Il capogruppo del Pd: la concitazione di un comizio in contesto di questioni di merito così come sollevate dal segretario dello SPI CGIL Angelo Summa non devono distogliere dai problemi di una sanità che continua a cadere a pezzi.
“Prendiamo atto delle precisazioni del segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa e, come ho già detto, ogni parola pronunciata va contestualizzata nel momento in cui viene utilizzata, valutando anche la concitazione che genera un comizio. E siamo titolati a dirlo poiché da due anni proviamo a chiedere all’assessore Latronico di evitare un eccesso di comunicazione: post e comunicati a raffica di una propaganda che per lo stato della sanità lucana è una vera e propria provocazione continua. Le foto continue con neo assunti e cose simili sono l’emblema di questa postura solitaria e propagandistica”. Lo dichiara il Capogruppo del Pd in consiglio regionale, Piero Lacorazza, che prosegue:
“È un trucco vecchio come il mondo, quello di utilizzare un eccesso verbale, per giunta in un comizio tutto costruito sul merito, per spostare la discussione altrove e non affrontare il cuore delle questioni. I cittadini, tuttavia, non pagano le parole. Pagheranno i ticket. Nelle loro tasche non entrano le chiacchiere ma entrano le mani del governo regionale. È questo il punto sul quale dovremmo discutere. I numeri continuano a raccontare una realtà molto diversa dalla narrazione fatta in questi anni. Ci sono circa 60 mila lucani che rinunciano alle cure, 130 milioni di euro di mobilità sanitaria passiva, cioè risorse che la Basilicata paga per curare i propri cittadini fuori regione, e 100 milioni di euro di compensazioni ambientali che, invece di essere destinati a investimenti per le imprese e il lavoro, sono stati utilizzati per coprire i deficit della sanità negli ultimi tre anni”.
“Questi sono i dati – evidenzia Lacorazza – e di fronte a un simile fallimento assistiamo da anni a una comunicazione contraria rispetto ai risultati reali. Contratti e prese di servizio di dirigenti medici diventano occasioni per post e annunci, come se atti gestionali ordinari fossero risultati straordinari. Il punto non è impedire la comunicazione politica o non riconoscere che in un comizio possano esserci espressioni forti. Il tema è non utilizzare gli eccessi verbali di un confronto politico per spostare l’attenzione dal merito. E il merito ci dice che ci sono liste d’attesa, mobilità passiva, persone che rinunciano alle cure e risorse che non producono gli effetti annunciati. Anche la scelta di introdurre i ticket, assunta senza un adeguato confronto con le parti sociali, è coerente con un modus operandi che abbiamo contestato da inizio legislatura, fatto di comunicazione, post e annunci ai quali troppo spesso non corrispondono risultati all’altezza delle aspettative. Il rischio è che, continuando su questa strada, la comunicazione diventi sempre più esasperante per i cittadini.”
“La sanità – conclude Lacorazza – è un fatto troppo serio e socialmente sensibile per essere trasformato in una gara a chi comunica meglio. Non è un mercato del pesce. Ha bisogno di programmazione, investimenti, confronto e soprattutto risultati. L’introduzione dei ticket è la certificazione del fallimento della politica sanitaria di questi anni. Che cosa altro deve accadere prima di cambiare passo?”

