Riportiamo di seguito l’intervento di Raffaello de Ruggieri, a nome dei soci del Circolo La Scaletta, in ricordo di Francesco Sisinni, già sindaco di Maratea, scomparso l’8 settembre scorso.
Per Francesco Sisinni
La puntualità della morte non deve sorprenderci.
Tutti avvertiamo che il nostro tempo rimanente richiama scadenze ineluttabili.
Mentre esprimiamo il nostro vivo cordoglio alla famiglia Sisinni, rimasta orfana di un indomabile protagonista della vita culturale italiana, sentiamo l’obbligo di recuperare l’eternità del pensiero oraziano: “non omnis moriar multaque pars mei vitabit libitinam” (non del tutto io morirò; molta parte di me sfuggirà il regno dell’oblio).
La presenza del lucano Francesco Sisinni rimarrà, quindi, eterna nelle menti e nelle azioni di chi vive il fascino e l’angoscia della tutela e della gestione del patrimonio culturale d’Italia.
Francesco Sisinni fu predestinato nel suo ruolo di fondatore e di primo Direttore Generale del Ministero della Cultura quando, era l’anno 1970, incrociò in un vagone ferroviario la mole ingombrante ma esplosiva di Giovanni Spadolini, allora direttore del Corriere della Sera.
L’incontro occasionale si trasformò lentamente in una alleanza culturale che costituì il presupposto della sua nomina apicale quando, durante l’autorevole Governo Moro – La Malfa (caratterizzato da trovare soluzioni ai problemi e non da intessere oscillanti e inaffidabili equilibri politici), venne affidato a Giovanni Spadolini la istituzione del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, da insediare nella sede prestigiosa del Collegio Romano.
Francesco Sisinni, amico di Aldo Moro, chiamato a organizzare e dirigere un tale “noviziato” istituzionale, lavorò con senso di missione, libertà e professionalità tali da rendere immediatamente “adulto” un Ministero capace di dare all’Italia il primato internazionale nella conservazione e nella valorizzazione di uno dei più rilevanti patrimoni culturali del mondo, utilizzando il monito spadoliniano che si tutela valorizzando e si valorizza tutelando.
Spesso siamo stati suoi graditi ospiti nel complesso monumentale di San Michele a Ripa in Roma. Passeggiando nella “galleria dei filosofi”, attigua al suo splendido ufficio, Francesco Sisinni affermava “di essere in buona compagnia”, richiamando gli insegnamenti valoriali di Socrate, di Platone, di Aristotele, degli stoici da Zenone a Diogene a Seneca, immortalati sul soffitto. La densità del colloquio si chiudeva con la sua frase rituale: solo l’uomo che vive conforme alla legge può farsi vero cittadino del mondo.
Ma il lucano Sisinni non ha mai dimenticato la sua terra d’origine ed il suo amore per Dante Alighieri. Come non ricordare le giornate dantesche organizzate nella città dei Sassi, terminanti con una rappresentazione teatrale sul Monterrone, con la chiesa della Madonna dell’Idris fondale esplosivo della traduzione visiva e sonora dell’Inferno dantesco?
Questo il livello morale e culturale di Francesco Sisinni, un uomo, come fu detto, “segnato da un amore profondo per la cultura e per l’arte e da una vocazione quasi francescana” che guidava la sua azione nell’offrire all’intera comunità il godimento dei beni culturali perché “appartengono a tutti”!
Per attuare questa sentita socializzazione della cultura egli per vent’anni organizzò l’efficienza di un esercito professionale e missionario di enti e di uomini, rappresentato dalle soprintendenze, dai musei, dalle biblioteche, dagli archivi, per custodire e valorizzare, con risorse spesso inadeguate, la bellezza d’Italia, un patrimonio unico al mondo.
Nella densità solare della sua Maratea, negli ultimi tempi, egli ha trovato quell’ozio creativo per continuare a dettare le testimonianze e le pulsioni di una vita carica di orgoglio lucano e di servizio totale al suo Bel Paese.
Oggi ci addolora la sua scomparsa; ma per chi vive il dono della rigenerazione culturale egli sarà ancora portatore di messaggi e di richiami educativi.
Non siamo di fronte al silenzio muto di una parabola ma di una intensa testimonianza di vita ricca di ammonimenti come l’elogio della bellezza: “la bellezza è verità, verità è bellezza, tutto ciò da senso al nostro impegno e non consentirà mai a questo nostro servizio di trasformarsi in potere”.
Sono vibrazioni etiche che vivranno nelle nostre coscienze per cui anche la morte di Francesco Sisinni sarà un continuo ragionare sulla sua vita.
Grazie professor Sisinni della tua amicizia propositiva.

