte sacra del tempo.
Il chiostro dell’antico convento ospita un rilevante ciclo di affreschi realizzato nel 1545 dal pittore Giovanni Todisco di Abriola. Particolarmente significativo è il celebre Trionfo della Morte, una rappresentazione intensa e suggestiva in cui la morte, raffigurata attraverso numerosi scheletri, colpisce indistintamente uomini, donne e bambini, offrendo una potente metafora della caducità dell’esistenza umana.
In passato il convento fu anche un autorevole centro di formazione, arricchito da una vasta biblioteca oggi scomparsa. Secondo una tradizione leggendaria, un frate, desideroso di ottenere la nomina a vescovo, avrebbe dato alle fiamme biblioteca e archivio per eliminare documenti compromettenti per la propria carriera.
Il Convento è anche legato alla Leggenda del Drago, narrata da Carlo Levi nel “Cristo si è fermato a Eboli”. La leggenda narra che un Principe, verosimilmente Eligio della Marra, sconfisse il drago che infestava tutta la valle solo con l’aiuto della Madonna d’Orsoleo, in onore della quale edificò il convento francescano. Quelli che fino a qualche tempo fa si pensava fossero i resti del drago, in realtà sarebbero due zanne di due elefanti diversi, la mandibola di un coccodrillo e il gozzo di un pellicano.
Si tratta quindi di reperti esotici: le zanne di elefante potrebbero riferirsi a quegli elefanti che hanno attraversato la nostra regione in occasione di battaglie campali, per quanto riguarda i secondi, invece, l’ipotesi più attendibile è quella che si potesse trattare di ex voto, che quindi fossero stati portati qui da pellegrini oppure che fossero stati proprio i frati francescani a portarli perché ci sono esempi similari ad Assisi.
Grazie all’accompagnamento attento degli Apprendisti Ciceroni dell’I.I.S. ‘Carlo Levi’ di Sant’Arcangelo, i visitatori vivranno un itinerario speciale all’interno di un luogo suggestivo e raccolto, dove arte, storia e dimensione spirituale si intrecciano armoniosamente. Quest’anno, in via del tutto eccezionale, sarà inoltre possibile ammirare i misteriosi resti del drago protagonista di un’antica leggenda locale.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 12:30 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
10:00 – 12:30 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni I.I.S “Carlo Levi” di Sant’Arcangelo
TRAMUTOLA (PZ)
CHIESA DELLA MADONNA DI LORETO
Vico Caracciolo
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DELL’ ALTA VAL D’AGRI
Nel cuore di Tramutola, in vico Caracciolo, facilmente raggiungibile da Piazza del Popolo, sorge la Chiesa di Santa Maria di Loreto, scrigno silenzioso di storia e spiritualità.
Il recente intervento di restauro ha restituito alla luce preziosi affreschi risalenti alla seconda metà del Quattrocento e alla fine del Cinquecento, testimoni di una stratificazione artistica che attraversa i secoli. La cappella fu edificata nel Quattrocento per volontà di Antonio de Trocculo e dedicata fin dalle origini a Santa Maria di Loreto.
Addossata per due lati a edifici privati, la chiesa presenta un’unica navata dalla singolare forma pentagonale irregolare, probabilmente risultato di successive aggiunte nel corso del tempo. L’interno, raccolto e intimo, conserva sulle pareti laterali due nicchie in stucco, realizzate nel XVII secolo, oggi prive delle statue che un tempo le animavano.
Sulla parete sinistra si intravede un arco tamponato, verosimilmente sede di un antico altare, accompagnato da frammenti di un affresco raffigurante un santo domenicano di incerta identificazione. Più leggibili e suggestivi sono invece gli affreschi sulla parete destra, dove emergono le figure di Santa Caterina, Santa Lucia e della Madonna del Latte, immagini cariche di devozione e dolcezza.
La facciata principale si distingue per l’elegante semplicità: cornici in intonaco scandiscono i cantonali e le aperture, mentre il portale ligneo rettangolare è sovrastato da un piccolo oculo che filtra la luce all’interno. A coronamento, un muro triangolare svolge la duplice funzione di timpano e vela campanaria, conferendo all’edificio un profilo sobrio ma armonioso.
Nel cuore del centro storico di Tramutola, la Chiesa di Santa Maria di Loreto si apre in occasione delle Giornate FAI di Primavera. Questo piccolo edificio quattrocentesco, recentemente restaurato, custodisce preziosi affreschi che raccontano una storia di arte, devozione e memoria del territorio, offrendo ai visitatori un’esperienza intima e raccolta.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 12:30 / 15:00 – 18:00
09:00 – 12:30 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Volontari FAI
GIORNATE FAI DI PRIMAVERA 21 e 22 MARZO 2026
Presentazione di Lorenzo Rota, Delegato Regionale FAI Cultura
“Le Giornate del FAI rappresentano da decenni una sorta di alleanza esemplare e feconda tra cittadini virtuosi: quelli che hanno una sincera voglia di conoscere e approfondire la storia e le vicende di questo nostro straordinario paese, e altri loro concittadini (i volontari FAI) che due volte ogni anno organizzano la civile e variegata offerta culturale delle Giornate FAI” (Marco Magnifico).
In particolare, in questa primavera del 2026, il programma allestito dal FAI/Basilicata per le GFP, si caratterizza quale significativo contributo per dare visibilità alla “geografia culturale” della nostra Basilicata, ovvero a quell’insieme di geomorfologia, natura, antropizzazione, società e cultura che definisce l’identità di un territorio.
In questa tornata del 2026, grazie al grande lavoro organizzativo da parte delle Delegazioni e Gruppi FAI presenti sul territorio, ed anche ad una loro maggiore diffusione nel territorio stesso, questa “visibilità” ha raggiunto una “copertura” quasi totale dei vari “ambiti” geografici che compongono il nostro territorio regionale:
In effetti, se provassimo ad evidenziare su di una cartina geografica le “aperture” di quest’anno 2026, ne verrebbe fuori la rappresentazione pressocchè completa dell’immagine geografica stereotipa della nostra regione:
il “palmo di una mano”, con le dita distese verso l’alto; nel quale:
Il Pollino è “il polso”, che la lega al braccio calabro della penisola italiana
il Metapontino è “il palmo”, bagnato dallo Jonio;
la Murgia Materana è “il pollice”, robusta piattaforma calcarea che la delimita ad oriente, in direzione del ponte salentino che si protende nel mediterraneo;
i 4 corridoi fluviali sono “le dita”: Bradano, Basento, Agri e Sinni, con le loro articolate quinte collinari, a volte argillose/sabbiose, altre aguzze cimase rocciose, che disegnano il paesaggio in direzione SE – NO, e si chiudono incontrando i contrafforti appenninici dell’Irpinia ed il massiccio vulcanico del Vulture.
In questa immagine sintetica, le “aperture” di GFP/26 costituiscono pertanto i “nodi culturali” di una trama di “itinerari” che disegnano appunto la “geografia culturale” della nostra regione, cerniera di civiltà.
E che trova una suggestiva rappresentazione proprio nelle “vedute” di molti paesi delle diocesi lucane, affrescate nel Salone degli Stemmi dell’Episcopio di Matera: una “chicca” che le GFP/26 rendono visitabile.
Una “geografia culturale” che le GFP/26 fanno emergere, proponendo la visita (“aperture”) di alcune delle sue principali “componenti costitutive”:
Gli insediamenti urbani (città, paesi), che la storia del popolamento regionale ci ha consegnato:dai compatti centri medievali di crinale, sviluppati attorno ad un castello od una chiesa matrice, a volte caratterizzati da insediamenti arabi (“rabate”). (Tricarico, Tursi, Nova Siri, Rotondella, Calciano, S. Mauro F., Albano di Lucania, Melfi, Marsico V., Montemurro, Lagonegro)
a quelli di impianto rinascimentale, dalla classica maglia ortogonale ippodamea. (Bernalda)
ed infine ai nuovi insediamenti urbani di fondovalle e/o pianura, filiazione a valle degli originari centri di crinale; o risultato della straordinaria opera di modernizzazione civile ed ambientale del 2° dopoguerra (Bonifica e Riforma). (Policoro, Marconia)
I Palazzi, Torri e Castelli: pilastro “laico” della struttura urbana di quegli insediamenti: architetture che manifestano cultura e “status symbol” del ceto dirigente (nobile o borghese) che le ha realizzate. Palazzi spesso transitati in ruoli pubblici, sia istituzionali che culturali, e che oggi costituiscono il “nerbo” della vita di queste piccole comunità urbane.
(Revertera/Garaguso, Arcieri e Torre Normanna/S. Mauro, Rondinelli/Rotondella, Palazzo Baronale/Scanzano, Palazzo della “Decima”/Francavilla sul Sinni, Torraca/Pietrapertosa, Bonifacio/PZ, Galasso/S.Angelo Le Fratte, Santoro/MT, Teatro Duni/MT)
Le Chiese e Conventi: pilastro “religioso” degli insediamenti, con le loro:Chiese Madri, collocate in un luogo “eminente” (piazza principale) del centro abitato.
(Bernalda, Garaguso, Miglionico, Tursi, Rionero; S.Nicola/Lagonegro, Episcopio/MT)
Monasteri: molto spesso degli Ordini dei Minori Francescani, a testimonianza della profonda penetrazione della spiritualità francescana nella nostra regione (cfr.: 8° centenario morte di S. Francesco); e che, collocati ai margini dei “borghi” originari, ne hanno spesso costituito il “germe” degli sviluppi futuri.
(Cappuccini/Montalbano, S.Antonio/Pisticci, S. Francesco/Tricarico, S.Demetrio/Brindisi di M./, S.Maria delle Grazie/Castelluccio Inf., S. Donato+ giardino/Ripacandida, Annunziata/Genzano, S.Francesco/PZ, S.Antonio/Rivello, S.Maria d’Orsoleo/Sant’Arcangelo)
Santuari, Chiese e Cappelle Urbane e Rurali, a volte “rupestri”, nuclei di spiritualità popolare distribuiti nel più ampio territorio urbano, rurale e naturale
(Santa Barbara, S.Rocco a Casalnuovo, La Scordata/MT, S.Nicola/Garaguso, S. Rocco/Cancellara, S.Maria del Ponte/Marsico N., S. Lorenzo/Melfi, S. Antuono/Oppido, Santuario S.Donato e S.Maria del Carmine/Ripacandida, S.Nicola/Rivello, Madonna Loreto/Tramutola.
Le sue architetture rurali, testimonianza di una economia agricola e d’allevamento che per molti secoli ne ha caratterizzato la società.
(Masseria S.Angelo V./Bernalda, Masseria S. Chiara/Ferrandina)
Ed infine i suoi paesaggi e “quadri” naturalistico-ambientali, i suoi massicci montuosi, le sue valli solcate dai fiumi, i suoi crinali e versanti collinari e/o montani, a volte ricoperti da fitti boschi, altre segnate dalle rugosità dei “calanchi” o da fenomeni franosi.
Tornando quindi alla nostra carta geografica, ed al disegno tracciato sul territorio regionale dagli “itinerari” che si compongono con le “aperture/FAI” programmate, emerge (a questo punto) il valore aggiunto che all'”offerta/GFP/26″ può venire se ne viene esplicitata la “geografia culturale” di quegli ambiti, di quei territori;
dei quali i “monumenti”, le “singolarità ambientali e culturali” oggetto di visita (“aperture”) compongono il “mosaico”, e costituiscono la trama culturale e civile.
(Esempi: Ambito del Medio Basento; della Media/Alta Valle d’Agri; del Metapontino; dell’Alto Bradano; del Vulture; del Lagonegrese, ecc.)
Tema di grande interesse, se integrato al “programma istituzionale/FAI” con alcuni “medaglioni introduttivi”, sorta di “itinerari suggeriti”, che propongano ai cittadini che si accingono ad una visita (magari di un’intera giornata) di fruire di più “aperture” (di diverse tipologie) distribuite appunto in un “itinerario” e/o contesto geografico, che consenta loro di comprenderne ed apprezzarne appieno le valenze storico-culturali e naturalistico-ambientali DI CONTESTO.
Offrire cioè (insieme ai “monumenti”) pezzi di “geografia culturale”, raccontarla,
e fare dei visitatori “cittadini del territorio”.
Chiudo sottolineando il
grande, complesso e continuo lavoro organizzativo del quale si fa carico tutta la “famiglia FAI” (sapientemente coordinata dalla presidente e dal suo staff operativo), sia per la costruzione delle Giornate FAI/Primavera/Autunno (da parte dei capi Delegazione e/o Gruppi); che per la gestione di “Casa Noha”, (unico Bene-FAI in Basilicata), da parte del property manager.
Senza dimenticare lo straordinario coinvolgimento (in collaborazione con le Istituzioni Scolastiche e i Docenti), dei suoi giovani “Apprendisti Ciceroni”, tramite empatico (non “accademico”), con i “visitatori”, con i fruitori delle “aperture” programmate.
Operazione di grande importanza formativa, che sintonizza le nuove generazioni, i nostri Studenti, con il patrimonio culturale del proprio territorio, e li sensibilizza alle problematiche della sua tutela/valorizzazione, sulle quali, auspicabilmente, potranno/dovranno impegnarsi in un prossimo futuro.
Perché come sostiene Marco Magnifico, le Giornate FAI del Patrimonio, sono soprattutto un ricco e straordinario appuntamento che “racconta il patrimonio culturale per educare la collettività a proteggerlo e a prendersene cura”.
La fotogallery della conferenza stampa (foto www.SassiLive.it)




