A seguito di dichiarazioni rilasciate da Legambiente sul taglio degli alberi nel Parco Giovanni Paolo II (boschetto) di Matera, riportiamo di seguito la nota dell’assessore comunale all’ambiente Rocco Buccico. Di seguito la nota integrale.
In relazione a quanto riportato dalla stampa in merito all’abbattimento di alberi nell’area del Boschetto, desidero anzitutto riconoscere un dato di realtà: quando un albero viene abbattuto in un parco cittadino, la comunità vive un senso di perdita. Gli alberi sono ombra, benessere, riduzione del caldo urbano e qualità della vita; la loro importanza è riconosciuta anche da organismi internazionali, che evidenziano come gli spazi verdi possano ridurre stress, mitigare esposizione a rumorosità e calore e favorire salute e socialità.
Proprio per questo ribadisco un principio: l’abbattimento non è mai un gesto “ordinario”, ma l’esito di una valutazione tecnica e, soprattutto, l’ultima opzione quando il rischio non risulta riducibile con interventi proporzionati e compatibili con le buone pratiche.
Nel caso del Boschetto, esiste una relazione tecnica dell’Ufficio Verde, protocollata il 21 gennaio 2026 (prot. 0006230/2026), che valuta 7 alberi complessivi (6 pini d’Aleppo e 1 olmo campestre) mediante approccio VTA e attribuisce, per gli esemplari esaminati, livelli di criticità elevati anche in ragione dell’altissima fruizione dell’area. La relazione, inoltre, esplicita i limiti dell’analisi visiva e la necessità di ancorare il giudizio a indicatori osservabili e tracciabili in coerenza con riferimenti tecnici di settore.
In questo contesto desidero esprimere un ringraziamento formale all’Ufficio Verde, che quotidianamente opera con impegno, professionalità e competenza nella gestione di criticità complesse e spesso urgenti, assumendo decisioni difficili nell’interesse collettivo, della pubblica sicurezza e non da ultimo della salvaguardia del verde urbano.
Tutte le scelte effettuate sono meditate, ponderate e supportate da analisi tecniche approfondite, nel rispetto delle buone pratiche e dei principi della Pubblica Amministrazione.
A questo proposito è utile chiarire che la gestione del patrimonio arboreo comunale non si fonda su valutazioni estemporanee, ma su un sistema di monitoraggio e pianificazione. Con Delibera di Consiglio Comunale n. 8 dell’11/02/2021 è stato approvato il Piano di Gestione del Verde Urbano, che contempla il censimento e la classificazione delle alberature cittadine: ogni albero è identificato, descritto nelle sue caratteristiche dimensionali, valutato sotto il profilo fitostatico e fitosanitario, geolocalizzato e inserito in una piattaforma webGIS, aggiornata nel tempo dall’Ufficio Verde. Il Piano, infatti, non è un documento “statico”, ma un sistema dinamico, perché gli alberi sono esseri viventi e la loro condizione può mutare anche rapidamente.
È altrettanto corretto ricordare che il patrimonio arboreo comunale censito conta circa 11.500 alberi: un numero rilevante che richiede un lavoro continuo, complesso e spesso non percepito dall’esterno, svolto con fatica e costanza.
Nel caso specifico del Boschetto, i pini risultavano già classificati nel Piano del 2021 in classi di rischio elevate (C/D), e nell’ultimo monitoraggio, effettuato a distanza di circa 20 giorni, sono stati riclassificati in classe D (estrema), a causa del peggioramento delle condizioni e dell’aumento del livello di pericolosità. In uno dei casi si è verificata anche la perdita completa della chioma: evento che, per le conifere, rappresenta un fattore critico perché la rigenerazione della chioma non avviene come in altre specie, e ciò può condurre a instabilità strutturale e schianto.
Quanto alle compensazioni, la relazione tecnica prevede una compensazione complessiva di 35 nuovi alberi, con 15 esemplari già nella disponibilità dell’Ente (specie diverse dai pini) e ulteriori 20 nell’ambito della riqualificazione del parco. In particolare, per i 15 già disponibili la relazione indica le seguenti tipologie e quantità di alberi: 3 Hibiscus syriacus, 3 Quercus ilex, 3 Lagerstroemia indica, 3 Ginkgo biloba e 3 Morus platanifolia, con taglia vivaistica (circonferenza 12–14 cm; h 3 m).
Questo è coerente con quanto previsto dal Regolamento comunale, che prevede sostituzioni rafforzate in presenza di vincolo paesaggistico e, al tempo stesso, indica la necessità e la opportunità di piantare conifere dei generi Pinus e Cupressus solo in aree urbane adeguate ad accogliere queste piante.
Sul tema CO₂, è importante spiegare con chiarezza un punto: nell’immediato, la compensazione non “sostituisce” automaticamente l’assorbimento che garantivano alberi già grandi ma le 35 nuove piante di taglia vivaistica restituiranno in modo significativo con la crescita della loro chioma assorbimento di CO₂.
Questo è anche il motivo per cui la compensazione non è solo “numero di alberi”, ma deve essere soprattutto attecchimento, cure colturali e monitoraggio: per recuperare servizi ecosistemici serve tempo e serve garantire che le piante arrivino alla maturità.
Per quanto riguarda la biodiversità, la compensazione prevista è già impostata in modo plurispecifico (cinque specie diverse già per i primi 15 impianti), e questo è un valore: la diversificazione riduce la vulnerabilità complessiva a patogeni e stress climatici e rende più stabile nel tempo l’insieme dei servizi ecosistemici del parco.
Linee guida diffuse nella gestione del verde urbano richiamano il principio di non concentrare troppo la stessa specie/genere, proprio per aumentare resilienza e ridurre i rischi. Su 35 nuove piantumazioni, la scelta di 3 esemplari per specie è già coerente con questa logica a scala di intervento; e per le ulteriori 20 piantumazioni manterremo lo stesso orientamento di diversificazione.
Sulla partecipazione e sulla qualità delle valutazioni: accogliamo la richiesta di un dialogo strutturato con le associazioni ambientali.
Infine, è opportuno chiarire un punto spesso frainteso nel dibattito pubblico: gli interventi alternativi (come tiranti o prove strumentali) non sono soluzioni “automatiche” e applicabili in ogni caso. Nel caso di alberi di grandi dimensioni (18–23 metri di altezza, diametri 57–78 cm, masse stimate dell’ordine di decine di tonnellate), con bersagli sensibili in caso di schianto (via Gramsci, scuole, area frequentata da cittadini, turisti e soprattutto ragazzi), il rischio deve essere valutato con criteri tecnico-scientifici e con la responsabilità di prevenire eventi potenzialmente gravissimi.
Le prove strumentali, inoltre, sono strumenti di ausilio quando vi sono dubbi diagnostici: non sostituiscono la valutazione tecnica quando la condizione di pericolo risulta già conclamata o altamente probabile.
È interesse dell’Amministrazione che la città di non viva il verde come “problema”, ma come patrimonio comune, da tutelare con due responsabilità inseparabili: massimizzare i benefici ambientali e garantire la sicurezza di chi vive e attraversa i nostri parchi.

