Al via questa mattina la prima delle due Giornate di FAI d’Autunno promosse dal FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano.
Le Giornate FAI di Autunno, giunte quest’anno alla 14^ edizione e a 50 anni dalla fondazione del FAI, sono il grande evento di piazza che il FAI dedica ogni anno al patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia, con il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero della Cultura e di tutte le Regioni e le Province Autonome italiane.
Di seguito i siti aperti in Basilicata sabato 11 e domenica 12 ottobre 2025.
BASILICATA
Provincia di MATERA
1. ALIANO (MT)
ALIANO, ALIANELLO E CARLO LEVI
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI ALIANO
Nei dintorni del Comune di Aliano (MT) paese di confino di Carlo Levi e luogo ricco di storia e tradizioni troviamo il borgo di Alianello Vecchio, luogo completamente disabitato (Ghost Town) edificato proprio su uno sperone roccioso (Calanco). Le notizie documentali fanno risalire la nascita di Alianello al tardo Medioevo, ma ritrovamenti di tombe risalenti agli Enotri (non visitabili) i cui reperti si trovano nel MAN della Siritide, fanno ipotizzare un’origine ben più antica, databile addirittura all’Età del Ferro.
Il borgo, un tempo abitato da una comunità coesa, dinamica e ricca di iniziativa, ospitava botteghe artigiane (fabbricazione di mattoni di argilla locale) e laboratori dove avveniva la lavorazione e trasformazione delle materie prime (olio, farina, ortaggi, latte, carni) in prodotti alimentari di altissima qualità, legati alle fiorenti produzioni agricole e all’allevamento locale.
Luogo utilizzato anche come set cinematografico.
Ci incontreremo alle ore 9,30 con i partecipanti davanti la chiesa di Aliano, il paese del confino di Carlo Levi; una narratrice, in abito tipico di Alianello vecchio, racconterà la storia di Giulia, che era la governante di Levi. Successivamente ci recheremo alla tomba di Carlo Levi, per poi fare una sosta davanti la fontana del borgo abbandonato di Alianello vecchio. Racconteremo la storia di questo luogo tra poesie e musica . La passeggiata si concluderà al belvedere con affaccio sui Calanchi, le suggestive formazioni argillose che caratterizzano il paesaggio circostante saranno lo scenario per interessanti approfondimenti e scatti fotografici.
BORGO
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
10:00 – 13:00
2. BERNALDA (MT)
BORGO ANTICO DI BERNALDA
Piazza San Bernardino da Siena
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Bernalda è un paese della costa jonica poco distante da Metaponto e Matera. Dalla valle del Basento si scorge con la caratteristica immagine dei paesi della Lucania arrampicati sulle pendici delle colline. In realtà l’abitato si espande per circa due chilometri lungo l’asse alberato di Corso Umberto. L’impianto urbano originario di tipo ippodameo si ripete anche nella ottocentesca espansione fuori dalle mura, preservando gran parte delle caratteristiche storiche e ambientali più peculiari.
Dopo un periodo buio, i casali costieri ripopolati, ampliati e fortificati ritornarono all’antico splendore nel XVI secolo. Si assisterà al restauro delle vecchie mura e delle torri con l’aggiunta di altre fortificazioni, ad opera degli Aragonesi per le necessità difensive della costa, approdo delle invasioni esterne. Bernalda nel 1567 rientra tra i paesi in cui fu istituito il servizio della Cavallara, infatti, la posizione della sua torre normanna le permetteva di controllare tutta la valle del fiume Basento per secoli navigabile fino alla costa. Il promontorio, su cui era sita, conteneva in sé sicuramente una peculiarità che non poteva essere stata trascurata nella scelta del sito, che dalle iconografie del Pacichelli si rileva con strigas ed insulae bislunghe e cinta da mura.
Dopo l’infeudamento, Camarda fu distrutta durante un’invasione francese nei primi decenni del XVI secolo. Il nuovo centro, rifondato prima dal principe Pirro del Balzo e poi ad opera di Bernardino de Bernaudo, fu fatto erigere immaginando per esso un impianto regolare con strade diritte e perpendicolari. La strada principale e centrale collegava le due porte principali delle mura. L’ortogonalità del sistema viario che va a formare delle insulae rettangolari, e l’orientamento rigoroso, mostrano una particolare attenzione agli studi dell’urbanistica classica e alle caratteristiche urbanistiche della vicina colonia greca di Metaponto, che ancora mostrava alcune tracce sul suo sito e che per secoli ha offerto un prezioso materiale da costruzione a Bernalda e ai centri vicini. La strada principale terminava sulla valle con un grande largo su cui si affacciavano a destra il Castello e a sinistra la Chiesa Madrice (fondata 1535), che il popolo volle dedicare a S. Bernardino da Siena, in onore del loro barone di cui portava il nome e, che a sua volta aveva offerto il suo nome per la nuova denominazione della ricostruita Camarda, che fu chiamata Bernauda per diventare successivamente Bernalda.
Il percorso delineato interesserà il centro storico, seguendo le tracce delle evoluzioni storiche che hanno trasformato il piccolo borgo fortificato. Saranno messe in evidenza le caratteristiche tipologiche e costruttive del sistema insediativo. Sarà possibile osservare l’evoluzione delle tipologie abitative: in numero maggiore erano le “Cannizzate”, aventi tetto a due falde, riconducibile alla tipologia delle case contadine della zona del fiume Basento, e le “Lammiate”, che invece hanno una copertura a volta ricoperta da laterizi. Non mancherà di osservare le “Palazziate”, che hanno rappresentato i palazzotti signorili della borghesia locale e latifondista. Una attenzione particolare sarà rivolta ai materiali impiegati, che consentiranno di scoprire anche le più remote influenze magno-greche. Lungo il percorso si scopriranno piazze, chiese e palazzi, raccontando la storia e le leggende che ne connotano la peculiarità identitaria; nei pressi del Castello si potrà partecipare alla rievocazione della vita normanna dell’XI secolo, con accampamenti storici, banchi didattici, dimostrazioni di tiro con l’arco e tecniche di combattimento medievale. Un percorso immersivo per conoscere da vicino usi, costumi e tradizioni del Medioevo a cura della Compagnia d’Arme Castrum Naumanni.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
Questo sito beneficia di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il suo restauro.
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)Note: turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)Note: turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni del’IISS Bernalda e Ferrandina e Volontari della Delegazione FAI della Costa Jonica
ORTO BOTANICO DELL’ISTITUTO SCOLASTICO DI BERNALDA
via Schwartz
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
La sede di BERNALDA in Via Schwartz dell’IIS Bernalda e Ferrandina nasce nel 1988 per ospitare l’ITET “A. Olivetti”, con l’indirizzo di Ragioneria, negli anni l’offerta formativa si è arricchita con il corso per Geometri nel 1998, con il corso Turistico nel 2002 e con il corso serale nel 2003, ivi trasferendo qui anche la sede del Liceo Scientifico ubicato fino agli anni ’90 in una sede storica, luogo simbolo della sperimentazione architettonica degli anni ’50, ad opera dell’ing. P. Mecca e arch. A. Lacava, pubblicato nel 1963 sulla rivista “L’Architettura”, diretta da B. Zevi.
Il Liceo Scientifico “M. Parisi”, intitolato all’archiatra pontificio bernaldese, è stato istituito a Bernalda nel 1969 come sezione staccata del Liceo Scientifico “E. Fermi” di Policoro, diventando autonomo negli anni ’70; negli anni ’90 è stato associato all’ITET “A. Olivetti”, diventando autonomo nel 1996; negli anni l’offerta formativa si è arricchita con il corso per Geometri nel 1998, con il corso Turistico nel 2002 e con il corso serale nel 2003. Il 1° Settembre 2015, con il ridimensionamento scolastico, dall’unione degli IIS di Bernalda e Ferrandina è nato l’Istituto unico.
L’Orto botanico di Bernalda prende il nome di Giardino dei Profeti, si estende per una superficie a verde di oltre 10,000 mq, inframmezzati ai fabbricati della scuola che insieme costituiscono un unicum che rende particolarmente gradevole tutto il complesso scolastico. Il giardino è nato circa 15 anni fa con le solite piantumazioni di essenze vegetali fatte nelle giornate ecologiche, così come in tutti gli istituti scolastici. Nel 2015 è stato fatto un salto di qualità, dotando le aree coltivabili con impianti irrigui fissi e cominciando a mettere a dimora un numero sempre crescente di piante. Oggi il parco conta oltre 1600 piante di 150 specie diverse. Gli spazi sono divisi in aiuole i cui nomi si rifanno alla mitologia classica. Negli ultimi due anni sono state messe a dimora soprattutto piante alloctone provenienti da ogni parte del mondo. La biodiversità ha creato una un’esplosione di colori e profumi. Le piante dell’orto botanico assorbono tutta la C02 prodotta dalla popolazione scolastica presente nell’Istituto. Si può dire a Bernalda l’Agenda 2030 è stato un obiettivo importante per la scuola.
A Bernalda, in via Schwartz è presente un polmone verde nel recinto interno della scuola IIS Bernalda Ferrandina per una estensione di circa 2 ha, dove sono presenti circa 1500 piante di 150 specie diverse. L’orto scolastico costituisce un laboratorio sperimentale all’aperto nel quale gli studenti hanno modo di sperimentare, raccogliere le prove ed interpretarle, per approfondire e sviluppare il concetto di biodiversità coltivata. Gli alunni dell’Istituto, Apprendisti Ciceroni, accompagneranno i visitatori in un percorso etnobotanico dell’orto realizzato e gestito dalla scuola, in cui racconteranno la storia del nostro territorio attraverso la flora. Durante la visita all’Orto botanico saranno descritte dai volontari, curiosità, aneddoti, storie e riferimenti scientifici legati alle essenze vegetali.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)Note: turni di visita ogni 45 min per gruppi di 25 persone
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)Note: turni di visita ogni 45 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: degli Apprendisti Ciceroni dell’IISS Bernalda e Ferrandina e Volontari della Delegazione FAI della Costa Jonica
TORRE DI MARE: SULLE TRACCE DELLA METAPONTO MEDIEVALE
Strada Provinciale Bernalda-Metaponto – Contrada Mercuragno
S.P. Bernalda-Metaponto
COORDINATE: 40.37023103012604, 16.813131984921803
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
A Metaponto, l’insediamento fortificato di Torre a Mare è una delle antiche proprietà benedettine condivise con il feudatario normanno di Montescaglioso, Rodolfo Maccabeo. Si conservano i resti dell’abitato medievale e la chiesa rifatta agli inizi del sec. XVII dedicata a San Leone. L’insediamento medievale di Torre di Mare è situato nelle immediate vicinanze della odierna stazione ferroviaria di Metaponto e in linea d’aria a quasi 1 km a Sud della Metaponto di età magno-greca e poi romana.
Il complesso fu una fortezza medievale costruita con i materiali dell’antica Metaponto. Composto da 3 gruppi di manufatti: la Chiesetta di San Leone e la casa canonica annessa, la taverna e la caserma dei guardiacostieri, ossia le guardie daziarie. Dall’insediamento di Torre di Mare i monaci ricevevano cospicue rendite prodotte dalle saline presenti sulla costa e da due approdi costieri sulle foci del Bradano e Basento, se pure la fortezza non è stato un insediamento monastico. Federico II ne rinforzò la difesa, confermò la concessione della contessa Emma d’Altavilla al monastero benedettino di Montescaglioso, precisando che la città di Santa Trinità assumeva il nome di Torre di Mare.
Secondo G. Noyé l’abitato altomedievale di Metaponto con il relativo porto doveva trovarsi sulle sponde del lago di S. Pelagina, oggi scomparso, ma ubicabile nell’area antistante l’insediamento medievale di Torre di Mare verso Est. Per l’interesse storico archeologico del sito le indagini condotte attestano fasi insediative abitative a partire dal XIII sec. L’attestazione di una fase insediativa nell’epoca bizantina si ridimensiona a una frequentazione dell’area, riscontrata da reperti di ceramica, senza tracce definite della presenza di un nucleo abitato. Lo stesso vale per la fase insediativa di epoca normanna, pur riscontrata nelle fonti documentali. Dalla fase bizantina a quella successiva c’è un salto di un intero secolo, infatti in pieno XIII sec. si ha conferma, dai documenti e dalle indagini, dell’esistenza di un nucleo demico stabile, la cui vita si svolgeva in un piccolo abitato ubicato in prossimità di una fortificazione. Ossia, il castrum attestato in età federiciana dalle fonti, una fortezza militare, un baluardo con funzioni di controllo del territorio rurale, funzioni che riferite alle citazioni di epoca normanna aveva sin dalle origini.
Dell’odierno insediamento fortificato circondato da un parco archeologico è ancora necessario chiarirne la formazione, se cioè il nucleo più antico si è formato dall’abbandono progressivo di Metaponto tardoantica già dall’alto Medio evo (VIII-IX secolo); oppure se gli inizi della frequentazione dell’area siano da ascrivere alla seconda metà dell’XI secolo, quando la Civitas Sanctae Trinitatis compare per la prima volta in una fonte scritta.
La visita guidata consentirà di seguire le tracce dell’evoluzione storica dell’insediamento di Torre di Mare, rilevare i risultati delle opere eseguite, nonché delle indagini condotte da vari esperti ed archeologi dal parco archeologico all’insediamento fortilizio. Il Complesso monumentale è stato interessato da un complesso intervento di restauro ed attualmente è in fase di adeguamento per una gestione finalizzata alla fruibilità, ma in via straordinaria sarà possibile visitare il Meta Museo Magna Grecia (realtà virtuale e metaverso). Inoltre, dom. 12/10 alle ore 11,00 si terrà una visita speciale guidata dall’archeologo e professore Dimitris Roubis dell’UNIBAS, nell’ambito del progetto FAI Ponte tra Culture.
Il sito è in fase di adeguamento per garantire una costante fruibilità, pertanto attualmente è solitamente chiuso.
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)
Note: turni di visita ogni 45 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’IISS Bernalda e Ferrandina
3. CALCIANO (MT)
CAPPELLA DI SANTA MARIA DI SERRA COGNATO
Parco regionale di Gallipoli Cognato – Calciano
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI CALCIANO
Ubicata all’interno del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane è considerato come il più antico insediamento verginiano della Basilicata, fu edificato da S. Guglielmo da Vercelli dopo aver abbandonato nel 1128 Montevergine (AV). In una bolla di Papa Lucio III, la chiesa è menzionata come facente parte del vescovado di Tricarico, mentre in una bolla del 273 di Papa Gregorio IX cita non il monastero ma la ecclesiam di S. Maria di Cognato.
La chiesetta di Cognato si realizza in un’unica navata e con l’abside ricavato nello spessore delle mura. Lo spessore delle murature fa presumere che la copertura doveva essere lignea. Gli affreschi presenti nell’abside fanno pensare a un intervento tardomedievale connesso alle vicende di ripresa, dei secoli XIV-XV, dell’uso della chiesa.
La chiesetta ha una pianta regolare, quasi quadrata, costituita da chiusure verticali in pietra squadrata aventi funzione portante. È composta da due locali, uno destinato alle celebrazioni religiose, l’altro a sacrestia.
Il tetto della Cappella è a doppia falda, mentre il locale adiacente presenta più falde.
L’intervento di restauro realizzato dal Parco nel 2025 ha permesso di effettuare la messa in sicurezza della chiesa con delle grate, il posizionamento di lampioni con pannellino fotovoltaico per illuminare l’area e la dotazione di banchi interni.
Inoltre è stato effettuato il restauro dell’affresco presente nell’abside della chiesa.
In giornate FAI scoprirete la storia di un antico insediamento verginiano costituito da una piccola cappella di recente restaurata che si trova in un contesto paesaggistico tutelato dal Parco Regionale di Gallipoli Cognato. La struttura si trova lungo il percorso legato al cammino di San Guglielmo da Vercelli verso la Terra Santa che il Santo percorre attraversando anche l’Irpinia Lucania e Puglia. La vita di San Guglielmo da Vercelli narra che presso Cognato (cfr. attualmente località nel Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane) fu picchiato e sfigurato da un cacciatore in quei boschi isolati. Il luogo si rivela un’oasi di pace interamente immerso in una natura incontaminata.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
Visite a cura di: Associazione “Santa Maria della Rocca” di Calciano; Apprendisti Ciceroni Istituto omnicomprensivo di Tricarico sede di Calciano
4. CRACO (MT)
CRACO NON DIMENTICA: L’EREDITÀ DI COLUMELLA ONORATI
VIA MONASTERO SNC
COORDINATE: 40°22’43¿N 16°26’24¿E
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
L’ex complesso monastico di San Pietro si trova a breve distanza dall’abitato di Craco Vecchia, da cui si gode un suggestivo panorama. Situato lungo la strada provinciale che collega Craco Peschiera a Stigliano, il monastero è circondato da coltivazioni di olivi e siepi di fichi d’India, che lasciano spazio ai calanchi circostanti. L’edificio, immerso nella natura lucana, rappresenta un perfetto punto di osservazione per ammirare il borgo storico e il paesaggio circostante.
Fondato nel 1620 per volontà di Giovanni Donato Penna, completato nel 1632, il monastero fu ampliato nel 1777 con la cappella della SS. Annunziata. Dopo le leggi soppressive del 1866, fu destinato a diversi usi pubblici, tra cui caserma e asilo. La chiesa conventuale rimase aperta fino al 1980, quando i danni del terremoto ne provocarono la chiusura. Dal 1998 al 2000 si recuperarono alcune aree, mentre dal 2014 sono in corso lavori per il Museo Emozionale di Craco. Il complesso è inserito nel Parco Museale Scenografico istituito dal Comune di Craco nel 2010.
Il complesso conventuale presenta una struttura quadrangolare con chiostro e dodici colonne con peducci a mascheroni. La navata laterale e la cappella della SS. Annunziata completano l’edificio. Negli anni furono demolite alcune arcate e murate le colonne; incendi e smottamenti hanno provocato danni parziali, ma rimane visibile la volta a botte lunettata e resti originari nell’orto conventuale. Gli interventi di restauro recenti hanno consentito di valorizzare il sito come spazio culturale e museale.
Durante le Giornate FAI, il pubblico potrà visitare la sala convegni e le terrazze del Monastero di San Pietro, ammirando la vista su Craco Vecchia e la Torre Normanna. All’interno sarà allestita la mostra ‘Craco non dimentica’ – L’eredità di Columella Onorati’, dedicata alla vita e all’opera di Nicolò Columella Onorati, frate, filosofo, agronomo e naturalista. I visitatori potranno esplorare pannelli con testi, immagini e materiali multimediali che illustrano l’ influenza di Columella Onorati nell’agricoltura, nell’istruzione e nella cultura lucana del XVIII’XIX secolo. I Volontari guideranno i turni illustrando l’eredità scientifica e morale di Onorati, valorizzando la memoria di uno dei figli più illustri di Craco. Questa mostra non è soltanto un omaggio a un uomo, ma anche un invito a guardare Craco con occhi diversi: non come un paese fantasma, ma come un borgo che, attraverso la scienza, l’arte e la memoria, continua a parlare al presente.
Luogo solitamente aperto, accessibile a pagamento
Questo sito ha beneficiato di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il restauro la rifunzionalizzazione.
Turni di visita ogni 45 minuti , gruppi massimo 20 persone. Sospensione delle visite dalle 13:00 alle 15:00.
15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 45 minuti , gruppi massimo 20 persone
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 45 minuti , gruppi massimo 20 persone. sospensione delle visite dalle 13:00 alle 15:00.
Visite a cura di: Volontari FAI di Craco-Gruppo FAI Di Pisticci e della Valle dei Calanchi in collaborazione con la Società Cooperativa ar.l. OLTRE L’ARTE
5. FERRANDINA (MT)
CHIESA MADONNA DEL CARMINE
Largo Purgatorio
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI FERRANDINA
La chiesa di Santa Maria di Loreto, meglio conosciuta come Madonna del Carmine o chiesa del Purgatorio, si trova nel centro storico di Ferrandina, nel cuore del tessuto urbano medievale e rinascimentale della città. Sorta in posizione strategica, lungo l’asse viario che collegava il nuovo abitato con le campagne circostanti, rappresenta un punto di riferimento religioso e devozionale per la comunità. L’edificio, stretto tra costruzioni adiacenti, conserva un ruolo centrale nella memoria storica e artistica locale.
Le origini della chiesa risalgono al trasferimento dei Domenicani da Uggiano a Ferrandina, autorizzato da Papa Leone X nel 1517. Edificata su fragili terreni, subì cedimenti e rifacimenti già nei secoli XVI e XVII. Nel 1790 fu concessa ai laici del Pio Monte dei Morti, che ne restaurarono gli spazi e mutarono il titolo in “Purgatorio”. Luogo di sepoltura dei notabili, custodì opere e suppellettili commissionate da confraternite e famiglie aristocratiche locali.
La facciata a capanna presenta portale cinquecentesco bugnato, rosone e decorazioni scolpite, nonché il simbolo della famiglia Del Balzo, portato dal primo convento di Uggiano, in segno di continuità; lateralmente si aprono portali minori con motivi concentrici e nicchie figurate. L’interno, a navata unica con presbiterio voltato a crociera, fu ampliato nel XVIII secolo con ambienti laterali. Conserva una cantoria lignea barocca (1693), un organo settecentesco e resti di cicli pittorici, tra cui opere di Antonio Sarnelli. Spiccano anche la porta lignea cinquecentesca e manufatti decorati, testimonianze di botteghe locali e meridionali.
L’itinerario proposto per le Giornate FAI a Ferrandina svela una trama di legami sottili tra architetture e simboli che attraversano secoli di storia. Si apre uno dei capitoli più suggestivi della storia di Ferrandina: il trasferimento dei Domenicani dall’antica Uggiano alla nuova città voluta da Federico d’Aragona. Dall’antica porta della Chiesa della Madonna del Carmine, ora Chiesa del Purgatorio, che ha segnato l’ingresso della comunità religiosa a Ferrandina, la storia si arricchisce di segni testimoni di un’evoluzione culturale e sociale. Le porte, con le loro forme e decorazioni, non sono solo ingressi fisici, ma anche simboli di transizione e continuità, che collegano il passato al presente e invitano alla riflessione sulla memoria collettiva.
Per le Giornate FAI sarà l’occasione di lasciarsi guidare da questi indizi, entrando nel cuore del primo nucleo della città, per scoprire come abbia saputo preservare e valorizzare la propria identità attraverso il tempo. A conclusione delle Giornate, gran finale immersivo! Vi aspetta un’esperienza unica: SVSPENSAE, una libera interpretazione degli scritti domenicani sulle visioni del Purgatorio. Un viaggio suggestivo, avvolto dall’atmosfera intima di un candle light concert, che vedrà protagoniste le voci del Coro San Giovanni Paolo II: musiche e suggestioni che si incontrano, per valorizzare e preservare insieme la nostra eredità culturale.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni IIS Bernalda Ferrandina
MADONNA DELL’ULIVO S. ANTONIO ABATE
Viale Mazzini, 17
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI FERRANDINA
La Cappella di Sant’Antonio Abate si trova nella contrada Zambroglio, oggi inglobata nell’espansione edilizia moderna di Ferrandina, ma un tempo situata in aperta campagna, lontana dal centro abitato. Sorgeva in un’area di campi fertili e uliveti, vicina all’attuale oleopolio Cooperativo Obelanum, a testimonianza del legame tra devozione popolare e mondo rurale. La sua posizione periferica rivela la funzione originaria di luogo di culto per le comunità agricole che vivevano e lavoravano nei dintorni, impegnate nella raccolta delle olive, eccellenza ferrandinese.
Le prime notizie documentate risalgono al 1718, quando una visita pastorale attestava il grave stato di abbandono della cappella, trascurata per la lontananza del beneficiario, il sacerdote Giovanni Alfonso Tileni di Grottole. Restaurata entro la metà del Settecento, fu dotata di un nuovo beneficio, grazie alla munificenza del Cardinale di Napoli. Nel 1756 risultava affidata al canonico Giovanni Torchitto e arricchita di terreni produttivi, confermando l’importanza economica e spirituale del sito.
La chiesetta, di impianto semplice e rurale, rispecchia le caratteristiche delle cappelle extra moenia del Seicento/ Settecento, con struttura modesta, ma funzionale al culto. L’interno conserva l’effigie della Madonna dell’Olivo, segno di devozione mariana intrecciata ai simboli della campagna circostante, oltre alla statua di Sant’Antonio Abate. Pur priva di decorazioni di rilievo, la cappella si distingue come testimonianza viva di religiosità popolare, capace di coniugare spiritualità, identità comunitaria e paesaggio agricolo lucano.
Aprire la Cappella di Sant’Antonio Abate nelle Giornate FAI significa offrire al pubblico un’occasione unica: questo piccolo scrigno di devozione, immerso un tempo nella campagna e oggi inglobato nella nuova Ferrandina, non viene mai reso accessibile se non in due momenti dell’anno, il 17 gennaio e quaranta giorni dopo Pentecoste, quando la comunità celebra con grande partecipazione il Santo a cui è intitolata. La visita diventa quindi un privilegio raro, che permette di entrare in un luogo altrimenti chiuso, scoprendone la storia, le memorie e l’antica tradizione popolare legata al culto del Santo e alla Madonna dell’Olivo qui venerata. Il culto, infatti, testimonia la presenza di antichi riti arborei, noti come fiera del ‘maggio’, oggi scomparsi nella memoria folklorica. Non è solo la scoperta di una chiesa, ma l’incontro con una devozione radicata nel tempo, che unisce fede, ritualità e identità collettiva.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni IIS Bernalda- Ferrandina
6. GROTTOLE (MT)
CASTELLO SICHINULFO
Contrada della Motta s.n.
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI GROTTOLE
Il Castello di Grottole sorge su una collinetta distaccata dal resto del paese, in un luogo anticamente chiamato “Contrada della Motta”. Le prime notizie sul Castello di Grottole risalgono al 1154, quando Al-Idrisi, geografo arabo, su incarico del re scrive un volume intitolato “Sollazzo per chi si diletta agirare il mondo”, dove descrive i paesi della Basilicata.
In questo libro la costruzione dei castelli di Grottole e Altojanni risale al 604 d.C., per opera dei Longobardi di Benevento. Nel volume Una pagina di storia patria di Tommaso Andreucci, la costruzione dello stabile si fa risalire all’ 851 d.C. per volere del principe di Salerno, Siconolfo.
La struttura originaria era formata da 13 vani soprani, da 6 vani sottani, da una stalla e da una cantina. All’interno del Castello, di notevole prestigio è il grande camino sito nella stanza che precede quella che immette alla torre, sovrastato da una grande conchiglia in stucco, che custodisce al suo interno uno stemma, forse quello dei Sanseverino di Bisignano.
La visita al castello è particolarmente suggestiva sia per le strutture del castello ma anche per il contesto paesaggistico in cui si trova. Il racconto della storia e delle caratteristiche architettoniche dell’antica fortificazione sarà arricchito dalla leggenda della bella Abufina, che morì nei pressi del Basento, il fiume sottostante.
Apre in occasione di eventi
Questo sito beneficia di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il suo restauro.
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto comprensivo “Miglionico” sede di Grottole; Associazione “Made in Grottole”; AVIS; Associazione “Amici del cuore”
7. IRSINA (MT)
IRSINA. SULLE ORME DEI GRANDI
Piazza Garibaldi
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
Montepeloso, oggi Irsina, si trova sulla valle del Bradano, a 550 mt d’altitudine, raggiungibile facilmente da Matera, Potenza e dalla Puglia. Ha un vasto territorio comunale, con un’antichissima Concattedrale e un centro storico stratificato. È diventata la residenza di numerose famiglie straniere, che con il loro amore per questo luogo stanno rivitalizzando il centro storico.
Abitata dall’homo erectus, Irsina fu in seguito punto di riferimento per Greci e Romani. Fortificata in epoca medievale, vide avvicendarsi famiglie della grande nobiltà, tra le quali i Grimaldi. Ogni stradina è fonte di meraviglia per chiesette e palazzi storici. Qui sono nate personalità che si sono distinte in ambito culturale, scientifico e tecnico, sia a livello locale che internazionale; altri, invece, come Andrea Mantegna, hanno reso famosa la città, benché non nati in Basilicata.
Nel corso della sua storia Irsina è stato un importante crocevia di scambi commerciali, di flussi culturali e di relazioni umane. La sua posizione baricentrica ha consentito alla comunità di prosperare ricavandone enormi benefici culturali, economici, sociali e artistici, come testimoniano le architetture e le opere d’arte qui conservate. Terra di cultura, di storia, di tradizione, da anni è meta di “nuovi cittadini” arrivati da tutto il mondo.
Il percorso si snoda attraverso luoghi legati ai personaggi illustri. Si parte con la visita della Cattedrale che custodisce la statua di Santa Eufemia attribuita all’artista rinascimentale Mantegna. Seguirà la narrazione delle tele del pittore giordanesco Andrea Miglionico. Sarà visitabile il museo multimediale dove si racconterà la vicenda del Mantegna e sarà possibile entrare nel palazzo seicentesco, sede della Mediateca, donato alla comunità di Irsina dal facoltoso notaio Fedele Romano. Qui sarà allestita una mostra temporanea di alcuni dipinti di Cesare Colasuonno, pittore irsinese emigrato a San Paolo, fondatore in Brasile di una scuola di pittura e disegno molto frequentata e verrà presentato il grande musicista-compositore irsinese Giuseppe Mascolo, organizzatore del primo Festival di bande in Basilicata.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
***** Visite in lingua Inglese
8. MATERA (MT)
ARCHIVIO DI STATO
Via Tommaso Stigliani, n.25
Geolocalizzazione su Google maps: https://maps.app.goo.gl/2U8izwNHuaKcnA9q8
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
L’Archivio di Stato di Matera si trova in via Tommaso Stigliani 25, nel centro cittadino ma in posizione più tranquilla rispetto ad altre strade interessate dal consistente flusso turistico.
L’ingresso, leggermente rialzato rispetto al piano stradale, è stato appena risistemato, per facilitare l’accesso a chi ha disabilità motorie.
Questo edificio è stato costruito nel 1954 su progetto di Primo Egi. È nato come sala cinematografica, sulla scia del vicino Cinema Duni firmato da Ettore Stella. In quegli anni la città stava vivendo un fervore costruttivo notevolissimo, nei vari ambiti della socialità. Fu la famiglia Quinto, originaria di Pisticci, a volere questa sala, edificata su un terreno acquisito dalla Congregazione delle Suore Figlie di Sant’Anna. Fu una sorta di diversificazione patrimoniale per i Quinto, ricchi agricoltori che possedevano uno dei pastifici cittadini, assieme alla famiglia Manfredi. Conservarono il cinema fino al 1980. L’edificio dopo un paio d’anni ospitò l’Archivio di Stato. La prima sede, in via Scotellaro, fu dichiarata inagibile in seguito al terremoto del 1980.
Caratterizzata da elementi metallici facilmente smontabili per adattare gli spazi dell’ex cinema alle nuove esigenze, la struttura si sviluppa su 3 livelli e comprende anche i locali dell’ex discoteca. Quello sotterraneo ospita i depositi, ora in fase di riorganizzazione. Sono presenti opere donate dagli artisti Nicola Lisanti e Vita Malvaso.
Nel corso della visita, sarà possibile conoscere il ricco patrimonio di documenti (oltre 100 mila) e libri (circa 13 mila) conservato nell’archivio. Risale al 1078 la testimonianza più antica. Sarà possibile anche conoscere la storia dell’edificio, nei diversi utilizzi. Si parlerà anche delle importanti donazioni da parte di privati.
Domenica 12, l’Archivio di Stato di Matera ospita una mostra documentaria per l’evento ‘Domenica di Carta ‘.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
Questo sito beneficia di fondi europei PNRR – Programma per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura.
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30
09:30 – 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Narrazione a cura dell’IIS “Duni-Levi” di Matera – Liceo Classico
***** Visite in lingua inglese
DJ Set Matera
INDUSTRIA TRA ETICA ED ESTETICA
Contrada Serritello La Valle
Geolocalizzazione su Google Maps: https://maps.app.goo.gl/i12aEPYpdLzsXdic6
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
In Contrada Serritello La Valle, a breve distanza dalla splendida chiesa rupestre di Santa Maria detta “La Vaglia” sorge lo stabilimento di Calia Italia, che produce divani e poltrone esportati in tutto il mondo, in 80 diversi paesi. L’azienda compie i suoi primi 60 anni, sempre gestita dalla famiglia Calia. Nel gruppo, guidato dai fratelli Saverio (art director) e Giuseppe (direttore corporate), figli del fondatore Liborio Vincenzo, è entrata con ruoli attivi la terza generazione.
Liborio Vincenzo Calia, a soli 18 anni, nel 1944, comincia la propria attività come falegname. Nel 1965 focalizza la propria produzione artigianale nel settore del mobile imbottito, per rispondere alle nuove esigenze dei propri concittadini che vogliono abitazioni più confortevoli e ben arredate.
Il laboratorio si sviluppa e si trasforma gradualmente in azienda. Una crescita gestita con oculatezza, con un occhio al mercato e l’altro alla solidità economica.
Concetti tuttora applicati, che hanno consentito alla Calia Italia di superare varie crisi di mercato.
Dopo varie sedi provvisorie, arriva la costruzione dell’attuale stabilimento, caratterizzato dal colore vivace che richiama l’argilla tipica dell’area a est di Matera.
Pur esportando l’85% della produzione, l’azienda Calia resta saldamente legata alla città, da cui proviene il 70% della forza lavoro.
L’installazione di pannelli fotovoltaici e l’illuminazione a LED garantiscono un basso impatto ambientale e rappresentano un importante avanzamento verso l’autosufficienza energetica.
Dal 1991 qui è attivo il centro studi Interno, come pure il magazzino ad alta automazione.
Ma lo stabilimento ospita anche il comitato di Basilicata della Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, presieduto dall’arch. Saverio Calia.
La visita consentirà di scoprire, nella loro complessità, tutte le fasi produttive, a partire dall’ideazione.
Una delle maggiori fabbriche lucane sì aprirà al pubblico, che avrà il privilegio di entrare in studi, laboratori e magazzini.
Saranno proposte le collezioni, che in gran parte sono ispirate dal contesto locale. Tra le sedute più interessanti c’è ‘ Ricami di Pietra’, basata sull’utilizzo di scarti industriali, frutto della collaborazione con persone portatrici di disagio mentale. Un’esperienza che ha ottenuto a Venezia il Premio Guggenheim, per aver coniugato al meglio produzione industriale, estetica del prodotto e valore etico.
Del resto, la filosofia aziendale di Calia Italia ha come fondamento l’essere una realtà che genera valore economico, culturale e sociale.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni IIS Duni-Levi (Liceo Classico) e Istituto professionale “I. Morra”.
***** Visite in lingua Inglese
AQUAMATER. UN CUORE D’ACQUA, DI PIETRA, DI JAZZ
Recinto Via Muro 1
Recinto Via Muro, n.8, 75100 Matera MT, Italia
Geolocalizzazione su Google Maps: https://maps.app.goo.gl/WaJVYQEnHJB5yYr17
Aperture a cura di: GRUPPO FAI GIOVANI MATERA
L’ipogeo, appena restaurato e finora mai aperto al pubblico, si trova nel Sasso Caveoso, al di sotto della Civita, lungo la cosiddetta “scala del cinema”, con vista sulla Murgia Timone e sulle sue chiese rupestri. Fa parte del sistema idrico che per secoli ha garantito la vita in un territorio povero d’acqua, raccogliendo e conservando ogni goccia piovana. Cavità suggestiva, articolata in più ambienti e balconate, unisce città sotterranea e paesaggio naturale, raccontando l’ingegno che ha reso Matera “città dell’acqua” e patrimonio UNESCO.
Non sono stati ancora rinvenuti documenti che consentano una datazione storica precisa. Potrebbe trattarsi di parte delle prime espansioni civili, lungo il perimetro delle mura del Castelvecchio che sovrasta questo sito. Alcuni elementi architettonici rimandano al XIII secolo, altri sono chiaramente successivi. Oggi è spazio di cultura e creatività: set cinematografico internazionale e palcoscenico musicale del Matera Jazz Guitar Days, che ospita il Premio Angelo Carriero dedicato ai giovani talenti.
Scavato interamente nella roccia, l’ambiente si sviluppa in una serie di ambienti comunicanti, con grandi volte a botte, pareti levigate dal lavoro manuale e canalette che convogliavano l’acqua piovana, trasformando la pietra in un ingegnoso serbatoio. L’articolazione degli spazi restituisce la sensazione di un luogo di soglia: sotterraneo ma in dialogo costante con il paesaggio naturale.
L’accurato restauro mette in luce le peculiarità di un sito che diventerà centro culturale. In particolare, ospiterà festival di chitarra jazz, nel ricordo di Angelo Carriero, fratello della proprietaria, che vuole così onorarne la memoria. L’essenzialità conferisce al luogo un fascino senza tempo, rendendolo oggi uno spazio di grande suggestione estetica e acustica.
Oltre l’aspetto tecnico, la struttura offre una forte valenza simbolica. La cisterna appare come un ventre materno (lungo la suggestione paretimologica che collega alla maternità il nome stesso della città) che accoglie e custodisce l’acqua, fonte di vita, e oggi il suono, trasformando la sua originaria funzione in una nuova forma di rigenerazione culturale. In questa immagine di grembo sotterraneo si riflette la natura stessa di Matera.
L’apertura dell’ipogeo nelle Giornate FAI di Primavera rappresenta un’occasione rara per scoprire un luogo che, pur trovandosi nel cuore dei Sassi di Matera, rimane solitamente nascosto alla quotidianità. La visita sarà una vera immersione nella complessa stratificazione storica di Matera, un viaggio affascinante in queste cavità che mantengono un’aura di mistero.
Ogni dettaglio di questi ampi spazi racconta la storia di un popolo che ha saputo trasformare, in modo inconsapevolmente armonioso, il luogo in cui aveva scelto di vivere .
Sarà possibile visitare, negli ipogei e nella corte, la mostra di sculture contemporanee di Max Papeschi ‘Extintion’, con grandi statue che formano un esercito ispirato a quello celeberrimo in terracotta di Xian. Nel corso delle Giornate FAI d’Autunno saranno ospitati anche interventi musicali.
L’antico ipogeo, segnato da secoli di silenzio e recentemente restituita alla città, apre le sue porte grazie ai Volontari del FAI Giovani, che accompagnano i visitatori in un viaggio tra acqua, pietra e cultura. La sua eccezionalità sta nella duplice natura del sito: da un lato testimonianza storica del sistema idrico che ha reso Matera un simbolo di resilienza, dall’altro spazio contemporaneo di creatività, set cinematografico di fama mondiale e palcoscenico musicale del Matera Jazz Guitar Days. Entrare in questo luogo durante le Giornate FAI significa non solo accedere a un luogo normalmente non visitabile, ma vivere la città in una prospettiva inedita: scendendo sottoterra, nel ventre che custodiva l’acqua, si riscopre Matera come ‘madre’ di memoria e di futuro.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:30
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni e Gruppo FAI Giovani Matera
***** Visite in lingua Inglese
DJ Set Matera
TRA FEDE E CINEMA
Piazza San Pietro Caveoso
Geolocalizzazione su Google Map: https://maps.app.goo.gl/bw2npjBkWiAHDxEr7
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI MATERA
La chiesa di San Pietro e Paolo è da tutti conosciuta come San Pietro Caveoso e sorge nella piazza omonima. La denominazione è motivata dalla necessità di distinguere questo luogo da San Pietro Barisano, il più grande sito religioso rupestre che si trova nell’altro Sasso.
San Pietro Caveoso ha rappresentato uno dei principali riferimenti per i cattolici materani, sia per la notevole estensione della parrocchia che si allungava dai margini della Gravina fino al sovrastante piano, sia per la ricchezza dei suoi beni.
Nel 1218, quando la città viveva un grande fermento costruttivo, cominciò la realizzazione di questa chiesa scavata nello stesso costone roccioso dominato da Madonna de Idris e San Giovanni in Monterrone.
Negli anni la chiesa ha subito varie modifiche. L’attuale facciata di epoca barocca è contraddistinta da tre portali sovrastati da semplici cornici con nicchie al di sopra, dove sono collocate le statue della Madonna della Misericordia e dei Santi Pietro e Paolo. Il campanile termina con una cuspide piramidale.
Molto interessante la dotazione di beni artistici.
A parte alcune tracce di affreschi rupestri, ci sono dipinti di varie epoche, tra cui una “Pietà” di Alessandro Fracanzano, pittore del ‘600 come Martino Deghello, cui sono attribuiti due gruppi di affreschi a lungo celati da stucchi del XVIII secolo.
Nella cappella di Sant’Antonio, sì trova un bassorilievo attribuito ad Altobello Persio. Anche il duentesco fonte battesimale era stato ricoperto con strati di stucco.
La visita consentirà di apprezzare la dotazione artistica di questa chiesa asimmetrica, perché nel Secondo Dopoguerra le quattro cappelle a destra sono state abbattute per costruire un oratorio e l’arco di accesso carrabile verso rione Malve. Sono così visibili le sole cappelle di sinistra. Nelle Giornate FAI d’Autunno, sarà possibile visitare anche il salone dell’oratorio, da cui si godono begli affacci sulla Murgia.
Piazza, chiesa e oratorio sono stati set per vari film ambientati in città. Citiamo ‘La lupa’ di Alberto Lattuada, ‘Il sole anche di notte’ dei fratelli Taviani e ‘L’albero di Guernica’ di Fernando Arrabal.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
**** Luogo con criticità. Ci sono barriere architettoniche.
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
Narrazione a cura del Liceo “Tommaso Stigliani” di Matera.
***** Visite in lingua Inglese
DJ Set Matera
CASA NOHA – Bene del FAI
Recinto Cavone, 9 – Matera
I SASSI INVISIBILI
A due passi dal Duomo, sulla Civita di Matera, Casa Noha si propone al visitatore come “porta d’ingresso” alla città, ripercorrendone la storia grazie a un innovativo progetto di comunicazione.
Con la sua struttura in tufo, i soffitti a volta, i delicati intagli e le cornici, l’edificio rappresenta un esempio di architettura privata dei Sassi, costruita dalla famiglia nobile de Noha alla fine del 1400.
Per volontà degli eredi, innamorati della loro terra e desiderosi di condividerne la storia e la bellezza con tutta la collettività, la Casa è stata donata al FAI nel 2004. In sintonia con questa giusta aspirazione, la Fondazione ha realizzato un accurato restauro conservativo e ha progettato un inedito e avvincente viaggio multimediale che narra il territorio da diverse prospettive: dall’architettura alla storia dell’arte, dall’archeologia alla storia del cinema.
Un inedito e coinvolgente video – “I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera” – ideato da Giovanni Carrada con il coordinamento scientifico di Rosalba Demetrio e proiettato sulle pareti delle stanze, offre al visitatore una ricostruzione completa della storia della città dalle origini a oggi.
Sabato 11 e domenica 12 Ottobre dalle 10 alle 19
Visite ogni 40 min
INGRESSO A CONTRIBUTO
Accoglienza a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Artistico “Duni – Levi” e dell’IIS “Turi -Morra”
DJ Set Matera
CASA NOHA – Bene del FAI
Recinto Cavone, 9 – Matera
TREKKING A MADONNA DEL GIGLIO
In occasione delle Giornate FAI di Primavera, Casa Noha propone domenica 23 marzo un’esperienza unica nel cuore del Parco della Murgia Materana. L’attività prevede un trekking dolce che si snoda tra la Serra di Monsignore e il vallone di San Bruno, due luoghi di naturale bellezza e ricchi di biodiversità, e si conclude nell’insediamento rupestre della Madonna del Giglio.
Accompagnati da una guida locale esperta, l’attività si propone non solo come una camminata nel verde, ma come un’opportunità di apprendimento sensoriale, che stimola la curiosità e la conoscenza del territorio.
MODALITA’ DI VISITA
Luogo d’incontro presso Stazione delle FAL di Villalongo, Matera. Partenza ore 10.00.
Munirsi di auto propria.
Trekking a cura di: Raffaele Lamacchia, Guida Escursionistica
Note: Abbigliamento comodo e adeguato al tipo di attività, acqua.
PARTECIPAZIONE DIETRO VERSAMENTO DI UN CONTRIBUTO
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA entro le ore 18 del sabato 11 ottobre su www.giornatefai.it o presso Casa Noha.
CONTATTI
MAIL: fainoha@fondoambiente.it
TEL: 0835 335452
DJ Set Matera
9. MIGLIONICO (MT)
CASTELLO DEL MALCONSIGLIO
Piazza Castello, 29
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI FERRANDINA
Il complesso del Castello del Malconsiglio si trova a Miglionico nella parte orientale della Basilicata in provincia di Matera.
Il Castello è costruito su un colle della città a partire dall’VII – IX secolo, con una posizione dominante sulla Valle del Bradano.
Il castello del Malconsiglio è noto per aver ospitato nel 1485 la Congiura dei Baroni. Ebbe ampliamenti, il primo nel 1110 ed il secondo nel 1400. Il castello del Malconsiglio è appartenuto nel tempo al conte Alessandro di Andria, ai Sanseverino di Bisignano, ad Ettore Fieramosca, ai Pignatelli, ai Caracciolo, e alla famiglia Revertera, duchi di Salandra.
Ha la forma di un parallelogramma, fiancheggiato da sette torrioni, alcuni quadrati (i più antichi), due bitorri e altre circolari, poste ai vertici della costruzione. L’entrata attuale è posta a nord-est, mentre quella originaria distrutta dal terremoto del 1857 era rivolta verso sud. Al primo piano vi sono l’androceo e il gineceo, il salone del Malconsiglio, dove si tenne la congiura, e la sala della Stella o degli Spiriti, la parte più bella e segreta del castello, con il soffitto a stella e con degli scrigni dove venivano custoditi i tesori e i documenti più preziosi. È noto perché ospitò nel 1485 i baroni che vi tennero un incontro con il Re di Napoli Ferdinando I d’Aragona giunto a Miglionico per trattare con loro la pace e sventare la congiura da essi ordita per fermare le riforme che compromettevano il potere baronale.
Il Castello del Malconsiglio è un complesso monumentale che ha aperture limitate. Il FAI consentirà di accedere a spazi già fruibili.
Il percorso sarà organizzato nel seguente modo:
– visita della corte del castello con illustrazione storica e architettonica;
– visita della sala della Stella con illustrazione storica e architettonica;
– visita della sala del Malconsiglio con illustrazione storica e architettonica supportato da elementi multimediali.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
Questo sito ha beneficiato di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il suo restauro.
10:00 – 12:00 / 16:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
10:00 – 12:00 / 16:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
DJ Set Matera
VECCHIO FORNO DI VIA TRENTO
VIa Trento s.n.
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI FERRANDINA
IL FORNO COMUNALE di Miglionico si trova in via TRENTO, in un quartiere tra i più antichi del paese, S. ANGELO, nel quale sorgono alcuni degli edifici più importanti quali palazzo Corleto e i resti di torri di avvistamento, testimonianza dell’antica cinta muraria di Miglionico.
L’antico forno riveste un interesse storico in quanto, pur nella semplicità della sua conformazione architettonica, risulta particolarmente significativa per il suo impianto produttivo, rappresenta l’ultima testimonianza di un’antica attività e tradizione artigianale.
Il forno è realizzato in muratura in pietra, composto da un primo piano destinato alla preparazione e consegna dei prodotti, a cui si accede superando una piccola porta, e un secondo piano dove è presente la calotta in muratura del forno vero e proprio, dove è visibile la canna fumaria. Un piccolo varco subito a destra del forno, conduce nella parte posteriore del locale, questo spazio era destinato a deposito della materia prima o del legname.
L’intero forno è ricoperto con tetto a doppia falda rivestito con i tradizionali coppi curvi in argilla.
Esternamente il forno si presenta con pietrame a vista recentemente restaurato.
Il vecchio forno ha aperture in orari limitati.
Il percorso sarà strutturato seguendo questa articolazione:
Visita del vecchio forno di comunità con breve illustrazione storica e architettonica;
Dimostrazione pratica dell’antica arte della panificazione.
Perché non dotata di guardiano
10:00 – 12:00 / 16:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
10:00 – 12:00 / 16:00 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
10. MONTALBANO JONICO (MT)
PER “STRETTOLE E LARGHI”: TRA STORIA E LEGGENDA
via Rondinelli ,1
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
L’itinerario che si intende seguire si svolge tutto all’interno del quartiere Terravecchia di Montalbano Jonico. Il quartiere è situato sul punto più alto della collina, a 292 m s.l.m., domina a sud/sud-est la rigogliosa vallata del fiume Agri, ad ovest lo splendido paesaggio “lunare” della Riserva Naturale regionale dei calanchi di Montalbano. Rappresenta il primo nucleo abitato della città. Da questo punto sono visibili molti comuni della collina materana e dell’area del parco nazionale del Pollino con le sue cime, d’inverno innevate.
Il quartiere “Terravecchia”, interessato al percorso, ha origini antichissime legate alla stessa fondazione del castrum romano da cui nacque il villaggio. Dal punto di vista storico la fondazione del castrum risale alle guerre dei romani contro la colonia magno-greca di Taranto ed i suoi alleati (III sec.a.C.). Successivamente è divenuto un borgo medioevale fortificato che ha visto la presenza sia normanna che sveva. All’interno vi è la Chiesa di S. Maria dell’Episcopio risalente al XV secolo e più volte ricostruita a seguito di crolli dovuti ai vari terremoti. Durante i secoli XVIII e XIX è stato teatro di vicende legate alla storia nazionale: dalla Rivoluzione partenopea al Risorgimento. (Prospero Rondinelli, Montalbano Jonico e i suoi dintorni. Memorie storiche e topografiche, Taranto 1
Il quartiere “Terravecchia” ha conservato, a livello topografico, la struttura di un villaggio medioevale, fatto di tortuose viuzze (strettole), anguste piazzette (larghi), vicoli ciechi. Nella pianta del borgo sono leggibili i percorsi del “cardo” e “decumano”. L’antico castello eretto sul castrum romano è andato del tutto distrutto; sono visibili e ben tenute le mura medioevali che cingevano il quartiere con due torrette: una normanno-sveva e l’altra angioina. Vi sono poi accanto a caseggiati contadini con solo piano terra e tetti a spiovente, palazzotti del notabilato la cui costruzione varia dal XVI al XIX secolo. Alcuni di questi palazzi sono vincolati dalla Soprintendenza ed hanno visto svolgersi eventi storici di rilievo nazionale, come la visita di Giuseppe Zanardelli nel 1902. Due luoghi sacri connotano il quartiere: la Chiesa di Santa Maria dell’Episcopio, con il seicentesco e barocco “cappellone” di San Maurizio, una tela di Mattia Preti ed altre tele di noti artisti meridionali del XVIII secolo, la chiesetta di San Leonardo, la cui origine è testimoniata da una relazione vescovile del 1499.
Il percorso seguirà la descrizione che lo storico Prospero Rondinelli faceva nel 1913 delle ‘memorie topografiche’ di Montalbano Jonico; quindi, partirà dalla Chiesa di Santa Maria dell’Episcopio per giungere al luogo che una volta ospitava il castello. L’itinerario continuerà lungo le mura medioevali e poi si concluderà nei pressi di quella che era la porta più importante del borgo: Porta della Terra, oggi Arco dell’orologio. Nel seguire il percorso, la descrizione dei luoghi e delle vicende storiche che vi si verificarono sarà inframezzata dalla narrazione di alcune leggende legate a questi luoghi: in specie quella relativa all’origine del villaggio e poi quelle inerenti alla visita di Giuseppe Zanardelli nel 1902. I volontari FAI faranno da ‘ciceroni’ accompagnando i gruppi dei visitatori. Motivo di interesse ed attrattiva per i visitatori FAI è un originale mélange di testimonianze architettoniche di epoche diverse, bellezze naturalistiche e ambientali, relazioni tra storia nazionale e storia locale, simpatiche e curiose leggende popolari.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
15:30 – 18:30 (ultimo ingresso 18:00)
Note: Turni di visita ogni 25 minuti , gruppi massimo 20 persone
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Note: Turni di visita ogni 25 minuti , gruppi massimo 20 persone
Visite a cura di: Volontari FAI di Montalbano J.- Gruppo FAI di Pisticci e della Valle dei Calanchi
11. NOVA SIRI (MT)
ALLA SCOPERTA DEL BORGO ANTICO DI NOVA SIRI
Piazza San Tommaso
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Il centro storico di Nova Siri, arroccato su un colle in posizione panoramica che domina la pianura di Metaponto, presenta la tipica conformazione dei borghi medievali, sviluppatasi in seguito a processi di arroccamento attorno al Castello. Le origini di Nova Siri si perdono nella notte dei tempi, il colle sul quale sorge il centro storico, ai tempi della Magna Grecia era un avamposto militare ed una necropoli della città di Siris, che sorgeva sulla riva sinistra del fiume Sinni.
“Castum boletum”, “Boleto”, “Veleta”, “Bollita”, sono stati i vari toponimi con i quali nei secoli è stata identificata l’attuale Nova Siri. Documenti antichi e testi storici hanno ampiamente scritto della opulenta Siritide, una colonia fondata dai profughi di Troia intorno all’VIII secolo a.C. La Siritide, che prendeva il nome dal fiume Siri (attuale Sinni), era una regione la cui capitale era Siris ubicata sulla foce del Siri. Le colonie limitrofe di Sibari e Metaponto, alleatesi con Crotone, invasero la Siritide e distrussero la capitale. Gli scampati cercarono riparo sulle alture, che i conquistatori romani denominarono il colle “Castrum boletum” cioè “accampamento fortificato”.
La città sopravvisse come centro minore sin quando non risorse come Eraclea nel 433 a.C. distrutta poi dai Saraceni. Il paese costituì un vero e proprio rifugio ed in un primo tempo prese il nome di Bollita, feudo di Giovanni di Monforte e più tardi di Filippo Sanseverino. La rifeudalizzazione spagnola assegnò Boleto prima ai Montenegro e poi ad un capitano d’armi di Ferdinando il Cattolico, Pedro Sandoval de Castro. Boleto è rientrata nei confini calabresi fino al 1816, quando venne assegnato alla Basilicata. Gli altri feudatari di Bollita furono i Montalbano, i Raimondi e, nel 1800, i Crivelli. Nel 1872 con decreto di Vittorio Emanuele II, Bollita viene rinominata Nova Siri. Il borgo di Nova Siri è circondato da dolci colline dorate e dominato dalle sagome della cinquecentesca chiesa madre e del castello medioevale. L’imponente edificio sorge sul punto più alto del colle dal quale si staglia uno straordinario paesaggio che dà sulla marina fino al golfo di Taranto. Intorno i palazzi storici, tra cui Palazzo Settembrini, Palazzo Costa e Palazzo Spanò: testimonianze dell’architettura nobiliare tra il XVII e il XVIII secolo.
L’itinerario proposto permette di scoprire i luoghi più suggestivi del paese tra i vicoli caratterizzati dal particolare stile architettonico conferitogli dalle ‘lamie’, tradizionali unità abitative con volte a crociera. Le tappe del percorso condurranno alle principali preminenze monumentali: dalla Chiesa di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, presenta uno stile sobrio ma elegante. Al suo interno custodisce opere d’arte di pregio, tra cui un altare barocco e statue lignee di santi; alla Chiesa dell’Annunziata, un esempio di architettura religiosa semplice e autentica, immersa in un’atmosfera di spiritualità; alla Cappella di Santa Sinforosa, situata in una posizione panoramica, dedicata a Santa Sinforosa, protettrice del paese. Un luogo di culto e riflessione che offre anche una vista mozzafiato sui paesaggi circostanti; al Castello di Nova Siri, edificato nel IX secolo come struttura difensiva, per concludersi ai preminenti Palazzi Storici.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)
Note: turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
09:30 – 12:30 (ultimo ingresso 11:30)
Note: turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Volontari e Apprendisti Ciceroni dell’IIS Fermi di Policoro
12. PISTICCI (MT)
CASINO FRANCHI E CAPPELLA DI SAN GAETANO
Strada Comunale Cannile Cda San Leonardo
Coordinate :Latitudine: 40.38037 ° N; Longitudine: 16.59639 ° E
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Il complesso di San Gaetano si colloca in area collinare a circa 2 km da Pisticci, lungo la strada comunale per Pisticci Scalo, nei pressi dello stadio. La tenuta di otto ettari domina la valle del Basento con vigneti, uliveti e boschi che degradano verso il fiume. L’ambiente rurale conserva il fascino della campagna lucana, caratterizzata da coltivazioni tradizionali, fonti d’acqua e scorci paesaggistici che uniscono natura e architettura storica.
La tenuta di San Gaetano, in origine appartenente alla Commenda di Grassano dei Cavalieri di Malta, passò nell’Ottocento a Don Giovanni Gaeta e poi, nel 1859, al notaio Nicola Franchi. Con il fratello Luigi, protagonisti dei moti rivoluzionari e della repressione del brigantaggio postunitario, i Franchi segnarono la storia civile e politica di Pisticci. La cappella privata di San Gaetano, edificata a metà XIX secolo, e il Casino Franchi, ampliato nel medesimo periodo, testimoniano la continuità di una tradizione storica che intreccia vicende religiose, agricole e nobiliari.
Il complesso masserizio di San Gaetano presenta un impianto a corte tipico delle aziende agricole lucane dell’Ottocento. Il fulcro è il Casino Franchi, edificio padronale di circa 600 mq su tre livelli: al piano terra i locali di servizio, gli spazi per la produzione di olio e vino, i depositi e gli uffici; al primo piano le residenze signorili con ambienti più raffinati e pavimenti in graniglia colorata; il secondo piano, in parte coperto da tetto a falde e in parte da terrazzo, fungeva da deposito. Attorno si dispongono le ex stalle, oggi usate come ricovero per attrezzi agricoli, due forni con annessi ripostigli e una fontana alimentata da sorgente naturale, elementi che testimoniano l’autosufficienza del complesso. La Cappella di San Gaetano, a pianta rettangolare, custodisce un altare in stucco e un dipinto del santo titolare; all’esterno, una semplice facciata con finestra circolare, cornicione e piccolo arco campanario in mattoni. La copertura interna è a volta a botte lunettata, il pavimento in maioliche. Le strutture, realizzate con muratura tradizionale in pietrame e mattoni, si inseriscono in un paesaggio agrario di pregio.
In occasione della Giornata FAI, la famiglia Salomone apre eccezionalmente al pubblico il Casino Franchi e la Cappella di San Gaetano, solitamente non visitabili. L’iniziativa consente di scoprire un patrimonio privato di grande valore storico e identitario per Pisticci. I visitatori potranno ammirare il complesso masserizio con i suoi ambienti agricoli e padronali, il giardino familiare e la cappella votiva, custode di un altare in stucco e di un dipinto di San Gaetano. Il racconto dei volontari FAI guiderà alla scoperta delle vicende della Commenda di Malta, del passaggio ai Franchi e del loro ruolo nei moti risorgimentali e nella repressione del brigantaggio. L’apertura rappresenta un’occasione rara per conoscere non solo l’architettura e il paesaggio rurale, ma anche le memorie delle famiglie che hanno contribuito a scrivere la storia di Pisticci. Un itinerario che unisce storia, architettura e paesaggio, rendendo tangibile il legame tra uomo, terra e spiritualità.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni di visita ogni 45 minuti , gruppi massimo 20 persone.
Visite a cura di: Volontari FAI di Pisticci – Gruppo FAI di Pisticci e della Valle dei Calanchi
PISTICCI “BORGO E RADICI: TERRA DI MIGRANTI”
Piazza Plebiscito- San Rocco
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Pisticci sorge sulla cresta argillosa del monte Finese, immersa in un paesaggio dai versanti irregolari con profonde scanalature, i calanchi. L’abitato urbano è dislocato sulle tre vette del monte Finese: Serra Cipolla, attuale centro storico con i rioni Terravecchia e Dirupo; Serra Monte Corno, con l’antico nucleo abitativo del Casale, sede di un centro monastico prima bizantino poi basiliano infine certosino; Serra San Francesco, con il convento francescano di Santa Maria delle Grazie.
Pisticci, borgo della Basilicata, ha origini enotrie e greche. Con i Romani fu un centro agricolo rilevante. Intorno al Mille fu feudo normanno, poi dei Sanseverino, Spinelli e Acquara. Dal 1593 al 1806 fu retto dai De Cárdenas, nobili spagnoli conti di Acerra e marchesi di Laino, che acquisirono il feudo con don Bernardino De Cárdenas, il primo signore locale stimato per equilibrio e buon governo. Nel 1688 una frana distrusse i rioni Casalnuovo e Purgatorio (400 vittime). I cittadini rifiutarono il trasferimento proposto dal conte De Cardenas e ricostruirono il rione Dirupo. Nel 1808 finì il feudalesimo, nel 1861 Pisticci divenne municipio. A fine ‘800 iniziò l’emigrazione verso le Americhe.
Il borgo di Pisticci presenta un impianto urbanistico articolato e affascinante. Il rione Terravecchia è il nucleo più antico, con stradine strette, archi in pietra, scalinate e abitazioni con “impianto a corte” affacciate su un cortile centrale. Dominano il paesaggio la Chiesa Madre, del XVI secolo, con facciata tardo-rinascimentale e interni barocchi, e i resti dell’antico castello normanno.
Dopo la frana del 1688 nacque il rione Dirupo, oltre duecento casette bianche. “le làmmie”, con “impianto a schiera solidale”, allineate in filari regolari con facciate a cuspide e tetti rossi, un esempio raro di urbanistica spontanea, nato dalla volontà del popolo di ricostruire.
Al limite del rione dirupo, la Chiesa dell’Immacolata Concezione (1544), a pianta a croce latina, custodisce un altare barocco, una splendida tela della Vergine ed un prezioso soffitto ligneo del ‘700 dipinto a tempera, modellato a carena di nave, il cui andamento ricurvo è in armonia con la facciata.
Intorno al centro storico si trovano palazzi nobiliari, torri di avvistamento cinquecentesche e cenobi rurali, come quello di Santa Maria del Casale.
In occasione dell’anniversario della scoperta dell’America, simbolo di partenze e nuovi inizi, i volontari del FAI invitano a scoprire Pisticci quale borgo che racconta storie di radici profonde e migrazioni lontane. Il percorso “Borgo e radici: storie di migranti” guida il visitatore tra vicoli, oggetti, fotografie e memorie di una comunità segnata dalla fatica, ma anche dalla speranza. Attraverso la cultura materiale (utensili, arredi, strumenti agricoli) si ricostruisce la vita semplice di chi, con valigie di cartone e sogni in dialetto, partiva per l’America in cerca di futuro. Ma Pisticci non è solo terra di partenze: è anche luogo di ritorni, di voci che ogni anno, ad agosto, risuonano per la festa di San Rocco. Un’occasione unica per riscoprire l’identità profonda di un paese che non dimentica, ma abbraccia ogni storia.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
Turni di visita ogni 90 minuti, gruppi massimo 20 persone. Primo turno dalle 10:00 alle 11:30; secondo turno dalle 11:30 alle 13:00; terzo turno dalle 16:00 alle 17:30.
10:00 – 13:00 / 16:00 – 17:30 (ultimo ingresso 16:00)
Note: Turni di visita ogni 90 minuti , gruppi massimo 20 persone. Primo turno dalle 10:00 alle 11:30; secondo turno dalle 11:30 alle 13:00 ; terzo turno dalle 16:00 alle 17:30.
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle classi: VA del Liceo Classico di Pisticci-I.I.S. “Pisticci-Montalbano” e IIIA, IIIB della Scuola Secondaria di primo grado di Pisticci-I. C. “Pietrelcina-Flacco” in collaborazione con i volontari FAI di Pisticci – Gruppo FAI di Pisticci e della Valle dei Calanchi
13. POLICORO (MT)
I GIARDINI MURATI: SULLE TRACCE DELL’ANTICA ERACLEA
via Zanardelli
coord. 40.21520325189322, 16.678683890998645
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Policoro è un centro situato su un rilievo in continuità col crinale sul quale insistono i resti delle città di Siris ed Herakleia. Sulla collina che domina l’ultimo tratto del bacino dell’Agri c’è il “Castello” di Policoro con le circostanti costruzioni di servizio, testimonianza di un grande latifondo, passato nella proprietà di diverse ricche e importanti casate, fino alla Riforma Fondiaria, negli anni Cinquanta del Novecento.
Il nucleo storico nasce come monastero fortificato nell’XI sec. ad opera dei Basiliani che ne fanno un centro di culto e di lavoro. Nel 1791, la principessa Maria Grimaldi Gerace Serra acquista l’intero latifondo, trasforma l’edificio in un casale nobiliare e lo circonda di un piccolo borgo. Nel 1893 l’intero latifondo passa al Barone Berlingieri di Crotone, che lo utilizza anche come residenza di svago per battute di pesca e caccia nel bosco paludoso sottostante. Con la Riforma Fondiaria, inizia il periodo di declino del Castello, mentre sorge poco distante il borgo rurale di Policoro. A connettere le testimonianze magnogreche e medioevali ci sono i “Giardini Murati” che dal Castello si estendono fino al parco archeologico delle antiche Siris ed Herakleia.
I giardini murati nascono quando Policoro era un immenso feudo baronale. Erano parte della cornice di verde che circondava la sovrastante zona del castello, residenza nobiliare del barone Berlingieri e vi si coltivavano ortaggi e frutteti. Il nome è legato alla presenza del muro che li recingeva, oggi completamente ricostruito, residuo di un antico acquedotto che corre su cinque suggestive arcate in mattoni rossi (oggi ingresso principale al parco e fondale di uno spazio per rappresentazioni). L’area è sempre stata caratterizzata dalla presenza di acque sorgive, che ancora sgorgano abbondantemente ed alimentano la fontana e lo stagno. Con il piano di recupero dell’Arch. Acito del 2000, l’intera zona è stata riqualificata e con essa gli elementi architettonici ancora presenti, come il residuo dell’antico acquedotto di Policoro con le cinque arcate in mattoni che sono rimaste in piedi; un casolare agricolo, interessante per l’architettura; il muro di cinta e un canale di bonifica, che è diventato percorso pedonale di attraversamento.
I visitatori saranno guidati dagli Apprendisti Ciceroni alla scoperta delle tracce dell’evoluzione storica dell’antica Eraclea, partendo dal borgo rurale più moderno fino all’insediamento classico di Siris-Herakleia. Attraversando i Giardini Murati dalle pendici della collina su cui si erge il castello si potrà giungere, con una distensiva passeggiata, fino all’ingresso del parco Archeologico, dove si staglia maestosa la suggestiva ed ultima installazione diretta dall’artista Edoardo Tresoldi sull’idea del duo belga Gijs Van Vaerenbergh, denominata ‘Rovina Inversa’, che evoca in maniera inedita le forme del Tempio Arcaico. Una narrazione multiforme tra presente, passato e natura, per dimostrare che l’arte in quanto tale è sempre contemporanea. Siris si può così leggere come un invito a liberare il pensiero oltre le categorie del tempo e dello spazio. Chi volesse dare completezza a tale visita, potrà, autonomamente e indipendentemente, proseguire il tour raggiungendo il Museo e il Parco Archeologico Nazionale della Siritide.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
09:00 – 13:00 / 15:30 – 17:30 (ultimo ingresso 16:30)
Note: turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
09:30 – 12:30 (ultimo ingresso 11:30)
Note: turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’IIS Fermi di Policoro
14. ROTONDELLA (MT)
BORGO DI ROTONDELLA
P.zza della Repubblica
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DELLA COSTA JONICA
Rotondella, definito il “Balcone dello Jonio”, è uno dei borghi più belli d’Italia. Il Paese si contraddistingue per la sua avvolgente rotondità, la quale con dolcezza conduce verso vicoli, palazzi, chiese e cappelle, inebriando con i suoi profumi, la freschezza dell’aria, l’armonia della natura incontaminata e la sua gastronomia.
Territorio abitato sin dal Neolitico, ospitava diversi villaggi sotto l’influenza delle antiche città di Siris ed Heraclea. Rotondella è citato nel 1261 col nome di Rotunda Maris, derivato probabilmente dalla sua particolare posizione di fronte al mar Jonio. L’attuale agglomerato urbano risale gli inizi del XVI secolo, sotto il dominio di Ferrante Sanseverino, che fece costruire il Palazzo Baronale e il castello, del quale oggi rimane la “torre del Carcere”.
Degni di nota sono i settecenteschi palazzi tutti decorati da porte e mascheroni in pietra finemente lavorati; molto caratteristiche le “Lamie di Bitonte”; massiccia e in posizione dominante la “Torre Sanseverino o Torre del Carcere”, un tempo torre di avvistamento. Da non perdere il panorama della balconata di Piazza della Repubblica, da cui si può ammirare tutta la costa Jonica. Graziosi luoghi di culto rappresentano il cuore sacro di Rotondella: le Chiese.
Il percorso nelle Giornate FAI prevede il ritrovo sulla balconata di Piazza della Repubblica. La visita costituirà l’occasione per approfondire la storia e le tradizioni del borgo. Durante il trekking urbano sarà possibile ammirare esternamente i palazzi settecenteschi, internamente parte del Palazzo Ielpo, la Chiesa Madre, La Chiesa di Sant’Antonio da Padova (Patrono) e, fuori dal centro storico, la Chiesa di Santa Laura, facendosi incantare dai suggestivi scorci che contraddistinguono il territorio di Rotondella.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)
10:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:00)
Note: turni di visita ogni 60 min per gruppi di 25 persone
Visite a cura di: volontari della Delegazione FAI della Costa Jonica
15. SAN MAURO FORTE (MT)
I PALAZZI NOBILIARI, ARCIERI, LAURIA, LOPIANO, VAN DER PEET
40.4849861,16.249718
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI S.MAURO FORTE
Antico borgo medievale, affacciato sulla vallata del torrente Salandrella, racconta la sua storia attraverso alcune principali emergenze monumentali che ancora oggi la caratterizzano: un passato antico che diventa risorsa per il presente. Al centro del borgo il castello, probabilmente costruito nel XII sec., era già in rovina alla metà del Cinquecento, quando sulle sue strutture, fu realizzata la Chiesa Madre. Oggi del complesso fortificato resta solo la Torre.
Palazzo Arcieri
Il palazzo fu costruito verso la fine del ‘700 da Gaetano Arcieri, uno degli acquirenti del fondo di San Mauro. Alla fine del sec. XIX fu acquistato dal Comune che ne fece la sua sede al piano superiore. Il fabbricato si sviluppa su quattro distinti livelli ed originariamente era dotato di un giardino interno. Il piano superiore è abbellito dalla presenza di un lungo loggiato che si affaccia sulla valle sottostante. Anche questo palazzo era originariamente impreziosito da numerose opere d’arte di cui buona parte sono andate nel tempo perdute.
Tra i vari Palazzi del centro storico, molto interessante Palazzo Lauria, in Piazza dei Caduti per la Patria, caratterizzato da un portale barocco del 1770, sormontato da due sculture che sorreggono uno stemma in pietra, che immette in una cappella privata. Altri due interessanti Palazzi nobiliari sono Palazzo Lopiano e Palazzo Van Der Peet già Magnante.
L’itinerario di visita permetterà di scoprire alcuni dei Palazzi gentilizi di cui San Mauro è particolarmente ricco. L’itinerario si soffermerà in particolare su Palazzo Arcieri, costruito verso la fine del ‘700 da Gaetano Arcieri, uno degli acquirenti del fondo di San Mauro, in passato adibito a sede Comunale. Attualmente Palazzo della Cultura, ospita il Museo della Civiltà Contadina e spazi dedicati a iniziative e mostre temporanee. Un altro interessante edificio nella piazza principale è Palazzo Lauria, risalente al 1700, con un imponente portale in pietra. Nel centro storico è possibile ammirare anche Palazzo Lopiano e Palazzo Van Der Peet (già Magnante). Una passeggiata per i vicoli permetterà di immergersi nella storia di questo antico borgo.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
16. STIGLIANO (MT)
MUSEO DELLA GRANDE GUERRA
Via Roma
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI STIGLIANO
Stigliano è uno dei Comuni più alti della provincia di Matera, a 909 m s.l.m. da cui domina la vallata sottostante. Nel territorio sono presenti numerose masserie, diverse taverne e mulini. Menzionato con il toponimo latino Hostilianus nei documenti, le sue origini sono molto antiche: abitato dai Lucani in epoca classica e dai Longobardi nel Medioevo, raggiunge la sua maggiore importanza nella prima metà del Seicento, quando diventa capoluogo della provincia di Basilicata. Ancora nel 1961 è uno dei più popolosi comuni lucani.
Di grande interesse i palazzi nobiliari dai maestosi portali in pietra e le numerose chiese ricche di opere d’arte.
Nel borgo sono presenti diverse interessanti esposizioni, tra cui il Museo della Grande Guerra, nato in occasione delle celebrazioni del 1° centenario della Grande Guerra. Il piccolo ma ricco museo, allestito a Stigliano dall’Associazione “Angolo della Memoria”, racconta il conflitto attraverso le foto al fronte di un cappellano militare, il barnabita stiglianese F. Giuseppe Di Ruggiero. Ritratti di ignoti soldati e ufficiali, scene di vita quotidiana militaresca, trincee in costruzione o già abbandonate al nemico, piccoli e improvvisati cimiteri militari in campagna, vedute di borghi bombardati o liberati.
Nelle foto compare, talora, anche lo stesso Padre Di Ruggiero, in veste di celebrante, davanti alla “Madonna della Divina Provvidenza” del manierista Scipione Pulzone, dalla quale non si separerà mai e la cui devozione promuoverà per tutta la sua vita, ovunque lo porteranno i suoi passi: nelle case dei suoi amici e parenti, nei collegi barnabiti, fino alla cappella eretta sul monte Serra a Stigliano, lì dove oggi è la scuola media del paese.
La visita al Museo permette di ripercorrere un periodo importante della storia d’Italia, partendo dalle vicende vissute da un cappellano di Stigliano. Fotografie, documenti e altri cimeli, la valigetta con gli arredi sacri del cappellano, alcuni libri circolanti nelle bibliotechine delle Case del Soldato e altri reperti, come gli ex-voto di madri e mogli stiglianesi o una ghirlanda in bronzo donata dai paesani emigrati a Yonkers. Fra le rarità, il cartellone e una selezione di gigantografie tratte dai fotogrammi del primo film mai prodotto in Canada, ‘Carry on, Sergeant!’ (1928), con un attore comico newyorkese oriundo di Stigliano, Jimmy Savo, citato da Chaplin nella prima gag de ‘Il grande dittatore’. Un interessante percorso a ritroso nel tempo, che conduce a riflettere sui tempi attuali.
aperto su richiesta
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’ Istituto omnicomprensivo di Stigliano; Associazione C.E.A. e “Angolo della memoria”
DJ Set Matera
MUSEO DEMO-ANTROPOLOGICO
Via Roma
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI STIGLIANO
Stigliano è uno dei Comuni più alti della provincia di Matera, a 909 m s.l.m. da cui si domina la vallata sottostante. Nel territorio sono presenti numerose masserie, diverse taverne e mulini. Menzionato con il toponimo latino Hostilianus nei documenti, le sue origini sono molto antiche: abitato dai Lucani in epoca classica e dai Longobardi nel Medioevo, raggiunge la sua maggiore importanza nella prima metà del Seicento, quando diventa capoluogo della provincia di Basilicata. Ancora nel 1961 è uno dei più popolosi comuni lucani.
Notevoli i palazzi nobiliari dai maestosi portali in pietra e le numerose chiese ricche di opere d’arte.
Interessante il Museo Demo-Antropologico del CEA “Centro di Educazione Ambientale di Stigliano”, in una veste assai rinnovata, che si conferma una delle collezioni museali lucane più ricche e articolate di questo genere, che del territorio fa rivivere non solo i suoi antichi scenari agro-pastorali ed artigianali, ma anche scampoli della storia sociale, politica e culturale nei primi decenni della seconda metà del Novecento, portandoci non solo in un’aula scolastica, in un cinema e in una sezione di partito, ma persino in uno dei saloni da barbiere stiglianesi, che una volta, come si sa, erano luoghi per far musica (come ricordano le due arpe esposte in attesa di un suonatore).
Di nuovo protagonista di una edizione delle Giornate FAI, dopo quelle ormai lontane del 2016, in una veste rinnovata, il piccolo Museo ci porta nella realtà agro pastorale e dell’artigianato locale, che ha nel tempo caratterizzato la realtà di Stigliano e del territorio, ma anche in un’aula scolastica, in un cinema e in una sezione di partito, persino in un dei saloni da barbiere stiglianesi, che una volta, come si sa, erano luoghi per far musica, come ricordano le due arpe espostevi in attesa di un suonatore.
APERTO SU RICHIESTA
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’ Istituto omnicomprensivo di Stigliano; Associazione C.E.A. e “Angolo della memoria”
DJ Set Matera
17. TRICARICO (MT)
IL COMANDO COMPAGNIA DEI CARABINIERI NELL’ANTICO HOSPITAL
Via Vittorio Veneto, 40
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI TRICARICO
Il Comando compagnia dei Carabinieri di Tricarico è ubicato all’interno del Palazzo cinquecentesco dell’ex Ospedale di San Giovanni, nei pressi della porta della città e del Palazzo vescovile. L’Ospedale di San Giovanni della Croce, annesso alla Confraternita di Santa Maria del Lettorio, facente capo ad un altare della Cattedrale, è menzionato in una Bolla di Paolo III, del 1543.
Ciò conferma la tradizione medievale di ubicare gli “hospitalia” presso gli accessi cittadini per facilitare il ricovero e la cura dei viandanti. Nel 1588 l’edificio è descritto minuziosamente nella Santa Visita del vescovo Santonio. Il vescovo ci parla di ambienti per il ricovero e la cura degli ammalati, di una cappella e di un alloggio per gli assistenti. L’ Ospedale e la Confraternita di S. Maria del Lettorio, disponevano di un cospicuo patrimonio sia in denaro che in immobili. Con le soppressioni di fine ‘800 sia l’Ospedale che la Confraternita cessano le loro attività.
I documenti attestano che nel 1726, nello stesso edificio, coesistevano due funzioni, quella di Ospedale e quella di Seminario. Quest’ultimo, fondato già prima del 1628, era inizialmente ubicato in un altro edificio. Infatti, il Seminario di Tricarico fu istituito tra il 1624 e il 1630 dal vescovo Pier Luigi Carafa (1624-1646). Il portale di accesso in pietra riporta una interessante iscrizione che conferma l’originaria funzione assistenziale: ADDI… STRUCTIS DOMI¬BUS PRO PAUPERIS USU OECONOMEI CURAM ET PIETATEM HAC INDICAT AVI.
Sulla sinistra del portale, integrato nell’edificio, troviamo il cosiddetto Sopportico, che risale alle ristrutturazioni effettuate dopo il Concilio di Trento. Tali ristrutturazioni avvennero con probabilità all’epoca del vescovo Antonio de Capriolis (1554-1585), come attesta lo stemma esistente al centro della volta. Questo dovrebbe corrispondere all’ingresso monumentale della sede dell’Ospedale.
Durante le Giornate FAI sarà visitabile l’antico edificio cinquecentesco, ad uso di Ospedale per i viandanti nel secolo XVII. Se ne potrà scoprire la storia, le strutture architettoniche, compresa la cappella del Seminario che qui fu ospitato dal XVII secolo. Inoltre, si potrà accedere agli spazi privati della Caserma dei Carabinieri, che in questo edificio ha la propria sede, soffermandosi nei locali in cui, 24 ore su 24 , vengono svolte le diverse attività da parte dei militari che operano a Tricarico e nel territorio.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni Istituto omnicomprensivo Carlo Levi di Tricarico
PALAZZO DEL VESCOVO
Piazza Mons. Raffaello delle Nocche
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI TRICARICO
L’edificio, già raffigurato come “Palaggio del vescovo” nella veduta di Tricarico pubblicata a Colonia, nel 1618, da Georg Braun e Franz Hogenberg, si erge sulla piazzetta antistante, che fino al XIX secolo era stata il giardino del Palazzo, di cui rimane il bel pozzo in pietra, con stemma del vescovo Pier Luigi Carafa junior. Ci troviamo nel cuore del centro storico di Tricarico, nei pressi del duomo e della “Porta vecchia”, oggi inglobata nel suo nucleo medievale.
Il Palazzo ha subito nel tempo varie ristrutturazioni. L’attuale configurazione è il risultato degli interventi eseguiti durante l’episcopato di Raffaello delle Nocche (1922-1960) e di Vincenzo Carmine Orofino (2004-2016). L’edificio presenta la cappella episcopale, l’appartamento del Vescovo, gli uffici di Curia, la Biblioteca diocesana (con un consistente patrimonio di codici del XIV secolo, incunaboli, cinquecentine e opere moderne) e l’Archivio storico diocesano, che custodisce una cospicua e preziosa documentazione sulla diocesi di Tricarico fin dal XII secolo. Di particolare interesse è il salone d’onore con stucchi e dipinti settecenteschi raffiguranti le virtù teologali e cardinali, che ne ornano la volta insieme all’insegna episcopale di Francesco Antonio del Plato.
Importante è pure il Salone degli stemmi, dove su lastre di marmo è riportata la serie dei vescovi latini della diocesi di Tricarico.
All’interno troviamo il Museo Diocesano di Tricarico (MuDiT), voluto ed eretto dal Vescovo Vincenzo Carmine Orofino, e inaugurato il 7 novembre 2016. Il Museo offre al visitatore opere d’arte scultorea, pittorica, argenti, paramenti e arredi liturgici, che testimoniano la vita spirituale e religiosa, e la cultura artistica della diocesi nei suoi rapporti col resto d’Italia. Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni, organizzate cronologicamente. Il Museo si completa con la Sezione dedicata alla figura e all’opera del “Venerabile Raffaello delle Nocche, vescovo di Tricarico (1922-1960)”.
Guidati dagli Apprendisti Ciceroni entreremo nell’appartamento vescovile, luogo solitamente privato che apre le sue porte al FAI per la visita del salone di rappresentanza risalente al sec. XVIII con le sue pregevoli decorazioni in stucco, della cappella privata del Venerabile Mons. Raffaello delle Nocche e della sezione documentaria e fotografica a lui dedicata. Per chi volesse, una visita al Museo Diocesano completerebbe il percorso nella storia della antica Diocesi di Tricarico.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
Questo sito ha beneficiato di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il suo restauro.
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni Istituto omnicomprensivo Carlo Levi di Tricarico
18. TURSI (MT)
RABATANA: STORIE DI SARACENI, GOTI E BIZANTINI
Piazza Antonio Popia
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI PISTICCI E DELLA VALLE DEI CALANCHI
Tursi è situata su una collina nella valle del fiume Agri. L’antico centro storico, Rabatana, con le sue case in pietra, grotte e vicoli stretti, conserva un’atmosfera d’altri tempi, con tracce di influenze arabe. È un paese la cui economia è, da tempi remoti, fondata sulle produzioni agricole come frutta, vigneti e ulivi. Fino agli anni ’70 del Novecento Tursi, nel centro storico, aveva frantoi, mulini e botteghe di artigiani ora chiusi, ma ancora simbolo culturale, celebrato anche dal poeta Albino Pierro.
Attorno all’826 in tutto il territorio meridionale dell’Italia ci furono numerose e violente incursioni arabe. Nei successivi anni, i Saraceni abitarono il borgo, lo ingrandirono e gli diedero il nome, a ricordo del loro borgo arabo Rabhàdi. Nell’890 i Bizantini riconquistarono i territori che una volta appartenevano all’Impero Romano d’Occidente e riuscirono, durante le guerre arabo-bizantine, a scacciare definitivamente l’impronta araba dalle terre lucane. L’intero centro prese il nome di Toursikon, dal suo fondatore Turcico. Nel 1848, durante la Primavera dei popoli, Tursi vide il manifestarsi di moti demaniali che consentirono l’occupazione di vasti territori della mensa vescovile e dei demani. Durante il 1861 nei boschi circostanti si attestano i primi fatti di brigantaggio.
Gli edifici e i palazzi storici raccontano di un passato fatto di lavoro e ingegno. Progettati con architetture essenziali e funzionali, erano costruiti con materiali locali come pietra, legno, mattoni e riflettevano uno stile rustico e autentico. Soffitti con travi a vista e pavimenti in pietra o terracotta custodiscono le tracce di vite laboriose.
La Cattedrale dell’Annunziata, situata in piazza Maria SS d’Anglona, è stata eretta nel XV secolo. L’8 agosto 1545, con bolla papale, alla chiesa venne concesso il titolo di Cattedrale.
Nel rione Rabatana la Chiesa di Santa Maria Maggiore fu costruita nel IX – X secolo da parte dei monaci basiliani. Il 26 marzo 1546 la bolla del Pontefice Paolo III eleva la Chiesa a Collegiata.
Chiesa di San Filippo Neri, edificata nel 1661 in stile barocco, è dedicata al Santo Patrono della città.
Chiesa di San Michele Arcangelo, del X secolo, fino all’8 agosto 1545 ricoprì il ruolo di Cattedrale della Diocesi.
Il Convento di San Francesco d’Assisi del 1441 è sito sulla collina omonima.
Il Palazzo del Barone Brancalasso, chiamato “Palazzo del Barone” è situato al centro di piazza Plebiscito.
Il Castello, costruito dai Goti attorno al V secolo per difesa del territorio, è posto su una collina e difeso da tre voragini di oltre cento metri.
L’appuntamento è in Piazza Antonio Popia in Rabatana, antico quartiere e primo nucleo abitativo della Città di Tursi, con reperti ritrovati dell’Età del Ferro. Gli Apprendisti Ciceroni partiranno da qui per iniziare il tour.
Da qui ogni angolo del borgo racconta una storia: si potrà visitare l’antico frantoio risalente ai primi del `900, per poi passare a visitare una tipica abitazione della Rabatana e infine visitare la Chiesa di Santa Maria Maggiore.
Continuando a scendere lungo l’unica e antica strada di collegamento si arriva nel Rione San Michele, passando davanti all’omonima Chiesa prima Cattedrale di Tursi. A sinistra si trova la Casa Museo di Albino Pierro con il vecchio frantoio sottostante. In Piazza Plebiscito è possibile visitare la Chiesa di San Filippo patrono di Tursi. Nella stessa Piazza si trovano anche Palazzo Brancalasso e la Società Operaia di Mutuo Soccorso. Infine si giungerà in Piazza Maria SS d’Anglona, dove si trova la Cattedrale e il Palazzo Vescovile.
Gli Apprendisti Ciceroni guideranno i visitatori, passo dopo passo, con racconti, aneddoti e piccoli segreti trasformando ogni tappa in un’esperienza unica, svelando i tesori e la vita quotidiana del borgo, per un viaggio affascinante nel passato.
Proseguendo si arriva alla Cattedrale della SS. Maria Annunziata, in prossimità della quale è possibile visitare un antico frantoio, scoprire le fasi di lavorazione dell’olio immergendosi nella tradizione contadina.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
Questo sito ha beneficiato di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per la valorizzazione e promozione turistica.
15:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:00)Note: Turni di visita ogni 60 minuti , gruppi massimo 20 persone
09:30 – 12:30 / 15:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:00)Note: Turni di visita ogni 60 minuti , gruppi massimo 20 persone.
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni delle classi VA dell’Indirizzo Turistico e VA AFM di Tursi- I.I.S. “Policoro -Tursi “Pitagora-M. Capitolo” in collaborazione con i volontari di Tursi – Gruppo FAI di Pisticci e della Valle dei Calanchi
Provincia di POTENZA
ALBANO DI LUCANIA (PZ)
IL GIGANTE DI PIETRA E L’OLIVA FASULA
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI ALBANO
Risalendo le balze rocciose che dal Basento portano al paese posto “lassù”, sulla cima del Monte San Leonardo a 899 mt, ci accompagna il volo dei nibbi reali che, numerosi, planano su tutta la zona. Ci si ritrova avvolti in un’atmosfera che ci riporta nel lontano, lontanissimo passato dell’abitato di Albano di Lucania.
Lungo i due crinali che “da Rocc d’a Mlaria” e “da Curv da Marscn-Monticello” ci portano verso lo stretto di Albano (una strettoia del Fiume Basento) troviamo copiose tracce di questo lontano passato.
“Rocc du Cappidd”, lo splendido monolito situato nei pressi del Basento, di fronte alle Piccole Dolomiti Lucane, deve il suo nome alla sua singolare forma; si tratta di un monolito alto all’incirca 10 metri sulla cui sommità si trova una grande pietra a forma di cappello. Sul lato orientale della Rocca è scolpito un grande volto umano e un cerchio. Il monolito ha suscitato l’interesse di diversi studiosi che hanno messo in relazione questo sito e alcuni culti pagani o legati all’astronomia. Il professor Ranaldi, dopo aver rinvenuto dei manufatti in selce non lontano dal Basento, ha ipotizzato che questo fosse un luogo di culto e di riti legati all’acqua, al sole, alla vita e alla morte.
Nella zona vi è una presenza massiccia di “palmenti”, vale a dire, in dialetto di Albano di Lucania, vasche di pietra. Di queste ultime ve ne sono ben cinque sul sentiero. Probabilmente avevano la funzione di raccogliere l’acqua piovana per le abluzioni che si effettuavano durante la celebrazione dei rituali. Nel territorio di Albano ve ne sono oltre 50.
Altro punto di interesse è la Contrada ‘Casai’. Questa zona, assieme a Contrada Rifoggio che confina con il territorio di Tricarico, è ricca di ulivi. Qui la mano dell’uomo ha dominato i declivi scoscesi della montagna, attraverso la coltivazione a terrazza. In queste terre sapientemente modellate, tra alberi di frutto e muretti a secco (i `mbragn), da secoli viene coltivata l’oliva fasola (“fasùl” nel dialetto di Albano).
AREA NATURALISTICA
09:00 – 13:00
Note: Unica escursione con partenza da Piazza Salvo D’Acquisto di Albano di Lucania
ATELLA (PZ)
MONASTERO DI SANT’IPPOLITO A MONTICCHIO
SP EX SS46 Laghi di Monticchio
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
L’apertura nelle Giornate FAI d’Autunno prevede la visita guidata in un luogo di grande fascino, come testimoniano antichi visitatori fin dal ‘700 e ‘800: precisamente quella al Monastero benedettino, detto di Sant’Ippolito, luogo del cuore FAI. Sant’Ippolito è sito sull’istmo dei laghi, formatisi dopo l’ultima eruzione di 125 mila anni fa, nella caldera di un vulcano spento, in un habitat in cui convivono l’acero cappadocicum, specie orientale importata dai monaci, l’alburnus vulturius, un’alborella autoctona d’acqua dolce, e la Bramea, falena notturna, scoperta nel 1963 dall’entomologo Hartig.
Sant’Ippolito è un importante complesso monastico, centro della potente comunità benedettina che possedeva proprietà in tutta la zona, dalle più importanti chiese di Melfi, San Lorenzo, San Nicola e Sant’Antonino, a terreni in Calabria e Puglia. Il complesso monastico di Sant’Ippolito, studiato dal Prof.Panarelli (che attribuisce l’intitolazione ad una fiera angioina che si teneva nel 1300 sull’istmo), prosperò fino al 1456, quando un disastroso terremoto lo rase quasi interamente al suolo. Gli insediamenti appartenenti all’Abbazia si estendevano anche all’area detta del Castello di Monticchio, oggi ubicata all’interno della riserva naturale Grotticelle.
L’Abbazia di Sant’Ippolito è una realtà storica e monumentale complessa della Basilicata e dell’intero Meridione nel Medioevo. I primi interventi archeologici nel 1963, con l’Arch. Schettini, evidenziano un primo impianto nella chiesa, definita da un nartece e tre absidi, la cosiddetta trichora, del X-XI sec. Gli scavi del 2011 hanno messo in luce quasi completamente il chiostro occupato da un cimitero con otto sepolture, di forma antropomorfa, prive di corredo. I reperti si riducono a pochi frammenti ceramici e a una moneta di età federiciana, che consentono di datare la frequentazione del cimitero monastico al XIII secolo. La novità di scavi successivi riguarda strutture relative all’ampliamento del monastero in età normanno-sveva, che comprende un ulteriore edificio di culto, con un’abside di circa tre metri e una base in muratura di pietrame dell’altare.
Oltre a Sant’Ippolito, gli Apprendisti Ciceroni illustreranno anche la stazione della funivia, purtroppo dismessa, ma oggetto di attenzione nel PNRR, essendo stata la funivia un attrattore singolare di notevole affluenza turistica, costruita a seguito della delibera del Consiglio Provinciale n.127 del 2/9/1957 con l’approvazione della proposta presentata dal Prof. Enzo Cervellino, Assessore alla Pubblica Istruzione e al Turismo.
Gli Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico ed Artistico dell’I.I.S. “Giustino Fortunato” guideranno gli ospiti alla riscoperta del sito, alla luce dei risultati degli scavi effettuati da studenti italiani e stranieri, guidati dalla Prof.ssa Francesca Sogliani dell’Università degli Studi della Basilicata e dagli esperti della Soprintendenza della Basilicata, i quali hanno lavorato per il progetto PNRR “Borgo Monticchio Bagni”, investimento sull’attrattività dei borghi finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del programma NextGenerationEU. Per l’Autumn archaeological international school Monticchio 2024, i vari interventi hanno previsto formazione specialistica in campo archeologico, ricerca condotta con l’utilizzo di moderne tecnologie e valorizzazione del patrimonio; l’Autumn archaeological international school Monticchio 2025 avrà inizio a settembre con l’intento precipuo di porre in essere una rigenerazione culturale dell’area di Monticchio e il rilancio turistico del territorio.
Luogo solitamente chiuso, in corso di restauro
10:00 – 13:00 / 14:30 – 17:30
Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico ed Artistico dell’I.I.S. “G. Fortunato” di Rionero in Vulture, coordinati dalla Capo Delegazione Prof.ssa Paola D’Antonio, dalla Dirigente scolastica Dott.ssa Antonella Ruggeri, dalla referente di progetto Prof.ssa Stefania Masiello, dai Docenti Marilisa d’Angelo, Annamaria Sileo, Canio Cordasco, Alessandra Lagrutta e dai Volontari della Delegazione del Vulture Melfese Alto Bradano.
TRADIZIONE, INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ NELLE MASSERIE SARACENO
Contrada Cartofiche, 24
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
L’Azienda “Masserie Saraceno”, fondata nel 1960 da Domenico Saraceno e oggi gestita dal figlio Marco, è una delle realtà zootecniche più avanzate della Basilicata; si estende su 145 ettari e ospita circa 500 vacche da latte di razza Frisona Italiana.
L’Azienda si caratterizza per la produzione di latte di alta qualità ed è nota ed apprezzata per la filiera corta del latte, che viene prodotto, imbottigliato e distribuito direttamente, garantendo freschezza e tracciabilità.
Prerogativa dell’Azienda sono la qualità della produzione zootecnica, l’innovazione e la sostenibilità ambientale: dall’impianto di biogas da reflui zootecnici, attivo dal 2012, che produce energia elettrica e termica all’uso del digestato come fertilizzante naturale.
Le visite guidate consentono di scoprire l’allevamento delle vacche Frisone, la sala mungitura, l’impianto di biogas e di seguire percorsi sulla sostenibilità e approfondimenti sulla produzione in azienda di energia pulita dai reflui zootecnici.
L’Azienda Saraceno di Atella è in connessione con il territorio lucano e s’impegna a valorizzarlo attraverso un’agricoltura autentica, sostenibile e innovativa.
Radici familiari e identità locale sono un altro fattore caratterizzante, perché l’azienda è a conduzione familiare e tramanda passione e competenze fortemente legate alle tradizioni della Basilicata da generazioni; si caratterizza ancora per la produzione diretta e la filiera corta, perché cura ogni fase della produzione: dall’allevamento alla trasformazione e vendita, offrendo prodotti genuini e tracciabili.
Gli Apprendisti Ciceroni dei Licei Classico ed Artistico dell’I.I.S. “Giustino Fortunato” vi guideranno nella visita dell’Azienda dove l’innovazione agricola si coniuga con valori etici, in quanto le Masserie Saraceno integrano tecnologia e sostenibilità nell’allevamento zootecnico. L’Azienda accoglie i visitatori, offrendo esperienze educative che narrano la cultura rurale lucana: l’agricoltura è lavoro, ma anche accoglienza e rispetto per la terra. Inoltre, le Masserie Saraceno si contraddistinguono per la partecipazione a progetti di sostenibilità, coniugando la tradizione e l’innovazione, all’insegna di esperienze di forte autenticità.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
Questo sito beneficia di fondi europei PNRR – Programma per la rivoluzione verde e transizione ecologica.
10:00 – 13:00 / 14:30 – 17:30
Visite a cura degli Studenti Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico dell’I.I.S. “G. Fortunato” di Rionero in Vulture, coordinati dalla Capo Delegazione Prof.ssa Paola D’Antonio, dalla Dirigente scolastica Dott.ssa Antonella Ruggeri, dalla referente di progetto Prof.ssa Stefania Masiello, dai Docenti Mariagrazia Piedilato, Gerardina Posca, Paola Cirigliano, Amalia Coviello, Daniela Maulà e dai Volontari della Delegazione del Vulture Melfese Alto Bradano.
BRINDISI MONTAGNA (PZ)
CASTELLO E CHIESA DI BRINDISI TRA STORIA E TRADIZIONE
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI CANCELLARA E DEI CENTRI DEL POTENTINO
Il Castello Fittipaldi di Brindisi Montagna è una fortificazione medievale risalente al XIII secolo, posizionata su un ampio costone di roccia. La struttura fortificata assunse fin dalle origini una posizione dominante, in grado di controllare l’alta valle del Basento. È certamente l’edificio più antico, un presidio del territorio per funzioni civili e socio economiche. Con il tempo fu dimora di importanti feudatari, tra cui i Sanseverino, gli Antinori, i Battaglia ed infine i Fittipaldi. La Chiesa Maria SS. delle Grazie custodisce un bellissimo quadro mariano ad opera di Giovanni Pietrafesa.
La costruzione del Castello si fa risalire a un periodo coevo all’insediamento normanno nell’Italia Meridionale. Dagli Statuta Officiorum emanati da Federico II, sappiamo che il Castrum de Brundesii de Montana rientrava nei 29 castelli demaniali facenti parte del Giustizierato di Basilicata, a cui dovevano provvedere sistematicamente gli abitanti delle Università vicine. Fu abitato da importanti feudatari come i Sanseverino, i D’Erario, i Battaglia ed infine gli Antinori, che lo donarono al Comune all’inizio del 1900. Nella deliberazione del 29 giugno 1595 del Pubblico Parlamento brindisino si legge che fu decisa anche la ricostruzione (letteralmente il documento parla di “risarcimento”) di una Cappella da dedicare a S. Maria Mater Misericordiae.
L’architettura e l’arroccamento del Castello Fittipaldi presentano le caratteristiche di un complesso difensivo caratterizzato da tre elementi principali: la parte centrale, lungo il dorso roccioso della collina, su differenti livelli; la parte settentrionale, con la torretta per gli avvistamenti (poi trasformata dagli Antinori nella cappella di San Michele); la parte meridionale, dove sono presenti poche ma significative tracce murarie incastonate negli elementi rocciosi.
Della chiesa Maria SS. delle Grazie sappiamo che, nello stesso luogo, esisteva una precedente cappella dedicata a San Lino Papa. Durante la ricostruzione furono scoperti affreschi ritraenti Santi e Vescovi greci, che fanno risalire la datazione già al periodo greco-bizantino.
Le Giornate FAI d’Autunno saranno un’occasione perfetta per conoscere da vicino la storia delle origini e delle importanti famiglie che hanno fatto del Castello Fittipaldi di Brindisi Montagna un riferimento storico imprescindibile per ricostruire la storia lucana. Passando attraverso la storia e l’arte sacra della Chiesa di Maria SS. delle Grazie, il visitatore potrà immergersi in un viaggio senza tempo, alla scoperta di tesori spesso sconosciuti.
Su prenotazione
09:00 – 14:00 (ultimo ingresso 13:30)
Note: Visite ogni 40 minuti circa con gruppi di max 7/10 persone
09:00 – 14:00 (ultimo ingresso 13:30)
Note: Visite ogni 40 minuti circa con gruppi di max 7/10 persone
Visite a cura di: Volontari Gruppo di Cancellara e dei centri del Potentino
***** Visite in lingua Inglese
CANCELLARA (PZ)
IL RIONE LOMBARDO DI CANCELLARA: ALLA SCOPERTA DELLE ORIGINI
Cancellara
Punto di ritrovo: piazza Sedile
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI CANCELLARA E DEI CENTRI DEL POTENTINO
La parte più antica del borgo di Cancellara, sia per la diramazione viaria che per la morfologia delle abitazioni, ormai quasi tutte in disuso, ha portato cultori locali ad avanzare l’ipotesi di un antico insediamento longobardo. Le GFA saranno un’ottima occasione per riscoprire quella parte del paese che racchiude la storia delle origini.
Per definire un’eventuale origine di Cancellara legata al periodo longobardo possiamo rifarci alla toponomastica ed alla topografia; ipotesi probabile, in virtù dell’arrivo dei Longobardi tra gli anni ’60 e ’70 del VI secolo d.C. nella nostra penisola e considerata la logica difensiva che influenzava la costruzione di presidi, spesso associati ad insediamenti preesistenti, da parte della suddetta popolazione. A proposito, almeno due importanti assi viari si incrociavano nei pressi dell’abitato, uno dei quali conduceva alla roccaforte di Acerenza. Inoltre, secondo cultori del posto, proprio il nome della parte più antica del paese, il lombardo (in dialetto ‘lammard’) e caratteristiche topografiche come l’organizzazione della rete viaria, richiamerebbero la presenza del popolo longobardo.
Percorrendo le strade del Lombardo, si distingueranno due assi principali che corrono paralleli, intersecati perpendicolarmente da altre strade, portando alla creazione di un reticolo; con il passare dei secoli ci sono state trasformazioni, ma l’impianto originale è ancora facilmente identificabile. Inoltre, si potranno riconoscere le tecniche costruttive, i materiali impiegati, le tipiche abitazioni di questa realtà (sebbene oggi siano per lo più disabitate). Altro elemento rilevante è di sicuro la porta di accesso al Lombardo, che conduce al nodo viario sopracitato, dal quale si potrà avere un’ottima percezione di quanto la costruzione di un acquartieramento, in una posizione così strategica, potesse essere funzionale alla difesa del territorio e, soprattutto, al controllo della viabilità.
Una passeggiata tra storia e natura, alla riscoperta della parte più antica del borgo di Cancellara. Attraversando in parte il rione Lombardo, ripercorreremo le tracce dell’ipotetico insediamento longobardo, fino ad ammirare la bellezza di un antico ponte in pietra rinnovato nel 1700 che raccoglie storia e storie di vita vissuta del piccolo borgo dell’entroterra lucano.
E’ previsto un percorso naturalistico che coinvolge zone aperte ma che interessano la parte più antica del centro storico del paese, ormai quasi totalmente disabitata
**** Luogo con criticità. Il percorso prevede la presenza di scalinate in discesa e diversi tornanti. Non si evidenziano particolari difficoltà, tuttavia si consiglia abbigliamento e scarpe comode (sportive o da trekking).
09:30 – 10:30 / 15:00 – 16:00
Note: Ogni gruppo dovrà essere formato da un massimo di 15 persone
Visite a cura di: Volontari Gruppo FAI di Cancellara e dei centri del Potentino
CARBONE (PZ)
GLI ANTICHI CORTILI DI CARBONE
Carbone
Le corti sono quelle di Palazzo Cascini, in via Piave 44, e De Nigris, in via Vittorio Veneto, 22
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL POLLINO LUCANO
Circondato da boschi di castagno, di faggio e di abete bianco, il piccolo borgo medioevale di Carbone è un luogo tranquillo e ospitale adagiato sulla sponda sinistra del fiume Serrapotamo. Qui viene coltivata una speciale varietà di grano tenero, conosciuta già dagli antichi romani e sopravvissuta alle manipolazioni successive: il grano Carosella. L’antica tradizione gastronomica carbonella è impreziosita da un prodotto d’eccellenza, il frutto più raro e pregiato di questa terra: il tartufo bianco del Serrapotamo.
Sorto nel IX secolo attorno all’antico monastero greco-basiliano di Sant’Elia, fu fondato dall’abate San Luca Carbone, dal quale mutuò il nome. A San Luca Abate è intitolata la Chiesa Madre risalente al XVI secolo, nella quale è possibile ammirare pregevoli opere dell’epoca ed oggetti recuperati dal vecchio monastero, ormai andato distrutto.
Il borgo ha conservato gli aspetti urbanistici originari e passeggiando nel centro storico si possono ammirare palazzi nobiliari di pregio (Palazzo De Nigris e Palazzo Castronuovo), antiche case in pietra, dimore gentilizie, portali e vicoli caratteristici. Da non perdere sono gli affreschi settecenteschi dell’ex Convento di San Francesco.
I visitatori possono ammirare i cortili nobiliari normalmente chiusi al pubblico, quali quelli di Palazzo Cascini, palazzo tardo settecentesco che si sviluppa lungo Via Piave e si affaccia sulla strada principale del piccolo borgo, e quelli di Palazzo De Nigris. Tra i membri della famiglia De Nigris si distinse l’Avvocato Francesco De Nigris, che potenziò la vocazione familiare di proprietari terrieri. Il suo lungimirante e visionario spirito imprenditoriale si espresse con il miglioramento degli ambienti produttivi, mulino e frantoio, dotati di tecnologie innovative e del tutto pioneristiche per tutto il territorio del Serrapotamo.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
09:00 – 12:00 (ultimo ingresso 11:00)
15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Visite a cura di: Volontari FAI
***** Visite in lingua Inglese
CASTELLUCCIO SUPERIORE (PZ)
PERCORSO NEL BORGO DI CASTELLUCCIO SUPERIORE
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI APPRENDISTI CICERONI IC ROTONDA-VIGGIANELLO SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO DI CASTELLUCCIO ASSOCIAZIONE COMPLETA MENTE
Ripercorri il fascino di Castelluccio Superiore in un tour che svela il cuore del suo centro storico. Ammira la Chiesa Madre di Santa Margherita di Antiochia, con la sua facciata sobria e imponente che domina il borgo. Passeggia tra le strette vie che raccontano secoli di storia, scoprendo le tradizionali “misule”, terrazzamenti in pietra a secco che si affacciano come balconi naturali sulla valle. Lasciati incantare dalle piccole gemme di fede, come la Cappella di San Sebastiano, quella di San Francesco di Paola e la Chiesa di Santa Lucia. Un’immersione nella spiritualità e nella tradizione.
Nel cuore di Castelluccio Superiore, il percorso svela un patrimonio architettonico e artistico di grande valore, centrato sulla Chiesa Madre di Santa Margherita di Antiochia. L’edificio si affaccia su una piazzetta in pietra che offre una vista suggestiva sulla Valle del Mercure-Lao. La sua storia è profonda: l’attuale costruzione del tardo Cinquecento poggia su un impianto più antico, risalente al XIV secolo, il cui nucleo originario corrisponde all’attuale zona del presbiterio. La dedicazione a Santa Margherita, martirizzata nel III secolo, testimonia la diffusione del suo culto nel sud Italia, probabilmente introdotto dai monaci bizantini. Proseguendo l’itinerario, si incontrano le altre cappelle, piccoli scrigni di fede che punteggiano il borgo.
La Cappella di San Sebastiano è una chiesa rupestre che risale probabilmente al XV secolo. La sua facciata è priva di decorazioni, mentre l’interno riflette la sobrietà delle cappelle votive la cui fondazione era legata alla venerazione dei santi locali. La Cappella suburbana di Santa Lucia, risalente al XIX secolo, presenta un’architettura peculiare con l’ingresso laterale e tre altari addossati alle pareti. Danneggiata dai terremoti degli anni ’90, è stata consolidata e restituita alla comunità, con un nuovo altare in marmo aggiunto nel 1998, a testimonianza della sua continua funzione come luogo di culto. Completa il percorso la Cappella di San Francesco di Paola, una delle numerose cappelle urbane che arricchiscono il patrimonio artistico e religioso di Castelluccio Superiore.
Una passeggiata nel centro storico costituirà l’occasione per conoscere e approfondire la storia che ne caratterizza il culto religioso, attraverso la scoperta dei quattro luoghi di culto. Partendo dalla Chiesa Madre si esplorerà un patrimonio architettonico e spirituale unico. Potrai scoprire la storia millenaria della Chiesa Madre, il cui impianto del tardo Cinquecento sorge su una struttura più antica, e addentrarti nella sobrietà della Cappella di San Sebastiano, una suggestiva chiesa rupestre del XV secolo. Il percorso prosegue con la Cappella di San Francesco di Paola e la Cappella di Santa Lucia, un esempio di architettura ottocentesca che ha saputo resistere ai danni del tempo. Un’occasione imperdibile per coglierne l’anima.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
**** Luogo con criticità. Assenza di superamento barriere architettoniche.
10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di: Volontari FAI e Apprendisti Ciceroni IC Rotonda-Viggianello Scuola secondaria di I grado di Castelluccio Inferiore, Associazione Completa Mente.
GENZANO DI LUCANIA (PZ)
CHIESA E MONASTERO DELLA SS. ANNUNZIATA
Corso Garibaldi, 83
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
Il complesso monastico di Santa Maria Annunziata sorge all’estremità nord della parte più antica dell’abitato di Genzano, a poca distanza dal tratto lucano della Via Appia Antica, su un promontorio circondato da tre profondi valloni, con vista sull’antica fonte di Capo d’Acqua e, sullo sfondo, il Monte Vulture.
Si tratta di uno dei più antichi insediamenti francescani della Basilicata. Fu fondato nel 1321 da Aquilina di Monteserico, che maturò la decisione negli ambienti della corte napoletana, ispirata dall’esempio e dalla vocazione religiosa della regina Sancha d’Aragona. Il complesso fu demolito e ricostruito a metà del Trecento da Roberto Sanseverino, per poi subire modifiche, trasformazioni e ampliamenti dopo il Concilio di Trento, con lavori protrattisi fino alla metà del XVIII secolo. Fu abitato dalle religiose dell’Ordine di Santa Chiara fino al 1905 e successivamente destinato a usi civili, dopo essere passato in proprietà al Comune. È in disuso e abbandonato dalla metà del secolo scorso.
Il monastero presenta il tipico impianto compatto, con edifici disposti su tre lati del chiostro, a formare, insieme al lato lungo della chiesa, un caratteristico quadrilatero. Le murature sono realizzate in conci irregolari di pietra arenaria, con volte al piano terra e coperture a spioventi in legno. Nel secolo scorso ha subito la perdita di alcuni corpi di fabbrica, dei quali restano visibili le tracce fondali dei muri del portico, la pavimentazione del chiostro e le rovine di alcuni setti murari. La chiesa, a navata unica, presenta un’aula a pianta di ottagono irregolare allungato, coperta da una volta a botte lunettata. La facciata, in conci irregolari di pietra arenaria locale, è caratterizzata nel registro superiore da tre aperture intervallate da due orologi solari, da un cornicione di coronamento con romanelle in coppi e laterizi, e da un portale cinquecentesco con trabeazione sormontata dallo stemma partito di Giacomo Alfonso Ferrillo e della moglie Maria Balsa, conti di Muro e signori di Acerenza e Genzano nei primi anni del Cinquecento. L’apparato decorativo interno, completamente riorganizzato a metà del Settecento, presenta i caratteri stilistici tipici del barocco napoletano del XVIII secolo.
Accompagnati dai Volontari dell’Associazione dell’Annunziata e dagli Studenti dell’I.I.S.S. ‘E. Majorana’ di Genzano, i partecipanti alle Giornate FAI d’Autunno potranno visitare la Chiesa, il cantiere di restauro dell’organo settecentesco, il chiostro, il giardino e alcuni ambienti del Monastero rimasti chiusi al pubblico per oltre ottant’anni. Avranno inoltre l’opportunità di ammirare l’eccezionale scenario storico-paesaggistico circostante, caratterizzato dalle numerose grotte ipogee scavate nell’arenaria presenti nei valloni che circondano l’abitato su tre lati, dall’area naturalistica dell’antica fonte di Capo d’Acqua e, sullo sfondo, dalla diga sulla Fiumarella, dal monte Vulture e dal Castello di Monteserico. I visitatori potranno così scoprire le ragioni per cui il complesso monastico di Santa Maria Annunziata di Genzano di Lucania, con 10.481 voti, è risultato il primo Luogo del Cuore in Basilicata e il ventunesimo a livello nazionale nel Censimento FAI del 2022.
Il Monastero è in disuso e abbandonato mentre la Chiesa è utilizzata sporadicamente per le funzioni religiose
**** Luogo con criticità. alcuni ambienti del Monastero sono presidiati da puntellature e centine in legno e non sono pertanto visitabili
15:30 – 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
16:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Visite a cura di: Volontari FAI e dell’Associazione dell’Annunziata
MARSICO NUOVO (PZ)
FARMACIA STORICA CORLETO E CHIESE MINORI DI MARSICO NUOVO
Via Giuseppe Garibaldi, 50
Aperture a cura di: GRUPPO FAI ALTA VAL D’AGRI – MARSICO NUOVO
Nel cuore della Basilicata, a Marsico Nuovo, si trova un luogo che racconta una lunga tradizione farmaceutica. Si tratta dell’Antica Farmacia Corleto, storica istituzione del territorio potentino, riportata al suo antico splendore grazie all’impegno della dottoressa Carola Corleto, discendente diretta del fondatore, Leonardo Corleto. Quest’ultimo, inizialmente veterinario, si dedicò successivamente alla farmacia, lasciando un’impronta indelebile nella comunità locale, tanto per la sua professionalità quanto per l’umanità che ha saputo trasmettere.
L’idea di trasformare la farmacia in uno spazio speciale è sempre stata presente nella visione della famiglia Corleto, per restituire valore a un luogo che, nel tempo, è diventato simbolo identitario per il paese. Inaugurata nel 1912, la farmacia fu attiva fino al 1968, anno della scomparsa del titolare. Oggi, il suo interno è stato sapientemente restaurato e ogni elemento è mantenuto con grande attenzione, quasi con devozione, per preservarne intatto il fascino. Dagli scaffali originali agli strumenti di lavoro, dai contenitori intrisi di antichi aromi alle spezie custodite nei vasi, tutto rievoca il passato con forza e autenticità. Visitare questo spazio significa compiere un viaggio nel tempo, tra storia e memoria, in un contesto che si può ancora toccare con mano.
Tra gli oggetti esposti spiccano l’orologio originario della farmacia, le prescrizioni firmate a mano, i taccuini personali del dottor Corleto, le etichette d’epoca usate per classificare le sostanze officinali, bilance di precisione, testi specialistici, profumi ormai rarefatti ma ancora presenti, e persino alcuni accessori personali come la valigetta medica e i copricapo del farmacista.
Anche l’insegna esterna, restaurata con estrema cura, è quella storica: un elemento che contribuisce al fascino di questo luogo, oggi vero e proprio simbolo del legame profondo tra la famiglia Corleto e la comunità di Marsico Nuovo. Il 6 agosto 2023, grazie alla volontà della dottoressa Carola Corleto, le porte dell’antica farmacia sono state riaperte, restituendole la sua funzione culturale come spazio di conservazione e condivisione della memoria.
Questo piccolo ma prezioso scrigno ha saputo conquistare chiunque vi entri: da coloro che conservano ricordi personali legati al passato a chi, per la prima volta, scopre l’eredità umana e professionale nascosta in ogni oggetto. Un luogo autentico che unisce storia, scienza e sentimento.
Luoghi preziosi, necessari per poter trasmettere alle nuove generazioni e non solo, la cultura del bello, del sacro e dell’ intramontabile.
Ad implementare e stuzzicare l’interesse degli amanti dell’arte, percorrendo la stessa strada, ci si imbatte in due graziose chiese all’interno delle quali due capolavori meritano un approfondimento di rilievo.
La Chiesa di San Rocco, sul cui altare padroneggia, debitamente restaurato il quadro raffigurante il matrimonio di Santa Caterina.
Non meno interesse merita la Chiesa di Santo Spirito, di proprietà della famiglia Ventre, con particolare devozione per la Madonna Assunta, che ad agosto viene onorata, tra novene e canti liturgici.
Anche in questo caso, emerge un particolare riferimento al prezioso trittico, custodito e collocato sull’altare maggiore.
Luogo solitamente aperto, accessibile a pagamento
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Visite a cura di Gruppo FAI Alta Val d’Agri di Marsico Nuovo
MARSICOVETERE (PZ)
CONVENTO SANTA MARIA DI LORETO O DELL’ASPRO DI MARSICOVETERE
Via Provinciale
Aperture a cura di: GRUPPO FAI ALTA VAL D’AGRI – MARSICOVETERE
Situato a poca distanza dall’ospedale civile e dal centro abitato di Villa d’Agri, frazione di Marsicovetere in provincia di Potenza, sorge imponente il monastero di Santa Maria dell’Aspro, noto anche come ex convento di Santa Maria di Loreto, risalente al XII secolo.
Oggi in rovina, l’edificio ha grande rilevanza storica e spirituale. È celebre per aver ospitato, nel 1334, frate Angelo Clareno, figura di spicco dei Francescani spirituali, perseguitato dall’Inquisizione e già scomunicato dal 1317. Giunto in Val d’Agri agli inizi del XIV secolo, Clareno trovò rifugio proprio in questo convento, che dedicò a Santa Maria di Loreto. Qui introdusse l’ordine dei Fraticelli e diede vita a un’intensa attività religiosa ispirata a una spiritualità radicale, volta al rinnovamento interiore in attesa dell’apocalisse. Secondo alcune fonti, il frate compì anche miracoli, guadagnandosi la fama di taumaturgo e attirando numerosi fedeli da tutta la regione. Morì il 15 giugno 1337, e la sua tomba divenne meta di frequenti pellegrinaggi.
Scavi archeologici condotti all’interno del complesso hanno portato alla luce reperti risalenti alla fine del XIII fino al XV-XVI secolo, testimonianze materiali della lunga storia del luogo e del patrimonio architettonico lasciato in eredità alla comunità di Marsicovetere.
Nonostante lo stato di rovina, il convento conserva ancora oggi la sobrietà e il fascino di una tradizione millenaria, offrendo a chi lo visita l’occasione per riscoprire valori autentici e ritrovare pace e armonia interiore.
Ad oggi restano le rovine del luogo. Viene aperto solo per visite straordinarie.
Questo sito beneficia di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il ripristino strutturale e il restauro conservativo.
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
MELFI (PZ)
MUSEO DELLA TECNICA E DELLA SCIENZA
Via Leonardo da Vinci
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DEL VULTURE MELFESE ALTO BRADANO
La Scuola
L’Istituto “Guglielmo Gasparrini” si trova a Melfi ed è una delle scuole più antiche dell’Italia meridionale. La scuola viene fondata nel 1853 e nasce come Istituto Agrario, una scuola pratica per i contadinelli, trasformata successivamente (Regio decr. 10 luglio 1865) in Scuola di Agronomia e Agrimensura. È nel 1882, con il completamento delle sezioni fisico-matematica e ragioneria industria e commercio, che la scuola assume il titolo di Istituto Tecnico e viene intitolata a Guglielmo Gasparrini, un botanico lucano.
Il terremoto del 23 novembre 1980 ha seriamente danneggiato le strutture dell’Istituto Gasparrini, quindi per eseguire gli interventi di riparazione le attrezzature e i reperti scientifici dei vari laboratori di Fisica, Topografia, Chimica e Scienze vennero accantonati alla rinfusa (si era addirittura pensato di buttarli….). Dopo la ristrutturazione, tutti i materiali furono recuperati e restaurati con un meticoloso e paziente lavoro di docenti e personale tecnico guidati dal Prof. Francesco Giordano, fino all’inaugurazione dei Musei Scientifici il 23 aprile 2004.
Il Museo di Scienze Naturali e Fisiche nel 2012 è stato intitolato proprio al Prof. Francesco Giordano, insegnante di Scienze del Gasparrini dal 1980 al 2004, che lo aveva fortemente voluto.
Il museo, la cui dotazione è sicuramente la più importante nel territorio, è costituito da due sezioni:
‘Fisica-Topografia che raccoglie 330 strumentazioni
‘Biologia-Geologia che raccoglie 350 reperti scientifici.
Gli allestimenti sono disposti in modo da dare spazio ai visitatori, affinché possano girare liberamente nel Museo di Scienze Naturali, lasciando al centro gli espositori zoologici e, soprattutto, modificati alcuni armadi, si è data la possibilità di poter vedere i soggetti tassidermici a 360 gradi (è anche possibile toccarne alcuni).
Successivamente è stata allestita una sala dedicata alla Vulcanologia e Geologia, con la presenza di un plastico scomponibile in scala del Monte Vulture (vulcano estinto) e il suo territorio. Completano la sala pannelli esplicativi ed espositori di rocce.
Attualmente il Prof. Mauro Di Chicco, Direttore dei Musei, sta procedendo alla catalogazione digitale del materiale conservato, in vista di un’opera multimediale che consenta di fruire, anche a distanza, dei preziosi contenuti.
L’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri, oggi IIS “Gasparrini” Economico e Tecnologico, ha da sempre potuto contare su una grande dotazione di attrezzature e materiale didattico. Sin dalla sua istituzione, nella seconda metà dell’Ottocento, si è costituito un gabinetto scientifico dotato di attrezzature e reperti naturalistici, che adesso ha un riconosciuto e apprezzato valore storico.
Il Museo, la cui dotazione è sicuramente la più importante presente nel territorio, è costituito da due sezioni: ‘Fisica-Topografia’ che raccoglie 330 strumentazioni e ‘Biologia-Geologia’ che raccoglie 350 reperti scientifici.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:00)
10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:00)
Visite a cura di: Volontari FAI
MOLITERNO (PZ)
CHIESA DELLA MADONNA DEL MONTE VETERE
Strada Comunale della Madonna del Vetere, Moliterno (PZ)
A 2,5 km dall’incrocio con la variante Cancellone – S. Cataldo, Moliterno (PZ)
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Aperture a cura di: GRUPPO FAI ALTA VAL D’AGRI – MOLITERNO
Il Santuario del Monte Vetere ha origini molto remote: fu edificato su un antico tempietto pagano dedicato agli dèi Silvano e Diana Cacciatrice, dai patrizi grumentini, i quali costruirono delle ville alle pendici delle colline che circondano la pianura delle Pantanelle.
I cittadini di Grumentum aderirono ben presto alla religione cristiana, soprattutto grazie alla predicazione di San Laverio, e nel IV secolo, Grumentum fu elevata a sede Vescovile, pertanto, si pensa che furono gli stessi grumentini a dedicare alla Materdomini l’antico luogo di culto pagano.
In seguito, questa costruzione rovinò a causa delle guerre e dell’abbandono di quelle terre con la distruzione di La principessa Odolina d’Aquino, vedova di Oddone I di Brayda, nel 1272 ricostruì la chiesetta; l’opera fu portata al termine dalla principessa Caterina moglie di Oddone Il di Brayda, che riedificò alcuni fabbricati diruti, costruì le mura di cinta ed istituì una fiera per l’8 settembre.
La chiesa subì numerose trasformazioni: nel secolo XV fu edificato il muro di fondo, che copri l’antico abside, sul quale il pittore D. Martino realizzò la superficie affrescata. Alla prima metà del secolo XVII risale l’ampliamento della cappella verso ovest, e la realizzazione del ciclo pittorico sulla parete sinistra dei Santuario.
La chiesa fu restaurata alla fine del secolo XIX a causa del pericolo di crolli, su interessamento del sacerdote Pietro De Nito, grazie alla raccolta dell’obolo pubblico
Sul primo altare a sinistra era visibile uno stupendo Crocifisso ligneo del XVIII secolo, che fu trafugato nel 1986 insieme a due puttini lignei e ai candelieri in legno dorato collocati ai lati del baldacchino portatile (caggia), in cui viene conservata la statua lignea della Madonna, nei mesi da maggio a settembre.
I visitatori delle Giornate FAI d’Autunno si lasceranno trasportare in un luogo dove la storia si intreccia con la leggenda, dove l’arte sussurra antiche preghiere e la natura incornicia un santuario sospeso nel silenzio.
Scopriranno le origini pagane di un colle sacro, un tempo dedicato a Diana e Silvano, poi trasformato in tempio cristiano; affreschi secolari, nascosti e ritrovati, che raccontano storie di santi e di devozione popolare, tra colori sbiaditi dal tempo e bellezza ancora viva; una chiesetta solitaria, custode di misteri, restaurata con amore dalla comunità e aperta solo in rare occasioni, proprio come un tesoro da scoprire; tradizioni intense, come le processioni mariane di maggio e settembre: momenti carichi di emozione, musica, luci e riti condivisi che uniscono intere generazioni.
Il santuario non è solo una meta: è un’esperienza.
È la Lucania più autentica, quella che non si mostra subito, ma si svela solo a chi sa cercare con il cuore.
La Chiesa viene aperta solo in occasione del culto, nei mesi di maggio e settembre.
10:30 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
10:30 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Visite a cura di: Gruppo FAI Alta Val d’Agri – Moliterno
MONTEMURRO (PZ)
GLI ANTICHI FRANTOI: DI MASE, CARRAZZA, LACORAZZA
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI MONTEMURRO
Montemurro vanta una tradizione olivicola antichissima. Il suo territorio alto-collinare, compreso tra i 600 e gli 800 metri s.l.m., offre un habitat ideale per le piante di ulivo che qui crescono nella variante sammartenegna, ugliarola, ogliastro, pendolino, uccellara e carpinigno.
Il percorso dedicato agli antichi frantoi montemurresi, tra antiche tecniche e tecnologie molitorie e attuali tecniche informatiche e tecnologie multimediali, accompagnerà i visitatori attraverso 400 anni di storia
Saranno visitabili gli antichi frantoi Di Mase, Carrazza e Lacorazza.
I visitatori saranno accompagnati in una esperienza sensoriale e degustativa di turismo lento tra natura storia e prodotti tipici, ridestando in tal modo sensi assopiti e fagocitati dalla frenetica quotidianità dei tempi attuali. Si potranno visitare tre antichi frantoi che saranno raccontati anche dal punto di vista storico e architettonico. Sarà possibile visitare anche il Museo del lago di recentissima realizzazione.
Luogo solitamente chiuso, proprietà privata
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00
10:00 – 13:00
PIETRAPERTOSA (PZ)
CHIESA E CONVENTO DI SAN FRANCESCO
Via Roma
Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI PIETRAPERTOSA
Pietrapertosa si trova in provincia di Potenza, a quasi 1100 metri di altezza adagiato sopra una rupe. Classificato come uno dei “Borghi più belli d’Italia” è inserito nel cuore del Parco delle Dolomiti Lucane. Il convento e la chiesa di San Francesco si trovano alla periferia del paese e risalgono al 1474.
La Chiesa di San Francesco sorge a ridosso del lato occidentale dell’omonimo convento, fondato nel 1474 per volontà di Papa Sisto IV. Alla facciata principale si addossa una sorta di pronao, costruito nel XVII secolo, che accoglie al piano superiore la cantoria con un coro ligneo del XIV secolo e, al piano inferiore, due ambienti dalle volte a crociera affrescate con motivi floreali, putti e immagini di Santi, dai quali si accede alla chiesa. Questa consta di un’unica navata coperta da capriate lignee, terminate in un presbiterio a pianta quadrata, contrassegnato da un ampio arco trionfale a sesto acuto e da un soffitto a crociera.
Il complesso conventuale è organizzato intorno a un chiostro quadrato con al centro un pozzo fiancheggiato da colonnine lisce rastremate, con basi modanate e capitelli.
Nella chiesa adiacente è da segnalare la decorazione pittorica, risalente al XVI secolo, sulle pareti del presbiterio e dell’arco trionfale, operata dall’artista Giovanni Luce da Eboli. Dello stesso autore è il grande e prezioso polittico dell’altare maggiore.
Nella navata sono presenti altre opere di pregevole manifattura come le tele di un “S. Antonio” del Pietrafesa datato 1631, e dell’Immacolata di Francesco Guma, del 1628. Al piano superiore vi è la cantoria con il coro ligneo, completamente intagliato del XVI secolo, di eccezionale pregio artistico.
Durante le Giornate FAI d’Autunno, gli Apprendisti Ciceroni racconteranno la storia del convento e della chiesa, soffermandosi sulle pregevoli opere d’arte in essa contenute. In particolare, punto focale sarà uno dei più importanti polittici lignei lucani, risalenti al XVI secolo e attribuito a Giovanni Luce da Eboli. Un percorso nel chiostro e nelle sale del Convento con affaccio sul suggestivo panorama circostante completerà la visita.
Apre in occasione di eventi.
Questo sito ha beneficiato di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il restauro e la valorizzazione.
10:00 – 17:30
10:00 – 17:30
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni dell’Istituto comprensivo Vittorio Alfieri di Laurenzana sede di Pietrapertosa; Pro loco di Pietrapertosa.
POTENZA (PZ)
SULLE TRACCE DELLA STORIA: IL COMUNE, IL TEATRO E L’AGORÀ
Piazza Giacomo Matteotti
Il palazzo del Comune si trova nella centralissima via Pretoria, a piazza Giacomo Matteotti.
Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI POTENZA
Gli storici ricordano sempre il Palazzo di Città e il Palazzo del Consiglio (o Casa del Fascio) in Piazza Matteotti, anticamente denominata Piazza Sedile perché vi sorgeva il seggio dell’Università ovvero il luogo delle riunioni del popolo in occasione delle assemblee elettorali. Tra Via Cesare Battisti e Piazza Matteotti si può ammirare l’unica traccia degli ultimi resti di un’antica cappella, quella della Madonna del Carmine, sconsacrata nel 1850: una colonna a fusto liscio su cui si erge un putto, con le mani giunte a preghiera.
Già nell’Ottocento il palazzo del Comune aveva la caratteristica della vasta sala a pian terreno con un grande arco scoperto, a guisa di portico. Il piano superiore venne ricostruito o restaurato intorno al 1827. Nel 1888 il palazzo fu abbattuto e riedificato più ampio nello stesso luogo. Restaurato ed ampliato più volte, nel 1945 venne costruito l’ultimo piano dove c’erano gli Uffici tecnici del Comune. L’antico edificio del Palazzo del Consiglio, ormai non più esistente, risaliva al XV secolo e accoglieva la cappella di San Nicola che, con il decreto Murat, fu poi sconsacrata per diventare il primo teatro della città, dalla denominazione omonima. Durante il ventennio fascista la struttura venne sostituita da un edificio in stile neoclassico volto ad ospitare il Partito Nazionale Fascista.
L’edificio del Comune fu eretto nel 1882 nell’area prima occupata dal Sedile, una struttura medievale ristrutturata dopo il terremoto del 1826. Il nuovo palazzo è caratterizzato da un’importante balconata al primo livello su gattoni in pietra. Sviluppato su tre livelli, presenta dei cornicioni modanati sistemati all’altezza dell’imposta degli archi a tutto sesto delle aperture. Nel 1905 fu operato un ampliamento del fabbricato con la costruzione di un’ala destinata a ospitare una scuola, la quale venne poi demolita dopo il sisma del 23 novembre 1980.
Il primo step si terrà in Piazza del Sedile per illustrare la storia di una delle prime piazze del capoluogo lucano e per gettare dall’esterno uno sguardo sui due palazzi che saranno oggetto dell’apertura. Si proseguirà quindi nell’atrio del Palazzo del Comune per raccontarne a grandi linee la storia e la struttura architettonica. I gruppi proseguiranno al primo piano per visionare la riproduzione della Sfilata dei Turchi realizzata nel 2003. Si procederà, dunque, al piano superiore dove, nella sala dell’Arco, si svolgerà un’altra tappa particolarmente significativa: verranno esposti su appositi leggii e illustrati alcuni documenti normalmente conservati nell’Archivio comunale che consentiranno di parlare delle attività che si sono svolte nel palazzo nel corso del tempo. Con l’occasione verranno attenzionati anche i documenti già presenti nella sala. Si proseguirà quindi accompagnando i gruppi nella stanza del Sindaco dove pure sono presenti documenti significativi e di qui si passerà nel Palazzo del Consiglio. Nella giornata di domenica si terrà una breve performance a cura dell’Associazione Gommalacca Teatro ispirata alla prima rappresentazione lirica che si tenne proprio nel luogo che un tempo ospitava il teatro cittadino, ‘La Gazza Ladra’ di Rossini.
Luogo solitamente aperto, accessibile per servizi al cittadino
10:30 – 13:30 / 14:30 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Note: Turni di visita ogni 20 minuti per un numero massimo di 20 persone
09:30 – 13:30 / 14:30 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Note: Turni di visita ogni 20 minuti per un numero massimo di 20 persone
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico Q. Orazio Flacco e dell’Istituto di Istruzione Superiore Da Vinci-Nitti di Potenza
TESSERE INVISIBILI – LA CRIPTA E IL PALAZZO VESCOVILE
Largo Duomo, 5
Aperture a cura di: GRUPPO FAI GIOVANI DI POTENZA
Il complesso della Cattedrale di san Gerardo vescovo, all’interno del quale trovano posto il Palazzo Vescovile e la cripta paleocristiana, domina il pianoro arrotondato su cui sorge il centro storico della città di Potenza. Il territorio della città capoluogo, di particolare importanza naturalistica e paesaggistica, è cinto da alti rilievi e attraversato a valle dal fiume Basento, arricchito dai suoi affluenti.
La cripta è il nucleo originario della cattedrale, parte dell’edificio paleocristiano (fine V – inizi VI sec.) sorto lungo un decumano romano e inizialmente dedicato a Sant’Oronzo. Nel XII secolo il duomo fu intitolato a San Gerardo, patrono cittadino. L’assetto attuale risale al XVIII secolo, con ricostruzioni post-terremoto. Il palazzo vescovile, attestato dal XVII sec., riflette ancor di più le vicende storiche della città e della diocesi: ristrutturato nel ‘700, colpito dai bombardamenti del 1943 e dal sisma del 1980, fu più volte rinnovato, mantenendo il ruolo di fulcro del potere religioso e culturale di Potenza.
La cripta della Cattedrale di San Gerardo, a circa due metri sotto l’attuale pavimento, è il cuore più antico del complesso. Vi si leggono i resti della basilica paleocristiana (V-VI sec.), sorta su una domus romana, con frammenti di mosaico pavimentale in tessere verdi e murature che testimoniano la continuità del culto cristiano.
Sopra la cripta si innalza la cattedrale settecentesca, a tre navate con transetto e presbiterio ampio. Nel braccio destro custodisce le reliquie di San Gerardo, mentre una cappella accoglie le spoglie del vescovo Augusto Bertazzoni. Cupola e volta sono decorate dalle pitture di Mario Prayer (1933-34).
Accanto sorge il Palazzo Arcivescovile, edificio seicentesco a pianta rettangolare affacciato sull’antica linea extramurale. La facciata, in pietra a vista, presenta un portale marmoreo e un balcone centrale con lo stemma di Bertazzoni. All’interno, nel disimpegno destro, si trovano un sarcofago romano strigilato del II-III secolo, già legato al culto di San Gerardo, e una teca con un volume miniato del ‘700 e un altro della metà del ‘600.
La cripta e Palazzo Vescovile non sono sempre visitabili al pubblico. In occasione delle GFA25 si propongono ai cittadini per raccontare loro una storia antica e speciale, nonché per affidarsi a sguardi nuovi. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno sarà possibile visitare in esclusiva la cappella privata di sua Eccellenza, che ospita le pregiatissime maioliche robbiane di Francesco Carbotti, artista e ceramista grottagliese.
10:00 – 13:00 / 14:30 – 17:30
09:00 – 10:30 / 15:00 – 19:00 (ultimo ingresso 19:30)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni® del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Potenza
RIVELLO (PZ)
COMPLESSO MONUMENTALE DI SANT’ANTONIO
Viale Monastero
Viale Monastero Rivello
Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL LAGORANESE
Il complesso monumentale di Sant’Antonio è nato a seguito dei movimenti basiliani dell’XI e XII secolo e fu poi abitato dai benedettini e dedicato a Santa Rosalia. Nella sua struttura definitiva si sviluppa nel XVI secolo, a seguito della richiesta avanzata nel 1514 dal popolo di Rivello e dal suo sindaco di costruire un Convento per i Frati Minori Osservanti che, dal 1472 al 1575, videro crescere il numero di Conventi francescani nella diocesi di Policastro.
Fu proprio nel periodo francescano che la struttura subì una sostanziale modifica. La navata dell’area nord costruita sul primo impianto basiliano venne trasformata in deposito e venne abbattuta la navata posta a sud per dare vita al chiostro (“Incastro” come comunemente veniva chiamato). Tutti gli sforzi necessari furono fatti anche per contrastare i Minimi di San Francesco di Paola che erano in forte espansione in questa area della Basilicata, sostenuti dagli Angioini. I Frati Minori Osservanti erano invece appoggiati dagli Aragonesi. Dunque, il convento di Rivello non solo sorge qui per motivi strettamente religiosi, ma anche per ragioni politiche. Successivamente il convento divenne centro di cultura per la ricca biblioteca che ospitava.
Accanto alla Chiesa sul lato sud, occupato nel periodo benedettino dalla navata di destra, c’è ora il Chiostro: esso è stato realizzato per quanto concerne la parte architettonica nel 1550, è di forma quadrata, abbellito da ventiquattro colonne in pietra rustica. Il portico, il chiostro e il refettorio presentano una serie di affreschi attribuiti a Giovanni e Girolamo Todisco di Abriola e aiuti (sec. XVI). Tra i vari affreschi spicca per la particolarità l’Ultima Cena (1559) di Giovanni Todisco che rappresenta un compendio dell’enogastronomia rivellese del periodo. Osservando la tavola imbandita si nota la presenza di pietanze non canoniche nella raffigurazione dell’Ultima Cena, ma tipiche della zona quali il coniglio ripieno, le fave, le castagne, le noci, i granchi che venivano pescati nel fiume Noce ed erano un alimento consueto dei tempi.
Ultimata la visita guidata a cura dei giovanissimi Apprendisti Ciceroni della classe seconda dell’IC Lagonegro Scuola Secondaria di Rivello si potrà procedere con una sosta presso il Muro della Speranza, inserito nell’ambito del Programma `BASILICATA FOR HOPE’ che rappresenta il contributo dell’intera comunità di Rivello per un’Europa visionaria, capace di rispondere alle sfide della globalizzazione, grazie al protagonismo attivo delle giovanissime generazioni. Terminate le visite, gli Apprendisti Ciceroni, presso la Sala dell’Ultima Cena, leggeranno poesie che descrivono Rivello (Rivelliana) e le emozioni trasmesse da Rivello alle autrici e agli autori delle stesse.
Luogo solitamente aperto, accessibile gratuitamente
**** Luogo con criticità. Mostra archeologica presente al secondo piano non accessibile.
Questo sito ha beneficiato di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per la sua riqualificazione.
15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Ore 18.15 Sala Ultima Cena Breve reading di poesie su Rivello
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni della Scuola Secondaria di Primo grado di Rivello (Ic Lagonegro). Volontari FAI
SANT’ARCANGELO (PZ)
CHIESA E CONVENTO DI SANTA MARIA D’ORSOLEO
Località Santa Maria di Orsoleo
Aperture a cura di: GRUPPO FAI ALTA VAL D’AGRI – SANT’ARCANGELO
All’interno della suggestiva chiesetta barocca di Santa Maria d’Orsoleo sono custodite numerose opere di grande valore artistico, tra cui spiccano la statua lignea della Vergine, risalente alla fine del XII secolo, un coro ligneo del Seicento e un prezioso altare in marmi policromi, esempio raffinato dell’arte sacra dell’epoca.
Nel chiostro del convento si sviluppa un importante ciclo di affreschi datato 1545, realizzato dal pittore Giovanni Todisco di Abriola. Tra questi spicca il drammatico e affascinante “Trionfo della Morte”, dove la protagonista è la morte stessa, impersonata da decine di scheletri che si abbattono senza distinzione su uomini, donne e bambini, in una potente allegoria della fragilità della vita.
In passato, il convento era anche un rinomato centro di studio, dotato di una ricchissima biblioteca, oggi completamente perduta. Una leggenda narra che un frate, aspirando al titolo di vescovo, distrusse con il fuoco sia la biblioteca che l’archivio, per cancellare documenti processuali che avrebbero compromesso la sua carriera ecclesiastica.
Oggi il convento non è più abitato, ma continua a essere luogo di pellegrinaggio e riflessione. Al suo interno ospita un moderno museo multimediale, che racconta la storia del monachesimo in Basilicata, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva tra spiritualità, arte e memoria.
Grazie alla preziosa guida degli Apprendisti Ciceroni dell’I.I.S. ‘Carlo Levi’ di Sant’Arcangelo, i visitatori saranno accompagnati in un percorso unico, all’interno di un luogo incantevole e silenzioso, dove arte e storia si intrecciano profondamente con la spiritualità. Sarà un viaggio interiore, alla scoperta di quegli spazi intimi e raccolti che solo la bellezza autentica è in grado di rivelare.
Luogo solitamente chiuso, sede di una istituzione o di un ente
Questo sito ha beneficiato di fondi europei – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il restauro e l’allestimento del museo.
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
10:00 – 13:00 / 16:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni I.I.S Carlo Levi di Sant’Arcangelo
TRAMUTOLA (PZ)
LA PIÙ ANTICA BANDIERA RISORGIMENTALE LUCANA A TRAMUTOLA
Piazza del Popolo, 8
Aperture a cura di: GRUPPO FAI ALTA VAL D’AGRI – TRAMUTOLA
Il 30 novembre 1919, 150 reduci di Tramutola dalla Prima Guerra Mondiale, guidati dall’Avv. Marotta, fondarono una sezione locale dell’Associazione dei Combattenti, tra le prime in Basilicata. In quell’occasione ricevettero in dono dalla famiglia Guarino un prezioso vessillo risorgimentale, del periodo mazziniano, usato durante l’insurrezione lucana del 1860. Su di esso venne ricamata la scritta “Associazione dei Combattenti di Tramutola”, ancora oggi visibile dopo un attento restauro. La bandiera è conservata nel Comune di Tramutola.
Questa bandiera tricolore è considerata la più antica risorgimentale ancora esistente in Lucania, risalente al periodo 1831-1840, e ha grande valore storico per la sua iconografia legata al movimento Carbonaro-Mazziniano. Originariamente apparteneva alla “Setta Mazziniana di Tramutola”, fondata dai fratelli Giorgiomarrano, scoperta nel 1856.
Dopo l’Unità d’Italia, il Comune consegnò la bandiera alla Società di Mutuo Soccorso, fondata da esponenti del Partito d’Azione, che ne modificarono parzialmente l’aspetto. Dopo la Prima Guerra Mondiale fu affidata all’Associazione dei Combattenti, che fece aggiungere la propria denominazione sul drappo.
La bandiera è composta da due facciate sovrapposte, ricche di simboli:
Facciata A: contiene immagini femminili allegoriche di ispirazione mazziniana e neoclassica, con dettagli simbolici come il ramo d’alloro (gloria), lo stemma dell’Università di Tramutola, e figure che rappresentano maternità e natura.
Facciata B: sulla banda bianca è stato aggiunto lo scudo sabaudo, mentre la banda verde è decorata con elementi naturalistici.
Il vessillo fu issato solennemente la sera del 13 agosto 1860 sul balcone del municipio di Tramutola, come simbolo della partecipazione del paese al Risorgimento.
Vedere la bandiera risorgimentale più antica della Lucania, conservata nel Municipio di Tramutola, è molto più che osservare un cimelio: è vivere un tuffo nella storia d’Italia.
Realizzata tra il 1831 e il 1840, questa bandiera mazziniana e carbonara racconta le lotte per l’Unità d’Italia attraverso simboli potenti, immagini allegoriche e stratificazioni storiche che vanno dall’Insurrezione lucana del 1860 fino alla Prima Guerra Mondiale.
Con i suoi colori ancora vivi e ricami originali, è un’opera unica in Italia meridionale, capace di emozionare e connettere il visitatore con i valori di libertà, patria e memoria collettiva.
Luogo solitamente aperto, accessibile per servizi al cittadino
08:30 – 13:00 / 16:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
08:30 – 13:00 / 16:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Visite a cura di: Gruppo FAI Alta Val d’Agri – Tramutola
XIV edizione delle GIORNATE FAI D’AUTUNNO
Evento nazionale di partecipazione attiva e di raccolta pubblica di fondi
sabato 11 e domenica 12 ottobre 2025
Visite a contributo libero in 700 luoghi
inaccessibili o poco valorizzati in 350 città in tutta Italia
Elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione su www.giornatefai.it IN BASILICATA
Oltre 700 luoghi eccezionali, solitamente non visitabili, poco conosciuti e lontani dai consueti itinerari turistici, saranno protagonisti delle Giornate FAI d’Autunno 2025, in programma sabato 11 e domenica 12 ottobre in 350 città, da nord a sud della Penisola. Torna per la quattordicesima edizione il grande evento di piazza che il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica ogni autunno al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese: una festa diffusa – organizzata dalle Delegazioni FAI e dai Gruppi FAI sul territorio, con l’importante partecipazione dei giovani volontari – che conferma l’impegno della Fondazione nel promuovere presso la cittadinanza, più larga possibile, la conoscenza del patrimonio, ricchissimo e variegato, di storia, arte e natura del nostro Paese, per favorirne la tutela e la valorizzazione con il contributo di tutti, e così svolgere la sua missione di educazione culturale e civica (elenco dei luoghi aperti e modalità di visita consultabili su www.giornatefai.it). Partecipare alle Giornate FAI d’Autunno non è solo un’opportunità per scoprire e per godere del patrimonio che ci circonda, ma anche un modo concreto per contribuire alla sua cura e alla sua valorizzazione attraverso l’attività del FAI; ad ogni visita si potrà sostenere, infatti, la missione della Fondazione con una donazione. L’edizione di quest’anno è un’occasione speciale per celebrare i cinquant’anni dalla nascita del FAI, fondato nel 1975 da Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni, con Alberto Predieri e Franco Russoli.
“Le Giornate del FAI rappresentano da decenni una sorta di alleanza esemplare e feconda tra cittadini virtuosi: quelli che hanno una sincera voglia di conoscere e approfondire la storia e le vicende di questo nostro straordinario paese, e gli altri loro concittadini – in questo caso le migliaia di ferventi volontari del FAI – che tali proposte immaginano e dispongono perché possano essere, due volte ogni anno, il contenuto di una civile e variegata offerta culturale. Li unisce un comune progetto dove si semina assieme per un futuro migliore; dove sia chi dà che chi riceve – cioè entrambi – svolgono quel ruolo sussidiario a fianco a quello delle istituzioni pubbliche che fa bene a tutti, che fa bene al Paese. Il FAI offre un’opportunità di conoscenza e quindi di crescita; i cittadini, raccogliendo e accettando questa proposta, offrono con la loro partecipazione quella indispensabile forza per continuare a realizzarla, ma anche e soprattutto il sostegno necessario per portare avanti la nostra missione, in particolar modo scegliendo di iscriversi alla nostra Fondazione. Le Giornate del FAI sono una buona novella che felicemente, tra tante notizie spaventose, si ripete. Non risolve certo i problemi del mondo ma lenisce il nostro dolore quotidiano e ci ridà un poco di speranza verso la possibilità di una convivenza civile; con un’alleanza tra simili che semina pace”, ha dichiarato il Presidente del FAI Marco Magnifico.
Le Giornate FAI d’Autunno sono organizzate nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Ottobre del FAI”, attiva per tutto il mese. A chi desideri partecipare all’evento verrà suggerito un contributo libero, che andrà a sostegno della missione e dell’attività della Fondazione.
Le Giornate FAI d’Autunno si inquadrano nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale (Art 143, c 3, lett a), DPR 917/86 e art 2, c 2, D Lgs 460/97). Partecipare alla visita con una donazione significa sostenere la missione di cura e tutela del patrimonio culturale italiano della Fondazione. Ogni Iscritto al FAI e chi si iscriverà per la prima volta durante l’evento potrà beneficiare dell’accesso prioritario in tutti i luoghi e di aperture dedicate. Sottoscrivere la tessera FAI significa diventare parte di un grande progetto e rappresenta un atto d’amore per l’Italia.
Ecco le aperture in Basilicata:
MATERA
Matera Mater. Un cuore d’acqua, di pietra e di jazz
L’apertura dell’ipogeo Aquamater, appena restaurato e finora mai svelato al pubblico, è l’occasione per scoprire un luogo poco conosciuto e nascosto pur trovandosi nel cuore di Matera, nel Sasso Caveoso, al di sotto della Civita e lungo la cosiddetta “scala del cinema”, con vista sulla Murgia Timone e sulle sue chiese rupestri. Cavità suggestiva, articolata in più ambienti e balconate, unisce città sotterranea e paesaggio naturale, raccontando l’ingegno che ha reso Matera “città dell’acqua” e patrimonio UNESCO. Fa parte, infatti, del sistema idrico che per secoli ha garantito la vita in un territorio povero d’acqua, raccogliendo e conservando ogni goccia piovana. Non sono stati rinvenuti documenti che consentano una datazione storica precisa. Potrebbe trattarsi di parte delle prime espansioni civili, lungo il perimetro delle mura del Castelvecchio che sovrasta il sito. Alcuni elementi architettonici rimandano al XIII secolo, altri sono chiaramente successivi. Oggi l’ipogeo è diventato spazio di cultura e creatività, set cinematografico internazionale e palcoscenico del Matera Jazz Guitar Days, che ospita il premio dedicato ad Angelo Carriero – fratello della proprietaria, che vuole così onorarne la memoria – riservato ai giovani talenti. L’ambiente si sviluppa in una serie di spazi comunicanti con grandi volte a botte, pareti levigate e canalette che convogliavano l’acqua piovana. Oltre alla suggestione estetica e acustica, la struttura ha una forte valenza simbolica e offre l’opportunità di vivere la città in una prospettiva inedita: la cisterna appare, infatti, come un ventre materno che accoglie e custodisce l’acqua, fonte di vita, e oggi il suono, trasformando la sua originaria funzione in una nuova forma di rigenerazione culturale. Scendendo sottoterra, si scopre Matera come “madre” di memoria e di futuro.
Sarà possibile visitare, negli ipogei e nella corte, la mostra di sculture contemporanee di Max Papeschi “Extintion”, con grandi statue che formano un esercito ispirato a quello celeberrimo in terracotta di Xian. Nel corso delle Giornate FAI d’Autunno saranno ospitati interventi musicali.
BERNALDA (MT)
Castello di Torre Mare
A Metaponto, l’insediamento fortificato di Torre a Mare è una delle antiche proprietà benedettine condivise con il feudatario normanno di Montescaglioso, Rodolfo Maccabeo. La fortezza consta di tre gruppi di manufatti: la Chiesetta di San Leone e la casa canonica annessa, la taverna e la caserma dei guardiacostieri, ossia le guardie daziarie. Dall’insediamento di Torre di Mare i monaci ricevevano cospicue rendite prodotte dalle saline presenti sulla costa e sulle foci del Bradano e Basento. Federico II ne rinforzò la funzione di difesa, confermò la concessione della contessa Emma d’Altavilla al monastero benedettino di Montescaglioso, precisando che la città di Santa Trinità assumeva il nome di Torre di Mare. Le indagini archeologiche attestano fasi insediative abitative a partire dal XIII sec.; l’attestazione di una fase insediativa in epoca bizantina e in epoca normanna si ridimensiona a una frequentazione dell’area, riscontrata da reperti di ceramica, senza tracce definite della presenza di un nucleo abitato. Dell’odierno insediamento fortificato circondato da un parco archeologico è ancora necessario chiarire la formazione, se cioè il nucleo più antico si sia formato dall’abbandono progressivo di Metaponto tardo antica già dall’alto Medioevo (VIII-IX secolo), oppure se gli inizi della frequentazione dell’area siano da ascrivere alla seconda metà dell’XI secolo, quando la Civitas Sanctae Trinitatis compare per la prima volta in una fonte scritta. La visita guidata consentirà di seguire le tracce dell’evoluzione storica dell’insediamento, rilevare i risultati delle opere eseguite, nonché delle indagini condotte dal parco archeologico all’insediamento fortilizio. Il complesso monumentale è stato interessato da un complesso intervento di restauro e attualmente è in fase di adeguamento per una gestione finalizzata alla fruibilità, ma in via straordinaria sarà possibile visitare il Meta Museo Magna Grecia (realtà virtuale e metaverso). Inoltre, domenica 12 ottobre alle ore 11.00 si terrà una visita speciale guidata dall’archeologo Prof. Dimitris Roubis dell’UNIBAS, nell’ambito del progetto FAI Ponte tra Culture. Torre di Mare è un sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro.
GROTTOLE (MT)
Castello Sichinulfo
Il Castello di Grottole sorge su una collinetta distaccata dal paese, in un luogo anticamente chiamato “Contrada della Motta”. Le prime notizie sul maniero risalgono al 1154, quando Al-Idrisi, geografo arabo, su incarico del Re scrisse un volume intitolato “Sollazzo per chi si diletta a girare il mondo”, in cui descrive i paesi della Basilicata. In questo libro la costruzione dei castelli di Grottole e Altojanni viene fatta risalire al 604 d.C., per opera dei Longobardi di Benevento. Invece, nel volume Una pagina di storia patria di Tommaso Andreucci, si legge che la costruzione dello stabile sarebbe avvenuta nell’851 d.C. per volere del principe di Salerno, Siconolfo. La struttura originaria era formata da 13 vani superiori, 6 vani inferiori, una stalla e una cantina. All’interno, di notevole prestigio è il grande camino nella stanza che immette alla torre, sovrastato da una grande conchiglia in stucco che custodisce al suo interno uno stemma, forse quello dei Sanseverino di Bisignano. Il Castello Sichinulfo è un sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro.
TRICARICO (MT)
Palazzo Vescovile
L’edificio si erge nel cuore del centro storico di Tricarico, nei pressi del Duomo e della “Porta vecchia”, oggi inglobata nel suo nucleo medievale. Ha subito nel tempo varie ristrutturazioni, e l’attuale configurazione contempla la cappella episcopale, l’appartamento del Vescovo, gli uffici della Curia, la Biblioteca diocesana con un consistente patrimonio di codici del XIV secolo, incunaboli, cinquecentine e opere moderne, e l’Archivio storico diocesano, che custodisce una cospicua e preziosa documentazione sulla Diocesi di Tricarico fin dal XII secolo. Di particolare interesse è il salone d’onore con stucchi e dipinti settecenteschi raffiguranti le virtù teologali e cardinali, che ne ornano la volta insieme all’insegna episcopale di Francesco Antonio del Plato. Importante è pure il salone degli stemmi, dove su lastre di marmo è riportata la serie dei vescovi latini della Diocesi di Tricarico. Al secondo piano troviamo il Museo Diocesano di Tricarico (MuDiT) voluto ed eretto dal Vescovo Vincenzo Carmine Orofino, e inaugurato il 7 novembre 2016, offre al visitatore opere d’arte scultorea, pittorica, argenti, paramenti e arredi liturgici, che testimoniano la vita spirituale e religiosa, e la cultura artistica della Diocesi nei suoi rapporti con il resto d’Italia. Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni, organizzate cronologicamente e si completa con la sezione dedicata alla figura e all’opera del “Venerabile Raffaello delle Nocche, Vescovo di Tricarico (1922-1960)”. Luogo solitamente chiuso, si potrà visitare eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI. Il Palazzo Vescovile è un sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, avendo beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro.
MIGLIONICO (MT)
Il vecchio forno di Via Trento
Il forno comunale di Miglionico si trova in Via Trento, nell’antico quartiere di Sant’Angelo, dove sorgono alcuni importanti edifici come palazzo Corleto e i resti delle torri di avvistamento, testimonianza dell’antica cinta muraria della città. L’antico forno riveste un interesse storico in quanto, pur nella semplicità della sua conformazione architettonica, risulta significativa per il suo impianto produttivo, rappresentando l’ultima testimonianza di un’antica attività e tradizione artigianale. Il manufatto è realizzato in muratura in pietra, composto da un primo piano destinato alla preparazione e consegna dei prodotti, cui si accede attraverso una piccola porta, e da un secondo piano con la calotta in muratura dove è visibile la canna fumaria. Un piccolo varco alla destra del forno conduce sul retro del locale, spazio un tempo destinato a deposito della materia prima o del legname. L’intero forno è ricoperto da un tetto a doppia falda rivestito con i tradizionali coppi curvi in argilla. Esternamente si presenta con pietrame a vista recentemente restaurato. Normalmente aperto in orari limitati, nel corso delle Giornate d’Autunno si potrà visitare, nonché assistere a una dimostrazione dell’antica arte della panificazione.
TURSI (MT)
Rione La Rabatana: Storia di Saraceni, Goti e Bizantini
L’antico centro storico di Rabatana nella città di Tursi, con le sue case in pietra, grotte e vicoli stretti, conserva un’atmosfera d’altri tempi con tracce di influenze arabe. Fino agli anni ’70 erano in funzione frantoi, mulini e botteghe di artigiani, ora chiusi, ma che hanno assunto valenza di simbolo culturale, celebrato anche dal poeta Albino Pierro. Intorno all’826, in tutto il sud della penisola ci furono numerose e violente incursioni arabe. Negli anni successivi i Saraceni abitarono il borgo, lo ingrandirono e gli diedero il nome, in ricordo del loro borgo arabo Rabhàdi. Nell’890 i Bizantini riconquistarono questi territori e riuscirono a cancellare definitivamente l’impronta araba dalle terre lucane. L’intero centro prese il nome di Toursikon, dal fondatore Turcico. Nel 1848, durante la primavera dei popoli, Tursi vide il manifestarsi di moti demaniali che consentirono l’occupazione di vasti territori della mensa vescovile e dei demani. Durante il 1861 nei boschi circostanti si attestarono i primi fatti di brigantaggio. Gli edifici e i palazzi storici di questo antico quartiere raccontano di un passato fatto di lavoro e ingegno. Progettati con architetture essenziali e funzionali, sono costruiti con materiali locali come pietra, legno, mattoni, riflettendo uno stile rustico e autentico. Soffitti con travi a vista e pavimenti in pietra o terracotta custodiscono le tracce di vite laboriose. Vi si visiteranno la Cattedrale dell’Annunziata, eretta nel XV secolo, la Chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita dai monaci basiliani nel IX-X secolo, la barocca Chiesa di San Filippo Neri, dedicata al Santo Patrono della città, la Chiesa di San Michele Arcangelo del X secolo, il convento di San Francesco d’Assisi e il palazzo del Barone Brancalasso, chiamato “Palazzo del Barone”. Infine, si aprirà il castello, costruito dai Goti intorno al V secolo su una collina e difeso da tre voragini di oltre cento metri. Si visiteranno inoltre alcuni antichi frantoi e una tipica abitazione della Rabatana. La Rabatana è un sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per la valorizzazione e promozione turistica.
GENZANO DI LUCANIA (PZ)
Chiesa e Monastero della SS. Annunziata
Il complesso monastico di Santa Maria Annunziata sorge su un promontorio circondato da tre profondi valloni, con vista sull’antica fonte di Capo d’Acqua e, sullo sfondo, il Monte Vulture. Si tratta di uno dei più antichi insediamenti francescani della Basilicata. Fu fondato nel 1321 da Aquilina di Monteserico per subire modifiche, trasformazioni e ampliamenti fino alla metà del XVIII secolo. Fu abitato dalle religiose dell’Ordine di Santa Chiara fino al 1905 e successivamente destinato a usi civili, dopo essere passato in proprietà al Comune. È in disuso e abbandonato dalla metà del secolo scorso. Il monastero presenta il tipico impianto compatto, con edifici disposti su tre lati del chiostro, a formare un quadrilatero. La chiesa, a navata unica, presenta un’aula a pianta di ottagono irregolare allungato, coperta da una volta a botte lunettata. La facciata, in conci irregolari di pietra arenaria locale, è caratterizzata nel registro superiore da tre aperture intervallate da due orologi solari, da un cornicione di coronamento con romanelle in coppi e laterizi, e da un portale cinquecentesco con trabeazione sormontata dallo stemma partito di Giacomo Alfonso Ferrillo e della moglie Maria Balsa, conti di Muro e signori di Acerenza e Genzano nei primi anni del Cinquecento. L’apparato decorativo interno, completamente riorganizzato a metà del Settecento, presenta i caratteri stilistici tipici del barocco napoletano del XVIII secolo. Il complesso monastico di Santa Maria Annunziata di Genzano di Lucania, con 10.481 voti, è risultato il primo Luogo del Cuore in Basilicata e il ventunesimo a livello nazionale nel Censimento FAI del 2022. I partecipanti alle Giornate FAI potranno visitare la chiesa, il cantiere di restauro dell’organo settecentesco, il chiostro, il giardino e alcuni ambienti del Monastero rimasti chiusi al pubblico per oltre ottant’anni.
POTENZA
Comune di Potenza
Il palazzo di Città si trova in piazza Matteotti, anticamente denominata piazza Sedile perché vi sorgeva il seggio dell’università, ovvero il luogo delle riunioni del popolo in occasione delle assemblee elettorali. Già nell’Ottocento il Palazzo presentava la caratteristica della vasta sala a pian terreno con un grande arco scoperto, a guisa di portico. Il piano superiore venne ricostruito o restaurato intorno al 1827. Nel 1888 il palazzo fu abbattuto e riedificato più ampio nello stesso luogo. Restaurato e ampliato più volte, nel 1945 fu costruito l’ultimo piano con gli Uffici tecnici del Comune. L’antico edificio, ormai non più esistente, risaliva al XV secolo e accoglieva la cappella di San Nicola che con il decreto Murat fu poi sconsacrata per diventare il primo teatro della città, dalla denominazione omonima. Durante il ventennio fascista la struttura venne sostituita da un edificio in stile neoclassico destinato a ospitare il Partito Nazionale Fascista. L’edificio del Comune fu eretto nel 1882 nell’area prima occupata dal Sedile, una struttura medievale ristrutturata dopo il terremoto del 1826. Il nuovo palazzo è caratterizzato da un’importante balconata al primo livello su gattoni in pietra. Sviluppato su tre livelli, presenta cornicioni modanati all’altezza dell’imposta degli archi a tutto sesto delle aperture. Nel 1905 fu operato un ampliamento del fabbricato con la costruzione di un’ala destinata a ospitare una scuola, la quale venne poi demolita dopo il sisma del 23 novembre 1980. Nella giornata di domenica 12 ottobre nel Palazzo del Consiglio si terrà una breve performance a cura dell’Associazione Gommalacca Teatro ispirata alla prima rappresentazione lirica che si tenne proprio nell’antico teatro cittadino, “La Gazza Ladra” di Rossini.
Elenco completo dei luoghi aperti in BASILICATA e modalità di partecipazione all’evento su: https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-autunno/i-luoghi-aperti/?regione=BASILICATA
Si ringrazia la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, da anni al fianco del FAI in occasione degli eventi nazionali. Nel corso delle Giornate FAI d’Autunno cinquanta siti storici, artistici e culturali destinatari di finanziamenti europei o rappresentativi delle politiche europee, saranno visitabili a testimonianza dell’impegno dell’Europa nella salvaguardia e sviluppo del patrimonio culturale italiano ed europeo. Le Giornate FAI d’Autunno 2025 si svolgono con il Patrocinio del Ministero della Cultura, di Regione Basilicata, di tutte le Regioni e le Province Autonome italiane. Si ringrazia per il sostegno Fondazione CARICAL.
Si ringraziano la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, da tempo al nostro fianco con i suoi volontari, e il Ministero della Difesa, lo Stato Maggiore della Difesa e le Forze armate che hanno concesso l’apertura di alcuni loro luoghi simbolo. Si ringrazia il Fondo Edifici di Culto per averci concesso l’apertura di alcune chiese di sua proprietà nell’ambito dell’accordo di collaborazione siglato con il Ministero dell’Interno. Un ringraziamento per il generoso sostegno alla buona riuscita della manifestazione all’Arma dei Carabinieri e alla Croce Rossa Italiana.
Le Giornate FAI d’Autunno 2025 sono rese possibili grazie al fondamentale sostegno di importanti aziende illuminate:
Dolce&Gabbana, la casa di moda che fin dalla sua fondazione riconosce e promuove le eccellenze artigiane italiane e le bellezze artistiche e architettoniche del territorio, di nuovo vicina al FAI in qualità di Partner. Una speciale collaborazione basata sui valori comuni di italianità, cultura, tradizione, educazione e bellezza.
Groupama Assicurazioni, tra i principali player del settore assicurativo in Italia, da sempre impegnata nella salvaguardia del nostro patrimonio e già Corporate Golden Donor del FAI, rinnova il suo sostegno all’evento in qualità di Sponsor per il terzo anno consecutivo.
Seda International packaging Group, fondata in Italia nel 1964 e con sedi in Europa e Nord America, è un’eccellenza internazionale leader nella produzione di food packaging in carta. Già a fianco della Fondazione nella cura e manutenzione della Baia di Ieranto (Bene FAI a Massa Lubrense), consolida il suo sostegno in qualità di Sponsor dell’evento come naturale espressione dei propri valori aziendali, innovazione, sostenibilità e tutela del patrimonio ambientale.
Despar, presente da sessantacinque anni in Italia con oltre 1300 punti vendita a insegna Despar, Eurospar e Interspar e attenta alle esigenze dei territori in cui è presente, dal 2022 è vicina al FAI e per il terzo anno Sponsor dell’evento.
Si ringrazia Ferrero, storica amica del FAI, che per l’occasione offrirà le specialità Ferrero Rocher, fresche di produzione, in una selezione di luoghi.
Si ringrazia, inoltre, ITA Airways, azienda sostenitrice per il terzo anno consecutivo e che ha scelto di affiancare il FAI per contribuire alla tutela del patrimonio italiano di arte e natura.
Grazie, infine, a Ferrarelle Società Benefit, Partner degli eventi istituzionali e acqua ufficiale del FAI, che ha donato il proprio prodotto per l’iniziativa ed è presente tra i luoghi visitabili con il suo Parco Sorgenti di Riardo (CE), patrocinato FAI ed esempio virtuoso di gestione responsabile delle risorse custodite, nonché di valorizzazione del patrimonio agricolo-paesaggistico.
Le Giornate FAI d’Autunno chiudono la Settimana di sensibilizzazione Rai dedicata ai beni culturali in collaborazione con il FAI. Dal 6 al 12 ottobre, come ormai da oltre 10 anni, Rai conferma l’impegno del Servizio Pubblico multimediale alla promozione, cura e tutela del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico italiano. Rai sarà infatti in prima linea al fianco del FAI con tutti i canali radiofonici e televisivi e attraverso RaiPlay e RaiPlay Sound per creare un racconto corale che metterà al centro la bellezza e la sostenibilità del nostro patrimonio. Rai è Main Media Partner del FAI e supporta in particolare le Giornate FAI d’Autunno 2025 anche attraverso la collaborazione di Rai per la Sostenibilità ESG.
Il FAI ringrazia la FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta per la preziosa e duratura collaborazione, che rappresenta un passo importante volto a coniugare la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale con un modello di mobilità dolce, capace di valorizzare i territori e ridurre l’impatto ambientale.
Grazie di cuore per l’organizzazione e la gestione dell’iniziativa a tutti i Delegati della Rete territoriale del FAI – 19 Direzioni Regionali, 134 Delegazioni, 112 Gruppi FAI, 94 Gruppi FAI Giovani e 18 Gruppi FAI Ponte tra culture – e a tutti i volontari attivi in Italia.
Un ringraziamento anche ai 9.000 Apprendisti Ciceroni, studenti appositamente formati in collaborazione con i loro docenti, che hanno l’occasione di accompagnare il pubblico in visita nei luoghi aperti dal FAI nel loro territorio, sentendosi direttamente coinvolti nella vita sociale e culturale della loro comunità.
Ringraziamo infine in modo speciale i proprietari delle centinaia di luoghi aperti in aggiunta ai nostri Beni e le amministrazioni comunali che hanno accolto questa iniziativa.
XIV edizione delle GIORNATE FAI D’AUTUNNO
Evento nazionale di partecipazione attiva e di raccolta pubblica di fondi
sabato 11 e domenica 12 ottobre 2025
Visite a contributo libero in 700 luoghi
inaccessibili o poco valorizzati in 350 città in tutta Italia
Elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione su www.giornatefai.it IN BASILICATA
Oltre 700 luoghi eccezionali, solitamente non visitabili, poco conosciuti e lontani dai consueti itinerari turistici, saranno protagonisti delle Giornate FAI d’Autunno 2025, in programma sabato 11 e domenica 12 ottobre in 350 città, da nord a sud della Penisola. Torna per la quattordicesima edizione il grande evento di piazza che il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica ogni autunno al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese: una festa diffusa – organizzata dalle Delegazioni FAI e dai Gruppi FAI sul territorio, con l’importante partecipazione dei giovani volontari – che conferma l’impegno della Fondazione nel promuovere presso la cittadinanza, più larga possibile, la conoscenza del patrimonio, ricchissimo e variegato, di storia, arte e natura del nostro Paese, per favorirne la tutela e la valorizzazione con il contributo di tutti, e così svolgere la sua missione di educazione culturale e civica (elenco dei luoghi aperti e modalità di visita consultabili su www.giornatefai.it).
Partecipare alle Giornate FAI d’Autunno non è solo un’opportunità per scoprire e per godere del patrimonio che ci circonda, ma anche un modo concreto per contribuire alla sua cura e alla sua valorizzazione attraverso l’attività del FAI; a ogni visita si potrà sostenere, infatti, la missione della Fondazione con una donazione. L’edizione di quest’anno è un’occasione speciale per celebrare i cinquant’anni dalla nascita del FAI, fondato nel 1975 da Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni, con Alberto Predieri e Franco Russoli.
“Le Giornate del FAI rappresentano da decenni una sorta di alleanza esemplare e feconda tra cittadini virtuosi: quelli che hanno una sincera voglia di conoscere e approfondire la storia e le vicende di questo nostro straordinario paese, e gli altri loro concittadini – in questo caso le migliaia di ferventi volontari del FAI – che tali proposte immaginano e dispongono perché possano essere, due volte ogni anno, il contenuto di una civile e variegata offerta culturale. Li unisce un comune progetto dove si semina assieme per un futuro migliore; dove sia chi dà che chi riceve – cioè entrambi – svolgono quel ruolo sussidiario a fianco a quello delle istituzioni pubbliche che fa bene a tutti, che fa bene al Paese. Il FAI offre un’opportunità di conoscenza e quindi di crescita; i cittadini, raccogliendo e accettando questa proposta, offrono con la loro partecipazione quella indispensabile forza per continuare a realizzarla, ma anche e soprattutto il sostegno necessario per portare avanti la nostra missione, in particolar modo scegliendo di iscriversi alla nostra Fondazione. Le Giornate del FAI sono una buona novella che felicemente, tra tante notizie spaventose, si ripete. Non risolve certo i problemi del mondo ma lenisce il nostro dolore quotidiano e ci ridà un poco di speranza verso la possibilità di una convivenza civile; con un’alleanza tra simili che semina pace. ” ha dichiarato il Presidente del FAI Marco Magnifico.
Le Giornate FAI d’Autunno sono organizzate nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Ottobre del FAI”, attiva per tutto il mese. A chi desideri partecipare all’evento verrà suggerito un contributo libero, che andrà a sostegno della missione e dell’attività della Fondazione.
Le Giornate FAI d’Autunno si inquadrano nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale (Art 143, c 3, lett a), DPR 917/86 e art 2, c 2, D Lgs 460/97). Partecipare alla visita con una donazione significa sostenere la missione di cura e tutela del patrimonio culturale italiano della Fondazione. Ogni Iscritto al FAI e chi si iscriverà per la prima volta durante l’evento potrà beneficiare dell’accesso prioritario in tutti i luoghi e di aperture dedicate. Sottoscrivere la tessera FAI significa diventare parte di un grande progetto e rappresenta un atto d’amore per l’Italia.
Ecco alcune delle aperture più interessanti in BASILICATA
COMPLESSO MONUMENTALE DI SANT’ANTONIO – RIVELLO (PZ), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, avendo beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di riqualificazione.
CASTELLO DEL MALCONSIGLIO – MIGLIONICO (MT), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, avendo beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro.
CHIESA E CONVENTO DI SANTA MARIA D’ORSOLEO – SANT’ARCANGELO (PZ), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, avendo beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro e allestimento del museo.
CONVENTO SANTA MARIA DI LORETO O DELL’ASPRO DI MARSICOVETERE – MARSICOVETERE (PZ), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di ripristino strutturale e restauro conservativo.
ARCHIVIO DI STATO – MATERA (MT), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di fondi europei PNRR – Programma per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura.
CRACO NON DIMENTICA: L’EREDITÀ DI COLUMELLA ONORATI – CRACO (MT), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, avendo beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro e rifunzionalizzazione.
TORRE DI MARE: SULLE TRACCE DELLA METAPONTO MEDIEVALE – BERNALDA (MT), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro.
PALAZZO DEL VESCOVO – TRICARICO (MT), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, avendo beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro.
CHIESA E CONVENTO DI SAN FRANCESCO – PIETRAPERTOSA (PZ), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, avendo beneficiato di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro valorizzazione.
CASTELLO SICHINULFO – GROTTOLE (MT), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per interventi di restauro.
RABATANA: “STORIE DI SARACENI, GOTI E BIZANTINI” – TURSI (MT), sito che fa parte dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto beneficia di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per la valorizzazione e promozione turistica.
TRADIZIONE, INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ NELLE MASSERIE SARACENO – ATELLA (PZ), sito che fa parte dell’Itinerario europeo in quanto beneficia di fondi europei PNRR – Programma per la rivoluzione verde e transizione ecologica.
Elenco completo dei luoghi aperti in Basilicata e modalità di partecipazione all’evento su:
https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-autunno/i-luoghi-aperti/?regione=BASILICATA
Si ringrazia la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, da anni al fianco del FAI in occasione degli eventi nazionali. Nel corso delle Giornate FAI d’Autunno cinquanta siti storici, artistici e culturali destinatari di finanziamenti europei o rappresentativi delle politiche europee, saranno visitabili a testimonianza dell’impegno dell’Europa nella salvaguardia e sviluppo del patrimonio culturale italiano ed europeo. Le Giornate FAI d’Autunno 2025 si svolgono con il Patrocinio del Ministero della Cultura, di Regione Basilicata, di tutte le Regioni e le Province autonome italiane. Si ringrazia per il sostegno Fondazione CARICAL.
Si ringraziano la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, da tempo al nostro fianco con i suoi volontari, e il Ministero della Difesa, lo Stato Maggiore della Difesa e le Forze armate che hanno concesso l’apertura di alcuni loro luoghi simbolo. Si ringrazia il Fondo Edifici di Culto per averci concesso l’apertura di alcune chiese di sua proprietà nell’ambito dell’accordo di collaborazione siglato con il Ministero dell’Interno. Un ringraziamento per il generoso sostegno alla buona riuscita della manifestazione all’Arma dei Carabinieri e alla Croce Rossa Italiana.
Le Giornate FAI d’Autunno 2025 sono rese possibili grazie al fondamentale sostegno di importanti aziende illuminate:
Dolce&Gabbana, la casa di moda che fin dalla sua fondazione riconosce e promuove le eccellenze artigiane italiane e le bellezze artistiche e architettoniche del territorio, di nuovo vicina al FAI in qualità di Partner. Una speciale collaborazione basata sui valori comuni di italianità, cultura, tradizione, educazione e bellezza.
Groupama Assicurazioni, tra i principali player del settore assicurativo in Italia, da sempre impegnata nella salvaguardia del nostro patrimonio e già Corporate Golden Donor del FAI, rinnova il suo sostegno all’evento in qualità di Sponsor per il terzo anno consecutivo.
Seda International packaging Group, fondata in Italia nel 1964 e con sedi in Europa e Nord America, è un’eccellenza internazionale leader nella produzione di food packaging in carta. Già a fianco della Fondazione nella cura e manutenzione della Baia di Ieranto (Bene FAI a Massa Lubrense), consolida il suo sostegno in qualità di Sponsor dell’evento come naturale espressione dei propri valori aziendali, innovazione, sostenibilità e tutela del patrimonio ambientale.
Despar, presente da sessantacinque anni in Italia con oltre 1300 punti vendita a insegna Despar, Eurospar e Interspar e attenta alle esigenze dei territori in cui è presente, dal 2022 è vicina al FAI e per il terzo anno Sponsor dell’evento.
Si ringrazia Ferrero, storica amica del FAI, che per l’occasione offrirà le specialità Ferrero Rocher, fresche di produzione, in una selezione di luoghi.
Si ringrazia, inoltre, ITA Airways, azienda sostenitrice per il terzo anno consecutivo e che ha scelto di affiancare il FAI per contribuire alla tutela del patrimonio italiano di arte e natura.
Grazie, infine, a Ferrarelle Società Benefit, Partner degli eventi istituzionali e acqua ufficiale del FAI, che ha donato il proprio prodotto per l’iniziativa ed è presente tra i luoghi visitabili con il suo Parco Sorgenti di Riardo (CE), patrocinato FAI ed esempio virtuoso di gestione responsabile delle risorse custodite, nonché di valorizzazione del patrimonio agricolo-paesaggistico.
Le Giornate FAI d’Autunno chiudono la Settimana di sensibilizzazione Rai dedicata ai beni culturali in collaborazione con il FAI. Dal 6 al 12 ottobre, come ormai da oltre 10 anni, Rai conferma l’impegno del Servizio Pubblico multimediale alla promozione, cura e tutela del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico italiano. Rai sarà infatti in prima linea al fianco del FAI con tutti i canali radiofonici e televisivi e attraverso RaiPlay e RaiPlay Sound per creare un racconto corale che metterà al centro la bellezza e la sostenibilità del nostro patrimonio. Rai è Main Media Partner del FAI e supporta in particolare le Giornate FAI d’Autunno 2025 anche attraverso la collaborazione di Rai per la Sostenibilità ESG.
Il FAI ringrazia la FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta per la preziosa e duratura collaborazione, che rappresenta un passo importante volto a coniugare la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale con un modello di mobilità dolce, capace di valorizzare i territori e ridurre l’impatto ambientale.
Grazie di cuore per l’organizzazione e la gestione dell’iniziativa a tutti i Delegati della Rete territoriale del FAI – 19 Direzioni Regionali, 134 Delegazioni, 112 Gruppi FAI, 94 Gruppi FAI Giovani e 18 Gruppi FAI Ponte tra culture – e a tutti i volontari attivi in Italia.
Un ringraziamento anche ai 9.000 Apprendisti Ciceroni, studenti appositamente formati in collaborazione con i loro docenti, che hanno l’occasione di accompagnare il pubblico in visita nei luoghi aperti dal FAI nel loro territorio, sentendosi direttamente coinvolti nella vita sociale e culturale della loro comunità.
Ringraziamo infine in modo speciale i proprietari delle centinaia di luoghi aperti in aggiunta ai nostri Beni e le amministrazioni comunali che hanno accolto questa iniziativa.
La fotogallery della giornata inaugurale del FAI d’Autunno (foto www.SassiLive.it)





















