Francesco D’Ercole del Gruppo Volontari Matera in una nota denuncia un episodio di indifferenza nei confronti di una gattina malata che stazionava nel parcheggio del Comune di Matera. Di seguito la nota integrale.
Simba era una gattina nera. Randagia, malata di fip, paraplegica, fragile. Viveva nel parcheggio davanti al Comune di Matera, a pochi metri dal palazzo del potere.
Lì, sotto gli occhi di tutti: della Polizia Locale, dei funzionari, degli amministratori. Ma nessuno la vedeva.
O forse la vedevano, e hanno scelto di non vedere.
Alcuni volontari le portavano cibo, cure, un po’ d’amore. Le avevano perfino donato una cuccia, per ripararla dal freddo.
Ironia della sorte, si era avviata una raccolta fondi ed il lunedì Simba sarebbe stata portata dal veterinario per iniziare il percorso, ma Simba è morta lì dentro, domenica, da sola, in silenzio.
A pochi metri dalle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerla, perché la legge glielo impone.
E in quel silenzio, più assordante di mille parole, è morta anche un’idea.
C’è un momento, in ogni città, in cui cade la maschera della civiltà.
Per Matera, quel momento si chiama Simba.
Perché una città che lascia morire una creatura indifesa sotto il proprio municipio non è una capitale della cultura: è una capitale dell’indifferenza.
Quando in luogo regna l’indifferenza, allora non muore solo un gatto.
Muore una coscienza. Muore un pezzo di umanità.
Simba non era “solo un gatto”. Era una vita.
Ed ogni vita merita rispetto, protezione, compassione.
La sua morte è un monito: non possiamo più restare indifferenti.
Chiediamo alle istituzioni fatti, non parole.
Servono cure, controlli, sterilizzazioni, sostegno ai volontari.
Perché chi chiude gli occhi davanti alla sofferenza non governa una città. Governa il deserto.
Per Simba.
E per tutte le vite dimenticate che chiedono solo di essere viste.



